Vivere da vivi, immersi nell’amore. Testimonianze


Silvana Morelli, Rita Coruzzi

Due donne colpite da handicap fisici, dalla cui testimonianza traspare la forza della fede cristiana.

Silvana Morelli

silvana-morelliSilvana abita a Genova.
A 20 anni, quando stava per sposarsi, fu colpita da sclerosi a placche, che la immobilizzò.
Dopo un periodo buio, aiutata dal coraggio della madre, trova nella fede la forza per diffondere gioia attorno a sé.
Dice: «Importante è vivere la vita da vivi…
Ai lati della bocca abbiamo due elastici che quando sono tesi ci fanno sorridere, ma quando si allentano, le labbra scendono verso il basso e assumiamo un’espressione di tristezza.
Un luogo dove rimettono a posto questi elastici è Lourdes.
Quando sono in preghiera davanti alla grotta con gli occhi chiusi e sprofondata in me stessa, vedo transitare nel mio pensiero coloro che mi hanno affidato le loro pene e speranze.
Sto accanto ai bambini sani e ammalati, ascolto le sofferenze dei genitori e le faccio mie.
Lourdes ricarico le pile e mi ossigeno, porto via, come da Fatima, una riserva di felicità che mi fa vivere con letizia gli altri 365 giorni in carrozzella…
La mia vita è come quei biscotti della pubblicità che immersi nella tazza, fanno traboccare il latte. Io sono talmente immersa nell’amore che l’amore esce fuori, si rovescia».

Rita Coruzzi

rita-coruzziRita nel libro, Un volo di farfalla, ha scritto:
«Se il Signore bussasse alla mia porta e mi offrisse di camminare, ma dovessi in cambio rinunciare a quanto ho imparato stando in carrozzina, rifiuterei lo scambio, sentendomi grata che lui abbia scelto me».
È questo lo spirito che anima Rita, affetta da tetraparesi dall’età di 10 anni, dopo un intervento chirurgico. Il messaggio, che la giovane grida, è la gioia di chi ha ritrovato la fede durante un viaggio a Lourdes.
Rita scrive: «Mi ero sempre sentita scartata nella mia città, dalla gente, da quando sono rimasta in carrozzina in modo permanente.
A Lourdes ho incontrato persone non solo disponibili ad aiutarmi, ma anche felici di farlo…
Alla Vergine ho detto:
Si può sapere cosa vuoi da me?”.
La risposta è arrivata nel mio cuore:
“Testimonia quanto può essere bella la vita, anche in condizioni di sofferenza, se vissuta, con Cristo vicino. Abbassa lo sguardo e lo vedi, abbassa lo sguardo che lo vedi”.
Allora io ho abbassato lo sguardo e ho capito.
Mi sono resa conto che Gesù era sulla carrozzina.
Ed io, per quattro anni, ero stata sulle sue ginocchia e non vedevo lui».

da Dossier Ragazzi&dintorni, Catechisti Parrocchiali 2, 2012

Annunci