Benedetto XVI: Servo dei Servi di Dio


“Anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”

Un omaggio a papa Benedetto XVI, che lascia il pontificato dopo sette anni di sofferto ministero, vissuto all’insegna del Buon Pastore, come si era proposto nell’omelia del suo insediamento.

Un ministero accolto nella fede

All’avvio del suo pontificato, nell’omelia per l’inizio del suo ministero, papa Benedetto XVI esprimeva con molta semplicità la trepidazione di fronte all’impegno cui era stato chiamato e la fiducia nel sostegno della comunità ecclesiale, in terra e in cielo:

Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l’intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la vostra preghiera, cari amici, la vostra indulgenza, il vostro amore, la vostra fede e la vostra speranza mi accompagnano.

Un “programma” sostenuto dalla speranza

Dopo sette anni e dieci mesi da quelle parole, la nostra preghiera e la nostra gratitudine accompagnano oggi la sofferta conclusione del suo pontificato, segnato da molte vicende dolorose per tutta la Chiesa, affrontate con coraggio e di mitezza, nello stile che si era riproposto subito dopo l’elezione. In quella celebrazione del 24 aprile 2005, infatti, papa Benedetto non volle presentare un programma di pontificato, ma scelse di commentare i due simboli del ministero petrino che gli erano appena stati consegnati: il pallio, stola di lana trapuntata con alcune croci, segno di Cristo Buon Pastore e agnello immolato per noi, e l’anello del pescatore, collegato alla chiamata di Simon Pietro a divenire pescatore di uomini.

Una missione all’insegna della carità

In entrambi i simboli, ma in particolare nel pallio, sottolineava che la missione affidatagli era una missione d’amore, un’espressione della cura di Dio per il suo popolo ed era così che intendeva viverla:

Il Pallio, … antichissimo segno, che i Vescovi di Roma portano fin dal IV secolo, può essere considerato come un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle. Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci aliena, ci purifica – magari in modo anche doloroso – e così ci conduce a noi stessi. In tal modo, non serviamo soltanto Lui ma la salvezza di tutto il mondo, di tutta la storia…

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Testo del papa che annuncia la rinuncia al ministero petrino 

(tradotto in lingua italiana)

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.

Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Dal Vaticano, 10 febbraio 2013 (reso pubblico il giorno 11 febbraio 2013)

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Un pensiero su “Benedetto XVI: Servo dei Servi di Dio

  1. Sono con Benedetto e prego per lui. Un Papa che mi ha insegnato umiltà, coraggio, mitezza e sopportazione.
    Ha veramente “servito come un umile operaio nella vigna del Signore”

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