Quel dito che scrive dentro (Gv 8,1-11)


5a Domenica – Tempo di Quaresima – Anno C

Un gruppo di scribi e farisei vuole lapidare un’adultera e sfida Gesù per condannare anche lui, ma il Maestro li invita a guardarsi dentro, prima di giudicare altri, e ad entrare nel mistero della misericordia di Dio.

Letture: Is 43,16-21; Sal 125; Fil 3,8-14 Gv 8,1-11

Ma Gesù si china e si mette a scrivere con il dito per terra.

I lanciatori di pietre insistono. Allora Gesù dà il via, ma non come lo vogliono loro: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”.

Le pietre non partono, ma loro sono ancora tutti lì: duri, sicuri, inflessibili.

Gesù, chinatosi di nuovo, ritorna a scrivere per terra.
A questo punto gli scribi e i farisei crollano. Di colpo. E se ne vanno.
Cosa è successo dentro di loro? Cosa scriveva Gesù da provocare negli inflessibili custodi della legge di Mosè una resa così totale e veloce?

Quello scrivere non era certamente un semplice scarabocchiare per togliersi d’imbarazzo. Infatti c’è intenzionalità nel gesto di Gesù: si china per scrivere. E per due volte.

A me piace pensare quel dito come il pennarello che scrive sul piano di una lavagna luminosa, che proietta la scritta ingigantita sullo schermo. Gesù, scrivendo con il dito sulla polvere, proiettava nella coscienza degli scribi e dei farisei le vigliaccherie, i cedimenti, i tradimenti, le volgarità, gli errori, i peccati nascosti accuratamente dietro al paravento del perbenismo e della preoccupazione maniacale di apparire senza peccato. Quel dito non scavava nella polvere, ma dentro di loro, per ritrovare barlumi nascosti di sincerità.
Ecco perché abbandonano le pietre e se la danno a gambe, lasciando la donna alla misericordia di Gesù.

Il dito di Gesù scrive anche per noi.

Ogni volta che abbiamo voglia di scagliare pietre, guardiamo nello schermo della nostra coscienza le debolezze, gli errori, i peccati. E facciamo spazio alla misericordia.
C’è bisogno di misericordia! Dentro di noi, attorno a noi, nella società, nel mondo. La nostra esperienza, la tivù, giornali ce lo gridano ogni giorno. Quanta cattiveria, quanta durezza, quanta rabbia, quanto odio! Ci si scontra, ci si combatte, ci si ferisce per i motivi più futili, anche per una partita di calcio.
Il rimedio è la misericordia

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