02
Mag
13

Paciocconi o costruttori di pace? (Gv 14,23-29)


6a Domenica di Pasqua – Anno C

La pace promessa da Gesù non è quella del quieto vivere, ma il frutto di un costante impegno per costruire la città di Dio nella storia degli uomini.

Letture: At 15,1-2.22-29; Sal 66; Ap 21,10-14.21-23; Gv 14,23-29

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, assicura Gesù, prima di uscire dal cenacolo per recarsi a vivere la “sua ora” nell’orto degli ulivi. Queste parole, pronunciate in momento decisivo della sua vita, sono da prendere con la massima considerazione. E’ vero, le abbiamo tutti impresse nella memoria, perché le ascoltiamo in ogni Messa, nel momento della richiesta e dello scambio della pace. Però, forse proprio il sentirle continuamente, ci induce non accoglierle in tutta la loro forza, nella loro portata “controcorrente” (direbbe papa Francesco) esplicitata chiaramente dalle parole che le seguono: “Non come la dà il mondo, io la do a voi”. 

Come la dà il mondo la pace?
I modi sono tanti, ma tutti accomunati dalla pace intesa come mancanza di conflitti, cioè come armistizio tra fronti diversi, ottenuto con la resa di una delle due parti; con l’impossibilità di una delle parti di rivalersi sull’altra; con il compromesso; con la paura di incorrere in guai più pesanti. Così, quando non ci sono guerre “guerreggiate”, o quando queste non sono tanto importanti da interessare i media, perché molto lontane da noi; quando non ci sono scontri sociali preoccupanti; quando le minoranze sono ridotte al silenzio; quando gli emarginati e gli esclusi sono rassegnati alla loro condizione; quando a sparare per le strade c’è soltanto pazzo o disadattato, c’è la pace. Questa è la pace secondo il mondo.

papa_francesco_pace_liturgiaComa la dà la pace Gesù?
La pace di Gesù è tutt’altra cosa da quella del mondo. Se Gesù avesse inteso la pace come la intende il mondo non sarebbe stato uomo di pace, ma uno dei peggiori guerrafondai, perché nella sua vita non ha fatto altro che suscitare conflitti, andando controcorrente. Accoglieva i pubblicani, i peccatori e le prostitute; attaccava e criticava pubblicamente e senza mezzi termini gli scribi, i farisei, i sommi sacerdoti; violava provocatoriamente il sabato; persino di fronte a Pilato e a Erode ha rifiutato di fare l’agnellino. Infatti lo avevano etichettato sobillatore e disturbatore della quiete pubblica.

La sua pace non è lasciare le cose come stanno per quieto vivere, per non avere fastidi e grattacapi; per non rompere equilibri basati sui rapporti di forza; per non perdere privilegi consolidati. La sua pace è l’impegno quotidiano a creare, fin da quaggiù, la Gerusalemme nuova dove tutto è armonia (dodici porte, tre a oriente, tre porte a settentrione, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte, con le mura poggiate su dodici basamenti) con progetto di amore e di giustizia di Dio, come rivela nell’Apocalisse: “dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.
La pace di Gesù è questo impegno faticoso e rischioso che diventa spada…

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