Per non essere "cristiani da salotto" (Gv 16,12-15)


Santissima Trinita’ – Feste e solennità – Anno C

Il mistero della Trinità, che celebriamo in questa domenica, è un invito alla meraviglia, alla contemplazione, alla testimonianza di un cristianesimo capace di “volare alto”.

Letture: Pro 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

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Se ci mettessimo a ragionare su come può Dio essere Uno in Tre Persone, sarebbe un brutto segno, e dovremmo chiederci seriamente se non rientriamo in quella categoria di cristiani che papa Francesco ha indicato in maniera lapidaria: i “cristiani tiepidi” cioè “cristiani da salotto", educati, ma che non sanno fare figli alla Chiesa con l’annuncio e il fervore apostolico”.
Di fronte a un’opera d’arte straordinaria, a un panorama particolarmente bello, a una persona di eccezionale bellezza fisica o morale, parlare, commentare, spiegare non serve, non aggiunge niente, anzi dà fastidio. Se rimaniamo senza parole davanti alle creature, figuriamoci davanti al creatore, che ci si manifesta nella sua misteriosa immensità come Padre, Figlio, Spirito Santo.

Davanti a Dio, comunità d’amore, l’unico atteggiamento è l’adorazione, la trepidazione, la meraviglia, il silenzio, un insieme di sentimenti che il linguaggio biblico chiama il timore di Dio, che, purtroppo, nella nostra lingua suscita interpretazioni errate perché il timore viene identificato con la paura.

Senza il timore di Dio, la fede rischia di rimanere tiepida, di non scaldare la vita, perché ricca di nozioni e pratiche, ma povera di convinzioni. La prova: per troppo tempo abbiamo creduto di poter educare alla fede puntando sulle nozioni e sulle esortazioni morali. Il risultato lo stiamo constatando amaramente ogni giorno: un popolo come quello italiano di lunghissima tradizione cristiana, considerato naturalmente e profondamente cristiano, è permeato da una corruzione generalizzata e ammorbante. E’ penoso e difficile ammetterlo, ma siamo come quei giramondo che non si perdono un museo e una città d’arte, senza portare niente di quella bellezza nella loro vita, perché l’hanno lasciata scorrere davanti agli occhi, chiacchierando, senza interiorizzarla.

L’adorazione vera e profonda di Dio non può non cambiarci. Mormorare, trepidando, davanti a lui: “O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!”, ci porta necessariamente a continuare con il salmista: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato…, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

“Mi hai fatto poco meno di un dio…”.
Interiorizzare questa consapevolezza spinge necessariamente a “volare alto”…

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