Per essere discepoli del Cristo


12a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Seguire Cristo comporta alcune condizioni, che vanno ben comprese in profondità, al di là delle apparenze, come il coraggio di “prendere la propria croce”.

Letture: Zc 12, 10-11; 13,1; Sal 62; Gal 3,26-29; Lc 9,18-24

Dopo un breve sondaggio su ciò che le folle pensano di lui, dagli esiti di per sé molto lusinghieri (“Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto”), ma assolutamente insufficienti, Gesù, per bocca di Pietro, ottiene dai suoi discepoli la risposta giusta: “Tu sei il Cristo di Dio”.

“Cristo” per noi è una parola usurata, di scarso significato, abbinata a Gesù come se ne fosse il cognome. Per i suoi discepoli, come per tutti gli ebrei, il Cristo è l’unto del Signore, il Messia, colui che Dio ha promesso per liberare il suo popolo; colui al quale tutti guarderanno come il serpente innalzato da Mosè nel deserto per avere salvezza (Prima lettura).

I discepoli, però, come tutti gli ebrei, pensano a un Messia glorioso.Gesù lo a bene. Per questo cerca di far cambiare idea ai suoi amici, rivelando di essere l’esatto contrario di ciò che pensano, cioè il Figlio dell’uomo, l’inviato di Dio messo a morte, che “deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”.

Fatta questa rivelazione, che i discepoli accetteranno soltanto dopo la risurrezione, Gesù espone le condizioni per diventare suoi discepoli.

La prima è:Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso”.

Rinnegare se stesso! Non suona bene alle nostre orecchie. Sa di svuotamento delle proprie potenzialità umane, di rinuncia alla bellezza e alla gioia della vita, di rassegnazione a essere non protagonisti, ma panchinari.
Il significato non può essere questo, perché Gesù ha vissuto una vita buona, positiva, coraggiosa, da protagonista. E anche bella: si è circondato di amici e amiche; ha gradito inviti a pranzo e l’ospitalità; ha ammirato le cose belle del creato.
Rinnegare se stesso significa rinunciare all’illusione di essere i padroni di se stessi; di poter mangiare dall’albero proibito, decidendo autonomamente il bene e il male nell’illusione di diventare dio.

Rinnegare se stesso significa abbandonare l’egocentrismo e l’egoismo per evitare di ritrovarsi nudi e vergognosi in mezzo agli alberi del giardino.
Rinnegare se stesso significa uscire fuori dalla meschinità del proprio egoismo per mettere, come Gesù, i doni di Dio a servizio di tutti i suoi figli, affinché, al di là delle differenze di sesso (né uomo né donna), di cultura e di religione (né giudeo né greco), di condizione sociale (né schiavo né libero) tutti diventino uno nel Figlio.

La seconda:Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce”.

Prendere la croce… Di fronte a questa condizione, le sensazioni diventano anche più preoccupate, perché si pensa subito alla croce del calvario, intesa come sconfitta e accettazione passiva della sofferenza, o addirittura come punizione. E’ questa interpretazione che ha dato origine a modi di dire tristemente diffusi tra i cristiani: “Mi è capitata questa croce…”, “il Signore mi ha mandato questa croce…”; o peggio: “Cosa ho fatto per meritare questa croce?”.
Gesù non era ancora finito sulla croce, perciò questa non è la croce del calvario. Inoltre Gesù non dice: “Prenda la mia croce”, ma “la sua”, quella di ciascuno.

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