Aprire ai pensieri di Dio (Lc 14, 25-33)


23a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

In questa domenica la liturgia invita a impegnarci di più ad accogliere i pensieri di Dio, cioè ad aprire la testa prima della mani, ed essere non “folla che va con Gesù”, ma diventare discepoli che lo seguono, prima con la testa, poi con le mani. 

Letture: Sap 9, 13-18; Sal 89; Fm 9b-10. 12-17; Lc 14, 25-33

“Una folla numerosa andava con Gesù”. Poteva esserne contento e orgoglioso. Invece no: “Si voltò”, e… cercò di sfoltire la folla con parole tanto dure, che la nuova traduzione della C.E.I. ha pensato bene di addolcire, sostituendo il verbo odiare (“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre…, non può essere mio discepolo”) con una circonlocuzione: “Chi non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.
Ma, circonlocuzione o no, la drasticità della scelta che Gesù chiede per essere suoi discepoli rimane tutta. Per questo esige di pensarci bene, chiedendo ponderazione e prudenza  con le due parabole dell’uomo che vuole costruire una torre, e del re che deve decidere si affrontare la guerra.

E sì! La fede non è un abbellimento, non è come la panna che si mette sopra la torta per decorarla, dice papa Francesco. E’ scelta di vita che esige la consapevolezza profonda e il coraggio deciso, che da alcune domeniche la parola di Dio ci sta stimolando, ricordandoci che la fede è “fuoco e divisione”, “porta stretta”, “mettersi con gli ultimi”.

In questa domenica, domandiamoci:  cosa ci può aiutare a trovare la consapevolezza e il coraggio necessari per non essere “folla che va con Gesù”, ma discepoli che lo seguono?

La liturgia ci suggerisce la risposta con il libro della Sapienza: “Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni”.
Per avere il coraggio di seguire Gesù, accettando scelte e comportamenti ostici, antipatici, e difficili per i nostri gusti, è necessario riconoscere di essere creature limitate, incapaci di andare più in là di “ragionamenti timidi e riflessioni incerte”, e aprirsi ai pensieri di Dio, fidandosi di lui, accettando di non riuscire a comprenderli, ma da accettare sulla fiducia.

E’ illuminante l’esempio di Paolo. Nel mondo pagano la schiavitù era normale, anzi, era un segno di grandezza, perché rendere schiavi altri popoli significava averli vinti e conquistati, e averne in casa era segno di ricchezza e potenza. Paolo “vecchio e prigioniero”, accogliendo i pensieri di Dio, vede in Onesimo un fratello, e invita Filemone a considerarlo come tale. Così facendo, introduce nei pensieri umani un pensiero di Dio che a poco a poco manifesterà la sua verità e grandezza, facendo comprendere che la schiavitù è una bassezza, e una vergogna.

Veniamo a noi. Nei commenti di queste ultime domeniche ci siamo sempre esortati a un impegno maggiore nel nostro essere discepoli. Niente di nuovo in questa esortazione. Ce la facciamo da sempre, in tutte le salse, in tutte le occasioni. Ma perché, come sembra, non funziona granché? Naturalmente, prima di tutto, perché Gesù non chiede bruscolini ma pezzi di cuore, anzi: il cuore intero…

»»» vai al testo completo

Annunci