La provvisorietà come verità ed energia


33a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Oggi Cristo ci invita a riflettere sulla nostra provvisorietà: possiamo respingere la consapevolezza della precarietà con varie forme di evasione, oppure impegnarci nel presente, con serenità e saggezza

Letture: Ml 3,19-20a; Sal 97; 2Ts 3,7-12; Lc 21,5-19

La fine del mondo, annunciata da Malachia con parole terribili: “Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà fino a non lasciar loro né radice né germoglio”, e proclamata da Gesù con altrettanta drammaticità, perché collegata all’annuncio della distruzione del tempio di Gerusalemme, che per gli ebrei era tutto, suscita in noi la stessa domanda: “Quando accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?”.

Perché a noi, come ai contemporanei di Gesù, come a tutti, interessano due notizie: il quando e i segni che lo segnaleranno. Se qualcuno, infatti, ci assicurasse che quel giorno terribile non toccherà a noi, ma ad altri che ci seguiranno, noi potremmo starcene tranquilli: “Se ne preoccuperanno gli sfortunati che vi cadranno sotto”.

Ma la risposta a ciò che a noi interessa Gesù non la dà. Anzi mette in guardia da coloro – tantissimi in tutte le epoche, anche nella nostra – che fingono, o si illudono, o illudono di saperla dare: “Molti, infatti, verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!”.  E in un’altra occasione, a scanso di equivoci, precisa: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo, né il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,36). Perché Gesù ci lascia sulla corda? Perché non gli interessa soddisfare la nostra curiosità e la nostra egoistica furbizia, ma ammonirci a prendere coscienza della verità profonda della nostra vita: la provvisorietà, e a trarne le conseguenze. Aiutiamoci a prenderne coscienza

Siamo provvisori. Siamo di passaggio. Non c’è scampo! E’ inutile che ci illudiamo. Se del tempio di Gerusalemme non è rimasta pietra su pietra, se basta un gruppetto di fanatici per far crollare le twin towers, se bastano un terremoto, un tornado, uno tsunami per distruggere intere città, figuriamoci se non siamo provvisori noi. Lo constatiamo tutti i giorni. Perciò non tappiamoci gli occhi, e tiriamo le conseguenze. Che possono essere due, più, come sempre, una terza che cerca di tenere i piedi un po’ di qua e un po’ di là.

La prima conseguenza….

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