24
Gen
14

Nelle periferie con Gesù (Mt 4,12-23)


3a Domenica – Tempo Ordinario – Anno A

Gesù ha scelto di lanciare il suo messaggio a partire dalla “Galilea delle genti”, crocevia di popoli, culture e religioni diverse e invita anche noi, oggi, a uscire verso le nostre “Cafarnao”, per diventare, come lui, pescatori di uomini

Letture: Is 8,23-9,3; Sal 26; 1Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23

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“Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali”. Questo versetto sembrerebbe un semplice passaggio narrativo, o una nota di cronaca sugli spostamenti di Gesù. Non è così. I vangeli non sono cronache per l’informazione, ma messaggi per la fede, perciò, quando troviamo notizie o particolari che sembrano soltanto narrativi, dobbiamo cercare il messaggio che c’è sotto. In questo caso, poi, è Matteo stesso a metterci sul chi va là, collegando la decisione di Gesù alla realizzazione dell’antica profezia: “In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti”.

La decisione di Gesù, però, oltre a confermare il progetto di Dio, che nonostante tutto (ricordiamo la genealogia di Gesù?) va avanti, ci rivela anche l’intelligenza dell’uomo Gesù nel realizzare il piano di Dio. La scelta di lanciare il suo annuncio: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”, a Cafarnao è di grande importanza strategica. Questa città sul lago di Tiberiade è la Galilea delle genti, perché crocevia di popoli, di culture, di religioni diverse. Di lì passava la Via del Mare, strada commerciale e militare che collegava l’Egitto a Damasco, con uno svincolo (diremmo oggi) che, prima del Monte Carmelo, si dirigeva verso Oriente, passando per la Galilea. Qui, il potere religioso di Gerusalemme arrivava molto “telefonato”, e lo zelo dei farisei sbatteva contro gli interessi e il dinamismo dei mercanti, degli esattori, dei cambiavalute. Noi oggi diremmo che qui i negozi e i centri commerciali erano sempre aperti anche di domenica, e la frequenza alla funzioni religiose registrava percentuali molto basse.

Allora perché Gesù proprio qui cominciò a predicare? La risposta – guarda caso! – ce la sta dando papa Francesco con l’invito ripetuto e forte alla Chiesa a uscire da se stessa e dirigersi verso le periferia, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali". Gesù non si ferma nel tranquillo villaggio di Nazaret, dove con qualche miracolo avrebbe potuto assicurarsi una vita tranquilla e rispettata. Non inizia a Gerusalemme, dove la fede in Dio era diventata religione “ammalata”, direbbe papa Francesco, perché chiusa nei suoi riti e nelle sue certezze, e dove le tenebre venivano scambiate per luce. Comincia (e opererà fondamentalmente) a Cafarnao,  dove la gente cerca la luce e nelle cose materiali, dove non la si può trovare. Come oggi.

Questa è l’urgenza a cui Gesù richiama oggi la sua Chiesa. Se non la accogliamo, essa rischia di “diventare – dice papa Francesco – autoreferenziale e di ammalarsi”, magari trastullandosi a discutere, come a Corinto, chi è di Paolo, chi di Apollo, chi di Cefa.

Ma qual è la Chiesa che deve aprirsi e andare a Cafarnao, nelle periferie?

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