Gesù, il tempio…noi (Lc 2,22-40)


Presentazione del Signore

Il Signore Dio mantiene la promessa e, in Gesù, va nel tempio a incontrare il suo popolo. Chi trova ad aspettarlo? Due “poveri”, due umili, come i pastori.

Letture: Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

presentazione_al_tempio_rupnik_liturgia_paolineLa presentazione di Gesù bambino al tempio potrebbe sembrare un piccolo episodio della famiglia di Nazaret, che, come tutte le famiglie pie del tempo, osserva le prescrizioni della Legge che chiedeva la purificazione della madre e il riscatto del primogenito. La Chiesa, invece, lo legge come un avvenimento grandioso: il Messia, il promesso, che finalmente incontra il suo popolo che lo ha atteso da sempre. E così lo celebra la liturgia, tanto da prevalere sulla domenica.

Questo incontro tra il Messia e il suo popolo non poteva che realizzarsi nel tempio, il luogo dove Dio ascoltava le invocazioni accorate affinché il promesso, il liberatore, non tardasse.

Il Signore Dio, più volte e in molti modi, si era impegnato: “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene”.

Il Signore Dio mantiene la promessa e, in Gesù, va nel tempio a incontrare il suo popolo.

Chi trova ad aspettarlo? Due “poveri”, due umili, come i pastori.

I sacerdoti, le autorità, i capi del popolo sono lì, magari a invocare che il Messia affretti la sua venuta, perché il giogo dei Romani si fa sempre più pesante, ma non lo riconoscono. Hanno gli occhi pieni delle loro vedute, e i cervelli ingolfati dai loro schemi. Non sospettano nemmeno che il Signore degli eserciti arrivi sulle braccia di due poveri, in grado di offrire soltanto una coppia di tortore, o due giovani colombi.

Simeone e Anna, al contrario, lo riconoscono.
Sono poveri come i pastori di Betlemme, ma hanno gli occhi e il cuore dei Magi venuti dall’oriente. Non vivono con lo sguardo sui loro piedi, né tanto meno con la testa rivolta al passato. Sanno tenere lo sguardo in alto e guardare davanti, dove è la stella, dove è il Signore. E lo riconoscono.

Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, Anna, sempre nel tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere, divenuti familiari di Dio, ne hanno capito lo stile. Hanno capito che il Messia per prendersi cura della stirpe di Abramo, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo, doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

E noi?

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