Testimoni di misericordia (Gv 20,19-31)


2a Domenica di Pasqua – Tempo di Pasqua – Anno A

Tutti noi possiamo riconoscerci nei dubbi di Tommaso, ma l’importante è che riconosciamo anche i segni con cui il Signore Risorto ci viene incontro e si lascia toccare ancora oggi

Letture: At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31

Incredulità-tommaso1-300x206In questa domenica, ottava di Pasqua, anche se ormai l’accento non è più sui battezzati, che si toglievano le vesti bianche indossate durante la veglia pasquale (domenica in albis), ma sulla divina misericordia – come ha deciso Giovanni Paolo II nel maggio del 2000, accogliendo le rivelazioni della mistica polacca, Faustina Kowalska – il personaggio che cattura l’attenzione e che suscita da sempre ficcanti riflessioni (nonché l’attenzione degli artisti) è l’apostolo Tommaso, che dice: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.

Il perché di questa attenzione è presto detto: Tommaso è tutti noi. Tutti noi che prima o poi, per periodi più o meno lunghi, in maniera leggera o forte, abbiamo sentito, sentiamo o sentiremo il bisogno di “vedere e toccare” per credere.

Questa esigenza, mentre ci fa riconoscere e sperimentare  la debolezza della nostra fede, perché dovremmo trovarci senza tentennamenti tra: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”, ci fa, però, “benedire Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, che, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, ha riversato su di noi la sua grande misericordia, mettendola nelle mani della Chiesa (“a coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”), in modo che la nostra debole fede possa trovare comprensione e perdono. 

Il Signore Gesù con il sacramento del perdono e della misericordia fa con noi ciò che ha fatto con Tommaso: lo rimprovera benevolmente, ma compare di nuovo per confermare la sua fede, concedendogli di mettere il dito nelle sue piaghe, e la mano nel suo costato. I momenti di incertezza della nostra fede non devono perciò allontanarci da lui, ma, al contrario, devono incoraggiarci a chiedergli senza stancarci di dare anche a noi la possibilità di “vedere e toccare”

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