Cristiani esodati? (Gv 14,15-21)


6a Domenica di Pasqua – Tempo di Pasqua – Anno A

Non è sufficiente partecipare a iniziative benefiche del momento, per poter dire di amare come Gesù: egli ha dato la vita, affinché coloro che credono in Lui possano svegliare le coscienze ed essere l’anima del mondo

Letture: At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

lavanda_liturgia_14“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”, afferma Gesù. Le sue parole ci ricordano prima di tutto che non si può essere suoi discepoli a parole, ma soltanto a fatti, perché: “Non chi dice: Signore, Signore…” (Mt 7,21). Ricordarlo ci fa bene in una società dove le parole fioccano, ma i fatti scarseggiano. Si pensi a tutte le intemerate contro la corruzione, contro il distacco della politica dalla vita, contro la mostruosa inefficienza della burocrazia… e i fatti che ne sono scaturiti.

Queste parole, però, ci pongono anche un altro problema molto serio: serve ancora accogliere i comandamenti di Gesù – e di conseguenza: servono ancora i cristiani – in una società che ormai sembra averli metabolizzati? Sappiamo infatti che i comandamenti di Gesù si riducono, per sua espressa volontà, in uno soltanto: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”(Gv 15,17). Bene! Mai come oggi sono numerose le associazioni che si preoccupano degli altri: telefono azzurro e rosa, medici senza frontiere, associazioni contro la fame nel mondo, contro lo sfruttamento dei bambini, contro la pena di morte e la tortura, contro il cancro e le malattie genetiche. Si pensi alle martellanti iniziative della tivù per raccogliere fondi per le categorie più deboli e disagiate. Si pensi alle partite del cuore che calciatori, cantanti, attori organizzano con grande clamore e seguito di pubblico.esodato, diAntonietta Cordaro (ME) Occorrono ancora uomini e donne che si riferiscono a Gesù, oppure basta entrare nella scia di queste organizzazioni benefiche, che con un SMS o uno squillo del telefono fisso permettono di amare gli altri senza tante complicazioni?

Queste manifestazioni vanno guardate con simpatia, incoraggiate e appoggiate, ma il comandamento di Gesù è un’altra cosa, perché non si ferma a un generico invito ad amarsi, ma ad amare come egli ci ha amato: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12). Gesù non ha amato per scopi pubblicitari, non ha amato tirando fuori qualche spicciolo dal portafoglio, non ha amato i poveri che in quel periodo andavano per la maggiore (gli anziani, o i malati di AIDS, o i diversamente abili, o gli extracomunitari, o malati di SLA…). Ha amato sempre. Ha amato tutti. Ha amato dando se stesso.

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