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Mag
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Un addio da rimpiangere, o una presenza da vivere? (Mt 28,16-20)


Ascensione del Signore – Tempo di Pasqua – Anno A

La festa odierna è un invito a riconoscere la presenza di Cristo risorto nei luoghi quotidiani della nostra esistenza, nel volto dei fratelli e delle sorelle e nell’intimo del nostro cuore

Letture: At 1,1-11; sal 46; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

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Il racconto degli Atti, carico della dolente nostalgia che ogni addio porta con sé, descritta mirabilmente dagli occhi dei discepoli rimasti fissi verso il cielo, rafforzato dalle bellissime rappresentazioni degli artisti, può suscitare in noi l’insoddisfazione per la mancanza di una presenza fisica di Gesù che – quella sì! – avrebbe risolto tanti nostri dubbi e problemi. Quante volte abbiamo accarezzato questo desiderio: “Se potessi incontrare Gesù vivo come i suoi discepoli…”.

In realtà, l’ascensione di Gesù al cielo, cioè il suo entrare con tutta la pienezza della sua esperienza umana nella dimensione divina, è la garanzia della sua presenza accanto a noi. Coloro che lo incontrarono e frequentarono come uomo – gli stessi che lo hanno visto salire verso il cielo – ebbero molte più difficoltà di noi a conoscerlo nella sua vera identità, come emerge anche dalla domanda che gli pongono proprio prima dell’Ascensione: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?”. Domanda alla quale Gesù, che chissà quante volte avrà cercato di soddisfare, adesso non prende più in considerazione, affidandola alla forza dello Spirito Santo.

Se Gesù non fosse risorto e non fosse salito al cielo, di lui potevamo avere soltanto il ricordo. Adesso invece possiamo comunicare con la sua presenza reale, come egli stesso rassicura: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Questa presenza reale noi la sappiamo e la crediamo, ma forse soltanto o troppo teoricamente, tant’è vero che quando preghiamo Gesù, siamo portati a guardare in alto come gli uomini del racconto di Luca; tant’è vero che tante persone, anche nel momento in cui ricevono l’ostia consacrata nelle mani o in bocca, guardano in alto, mentre il Signore è lì. Dobbiamo, invece, cercare di vivere questa presenza in modo vero e profondo, in modo che essa accompagni realmente la nostra vita quotidiana.

Come realizzare questa presenza?

»»» vai al testo completo


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