Archive for the 'Anno della fede' Category

26
Ago
13

Varcare la porta della fede, di Papa Francesco (Lc 13,22-30)

Gesù ci dice che c’è una porta che ci fa entrare nella famiglia di Dio, nel calore della casa di Dio, della comunione con Lui. Questa porta è Gesù stesso (cfr Gv 10,9).

narrow door 2Gesù è la porta.
Lui è il passaggio per la salvezza.
Lui ci conduce al Padre.
E la porta che è Gesù non è mai chiusa,
questa porta non è mai chiusa,
è aperta sempre e a tutti, senza distinzione,
senza esclusioni, senza privilegi.
Perché, sapete, Gesù non esclude nessuno.
Qualcuno di voi forse potrà dirmi:
“Ma, Padre, sicuramente io sono escluso, perché sono un gran peccatore:
ho fatto cose brutte, ne ho fatte tante, nella vita”.
No, non sei escluso!
Precisamente per questo sei il preferito,
perché Gesù preferisce il peccatore,
sempre, per perdonarlo, per amarlo.
Gesù ti sta aspettando per abbracciarti, per perdonarti.
Non avere paura: Lui ti aspetta.
Animati, fatti coraggio per entrare per la sua porta.

enciclica_papa_francesco_01_150_paroleTutti sono invitati a varcare questa porta,
a varcare la porta della fede, ad entrare nella sua vita,
e a farlo entrare nella nostra vita,
perché Lui la trasformi, la rinnovi, le doni gioia piena e duratura.

Al giorno d’oggi passiamo davanti a tante porte
che invitano ad entrare promettendo una felicità
che poi noi ci accorgiamo che dura un istante soltanto,
che si esaurisce in se stessa e non ha futuro.
Ma io vi domando:
noi per quale porta vogliamo entrare?
E chi vogliamo far entrare per la porta della nostra vita?
Vorrei dire con forza:
non abbiamo paura di varcare la porta della fede in Gesù,
di lasciarlo entrare sempre di più nella nostra vita,
di uscire dai nostri egoismi, dalle nostre chiusure,
dalle nostre indifferenze verso gli altri.
Perché Gesù illumina la nostra vita
con una luce che non si spegne più.
Non è un fuoco d’artificio, non è un flash!
No, è una luce tranquilla che dura sempre e ci da pace.
Così è la luce che incontriamo se entriamo per la porta di Gesù.

Roma, 03-04-2013.
L'Udienza Generale del mercoledì presieduta da Sua Santita' Papa Francesco alla presenza di una delegazione di giovani della diocesi di Milano accompagnati dai Cardinali Angelo Scola e Dionigi Tettamanzi.Certo quella di Gesù è una porta stretta,
non perché sia una sala di tortura.
No, non per quello!
Ma perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui,
di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza,
del suo perdono, del suo amore,
di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia
e farci rinnovare da Lui.

Papa Francesco, Angelus, 25 agosto 2013

27
Giu
13

Tutti a Rio a costo zero! gMG 2013

Dedicato a chi vivrà la GMG dal web

Come vivere la GMG 2013 se non si può andare in Brasile? Facile! Seguendo sul web l’itinerario Tutti a Rio a costo zero! è possibile accogliere l’invito rivolto dal Papa a tutti i giovani, vivendolo in prima persona  e sperimentando una nuova modalità di evangelizzazione.

Tutti a Rio a costo zero!

è un pacchetto speciale: dà la possibilità a tutti di arrivare a Rio, di prepararsi a quell’evento di grazia, di viverne la missionarietà che propone.

Vangelo, testimonianze, preghiera, riflessioni, catechesi, dirette streaming dal Brasile, tutto questo in un unico grande progetto che vede coinvolti un gruppo di giovani italiani e brasiliani, laici impegnati nell’evangelizzazione attraverso le nuove tecnologie, alcune suore Figlie di San Paolo dall’Italia e una suora Apostolina dal Brasile: tutti accomunati dalla stessa fede, dalla passione per la comunicazione e da un’irrefrenabile voglia di far correre il Vangelo nel web.

Tre tappe

per preparare il cuore e iniziare a coinvolgere i nostri amici:

Mandati perché amati

in cammino con Maria Maddalena

Chiamati ad annunciare

in cammino con Paolo

Sostenuti dallo Spirito

in cammino con Giovanni, Pietro e Tommaso

Il nostro è un continuo andare, come il tema stesso della Giornata Mondiale ci invita a fare (“Andate e fate discepoli tutti i popoli” Mt 28,19): siamo chiamati a muoverci da queste pagine ai social network, per arrivare alla nostra vita quotidiana e ravvivare la gioia di un incontro unico con Gesù Cristo.

Tutti a Rio!

i link, gli appuntamenti, gli eventi, i consigli per vivere con noi, dal web, Rio 2013

Vi aspettiamo on line!!!
>>>
per saperne di più

>>>  suor Mariangela Tassielli

25
Giu
13

Il ritmo della vita

Un minuto per me

Passiamo troppo tempo preoccupati di rimanere ben attaccati al ramo della vita, invece di gustarne il ritmo e abbandonarci al suo scorrere… (di A. Marcoli)

p_1_ritmo_vita_minuto_x_me_paoline_2013.flv

 

Devo essere lontana da Milano
e dalla vita cittadina
per poter ascoltare
le voci dell’anima
dentro di me.

E’ curioso,
ma devo avere un luogo particolare
e di silenzio
per poterlo fare,
spezzando ogni tanto il ritmo
della vita cittadina,
come in una pausa fertile
in uno scorrere continuo troppo pieno.

E ora sono qui, davanti alla finestra del bagno,
a guardare gli alberi sul bordo del campo.

Passano dall’immobilità assoluta
del primo mattino
ad animarsi a poco a poco
via via che la brezza si solleva,
finché alla fine sono un palpitare unico,
continuo, vivissimo, di ognuna delle loro
mille foglie, in un alternarsi lucido e opaco
che ondeggia nel vento…

>>> vai al testo completo

11
Giu
13

Famiglia e parrocchia “porte della fede”

Esiste un nesso stretto tra educare e generare

Esiste un legame profondo tra generare alla vita ed educare alla fede; per questo è importante realizzare alleanze educative tra catechesi, famiglia e comunità parrocchiale

Sei in ritardo…

Una donna si rivolge a un saggio la cui fama era diffusa nel luogo in cui abitava.
Vuol sapere da lui quando è opportuno che inizi a educare religiosamente sua figlia.
Il saggio chiede allora l’età della bambina e quando viene a sapere che ha cinque anni,
dice alla madre: «Presto, corri a casa, sei in ritardo di cinque anni».

È proprio così: l’educazione alla fede inizia dalla culla. È, infatti, la via delle emozioni e degli affetti (forte nel bimbo fin dai primi vagiti), a fare da tramite anche in questo campo”. (da Nasco, cresco e dico Gesù, Fabio Narcisi, Paoline).

Questo simpatico racconto fa riflettere sul legame tra maternità, paternità e trasmissione della fede fin dai primi mesi di vita dei figli. La sfida di educare a credere, però, sembra oggi più difficile che in passato e costituisce uno “snodo” pastorale di primaria importanza per la Chiesa italiana, come è evidenziato negli Orientamenti pastorali.

Ingresso nella vita, ingresso nella fede

“Esiste un nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa s’innesta nell’atto generativo e nell’esperienza di essere figli. L’uomo non si dà la vita, ma la riceve. Allo stesso modo, il bambino impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti. Si inizia da una relazione accogliente, in cui si è generati alla vita affettiva, relazionale e intellettuale.

Il ruolo dei genitori e della famiglia incide anche sulla rappresentazione e sull’esperienza di Dio. Il loro compito di educare alla fede si inserisce nella capacità generativa della comunità cristiana, volto concreto della Chiesa madre. Pure in questo ambito, si tratta di avviare un processo che dal battesimo si sviluppi in un percorso di iniziazione che accompagni, nutra e porti a maturazione” (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, 27)

Un’alleanza educativa

Tale snodo è stata accolto da molte équipes regionali, diocesane o parrocchiali, che hanno avviato riflessioni e sperimentazioni di pastorale integrata, con un’attenzione particolare ai percorsi di accompagnamento dei genitori che chiedono il battesimo per i propri bambini. L’attesa, la nascita, la crescita di un figlio, infatti, sono momenti speciali sia per la vita delle coppie che per quella della comunità, quindi costituiscono un tempo privilegiato per la catechesi e un motivo di coinvolgimento di vari soggetti ecclesiali.
Consapevoli che queste sfide pastorali richiedono un’alleanza di forze e una sinergia di risorse, l’Ufficio Catechistico Nazionale e l’Ufficio della Pastorale Familiare della CEI hanno realizzato un fecondo cammino di collaborazione, attraverso percorsi di approfondimento, confronto di esperienze, itinerari comuni.

Ne è prova il convegno: Porta Fidei – Parrocchia e famiglia che iniziano alla fede. Per una pastorale pre/post battesimale e delle "prime età” (Assisi, 19-22 giugno 2013) , stimolo prezioso sia per le relazioni portanti che affrontano sistematicamente i vari aspetti di questo tema stimolante, che per lo scambio di esperienze collaudate sul territorio e la proposta di “workshop”, animati da esperti, sui argomenti di comune interesse:

  1. Dalla coppia sponsale all’attesa del bimbo La famiglia e le sue fragilità
  2. Adozione e affido
  3. Nascita
  4. Battesimo
  5. Famiglie e comunità di fronte alle fragilità del figlio
  6. Dopo il Battesimo (0-3 anni)
  7. Dopo il Battesimo (3-6 anni)
  8. Le Alleanze educative intorno alle “prime età”

Accompagnare e formare

Anche le Paoline partecipano da vicino a questi cammini di alleanza educativa, offrendo il loro contributo di collaborazione, di supporto ai genitori, ai catechisti, agli operatori di pastorale, sia attraverso:

  • gli itinerari post-battesimali proposti dalla rivista Catechisti parrocchiali, in collaborazione con l’Azione Cattolica…

>>> vai al testo completo

01
Giu
13

Il dono dell’Eucaristia. Una cosa sola con Gesù

Ogni volta che noi, convocati dallo Spirito nella comunità, presieduta dai successori degli apostoli,
illuminati dall’ascolto della Parola, animati dalla fede nel Figlio di Dio… e facciamo memoria di lui,
siamo realmente visitati dalla presenza del Signore e veniamo inseriti nel mistero della sua pasqua

eucaristia2Nella tua bontà verso di noi, o Padre,
tu hai voluto che il dono interiore dello Spirito
fosse accompagnato,
da un segno vivo ed efficace
del dono che Gesù ha fatto della propria vita
a te e ad ogni uomo.
Per questo, il giorno prima di morire sulla croce,
Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli e,
mentre cenava con loro,
diede loro se stesso in cibo,
sotto i segni del pane e del vino,
che la sua parola onnipotente
aveva trasformato nel suo Corpo e nel suo Sangue,
comandando loro
di ripetere questo gesto in sua memoria
sino alla fine del mondo.

SANTSS~1Ogni volta che noi,
convocati dallo Spirito nella comunità,
presieduta dai successori degli apostoli,
illuminati dall’ascolto della Parola,
animati dalla fede nel Figlio di Dio
morto e risorto per noi,
obbediamo al comando di Gesù
e facciamo memoria di lui,
siamo realmente visitati
dalla presenza del Signore
e veniamo inseriti nel mistero della sua pasqua.

eucaristia - amore reciprocoNon solo possiamo contemplare la croce,
ma diventiamo una cosa sola con Gesù crocifisso.
Non solo possiamo aspirare
ad una fraternità più sincera con ogni uomo,
ma diventiamo una cosa sola con Gesù,
che di ogni uomo è fratello
e per ogni uomo ha dato la vita.
Ti rendiamo grazie, o Padre,
per tutti i doni di vita
che ci hai offerto nel Figlio tuo Gesù
e che sono compendiati nell’eucaristia.
Ti rendiamo grazie perché nell’eucaristia
tu stesso ci offri il modo di renderti grazie
come a te si conviene, nel Figlio tuo Gesù.

Cardinale Carlo Maria martini

24
Mag
13

Padre Puglisi: TESTIMONE di speranza, MARTIRE della carità

Il 15 settembre 1993, padre Pino Puglisi venne assassinato dalla mafia, dopo una vita spesa nel servizio dei più deboli. Riconosciuto martire per la fede e la carità, il 25 maggio 2013 è proclamato beato.

Una storia di fede

Questa è la storia di Giuseppe Puglisi, detto Pino. Comincia a Palermo, nel rione di Settecannoli, dove il futuro sacerdote viene alla luce il 15 settembre 1937, da Carmelo e da Giuseppina Fana, terzo di quattro figli. Il padre calzolaio e la madre sarta lo educano alla fede cristiana.


La madre, in particolare, devota alla Madonna, trasmette al figlio la devozione mariana, il cui culto, e in particolare il dogma dell’Immacolata Concezione, che don Pino Puglisi approfondì durante gli anni del seminario.

Nel secondo dopoguerra la famiglia si trasferisce nella vicina borgata di Romagnolo, sul litorale orientale della città, e qui Pino frequenta la chiesa di san Giovanni Bosco. L’allora parroco, don Calogero Caracciolo, si lega in affettuosi rapporti con la famiglia e con lui, che adolescente si impegna in parrocchia come animatore delle attività per i bambini e in un gruppo dell’Azione Cattolica. A sedici anni, studente dell’istituto magistrale, manifesta la propria vocazione sacerdotale. Entra nel seminario di Palermo nel settembre 1953. Il 2 luglio del 1960, giorno della Visitazione di Maria Vergine, viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini.

Prime esperienze pastorali

Dopo aver trascorso alcuni mesi con don Caracciolo, Giuseppe Puglisi riceve nel 1961 l’incarico di vicario cooperatore presso la parrocchia del SS.mo salvatore, limitrofa a Brancaccio.

Successivamente, viene nominato rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, dedicandosi principalmente ad attività in favore dei giovani, grazie anche alla collaborazione di gruppi dell’Azione Cattolica, e in direzione dell’assistenza spirituale alle famiglie di un gruppo di case popolari della zona, sostenendo le lotte degli abitanti con l’amministrazione comunale per ottenere i servizi indispensabili alla vita civile.

Nel 1967 diventa cappellano presso l’istituto per orfani di lavoratori Roosevelt, nel quartiere Addaura di Palermo e vicario presso la parrocchia Maria SS. Assunta della borgata di Valdesi.

Il Vangelo della riconciliazione

Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco a Godrano, un paesino di un migliaio di abitanti a circa quaranta chilometri da Palermo, scosso negli anni precedenti da una sanguinosa faida. Vi rimane fino al 31 luglio 1978, spendendo ogni energia per una profonda opera di riconciliazione tra le famiglie. In collaborazione con il gruppo di ispirazione francescana Presenza del Vangelo, del padre Rivilli, attiva nelle case dei parrocchiani degli incontri, denominati cenacoli del Vangelo, uno degli strumenti più efficaci del cammino di crescita religiosa dell’intera comunità. Contemporaneamente, apre un dialogo tra la comunità cattolica e quella dei pentecostali, tuttora presente a Godrano. Sempre durante gli anni Settanta continua nella sua di opera di insegnante di religione, prima in una scuola media e poi, dal 1978 e fino alla morte, presso il liceo classico palermitano Vittorio Emanuele II.

Nello stesso periodo partecipa alle attività di un gruppo di giovani volontari presso la parrocchia dei Decollati, nel quartiere periferico dello Scaricatore, e si unisce a numerosi incontri dei gruppi di presbiteri che si interrogano sulla traduzione concreta in atti e comportamenti specifici degli insegnamenti del Concilio Vaticano II…. […]

Il centro “Padre nostro”

Nell’ottobre del 1990 don Puglisi, nel frattempo chiamato a svolgere il suo ministero sacerdotale anche presso la casa Madonna dell’Accoglienza di Boccadifalco, in favore di ragazze madri in difficoltà, viene nominato parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio. Il suo primo pensiero corre agli anziani abbandonati, ai ragazzi e agli adulti analfabeti residenti in un quartiere di 12.000 abitanti, privo di scuole medie. Organizza allora corsi di alfabetizzazione, di teologia di base e di formazione dei volontari. D’intesa con l’arcivescovo, il cardinale Salvatore Pappalardo, chiama a operare nella zona alcune Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena e affida loro il Centro di promozione Padre Nostro, fondato nel gennaio del 1993, con l’intento di curare l’evangelizzazione e l’educazione… […]

Il senso del martirio cristiano

In un intervento intitolato Testimoni della speranza, scritto in occasione del 42° Convegno nazionale della Presenza del Vangelo, svoltosi a Trento tra il 22 e il 29 agosto 1991, padre Puglisi medita esplicitamente proprio sul significato del martirio:

 

Testimoni di speranza. Dagli scritti di p. Puglisi

 

“Se vogliamo essere discepoli di Gesù, dobbiamo diventare testimoni della risurrezione.
Certo, la testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, diventa martirio; e infatti testimonianza in greco si dice martyrion. Dalla testimonianza al martirio il passo è breve, anzi e proprio questo che da valore alla testimonianza…

>>> vai ai testi completi

23
Mag
13

Conosci la Bibbia? Entra nel significato di: parole, gesti, nomi…!

Chiavi di accesso

La rubrica Conoscere la Bibbia ti offre la possibilità di approfondire temi ed elementi di questo testo fondamentale, proponendo non solo informazioni a carattere generale, ma anche “chiavi” di accesso e  di lettura. Se ti chiedi, per esempio: Che cosa significa la parola Bibbia? Puoi clikkare sulla sezione Il Nome e scoprire che:

“Il significato della parola Bibbia proviene dalla parola greca biblos, la corteccia interna del papiro; sembra anche che il vocabolo biblos derivi da Biblos, città fenicia vicina all’attuale Beirut (Libano), dove si produceva il papiro. Biblios è la pianta di papiro su cui si scriveva. Da qui l’altro termine: Biblion che significa libro, o meglio, libriccino. Nella chiesa greca, dall’epoca di Giovanni Crisostomo (407), per indicare la Bibbia si cominciò a usare l’espressione “ta Biblìa”, “i libri” al plurale. Dalla lingua greca il termine passò immutato alla lingua latina con il solo cambio d’accento e nel Medioevo il termine assunse un significato singolare: “Bibbia”. La Bibbia è una collezione di libri, divisa in due blocchi: Antico e Nuovo Testamento. In tutto comprende 73 volumi, 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento…”

Se vuoi conoscere in sintesi il contenuto dei singoli testi, puoi esplorare I Libri della Bibbia, se invece ti interessano aspetti come i personaggi, le feste, i simboli biblici, puoi andare alle rispettive sezioni e trovare materiali di interesse su questi temi.

Ricorda però che la Bibbia non è un libro come gli altri, è un testo assolutamente speciale, in quanto:

– parte dalla vita e dalla storia concreta di un popolo, memore nella fede delle opere di Dio, narrate con parole umane;

– viaggia nel tempo e nel mondo in forma di testo scritto, letto, proclamato, e giunge a noi come parola di Dio che si rivela in Cristo Gesù, ci chiama e salva;

-interpella la nostra adesione e ci riempie di gioia, affinchè anche noi diventiamo testimoni e annunciatori del mistero di grazia che trasmette.

Prima c’è la vita, dopo il Libro

I libri della Bibbia per gli Ebrei e per i Cristiani sono considerati i LIBRI in assoluto, i LIBRI per eccellenza. L’Ebraismo (per l’Antico Testamento), e il Cristianesimo (per il Nuovo Testamento) considerano la Bibbia il testo fondamentale della loro fede. Pur possedendo questo testo sacro, non si definiscono, però, religioni del Libro, ma della Parola. Alle origini della loro fede non c’è il libro sacro, ma Dio che parla attendendo la risposta. La Bibbia, in quanto raccolta di libri, non è al principio della vita di fede del popolo; al principio c’è la storia di Dio con il suo popolo. La Bibbia è la storia di un popolo credente che, spiegata e interpretata alla luce della fede, si fa memoria scritta, Scrittura.

I libri biblici dunque sono la “memoria di fede” d’Israele come popolo di Dio e della prima chiesa. Noi crediamo che alla formazione della Bibbia abbiano collaborato Dio e l’uomo; è ispirata da Dio ed è anche frutto della fatica umana, in quanto lettura paziente che persone credenti hanno fatto della storia alla luce della fede.

La Bibbia è la parola di Dio

L’Antico Testamento afferma di contenere la parola di Dio scritta. Questa Parola non può essere distrutta (Ger 36) e si deve mangiare (Ez 2,3-11). I credenti dell’Antico Testamento sanno di possedere una Parola che viene proclamata, scritta e letta. Attraverso la lettura della Legge, Israele verifica la sua fede, l’approfondisce, l’attualizza nel presente. Nel Giudaismo, cioè dopo il ritorno dall’esilio babilonese, (cfr. Ne 8,1-15; 9,33-36) Israele si raduna attorno alla Parola scritta e proclamata. I profeti dicono con certezza: «Così parla il Signore», oppure: «Mi venne la Parola del Signore». Nei libri sapienziali la riflessione sulla vita è in stretto rapporto con il Dio della storia e della salvezza. La sapienza da arte del buon vivere si identifica alla Torah (Sir 24,22; Bar 4,1), alla parola dei profeti (Sap 9,17), alla parola di Dio.

Il Nuovo Testamento, con l’espressione: «Così è scritto», «È stato scritto» afferma che le Scritture antiche sono parola di Dio. Gli scritti del Nuovo Testamento non solo non annullano quelli dell’Antico Testamento, ma le completano, partecipando della stessa autorità. Nei Vangeli Gesù dice: «È stato detto, ma io vi dico». Tra la parola di Dio e Gesù vi è identità. Gesù stesso rivolgendosi alla gente che lo segue dice: «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato » (Gv 7,16). In un’altra occasione Pietro dirà: «Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio!» (Gv 6,67). Gli scritti degli apostoli testimoniano la convinzione che anche la predicazione apostolica è parola di Dio. Questa Parola, grazie, alla loro predicazione, cresce e si diffonde”.

da: Conoscere la Bibbia. La parola di Dio, Schede bibliche di Filippa Castronovo, in Fatti di Dio, percorso di fede con i ragazzi, Paoline Editoriale Audiovisivi 2013

La PAROLA è GIOIA

>>> vai al testo completo




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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