Archive for the 'famiglia' Category

23
Set
13

Tre grandi “giornate” con Papa Francesco

Per accompagnare l’Anno della Fede verso la sua conclusione

Tre grandi “Giornate” con Papa Francesco accompagnano l’Anno della Fede verso la sua conclusione, prevista il 24 novembre 2013: la Giornata dei Catechisti, la Giornata Mariana e la Giornata della Famiglia. Le Paoline partecipano a questi eventi con delle proposte significative.

 

 

Le Tre grandi giornate

Il catechista, testimone della fede
Giornata dei Catechisti

La Giornata dei Catechisti è caratterizzata da due importanti momenti: Il Congresso Internazionale di Catechesi, dal titolo Il catechista, testimone della fede, che si  svolge nell’Aula Paolo VI dal 26 al 28 settembre, e il Pellegrinaggio dei Catechisti alla tomba dell’apostolo Pietro, previsto il 28 settembre e che si conclude il giorno seguente in piazza San Pietro con la Santa Messa, celebrata dal Pontefice….

 

“Beata perché hai creduto!”
Giornata Mariana

La Giornata Mariana è prevista, invece, il 12 ottobre, giorno in cui si celebra l’anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima e ha per tema “Beata perché hai creduto!”.

L’evento vede la presenza delle tante associazioni di spiritualità mariana e, per l’occasione, viene portata a Roma la statua originale della Madonna di Fatima….

Famiglia, vivi la gioia della fede!
Giornata della Famiglia

Infine la Giornata della Famiglia, dal titolo Famiglia, vivi la gioia della fede!, che si sviluppa nei giorni 26 e 27 ottobre.

Il 26, famiglie di tutto il mondo si ritrovano a piazza del Popolo per poi raggiungere piazza San Pietro. Qui, come per i due primi grandi eventi, il giorno seguente viene celebrata dal Santo Padre la messa.

Il pellegrinaggio è un’opportunità di condivisione gioiosa per le famiglie che, accompagnate anche dai figli e dai nonni, possono testimoniare la loro fede sulla Tomba di San Pietro, primo confessore di Cristo….

 

La partecipazione delle Paoline

Segui le proposte per ogni eventoA questi grandi appuntamenti le Paoline partecipano, facendo innanzitutto parlare, come sempre, le proprie pubblicazioni, che possono diventare compagne di viaggio per i pellegrini – catechisti, famiglie, appartenenti a gruppi mariani.
Tra le tante, dedicate ai grandi temi della famiglia, della spiritualità mariana e della catechesi, tre – una per tema – sembrano particolarmente adatte ad accompagnare i pellegrini che fisicamente, o anche con il cuore e la fede, saranno nella Città Eterna nei prossimi mesi.
Per l’occasione per ogni pubblicazione acquistata attraverso la libreria online, viene dato in omaggio un altro testo. Segui la proposta!

»»» vai al testo completo

02
Feb
13

Giornata per la Vita, oltre la crisi

Giornata per la vita 2013

Si celebra domenica 3 febbraio e ha per tema il rapporto tra crisi economica e crisi demografica. Siamo andati in Emilia per vedere cosa è successo durante e dopo i giorni del sisma.

da famigliacristiana.it

«Non è forse un segno di incertezza la grave difficoltà nel “fare famiglia”, a causa di condizioni di precarietà che influenzano la visione della vita e i rapporti interpersonali, suscitano inquietudine e portano a rimandare le scelte definitive e, quindi, la trasmissione della vita all’interno della coppia coniugale e della famiglia?», si chiedono i vescovi italiani nel loro messaggio per la 35^ Giornata nazionale per la Vita, che verrà celebrata in tutta Italia domenica 3 febbraio (clicca qui per leggere il messaggio). E se una prima risposta – anche in chiave di proposta politica in vista delle prossime elezioni politiche – consiste nel non «richiedere ulteriori sacrifici alle famiglie che, al contrario, necessitano di politiche di sostegno, anche nella direzione di un deciso alleggerimento fiscale», la vera chiave è, secondo i vescovi, il «bisogno di riconfermare il valore fondamentale della vita, di riscoprire e tutelare le primarie relazioni tra le persone, in particolare quelle familiari, che hanno nella dinamica del dono il loro carattere peculiare e insostituibile per la crescita della persona e lo sviluppo della società».
Simona Beretta, docente di Politica Economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in riferimento al rapporto crisi economica-mancanza di figli di cui parla il messaggio dei vescovi, ha commentato:«Generare figli e produrre ricchezza si somigliano molto perché sono decisioni tipicamente umane che investono tutta la nostra libertà, entrambe richiedono persone interessate al futuro, capSaci di sostenere dei rischi e di creare legami durevoli, di essere pienamente come ci ha fatti il Creatore, cioè, appunto, “creative”». Fattore decisivo per “mettere su” famiglia e impresa, in due parole, occorre voler giocarsi la propria vita, andare dietro a quel desiderio di pienezza che ci abita.
Non mancano qui i tanti segni di solidarietà che accompagnano la nostra esperienza quotidiana, fra cui molto significativo, quello della vicinanza in occasione del grave terremoto dell’Emilia.

Antonella Diegoli, presidente del Movimento per la Vita dell'Emilia Romagna (foto Tosatto).Cogliendo questo prezioso riferimento, Famiglia Cristiana ha dedicato questa settimana il servizio di copertina proprio all’esperienza degli aiuti che si sono sviluppati intorno ai Centri di Aiuto alla Vita dell’Emilia Romagna. «Il terremoto ci ha fatto scoprire che fra gli uomini esistono legami forti, soprattutto quando condividono un obiettivo comune», ha detto a Famiglia Cristiana Antonella Diegoli, presidente del Movimento per la vita regionale, che coordina una quarantina di realtà a servizio della vita nascente. «Il terremoto è come un’onda che non esce più da te, soprattutto per una donna incinta che ha paura di perdere il suo bambino mentre nel cuore della notte tutto all’improvviso cade a terra e i muri si aprono». Sono così scattate subito due iniziative: «Un pronto soccorso emozionale per aiutarle a gestire le loro emozioni e l’impianto di un ecografo per “far vedere” i loro bambini alle donne che, a causa dello stress emotivo, non li sentivano più».
«Siamo scappati subito tutti fuori casa», racconta Lisetta Spinelli, 41 anni, sposata con Davide e 6 figli di cui l’ultimo, Leo Maria, nato a un mese dal terremoto (nella foto della cover i due genitori e l’ultimo nato). La famiglia abita a poche centinaia di metri dall’epicentro del sisma. «La pancia ormai si era abbassata e ogni momento poteva essere quello buono per partorire: ho pregato Dio che non fosse quella notte». La casa non ha subito danni, a parte molti mobili rovesciati e suppellettili cadute a terra. «Passata la sorpresa delle prime scosse ho cercato di gestire con calma la mia maternità, mi sono rifiutata di lasciare il paese e di darla vinta al terremoto. Abbiamo dormito per diverse notti in un camper che ci hanno prestato», dice Lisetta, che ha poi partorito un mese dopo Leo Maria in modo avventuroso: nel viaggio verso l’ospedale con il marito Davide ha fatto un incidente stradale, per fortuna senza gravi conseguenze per nessuno. «Ho subito capito che il bambino era vivo, avevo solo il braccio rotto». Il secondo nome del piccolo Leo Maria lo ha voluto proprio lei subito dopo il parto per ringraziare la Vergine di aver protetto lei e la sua famiglia numerosa in quelle settimane travagliate.

Stefano Stimamiglio, famigliacristiana.it, 2 febbraio 2013

14
Giu
12

Camilla, la ragazza autistica che vola sugli ostacoli

 

Ha 19 anni Camilla Ferlito, ed è autistica. Si allena con il ‘Progetto Filippide’, realizzatto da un’associazione che promuove l’integrazione sociale attraverso lo sport, ed è la terza al mondo nella sua categoria sui 400 ostacoli. "E’ felice quando corre, si sente importante e non messa in un angolo", racconta la madre, che parla delle speranze e dei timori per il futuro.

Camilla, la ragazza autistica  che vola sugli ostacoliCamilla è bella, snella, alta e anche simpatica. Camilla ha 19 anni, ma non sa né leggere né scrivere. Camilla è autistica. Ma sa correre, e corre veloce Camilla. Ti piazza 64 secondi su un 400, sul "giro della morte". E con gli ostacoli in mezzo è la terza atleta al mondo nella sua categoria, Juniores T20 (per i disabili mentali ci sono solo due categorie, la T20 per gli autistici, la C21 per i Down). E c’è qualcuno che ce l’ha portata su quel podio. Dal novembre dello scorso anno infatti Camilla Ferlito si allena con i ragazzi del Progetto Filippide, guidato da Nicola Pintus, tecnico nazionale della Fisdir (Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale), che nel 1983, fondò l’Associazione Sport e Società affiliata al Cip, l’Ente che controlla, gestisce e diffonde lo sport per atleti diversamente abili. Attraverso il Progetto Filippide l’associazione sfrutta lo spirito e gli strumenti dello sport come mezzo di integrazione sociale dei disabili mentali. I "ragazzi di Filippide" si allenano allo Stadio Paolo Rosi di Roma, ma ormai si contano decine di affiliati in tutta Italia.

Impegno, costanza e agonismo fanno la differenza. La differenza che Camilla ha sperimentato passando dai due allenamenti settimanali ai 4-5. Due sedute si svolgono di mattina allo stadio "Paolo Rosi" a Roma, con gli altri ragazzi di Filippide e con i volontari, operatori che li spronano a correre senza fermarsi, a finire il giro, a raggiungere l’obiettivo. E due di pomeriggio con

un gruppo di atlete di 15-17 anni normodotate allo stadio della Farnesina. In questi giorni anche il complesso sportivo della Cecchignola di Roma ha aperto le porte a Filippide e Camilla inizierà ad allenarsi con una ex-ostacolista azzurra dell’Esercito.

"Con noi Camilla si allena sulla resistenza, fa le ripetute da 600-700 metri, mentre quando va alla Farnesina fa velocità, quindi dai 30 a i 300 metri" spiega Nicola Pintus. "Farle saltare l’ostacolo non è stato facile, perché lei tende a scavalcarlo. Quindi ora stiamo lavorando sul richiamo della seconda gamba, la parte più difficile. Ogni tanto ci aiuta anche un tecnico che allena un’atleta nazionale ma prima ha dovuto fare amicizia con Camilla: non dimentichiamoci che, anche se a guardarla non sembra, è sempre autistica. Prima di riuscire a insegnarle qualcosa bisogna entrare nel suo mondo".

Il 16 e il 17 giugno a Macerata si terranno i campionati italiani Fisdir e Camilla correrà i 100 ostacoli e i 400 piani. Lei andrà lì per vincere. Ma probabilmente non se ne renderà neanche conto. Come quella volta che arrivata ultima a una gara è corsa dalla mamma tutta contenta urlando: "Mamma ho vinto, sono arrivata ultima!". Perché lei ha 19 anni ma come dice la madre, Federica, spesso ne ha 4-5. In sostanza non si può lasciarla sola, non è autosufficiente, non può fare quello che fa una ragazza della sua età, anche se lei vorrebbe. E non capisce perché non può.

"Però Camilla sa correre, corre da quando era all’asilo, quando non riuscivano a tenerla ferma e la mettevano nel corridoio a correre. Camilla è felice quando corre. Ora per lei l’importante è raggiungere un obiettivo, sentirsi protagonista, al centro dell’attenzione, non messa in un angolo" spiega Federica, "Federoica", come la chiamano gli amici, separata, con altri due figli, i soldi sempre troppo pochi, uno Stato che aiuta ma col contagocce. Solo ora ha ottenuto l’accompagno. "Io non ho voluto gettare la spugna, ho capito che correndo avrebbe imparato a camminare con le proprie gambe, anche se con lei deve esserci sempre un tutor quando si allena con i normodotati" dice Federica, "anche se per farle fare lo "struscio" a via del Corso come fanno le ragazze della sua età io e altre due mamme di ragazze disabili abbiamo dovuto cumulare le ore di assistenza domiciliare per farle seguire dalle ragazze della cooperativa il sabato pomeriggio. La mia Camilla sta trovando la sua strada. Non vegeta, vive, si emoziona. E affronta la vita ogni giorno (o quasi) col sorriso. La differenza tra Filippide e altre società è la stessa che c’è tra comprare un abito commerciale e uno di sartoria. Ad una prima rapida occhiata, se hai un fisico decente, ti senti bene, a posto con entrambi. Ti sembra simile l’effetto. Ma la sartoria l’abito te lo fa su misura. Così Filippide: il progetto è ad hoc, l’operatore pure, il lavoro pure. C’è una squadra che gira intorno al ragazzo. Non è il ragazzo e la famiglia che si adattano a ciò che offre la società".

Sì perché Camilla a volte è il sole, con quel bel sorriso, con gli occhi che le brillano; a volte è il buio più nero, come quando si agita magari in fila alla posta insieme alla madre oppure quando piange disperata, impotente davanti ad una delusione. Camilla è bella, ma questo per lei non è un vantaggio. Perché la gente non lo sa che lei è "diversa" e la gente non è tutta buona.

»»» continua in repubblica.it

di Agnese Ananasso, pubblicato in repubblica.it, il 12 giugno 2012

»»» vai al video: Storia di Camilla, la ragazza autistica che corre veloce realizzato da repubblica.it

 

Leggi anche:
Un figlio autistico e un viaggio… per niente normale

    06
    Giu
    12

    Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago

    Il cammino di Santiago nel diario di pellegrinaggio di una mamma col suo bambino di otto anni: da percorso fisico, faticoso e pieno di imprevisti, a viaggio interiore verso la scoperta di sé e delle cose essenziali. (Unmilione ottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, di Elisabetta Orlandi, Paoline 2012).

    Unmilioneottocentomila passi

    Intervista a Elisabetta Orlandi

    Fuori, la luce lattea del mattino stentava a distendersi sulla valle, e io di certo non avevo voglia di aprire gli occhi, né tanto meno di scendere dal letto, svegliare Johann e dirgli:
    «Ciao, bimbo mio! Hai dormito bene? Sai dove andremo l’anno prossimo? A Santiago a piedi!» Invece è proprio quello che ho fatto.
    Milioni di pellegrini hanno percorso quel Cammino, se ce l’hanno fatta loro, mille anni fa, ce la faremo anche noi!

    orlandi_Santiago05Verso Roncesvalles

    I sanpietrini sono lucenti di pioggia e le case, queste casette bianche dalle imposte dipinte di verde scuro o di rosso mattone, quanti pellegrini avranno visto passare, prima di noi?
    La commozione mi chiude la gola, siamo davvero in cammino!
    Mille pensieri si affastellano nella mia testa, nessuno con un senso compiuto. Sono abbozzi, immagini, sensazioni contrastanti. Mi sento sull’orlo di… no, non di un precipizio, non c’è paura dell’inevitabile caduta. È piuttosto l’emozione di toccare un sogno con le mani, camminarci dentro, sentirmi viva e totalmente presente all’istante più speciale del mondo, proprio questo, il cui ritmo è marcato dai nostri passi sul selciato scivoloso. E queste gocce, saranno pioggia o lacrime? Sorrido.

    In fondo alla via, in fondo al paesello, ecco la Porte de Saint Jean: antiche pietre disposte a forma d’arco, un arco che ci lancia come frecce sorridenti verso la salita più ripida di tutto il Cammino!…

    »»» continua alla pagina

    orlandi_unmilioneottocentomila_passi_paoline_06h145_origDa:

    Elisabetta Orlandi
    UN MILIONE
    OTTOCENTOMILA PASSI
     
    Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago

    Paoline 2012.

    04
    Giu
    12

    La politica è responsabilità per il bene di tutti – le domande al Papa

    Il Papa risponde

    logo-it

    VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

    papa_festa_famiy2012_milano_2giugno2012

    FAMIGLIA PALEOLOGOS (Famiglia greca)
    NIKOS: Kalispera! Siamo la famiglia Paleologos. Veniamo da Atene. Mi chiamo Nikos e lei è mia moglie Pania. E loro sono i nostri due figli, Pavlos e Lydia. Anni fa con altri due soci, investendo tutto ciò che avevamo, abbiamo avviato una piccola società di informatica. Al sopravvenire dell’attuale durissima crisi economica, i clienti sono drasticamente diminuiti e quelli rimasti dilazionano sempre più i pagamenti. Riusciamo a malapena a pagare gli stipendi dei due dipendenti, e a noi soci rimane pochissimo: così che, per mantenere le nostre famiglie, ogni giorno che passa resta sempre meno. La nostra situazione è una tra le tante, fra milioni di altre. In città la gente gira a testa bassa; nessuno ha più fiducia di nessuno, manca la speranza. PANIA: Anche noi, pur continuando a credere nella provvidenza, facciamo fatica a pensare ad un futuro per i nostri figli. Ci sono giorni e notti, Santo Padre, nei quali viene da chiedersi come fare a non perdere la speranza. Cosa può dire la Chiesa a tutta questa gente, a queste persone e famiglie senza più prospettive?

    Il Papa in dialogo sui temi caldi della famiglia – Pubblicato in data 03/giu/2012 da milanofamily2012

    SANTO PADRE: Cari amici, grazie per questa testimonianza che ha colpito il mio cuore e il cuore di noi tutti. Che cosa possiamo rispondere? Le parole sono insufficienti. Dovremmo fare qualcosa di concreto e tutti soffriamo del fatto che siamo incapaci di fare qualcosa di concreto. Parliamo prima della politica: mi sembra che dovrebbe crescere il senso della responsabilità in tutti i partiti, che non promettano cose che non possono realizzare, che non cerchino solo voti per sé, ma siano responsabili per il bene di tutti e che si capisca che politica è sempre anche responsabilità umana, morale davanti a Dio e agli uomini. Poi, naturalmente, i singoli soffrono e devono accettare, spesso senza possibilità di difendersi, la situazione com’è. Tuttavia, possiamo anche qui dire: cerchiamo che ognuno faccia il suo possibile, pensi a sé, alla famiglia, agli altri, con grande senso di responsabilità, sapendo che i sacrifici sono necessari per andare avanti. Terzo punto: che cosa possiamo fare noi? Questa è la mia questione, in questo momento. Io penso che forse gemellaggi tra città, tra famiglie, tra parrocchie, potrebbero aiutare. Noi abbiamo in Europa, adesso, una rete di gemellaggi, ma sono scambi culturali, certo molto buoni e molto utili, ma forse ci vogliono gemellaggi in altro senso: che realmente una famiglia dell’Occidente, dell’Italia, della Germania, della Francia… assuma la responsabilità di aiutare un’altra famiglia. Così anche le parrocchie, le città: che realmente assumano responsabilità, aiutino in senso concreto. E siate sicuri: io e tanti altri preghiamo per voi, e questo pregare non è solo dire parole, ma apre il cuore a Dio e così crea anche creatività nel trovare soluzioni. Speriamo che il Signore ci aiuti, che il Signore vi aiuti sempre! Grazie.

    da family2012.it, 3 giugno 2012

    03
    Giu
    12

    Famiglia tra fedeltà, divorzio e chiesa – Le Domande al Papa

    Il Papa risponde

    logo-it

    VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

    papa_festa_famiy2012_milano_2giugno2012FAMIGLIA ARAUJO (Famiglia brasiliana di Porto Alegre)
    MARIA MARTA: Santità, come nel resto del mondo, anche nel nostro Brasile i fallimenti matrimoniali continuano ad aumentare. Mi chiamo Maria Marta, lui è Manoel Angelo. Siamo sposati da 34 anni e siamo già nonni. In qualità di medico e psicoterapeuta familiare incontriamo tante famiglie, notando nei conflitti di coppia una più marcata difficoltà a perdonare e ad accettare il perdono, ma in diversi casi abbiamo riscontrato il desiderio e la volontà di costruire una nuova unione, qualcosa di duraturo, anche per i figli che nascono dalla nuova unione.
    MANOEL ANGELO: Alcune di queste coppie di risposati vorrebbero riavvicinarsi alla Chiesa, ma quando si vedono rifiutare i Sacramenti la loro delusione è grande. Si sentono esclusi, marchiati da un giudizio inappellabile. Queste grandi sofferenze feriscono nel profondo chi ne è coinvolto; lacerazioni che divengono anche parte del mondo, e sono ferite anche nostre, dell’umanità tutta. Santo Padre, sappiamo che queste situazioni e che queste persone stanno molto a cuore alla Chiesa: quali parole e quali segni di speranza possiamo dare loro?

    papa_festa_family2012_milano_2giugno2012-SANTO PADRE:
    Cari amici, grazie per il vostro lavoro di psicoterapeuti per le famiglie, molto necessario. Grazie per tutto quello che fate per aiutare queste persone sofferenti. In realtà, questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. E non abbiamo semplici ricette. La sofferenza è grande e possiamo solo aiutare le parrocchie, i singoli ad aiutare queste persone a sopportare la sofferenza di questo divorzio. Io direi che molto importante sarebbe, naturalmente, la prevenzione, cioè approfondire fin dall’inizio l’innamoramento in una decisione profonda, maturata; inoltre, l’accompagnamento durante il matrimonio, affinché le famiglie non siano mai sole ma siano realmente accompagnate nel loro cammino. E poi, quanto a queste persone, dobbiamo dire – come lei ha detto – che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati. Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante. Che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio; e che questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede. Penso che la loro sofferenza, se realmente interiormente accettata, sia un dono per la Chiesa. Devono saperlo, che proprio così servono la Chiesa, sono nel cuore della Chiesa. Grazie per il vostro impegno.

    da family2012.it, 3 giugno 2012

    31
    Mag
    12

    Genitori, figli e sport: parla Bruno Pizzul

    Il giornalista sportivo racconta la famiglia, il lavoro e la festa in chiave sportiva.

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    VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

    Bruno PizzulD. Dal suo osservatorio di cronista sportivo come vede la rappresentazione della famiglia oggi?
    «Si può fare una considerazione generale. Dal punto di vista degli atleti praticanti, di coloro che fanno sport attivo, è frequentissimo il caso di ragazzi che danno il meglio di sé, anche sotto il profilo dei risultati e della qualità della prestazione, dopo che hanno formato una famiglia. Soprattutto quando incominciano ad avere dei figli hanno un rendimento anche agonistico nettamente superiore e ulteriore dimostrazione che quando si crea un ambito familiare corretto, sereno e convissuto nella maniera giusta tutta la propria vita, la propria esistenza, ha un peso specifico un significato diverso»

    D. Da giovane ha giocato in una squadra di calcio, questa sua scelta e passione sportiva ha suscitato perplessità in famiglia?
    «Io sono figlio unico, mia mamma era assolutamente contraria non tanto che giocassi, ma che me ne andassi via da casa. Io sono friulano, da giovane sono andato a giocare a Catania, al sud e in altre città, quindi molto lontano dal Friuli. Mio padre, al contrario, era favorevole al fatto che io mi distaccassi da casa. Pur essendo andati d’accordo, mio papà e mia mamma avevano un rapporto diverso con me. Mio padre temeva che se io fossi rimasto a casa sarei stato troppo attaccato alle gonne della mamma, che era apprensiva e voleva inserirsi in tutte le mie cose. Ho vissuto personalmente questo momento diverso. Mio padre che mi spingeva ad andare via, mia mamma che voleva che restassi»

    D. Come si è risolta la diatriba familiare ?
    «Sono arrivato ad un compromesso familiare. Mia mamma ha accettato che giocassi a pallone e che me ne andassi, ma ho dovuto promettere che giocando avrei continuato gli studi e l’università, cosa che ho fatto. Quindi in qualche maniera sono riuscito a contemperare questa piccola diatriba familiare»

    famiglia e sportD. In ambito sportivo è possibile conciliare l’attività sportiva con quella familiare, sia di chi pratica lo sport in forma professionale o dilettantistica, sia di chi tifoso vede l’offerta sportiva calcistica non esaurirsi nella sola domenica perché si prolunga per l’intera settimana a discapito di una sottrazione allo spazio della famiglia?
    «E’ chiaro che una persona deve avere una sufficiente capacità di giudizio sportivo e di scelta per non farsi condizionare da tutte quelle che sono le offerte mediatiche, soprattutto della televisione. C’è magari qualcuno che continua a seguire tutto ciò che propone la televisione, ma anche i numeri dicono che dopo un po’ subentra la necessità di fare delle scelte. In quest’ottica sicuramente la grande offerta, soprattutto televisiva, può costituire un problema perché toglie la possibilità di dedicarsi ad altre cose e di non finire per essere pesantemente condizionati dalla televisione, che è grande strumento di comunicazione, ma a volte finisce anche un po’ per uccidere il proprio spirito critico oltre che per occupare tanto tempo»

    D. Oggi che tipo di rapporto si è istaurato tra genitori, figli e sport?
    «Negli ultimi tempi è diventato un poco particolare. Troppo spesso i genitori mandano i propri figli a fare sport, soprattutto a giocare a calcio – ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio – ma è molto frequente il caso di genitori che mandano il proprio figlio a giocare al pallone come investimento economico a futura memoria, costringendolo a diventare bravo e un campione, pressandolo perché si impegni negli allenamenti anche a costo di tralasciare gli studi e le amicizie. Questo è un qualcosa che spesso ha degli effetti negativi. E’ sempre più frequente il caso di abbandono precoce di ragazzini che incominciano a giocare al calcio e dopo un po’ smettono proprio perché si sentono troppo costretti a diventare campioni. Una volta non era così! Anzi il ragazzo che giocava il più delle volte percepiva questo suo andare a giocare come una specie di conquista personale perché quando tornava a casa sentiva i rimbrotti della famiglia: “pensi solo a giocare, dai una mano in casa, studia un po’ di più” e così via. Oggi andare alla scuola calcio diventa quasi un obbligo anche per i ragazzi e quindi questo lo rende molto, molto meno divertente»

    D. E’ possibile coniugare lo sport con la propria fede?
    «Indubbiamente sì! Anche se la tendenza della comunicazione giornalistica sportiva è quella di mettere in prima evidenza quelle che sono le caratteristiche negative di qualche giocatore, o gossip, vicende gravi e via dicendo. In realtà conoscendo l’ambiente dal di dentro e avendo avuto in tanti anni la possibilità di entrare in contatto anche con molti campioni del calcio, ma non solo, ho verificato che sono tantissimi i ragazzi con una sensibilità religiosa, soprattutto perché hanno maturato le prime esperienze in oratorio poi hanno coltivato quel seme, hanno mantenuto una sincera spiritualità e una propria fede personale. Una cosa che se ne parla poco, un po’ perché tutti siamo abbastanza gelosi. Non è che amiamo far trasparire quelli che sono i nostri atteggiamenti di religiosità e molto perché non fa notizia. Il bravo ragazzo non fa notizia, lo scavezzacollo sì, quello che ha vizi, le morose, etc. In realtà sono tantissimi i ragazzi che pur vivendo in un mondo come quello dello sport professionistico, che non li aiuta a coltivare chissà quali valori, hanno dentro di sé questa religiosità che li aiuta molto spesso. Ed è anche abbastanza interessante verificare come per esempio nelle squadre di calcio professionistico si è venuto a creare una specie di microcosmo nel quale convivono ragazzi, sportivi, campioni di diversa cultura e diversa religione. All’interno di questi gruppi c’è una grande armonia e rispetto reciproco anche per quello che concerne le diverse religioni.

    D. Come si comportano i giocatori italiani?
    «Qualcuno dei nostri giocatori italiani, parlando di questo argomento, spesso dicono “ qualche volta ci viene da arrossire perché vediamo i nostri compagni di squadra di altre confessioni religiose che hanno molto meno pudori di noi a manifestare la propria religiosità”. Per esempio ad una determinata ora i musulmani pregano, mentre noi abbiamo qualche ritrosia a manifestare la nostra religiosità. E’ molto interessante questo aspetto»

    D. Sulle figure di alcuni campioni sportivi mi sembra abbia scritto un libro…
    «Assieme a mio figlio tempo fa abbiamo scritto un libro, si tratta di una raccolta di testimonianze. Il titolo del libro, che raccoglie una serie di interviste, ‘Credere nello sport’ ( In dialogo ) ha una doppia valenza. Credere nello sport come potenziale agenzia educativa perché se lo sport è praticato e gestito nella giusta maniera può diventare davvero un percorso educativo, al tempo stesso nel titolo è nascosta la domanda: ma è possibile manifestare la propria fede all’interno del mondo sportivo? Devo dire che le risposte raccolte sono state assolutamente interessanti, anche da parte di personaggi che apparentemente sembrano non siano dotati di una propria spiritualità particolare. Questo è un aspetto del mondo sportivo che andrebbe in qualche maniera approfondito con maggiore incisività»

    da Family2012.it




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    Un blog per osservare l'Apocalisse del presente e il presente dell'Apocalisse

    VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

    La vita è bella comunque e a prescindere!

    il BLOG di ScegliGesù.com

    è il momento di prendere una posizione!

    Un mondo a parte

    il mondo smette di sorridere...quando tu non sorridi più...

    Racconti di Laura

    Carezze per l'anima

    Seme di salute

    per la buona salute e la buona novella

    GLOBULI ROSSI COMPANY

    Compagnia dei Globuli Rossi: SCHIENE A DISPOSIZIONE DI DIO: - "Portate i pesi gli uni degli altri" (Fil 2,4) - “Va' e anche tu fa' lo stesso”. (Lc 10,37)

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