Archive for the 'Piccole gocce' Category

09
Feb
14

Essere PERLE da produrre e far crescere

L’ Ostrica e la Perla

“…Un’ ostrica che non sia stata ferita non produce perle”


perla-1

Le Perle sono prodotto del dolore;
risultato dell’entrata di una sostanza
estranea o indesiderabile nel interno dell’ ostrica,
come un parassito o un granello di sabbia.

Nella parte interna della conchiglia
c’è una sostanza brillante detta MADREPERLA.
Quando un granello di sabbia penetra,
le cellule della MADREPERLA
cominciano a lavorare e ricoprono il granello
con strati e più strati,
per proteggere il corpo indifeso dell’ Ostrica.
E così si va formando una bella perla.
Una Ostrica che non è mai stata ferita,
in un modo o in un altro,
non produce perle,
perché le perle sono ferite cicatrizzate…

perla-3Ti sei sentito ferito
perché ingannato o rifiutato
da qualcuno che tu amavi davvero….?

Ti sei sentito ferito
da parole crudeli o dure di qualcuno?

Sei stato accusato
di aver detto cose che tu non avevi detto?

Le tue idee
sono state respinte o interpretate male?

Hai sofferto
per i duri colpi del pregiudizio?

Sei stato ripagato con l’indifferenza?

ALLORA, PRODUCI UNA PERLA!!!

Copri le tue ferite con vari strati di amore.
Purtroppo, sono poche le persone
che si preoccupano di fare questo.
La maggior parte impara solo a coltivare risentimenti,
lasciando le ferite aperte,
alimentandole con diversi tipi di sentimenti meschini
e pensando solo in quello che è successo
o nella persona che ti ha lasciato o ti ha ferito
e, quindi, non permettendo che cicatrizzino.

Così, in pratica, quello che vediamo
sono molte “Ostriche Vuote”,
non perché non siano state ferite,
ma, perché non sanno perdonare, comprendere,
lasciar andare il passato e trasformare il dolore in amore.

perla-2

Un sorriso, uno sguardo, un gesto,
il più delle volte, parla più di mille parole…

(Anonimo)

 


Non dobbiamo avere paura di produrre PERLE!

Non lasciamo svuotar il nostro cuore, il nostro essere
divenendo “ostriche vuote”

22
Gen
14

La follia della speranza

La speranza è il bene che si spende di più
e si esaurisce di meno.
Octave Feuillet

Speranza-illuminata-dalla-Presenza - foto-Eleonora-LrDal momento in cui si comincia a sperare,
si accetta il rischio di rimanere delusi.
Di vedersi contraddetti dalla realtà.
In questo senso,
il realista fingerà di preferire di non sperare nulla
per non rimanere deluso.
E il cinico arriverà fino a dire,
quando il tempo è bello,
che non può durare.

Si tratta di sapere di chi si vuole essere alleati:
della gioia profonda, fragile ma indimenticabile;
oppure della cupa soddisfazione, fredda e sterile.

La vita dà troppo in abbondanza
perché cerchiamo di trattenere
la nostra generosità,
e forse è peccato
voler riporre la propria speranza
in un luogo sicuro.
Sì, nel nostro mondo la speranza è una follia.
Ma è una follia santa.
Che vale più della saggezza deleteria
di coloro che vorrebbero farne
un pezzo da museo
e non un impegno vivo.
E poi, proprio come altri grandi sentimenti,
la speranza si consuma soltanto se non la si usa!

François Garagnon, Il cuore dei giorni, Paoline

01
Set
13

Nove giorni… In preghiera per la pace

NOVE GIORNI… in #PREGHIERA per la PACE

La #GUERRA uccide tutti… La #PACE è frutto che matura lentamente. Preghiamo ogni giorno fino al 9 settembre, #MARIA per la pace nel mondo.

Leggi la proposta completa su —> cantalavita

27
Apr
13

Cristiani nel quotidiano, di J. H. Newman

puntocuore3artIl cristiano vedrà Dio in tutte le cose.
Ripenserà alla vita del nostro salvatore:
Cristo, che fu formato a un umile lavoro. L.]
Il cristiano sentirà dentro di sé
che la vera contemplazione del suo Signore
la troverà nei propri impegni di lavoro;
perché come Cristo si manifesta
nei poveri, nei perseguitati, nei bambini,
così si manifesta nei compiti affidati
a coloro che si è scelto,
di qualunque tipo essi siano.
Il cristiano sarà consapevole che,
nel rispondere alla propria chiamata
in questi doveri quotidiani,
là incontrerà Cristo;
se invece la trascurasse,
non per questo
goderebbe più abbondantemente
della sua presenza,
ma mentre attende ai suoi impegni,
vedrà Cristo rivelarglisi
nel bel mezzo delle faccende quotidiane,
come una specie di sacramento.
Egli accoglierà perciò i suoi impegni nel mondo
come un dono del Signore,
e li amerà come tali.
John Henry Newman

12
Apr
13

Il Signore non è una fata, di Papa Francesco

papa-francesco-abbraccia-follaDio ci salva nel tempo, non nel momento.
Qualche volta fa i miracoli,
ma nella vita comune ci salva nel tempo”,
ci salva “nella storia”, nella “storia personale” di ciascuno. 
Il Signore non si comporta
“come una fata con la bacchetta magica: no”.
Al contrario, dona “la grazia e dice,
come diceva a tutti quelli che Lui guariva:
‘Va, cammina’.
Lo dice anche a noi:
‘Cammina nella tua vita,
dai testimonianza
di tutto quello che il Signore fa con noi”.
Papa Francesco, Omelia del 13 aprile 2013

09
Gen
13

Obbedire alla voce del cuore

«Nell’intimo della coscienza
– si legge nella GS –
l’uomo scopre una legge
che non è lui a darsi,
ma alla quale invece deve obbedire
e la cui voce,
che lo chiama sempre,
ad amare e a fare il bene
e a fuggire il male,
quando occorre,
chiaramente dice alle orecchie del cuore:
fa’ questo, fuggi quest’altro.
L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio
dentro al suo cuore:
obbedire ad essa
è la dignità stessa dell’uomo,
e secondo questa egli sarà giudicato».

14
Ott
12

L’orazione della fede, l’orazione evangelica, la preghiera apostolica

Ci sono livelli diversi di preghiera che coesistono nei cristiani, e chiedono di essere coltivati esplicitamente soprattutto in certe circostanze e da persone chiamate a particolari missioni: l’orazione della fede, l’orazione evangelica, la preghiera apostolica.

pellegrini3L’ORAZIONE DELLA FEDE

Il termine «oratio fidei» si trova nella lettera di Giacomo al cap. 3 là dove parla di una preghiera della fede che, se fatta sul malato, lo salverà (v. 15). Vorrei allargare il termine a tutte quelle preghiere evangeliche che chiedono una grazia e che sono la gran parte delle preghiere fatte dalla gente e da noi.
13-Silenziosa-preghiera Le preghiere della fede riempiono i corridoi dei santuari: sono tutti gli ex voto, frutto della fede; è quella preghiera che chiede una grazia particolare e che però presuppone una fede.
Gesù interroga chi vuol essere guarito: hai la fede?
Non si tratta della fede generale in Dio, ma di una fede consapevole che Dio, buono e provvedente, mi può venire incontro in una situazione difficile. L’orazione della fede è chiedere grazia per sé, per un malato, per trovare lavoro, per la pace in famiglia, per la salute dei bambini, ecc.
E una preghiera molto bella perché presuppone una forza particolare che Dio ha per aiutare me, adesso, in questo momento.

04_gesuL’ORAZIONE EVANGELICA

Dalla preghiera della fede così comune e così semplice, si distingue quella che chiamo: «l’orazione evangelica».
Si potrebbe chiamare anche «preghiera catecumenale», «preghiera battesimale», o, secondo le circostanze, «preghiera penitenziale». L’oggetto della preghiera non è questa o quella grazia, ma la salvezza, il cuore del Vangelo.
Essa chiede la salvezza evangelica e, rispetto all’altra, è più globale, perché suppone che uno abbia capito che i beni penultimi sono importanti solo perché in relazione al bene ultimo che è la salvezza dell’uomo, la riconciliazione con Dio, e cioè l’essere liberato dal peccato e condurre una vita di fede e di speranza integrata nell’esistenza.
nostre maniEsempio di preghiera evangelica è il pubblicano che, stando in fondo al tempio, si batte il petto e dice: «Signore, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18, 13).
Si chiama anche preghiera penitenziale o battesimale, perché è quella che il catecumeno adulto deve fare quando domanda il Battesimo: «Cosa chiedi? ; « a fede, la grazia, la vita eterna . Chiede l’insieme del bene evangelico, il perdono. Per fare sinceramente questa preghiera l’uomo deve capire che non si vive solo di pane, di salute, di lavoro, di pace in famiglia; al di sotto, al di là e al di sopra di queste cose, si vive della grazia di Dio.
Dobbiamo educare ed educarci alla preghiera evangelica in tutta la sua vastità.
La si può esprimere nella sua esclamazione centrale: «Signore, abbi pietà di me peccatore».

preghiera apostolicaLA PREGHIERA APOSTOLICA

Che cos’ha di diverso la preghiera apostolica rispetto a quella evangelica?
Un esempio molto semplice è il Padre nostro, la preghiera insegnata ai discepoli in quanto tali, non soltanto come persone singole che devono convertirsi ma in quanto già corresponsabili di una comunità.
La preghiera evangelica è per lo più al singolare: «Signore, abbi pietà di me peccatore»; il «Padre nostro» è al plurale, presuppone la coscienza di un «noi», di un popolo, di una corresponsabilità, di una solidarietà che ci lega gli uni per gli altri. E chiede beni che sono la salvezza di questo popolo, non beni singoli. Suppone che coloro che la dicono assumano su di sé i problemi a livello di Regno di Dio: sia fatta la tua volontà, venga il tuo regno.
Anche la stessa remissione dei peccati non è più un caso singolo, ma ormai è problema di comunità: così come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.
C’è dietro tutto il problema della riconciliazione comunitaria, della ricostituzione dell’unità della comunità attraverso il perdono. Il «Padre nostro» si muove già in ambito di preghiera apostolica.
volontariatoAltro semplice esempio di preghiera apostolica lo abbiamo nel cap. 4 degli Atti, in stretta connessione con una effusione pentecostale. È qualcosa che si manifesta dopo la Pentecoste, quando ormai il cristiano è maturo, adulto, ha preso coscienza della sua corresponsabilità comunitaria. E’ una preghiera che contempla l’azione di Dio nella storia: «Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare», che hai parlato per bocca dello Spirito Santo… Poi contempla l’opera di Gesù: «…si radunarono in questa città contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato», e quindi chiede beni fondamentali per la salvezza della comunità e del mondo: «Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunciare con tutta franchezza la tua parola. Stendi la tua mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù» (At 4, 24-30).

La preghiera non chiede che si compia la mia guarigione, ma che si compiano guarigioni perché il nome del Signore Gesù sia glorificato: la prospettiva è quella del Regno di Dio inteso come totalità.

Cardinale Carlo Maria Martini




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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