Posts Tagged ‘accoglienza

05
Set
14

Tu non sei venuto a colonizzare…, di Tonino Bello

«Tu non sei venuto a civilizzare i poveri,
ma a evangelizzarli.
Non sei sceso a colonizzarci,
ma a stringere alleanze paritetiche con noi.
Non hai considerato l’umanità
come zona depressa da occupare,
sia pure a fin di bene,
con l’alterigia dei conquistatori,
ma come partner con cui stabilire
e osservare intese bilaterali.
Ti chiediamo perdono, Signore,
quando come Chiesa,
qualche volta abbiamo disatteso
il tuo stile: soprattutto,
quando non abbiamo
testimoniato la reciprocità ».
da Pensieri e parole di Tonino Bello, Paoline, 2013

02
Lug
14

Al di là del cielo – Gianni e Luigi, una straordinaria amicizia

Una storia straordinaria di amicizia

Gianni Baini è affetto fin dalla nascita da una forte disabilità, ma ama la vita e l’amicizia, ed è proprio dall’incontro con l’amico Luigi Falco che è nata l’idea di condividere i valori della sua storia personale

 

hs_falco_baini_cielo_amicizia_diversabilita_2014_paoline

Un incontro speciale

Ho conosciuto Gianni diversi anni or sono, forse dodici o tredici, ma non credo abbia molta importanza la data esatta. In una domenica autunnale come tante altre ero nella chiesa di Santa Cecilia alla Pace, una piccola parrocchia del comune aretino di Foiano della Chiana, in attesa che iniziasse la celebrazione eucaristica. Non mancava molto all’arrivo del nostro parroco don Delio, quando intravedo in lontananza la cara amica Giovanna, la catechista amata da tutti i giovanissimi della nostra comunità parrocchiale. Alta, bionda, con il solito sorriso stampato sulle labbra accompagnava un ragazzo su una sedia a rotelle.

«Ciao, Luigi».
«Ciao, Giovanna».
«Ti presento il mio amico Gianni».
«Salve, Gianni. Io sono Luigi».
«Piacere, Gianni».

Gioco di sguardi

Quello che mi colpì, in questo incontro fugace ma intenso, fu la forte stretta di mano e il suo sguardo sicuro nonostante il mio evidente imbarazzo. Probabilmente l’impatto fisico della carrozzina mi aveva intimorito, determinando una sensazione di smarrimento e di impaccio. Mi sentivo a disagio e, con tutta la buona volontà, non riuscivo a trovare argomenti per instaurare un dialogo. Avevo di fronte un disabile adulto ed ero assalito da mille dubbi sul migliore atteggiamento da assumere. La mia mente era avvolta da una fitta nebbia che di lì a poco si sarebbe diradata grazie all’intuito del mio particolare interlocutore. Gianni, infatti, con il suo sesto senso, percependo la situazione riuscì a rompere il ghiaccio e senza indugio alcuno cominciò a farmi delle domande.

Ricordo poco della discussione, ma non potrò mai dimenticare la calma e la serenità con la quale si poneva nei miei riguardi. Durante la messa il mio pensiero tornò più volte su questo particolare incontro. In diverse occasioni ho avuto l’opportunità di rivedere Gianni, ma, come spesso accade, il dialogo era limitato e circoscritto a uno scambio «formale» di opinioni. Abbiamo condiviso alcune piccole esperienze di fede, salvaguardando un buon rapporto, rimasto per anni di tipo epidermico. I nostri brevi incontri, soprattutto nell’ambito parrocchiale, erano caratterizzati da scambi fuggevoli di pareri e battute umoristiche, condite dalla naturalezza che distingue due conoscenti. Lo devo ammettere: non ci frequentavamo, non per motivi particolari, né per pregiudizi, ma per gli impegni, soprattutto miei, lavorativi e familiari, che occupavano importanti spazi temporali e vitali della quotidianità.aini

Una svolta

Tutto cambiò un giorno quando Gianni, assalito da una forte crisi d’identità, mi travolse con una richiesta che mai avrei immaginato di poter accogliere.

«Luigi, ti devo parlare. Ho bisogno di te», mi disse Gianni nel piazzale antistante alla nostra chiesa. «Gianni, cosa ti è successo?» gli chiesi preoccupato. «Sto attraversando un brutto periodo e sento il desiderio di condividere con te quello che provo»

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10
Gen
14

Lampedusa, nero su bianco

La Carta di Lampedu­sa

La prima assemblea per la Carta di Lampedusa si svolge dal 31 dicembre al 2 febbraio 2014 , per conoscere la realtà dell’isola, le rivendicazioni dei suoi abitanti, la vita di un luogo condannato dalle politiche europee a vivere una vita di frontiera.

lampedusa_gettyCinquantanove postazioni internet collegate, oltre settan­ta associazioni, collettivi, piccole e grandi organizzazio­ni, una miriade di realtà di diversa estrazione che parlano diversi linguaggi, lo scorso 29 novembre hanno dato vita, at­traverso la piattaforma di webconference messa a disposizione da Global Project, a uno straordinario momento di discussio­ne ed elaborazione collettiva. Al centro del dibattito, la pro­posta di un incontro a Lampedusa che, come deciso dall’as­semblea, si terrà dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014.

E il giorno tanto atteso è arrivato, per iniziare un dibattico con la sindaca Giusi Nicolini e gli abitan­ti di Lampedusa, per conoscere la realtà dell’iso­la, le rivendicazioni dei suoi abitanti, la vita di un luogo condannato dalle politiche europee a vive­re una vita di frontiera. La discussione e stesura della Carta di Lampedusa parte dal lavoro iniziato sul docuwiki lacarta­dilampedusa.org (per accedere all’area di scrittu­ra chiedi la password a info@lacartadilampedu­sa.org).

Per scrivere un manifesto collettivo, un nuovo diritto che nasce dal basso in cui ribal­tare i linguaggi e gli istituti imposti dalle politiche del confine. Assemblea plenaria. Perché la Carta di Lampe­dusa possa trasformarsi in realtà. Una discussione di agenda e mobilitazioni comuni, in cui mettere in rete e condividere campagne, scadenze e ini­ziative. Per diffondere l’evento: La Carta di Lampedu­sa su Facebook; l’hastag su Twitter #cartadilam­pedusa

»»» da cambonifem, 1 gennaio 2014

29
Ago
13

Siate furbi davanti a Dio (Lc 14,1.7-14)

22a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Gesù invita ad adoperare l’intelligenza che Dio ci ha dato per esortare a utilizzarne le potenzialità ai fini di  una comprensione che superi la realtà umana per interpretare le esigenze del regno dei cieli.

Gesù è a pranzo in casa di un fariseo. Invitato non per amicizia, ma per essere osservato. Invece – simpaticissimo! – è Gesù che osserva l’ospite e gli invitati. E non tiene per sé le sue osservazioni, ma,  sorridendo sul loro meschino e ridicolo darsi da fare per accaparrarsi i primi posti, li invita a farlo in maniera intelligente: “Non mettetevi nei primi posti, perché potreste essere invitati a lasciarli a ospiti più importanti, rimediando una figuraccia. Mettetevi in fondo. Così, se sarete invitati a salire davanti, sarete onorati davanti a tutti i commensali”.

Le parole di Gesù, lì per lì, possono lasciarci perplessi, perché sembrano incoraggiare quell’umiltà “pelosa” che non ha bisogno di essere incoraggiata, perché abbondantemente presente – allora come oggi! -  dovunque, anche nei nostri ambienti devoti e pii. Non può essere così. Contrasterebbe con tutto ciò che Gesù ha detto e fatto.  Ma allora?

Gesù invita ad adoperare l’intelligenza che Dio ci ha dato ( come aveva fatto il salmista: “Non siate privi d’intelligenza come il cavallo e come il mulo”, Sal 32,9), per esortare a utilizzarne le potenzialità ai fini di  una comprensione che superi la realtà umana per interpretare le esigenze del regno dei cieli. Lo ha fatto altre volte con i i farisei e i sadducei: “Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?” (Mt 16,1-4), e con le folle: “Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?” (Lc 12,54-56).

Lette così, il senso delle parole di Gesù diventa chiaro con ciò che dice “a colui che l’aveva invitato”: “Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. Tradotto: vuoi fare bella figura davanti a Dio? Vuoi ricevere la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti? Mettiti in fondo, tra gli ultimi, tra coloro che per qualche motivo sono più piccoli di te, perché non hanno ciò che tu hai: le capacità, il tempo, la salute, le energie, la compagnia, la comprensione, l’assistenza, i soldi… E dona tutto gratis! Senza cercare nessun contraccambio. Allora Dio ti chiamerà ai primi posti. Ricorda: “Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore”. Perché: “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

Obiezione: “Dobbiamo riempire la nostra casa di barboni, extracomunitari, vagabondi?

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26
Mar
13

Don Stefano, Papa Francesco e Lampedusa: oasi di speranza

Padre Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa scrive a Papa Francesco

A Lampedusa, cuore del mediterraneo: accoglienza e condivisione, sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’Umanità.

Don-Stefano-Nastasi-AgOggiAll’inizio del suo Ministero Petrino, mi permetta di porgerLe il gioioso benvenuto a nome della comunità che vive a Lampedusa, estremo lembo d’Italia e d’Europa, geograficamente distante da Roma e dalle altre capitali europee, solo di recente resa nota a livello internazionale dai media e dai loro operatori per essersi fatta Samaritano dell’umanità.

Il nostro incontro con l’universo migratorio proveniente da Sud, specialmente dal continente Africano, ha creato grandi dinamismi, ha generato sorpresa e inevitabilmente scompigli e sconvolgimenti.

Santità,
questa Isola, per disposizione creaturale, è il Cuore del Mediterraneo, un naturale crocevia di popoli, ed è abitata da una comunità capace di farsi carico di gesti ascrivibili all’esercizio premuroso dell’incontro con l’altro. Accoglienza e condivisione, sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’Umanità.
Di certo, per coloro che continuano ad usare i parametri delle loro usurate carte geografiche, la nostra è una realtà molto piccola, tuttavia ha dato prova di sapersi dilatare quando la storia, gravida di angoscia e di speranza, l’ha interpellata.
In questa terra che è appena uno scoglio, d’Africa o d’Italia non importa perché la terra è tutta del Signore, per le vicende che abbiamo vissuto ci è parso si riflettesse il “Cielo”.
Ai migranti arrivati su queste sponde, la nostra piccola terra bianca è apparsa spesso l’agognata oasi di speranza, sognata lungo l’amara e silenziosa traversata del mare; altrettanto spesso, una porta di pietà per coloro i quali il mare Nostrum è divenuto monstrum, mondo deserto, luogo di orribili paure, tomba anziché grembo.
immigrati_lampedura_p_stefanoPer molti di loro, solo la bussola del cuore è stata la stella polare nelle fatiche della traversata. Le lacrime che solcano i volti di quante e quanti vengono recuperati dal mare, raccontano di sole e di sale, brividi di freddo e fame, ed evocano, nello stesso tempo, nostalgie per paesaggi e popoli lontani, lasciati – temporaneamente, credono- ma non abbandonati. La ricerca di un destino migliore per sé e per i figli che verranno, la fuga da una persecuzione che calpesta la dignità dell’animo, prima ancora che del corpo, e annulla le libertà del cuore custodite nel tempo, non sono che alcune delle forze che li hanno spinti all’intrapresa.
Ora per gli approdati quelle stesse lacrime fecondano la storia che, ambigua, si apre dinanzi a loro, dischiusa dalla complicità di una mano amica, da un abbraccio fraterno o semplicemente da coloro che nell’oscurità della notte si sono fatti luce perché il passo non tornasse ad inciampare.
Le lacrime dei migranti che, attraversano questa terra, impastate alle nostre, mi rimandano ad altre lacrime, quelle custodite tra le mura della stanza che, prima tra tutte, ha conosciuto il volto del nuovo Vescovo di Roma.

1127526_081001505-93b2a68d-ac45-4214-9d7c-d6fdee2f3991_thumbMi piace pensare che le lacrime dei suoi occhi, sgorgate nel momento dell’“elezione”, incrocino le lacrime di ogni uomo e di ogni donna che si trascina negli angoli della terra, tra le miserie della storia e la fatica di ogni giorno. Forse anche le sue lacrime, Santità, sono in parte quelle di chi, figlio di migranti in una terra lontana, ritorna nella culla delle sue origini.
Le sue lacrime, non sono solo sue, sono anche le nostre; sono le lacrime di chi, vivendo su quest’isola, si misura con la corsa quotidiana nella dimensione dell’essere ultimi geograficamente, ma primi nella solidarietà, nella condivisione con chi, povero tra poveri, vive l’estremo disagio del niente o del tutto ormai perduto: la Patria (terra), la Famiglia, la Dignità, il Nome.
Il Suo invito ad essere Chiesa povera, di poveri, piuttosto che per i poveri, ci provoca ad un nuovo stile di vita laddove il Vangelo si fa Vita e la Parola si incarna ogni volta che ci si lascia coinvolgere nell’esperienza dell’incontro.
A noi lampedusani è toccata la caparra di ciò che è scritto profeticamente nel Cuore del Padre, reso esplicitamente nelle parole di Paolo, l’apostolo delle genti (un campione per i suoi tempi, in fatto di migrazione: naufrago più volte, in preda ai terrori del mare, alle arsure del deserto, ai tranelli dei malintenzionati che da sempre sguazzano nei lazzi delle tratte umane), che non poche volte ci hanno sostenuto: “noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi” (Rm 1,15). Questa parola per noi si è fatta sacramento d’incontro di popoli e culture che nel viaggio della vita sono approdati su queste coste.

Santità,lampedusa_accoglie_migranti
questa comunità, ultimo lembo d’Europa e porta prima per il suo ingresso da sud, Le manifesta la vicinanza nella preghiera e la condivisione nella passione per il servizio evangelico all’uomo contemporaneo.
Siamo frontiera senza frontiere, grembo che genera speranza, uomini fragili che vivono il mare con i suoi rischi, ma al contempo, discepoli del Cristo che desiderano testimoniare l’amore e le sue fatiche.
Crediamo, nel solco del compianto vescovo don Tonino Bello e del nostro vescovo don Franco, che “a chi ci mostra il segno del potere occorre mostrare il potere dei segni”. Allora sì, la primavera del mondo, la nostra primavera arriverà, anzi, è già iniziata.

Santità,
questa comunità, mentre Le augura un buon cammino, Le chiede con semplicità di essere accompagnata dalla preghiera del suo cuore, per continuare ad avere il coraggio di “camminare”, “edificare”, “confessare”, nella condivisione fraterna della gioia e del dolore dell’uomo che incontra lungo il suo incedere.
E la invita a farsi pellegrino in questo santuario del creato, dove per migliaia di migranti, senza patria e senza nome, è rinata la speranza del domani nella certezza amica dell’oggi.
Santità il cuore del Mediterraneo La attende.

(P. Stefano Nastasi)
da L’amico del popolo, 26 marzo 2013

22
Feb
13

ORGANIZZARE LA SPERANZA, di Tonino Bello

Sogni e segni. La chiesa dentro la storia

Don Tonino chiede al Signore che la Chiesa non si ponga in atteggiamento di estraneità nei confronti della storia; che spinta dalla passione per Cristo e per l’umanità, «vada alla ricerca degli ultimi», per comunicare loro la prossimità di Dio, con iniziative, scelte anche impopolari, servizi che siano segno della speranza in atto.

Dio scommette su di noiDona coraggio alla tua Chiesa, Signore.
Che vada alla ricerca degli ultimi
ovunque si nascondono sul suo territorio.
Il loro nome è: moltitudine.
I poveri vecchi e nuovi,
i malati, gli esclusi, gli handicappati,
i minori senza istruzione,
gli anziani abbandonati,
chi non conta più nulla,
i ricchi che si sentono vuoti,
gli sfrattati, i disoccupati, i dimessi dal manicomio,
gli ex carcerati, i tossicodipendenti,
coloro che hanno visto
o fatto naufragare la loro famiglia
e ora sono come rottami
sbattuti dalla risacca.

Dona alla tua Chiesa
di condividere la storia del mondo,
di convivere con la complessità.
Chiesa samaritana,
lenisci le piaghe
con l’olio della tua tenerezza.
Mèdicale con l’aceto della tua profezia.
Urla. Rivendica i diritti dei poveri.
Mettiti al loro fianco con gratuità.
Presta ad essi la tua voce.
Non aver paura
di scomodare i benpensanti,
le autorità costituite, l’establishment cittadino.
Saranno costoro i primi a ringraziarti
per questa coscienza critica che promuoverai.
Impegnati nelle molteplici forme di volontariato.
Incoraggia l’obiezione di coscienza.
Stimola il servizio civile.
Crea un osservatorio permanente,
capace di seguire le dinamiche
della povertà e dell’emarginazione
sul territorio.
Promuovi una nuova cultura
della solidarietà
tra pubblica istituzione
e forze del volontariato perché,
al di là di ogni equivoco di concorrenzialità,
si strutturi una organica continuità
di servizi a vantaggio dei poveri!
Non limitarti a sperare.
Ma organizza la speranza!
Signore, dona alla tua Chiesa di ripartire dagli ultimi.
da Dio scommette su di noi. Pregare con don Tonino Bello, Paoline 2013

20
Dic
12

Ciò che Dio vuole da noi (Eb 10,5-10; Lc 1,39-45)

4a Domenica – Tempo di Avvento – Anno C

Siamo ormai vicini al Natale: lasciamoci catturare dalla disponibilità di Cristo, perché Egli possa continuare a ripetere anche nella nostra vita: “Ecco, io vengo, per fare o Dio, la tua volontà”.

Letture: Mi 5,1-4a; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45

Parola di Dio - rupnikIn questa domenica che ci porta al Natale, la Lettera agli Ebrei, un testo per nulla facile e perciò spesso trascurato nei commenti domenicali, ci apre uno spiraglio straordinario su un dialogo misterioso e affascinante. Interpretando autorevolmente il salmo 40, l’autore sacro riporta il dialogo tra il Padre e il Figlio nel momento in cui questi si decide di scendere nel mondo. Il Figlio: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”.

In quel Figlio, venuto con il corpo tra noi per fare la volontà del Padre, possiamo comprendere senza nessuna incertezza cosa vuole Dio da tutti coloro che, nel Figlio, vogliono diventare suoi figli: “né sacrifici, né offerte”, ma la decisione libera e decisa di “fare sua volontà”.

Cosa significa fare la sua volontà?
Tante cose. La parola di Dio di questa domenica ci aiuta a individuare e scegliere quella essenziale: accettare il suo modo di pensare, la sua logica alternativa alla nostra, perché noi amiamo ciò che è grande, potente, imponente. Dio ama Betlemme, perché è piccola e sconosciuta: “E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele”. E’ in questo piccolo borgo che il corpo preparato per il Figlio compare, e non in forma robusta e imponente, ma in quella piccola e fragile di un bambino indifeso. Con il Natale del Figlio, Dio ci ricorda: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Is 55,8). Infatti, niente più e meglio della nascita di Gesù può dimostrarci questa distanza, ma anche farci confessare la difficoltà di accettarla e seguirla.

Accettati i pensieri e le strade di Dio, il secondo passo è offrirgli quello che Egli vuole. Non cose. Ha già tutto e tutto è suo. Ci chiede l’unica cosa che ha accettato di non possedere: la nostra volontà. Ci chiede, come figli liberi, di fare nostra la decisione del Figlio: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”. E’ inutile cercare scappatoie. E’ inutile cercare di cavarsela con offerte di qualsiasi altro tipo. Egli vuole il nostro: “Io vengo per fare la tua volontà e non la mia”.

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Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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