Posts Tagged ‘amicizia

02
Lug
14

Al di là del cielo – Gianni e Luigi, una straordinaria amicizia

Una storia straordinaria di amicizia

Gianni Baini è affetto fin dalla nascita da una forte disabilità, ma ama la vita e l’amicizia, ed è proprio dall’incontro con l’amico Luigi Falco che è nata l’idea di condividere i valori della sua storia personale

 

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Un incontro speciale

Ho conosciuto Gianni diversi anni or sono, forse dodici o tredici, ma non credo abbia molta importanza la data esatta. In una domenica autunnale come tante altre ero nella chiesa di Santa Cecilia alla Pace, una piccola parrocchia del comune aretino di Foiano della Chiana, in attesa che iniziasse la celebrazione eucaristica. Non mancava molto all’arrivo del nostro parroco don Delio, quando intravedo in lontananza la cara amica Giovanna, la catechista amata da tutti i giovanissimi della nostra comunità parrocchiale. Alta, bionda, con il solito sorriso stampato sulle labbra accompagnava un ragazzo su una sedia a rotelle.

«Ciao, Luigi».
«Ciao, Giovanna».
«Ti presento il mio amico Gianni».
«Salve, Gianni. Io sono Luigi».
«Piacere, Gianni».

Gioco di sguardi

Quello che mi colpì, in questo incontro fugace ma intenso, fu la forte stretta di mano e il suo sguardo sicuro nonostante il mio evidente imbarazzo. Probabilmente l’impatto fisico della carrozzina mi aveva intimorito, determinando una sensazione di smarrimento e di impaccio. Mi sentivo a disagio e, con tutta la buona volontà, non riuscivo a trovare argomenti per instaurare un dialogo. Avevo di fronte un disabile adulto ed ero assalito da mille dubbi sul migliore atteggiamento da assumere. La mia mente era avvolta da una fitta nebbia che di lì a poco si sarebbe diradata grazie all’intuito del mio particolare interlocutore. Gianni, infatti, con il suo sesto senso, percependo la situazione riuscì a rompere il ghiaccio e senza indugio alcuno cominciò a farmi delle domande.

Ricordo poco della discussione, ma non potrò mai dimenticare la calma e la serenità con la quale si poneva nei miei riguardi. Durante la messa il mio pensiero tornò più volte su questo particolare incontro. In diverse occasioni ho avuto l’opportunità di rivedere Gianni, ma, come spesso accade, il dialogo era limitato e circoscritto a uno scambio «formale» di opinioni. Abbiamo condiviso alcune piccole esperienze di fede, salvaguardando un buon rapporto, rimasto per anni di tipo epidermico. I nostri brevi incontri, soprattutto nell’ambito parrocchiale, erano caratterizzati da scambi fuggevoli di pareri e battute umoristiche, condite dalla naturalezza che distingue due conoscenti. Lo devo ammettere: non ci frequentavamo, non per motivi particolari, né per pregiudizi, ma per gli impegni, soprattutto miei, lavorativi e familiari, che occupavano importanti spazi temporali e vitali della quotidianità.aini

Una svolta

Tutto cambiò un giorno quando Gianni, assalito da una forte crisi d’identità, mi travolse con una richiesta che mai avrei immaginato di poter accogliere.

«Luigi, ti devo parlare. Ho bisogno di te», mi disse Gianni nel piazzale antistante alla nostra chiesa. «Gianni, cosa ti è successo?» gli chiesi preoccupato. «Sto attraversando un brutto periodo e sento il desiderio di condividere con te quello che provo»

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29
Mag
13

Francesco incontra Francesco. Una chiacchierata tra vecchi amici!

Incontro di mons Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, con Papa Francesco in occasione della visita ad limina dei Vescovi della Sicilia.

01790 20052013

A guardarla è un po’ bruttina quella scatola azzurra che, don Giuseppe Calandra, segretario del nostro arcivescovo, custodisce gelosamente.
Non se ne stacca un momento neanche nell’attimo in cui i fotografi ufficiali dell’incontro scattano la fotografia che per sempre ricorderà, a chi vi è ritratto, questo momento della loro vita.
Prima che si sieda a discutere con gli altri vescovi il Santo Padre riceve dalle mani del nostro arcivescovo quella scatola di legno, squadrata e semplice, che al suo interno accoglie una croce e la scritta “fede, speranza e carità per ricominciare dalle macerie di cui questa croce è simbolo e segno. A Papa Francesco dal cuore del Mediterraneo con affetto”. Francesco incontra Francesco2
È il dono che la comunità ecclesiale di Lampedusa insieme a tutta la chiesa agrigentina ha voluto che, il nostro arcivescovo, portasse al santo Padre.
Una croce realizzata con il legno dei barconi dei migranti che giungono sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore dopo avere attraversato quel mare Mediterraneo che per alcuni è diventato la loro tomba.
“spero la conservi – ci ha detto mons. Montenegro – se non altro ha capito il significato di questo gesto”.

“È stata una chiacchierata tra vecchi amici!”

Francesco incontra Francesco. Una” chiacchierata tra vecchi amici!””

Si può riassumere con queste parole pronunciate da mons. Francesco Montenegro, alla trasmissione Carta Vetrata di Radio diocesana Concordia (guarda il video), il clima dell’incontro tra i vescovi della Sicilia con Papa Francesco.
Suddivisi in due gruppi, Sicilia orientale e Sicilia occidentale, i presuli siciliani si sono recati in Vaticano per la visita ad limina in programma lunedì 20 maggio.
Ma cos’è la visita ad limina? Con l’espressione visita ad limina (ad limina apostolorum) si indica l’incontro che, ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo hanno in Vaticano con il Papa per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di vista religioso, sociale e culturale, quali siano i nodi maggiormente problematici dal punto di vista pastorale e culturale e come interviene la Chiesa “particolare” su questi problemi.
Se il gruppo dei vescovi della Sicilia orientale è stato accolto nel palazzo apostolico diversamente è accaduto per il gruppo dei vescovi della Sicilia occidentale, i quali, come ha raccontato lo stesso mons. Montenegro, sono stati accolti nello studio del Papa nella sua attuale residenza, la Domus Sanctae Marthae.

Un emozionato mons. Montenegro, e chi non lo sarebbe al suo posto, ha raccontato di come Papa Francesco abbia “voluto sapere delle nostre diocesi, ci ha fatto qualche domanda, gli abbiamo presentato le nostre singole realtà religiose, sociali e lui si è dimostrato molto interessato. Assieme a mons. Mogavero (vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, ndr) – ha proseguito mons. Montenegro – abbiamo parlato della situazione dell’immigrazione e il santo Padre è rimasto molto colpito dalle notizie che gli abbiamo comunicato”.

Marilisa Della Monica, in  L’amico del Popolo, 27 maggio 2013

21
Feb
13

1. L’amico importuno – parabole per bambini

GESU’ INSEGNA A PREGARE

Questa prima tappa può essere utile per in­contri sul tema della preghiera. Vengono suggerite indicazioni sul Padre nostro e sulla parabola dell’amico importuno. Del Padre nostro viene messa in evidenza la rivelazione di Dio come Padre e nella parabola, la scoperta di Dio come amico.

L’Itinerario è costituito da:

– una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

– una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
L’amico importuno

2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

L’amico importuno (Lc 11,1-9)

Nel capitolo 11,1-9 Luca presenta Gesù che, dopo aver pregato, risponde alla richiesta dei discepoli: «Signore, insegnaci a pregare». Come risposta, insegna loro il Padre nostro, poi aggiunge la parabola dell’amico importuno. Ci soffermiamo prima sul Padre nostro e poi sulla parabola.

Gesù in preghiera
L’insegnamento di Gesù sulla preghiera scaturisce prima di tutto dalla sua esperienza di preghiera. Molte volte gli evangelisti ci riferi­scono di Gesù che prega:
– va in un luogo solitario a pregare (Mc 1,35; Lc 5,16);
– sale sul monte, in disparte, per pregare (Mt 14,23; Mc 6,46, Lc 6,12);
– ai bambini impone le mani pregando (Mt 19,13);
– prima della sua passione invoca il Padre (Mt 26,36-44; Mc 14,32-39; Lc 22, 41-45; Eb 5,7).

Giovanni, nel capitolo 17, sempre prima della passio­ne, inserisce la grande preghiera di Gesù. Luca oltre ai testi comuni agli altri due sinottici, ne riferisce alcuni pro­pri:
– Gesù prega dopo il battesimo (Lc 3,21);
– prima di domandare ai discepoli: «Chi dicono le folle che io sia?» (Lc 9,18);
– prima della trasfi­gurazione (Lc 9,28-29);
– per Pietro perché la sua fede non venga meno (Lc 22,32).

Queste aggiunte lucane sottolineano l’importanza che l’evangelista attribuisce alla preghiera.

Signore, insegnaci a pregare

Gli ebrei pregavano più volte al giorno. Recitavano lo Shemà: «Ascol­ta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo» (Dt 6,4); pregavano prima dei pasti e scandivano le varie ore del giorno con la preghiera. I maestri insegnavano ai loro discepoli a pregare, cioè a re­citare delle preghiere.

Gesù introduce un modo nuovo di porsi in relazione con Dio che viene rivelato con parabole e insegnamenti vari, ma soprattutto nel Padre nostro.

Il Padre nostro è la preghiera per eccellenza; la Chiesa lo colloca al primo posto nella liturgia e invita ogni cristiano a pregarlo quotidianamente.

Data la sua importanza, lo commentiamo in tutte le sue espressioni.

PADRE. Con ogni probabilità Gesù ha usato il termine aramaico ab­bà, espressione con cui i bambini si rivolgevano ai loro padri. Si po­trebbe tradurre con papà, babbo. Infatti, da Mc 14,36 appare come Gesù usi questo termine nei confronti del Padre. In Gesù noi diventiamo figli e possiamo invocare il Padre allo stesso modo di Gesù, cosa che nessun ebreo avrebbe mai fatto, anche se nel­l’AT a volte Dio viene presentato come Padre.

Anche Paolo in Rom 8,15-16 sottolinea il nostro essere figli di Dio e utilizza il termine abbà riferito a Dio Padre.

Matteo usa la terminologia più ebraica: «Padre nostro, che sei nei cieli» e con essa esplicita la paternità universale (Padre nostro) e il luogo che gli ebrei ritenevano la dimora di Dio (che sei nei cieli).

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME. La prima domanda del Padre nostro è formulata al passivo; non si dice però da chi deve essere santificato il nome di Dio. Questa costruzione grammaticale, presente in tutta la Bibbia, si chiama «passivo teologico» in quanto si sottintende Dio, il cui nome non deve essere nominato.

Non siamo, dunque, noi che dobbiamo santificare il nome di Dio, ma Dio stesso. Ci dobbiamo chiedere però che cosa significhi santifica­re il nome di Dio, cioè la sua persona. Lo possiamo capire leggendo un testo significativo dell’AT: «Io santificherò il mio nome grande… Al­lora le nazioni comprenderanno che io sono JHWH… quando farò ri­splendere la mia santità a vostro favore sotto i loro occhi» (Ez 36,23). La santità di Dio si manifesta quindi nei suoi gesti salvifici a fa­vore degli uomini. La santificazione del nome di Dio è la manifestazio­ne della sua potenza salvifica.

VENGA IL TUO REGNO. Il regno di Dio è regno di giustizia, di amore e di pace. Questa seconda domanda non è altro che l’esplicitazione della prima: l’avvento del regno di Dio è la perfetta santificazione del suo nome.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ. Questa domanda, che manca nella formula di Lu­ca, è riportata soltanto da Matteo. La volontà di Dio è che tutti gli uo­mini siano salvi (1Tm 2,4); è la nostra santificazione (cfr. 1Ts 4,3). Con tale richiesta invochiamo dal Padre il più grande bene per noi.

DACCI, OGNI GIORNO, IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO. L’espressione è leg­germente diversa in Matteo che riporta: «Dacci oggi» invece di «ogni giorno». Luca sottolinea meglio la continuità della richiesta. Il pane che chiediamo a Dio non è soltanto il cibo, ma tutto ciò di cui abbiamo bi­sogno, in modo particolare quanto serve per la nostra salvezza: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4; Lc 4,4).

PERDONACI I NOSTRI PECCATI. Matteo invece del termine peccato usa «debito» in quanto i peccati erano considerati un debito verso Dio. Il peccato è il maggior male, la rovina completa dell’uomo. La remissio­ne dei peccati è, quindi, quanto di più importante possiamo chiedere a Dio.

PERCHÉ ANCHE NOI PERDONIAMO. L’esperienza del perdono di Dio do­vrebbe indurci a perdonare, a nostra volta, coloro che ci hanno offeso. Perdonare i fratelli è anche la condizione per ottenere il perdono del Padre. Non possiamo recitare il Padre nostro con sincerità se non abbiamo il cuore disposto a perdonare. Proprio per questo Gesù ci in­vita a domandare l’aiuto di Dio.

FA’ CHE NON CADIAMO IN TENTAZIONE. La tentazione ci può far cadere in peccato, ma è anche una prova per mostrare la nostra fedeltà a Dio.

Gesù stesso è stato tentato ed è rimasto fedele al Padre appellandosi alla sua parola (cfr. Mt 4,1-10; Lc 4,1-12). Con questa invocazione ci affidiamo anche noi completamente al Padre, sicuri del dono della sua grazia che ci rende capaci di superare ogni prova e ci libera dal male.

La parabola dell’amico importuno

Con questa parabola Gesù continua il suo insegnamento sulla pre­ghiera, esortando a rivolgerci a Dio con fiducia illimitata e in qualsiasi momento e situazione.

L’uomo che va dal suo amico di notte, sapendo di disturbarlo e nono­stante ciò insiste nel chiedere i pani, crede nella sua bontà ed è sicuro di ottenere quanto gli necessita.

La chiave di lettura della parabola ce la dà Gesù stesso con le parole: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» e con quanto segue (cfr. Lc 11,9-13).

Anche se Dio conosce tutto ciò di cui abbiamo bisogno (cfr. Mt 6,8) vuole essere «importunato» dalle nostre preghiere perché cresca la nostra fede nella sua paternità e amicizia. Dio vuole che ci rendiamo conto che tutto viene da lui e quando ci sembra di non essere esauditi, la preghiera ci aiuta a credere nel piano di Dio per noi che supera le nostre umane vedute, e a sentire la sua presenza accanto a noi nella vita.

Video:  L'amico importuno

>>> vai al testo completo

E’ un progetto paoline.it

Le altre parabole:

>>> Il giudice e la vedova

>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato
>>> Il ricco stolto e i suoi beni

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

19
Feb
13

2. Il giudice e la vedova – parabole per bambini

GESU’ INSEGNA A PREGARE

L’insegnamento sulla preghiera è fondamentale per Gesù. Con questa parabola della vedova, che con la sua insistenza ottiene giustizia da un giudice disonesto, Gesù invita a pregare anche quando si ha l’impres­sione di non essere ascoltati.

L’Itinerario è costituito da:

– una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

– una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il giudice e la vedova

2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il giudice e la vedova (Lc 12,13-31)

Questa parabola è propria di Luca, che la inserisce dopo i detti sulla «parusia». Essa è simile a quella dell’amico importuno.
La frase introduttiva: «Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre
senza stancarsi», ne dà la chiave interpretativa.

La parabola ha due protagonisti: un giudice e una vedova.

Il giudice. Il compito del giudice è di fare giustizia, prendere in consi­derazione e dirimere le cause di tutti: ricchi e poveri, persone altoloca­te e gente insignificante (cfr. Es 23,6-8; Dt 25,1; Is 1,17; 5,23; Ez 44,24). Ma il giudice di questa parabola viene definito come uomo senza timore di Dio, senza riguardo per nessuno e disonesto. Come potrebbe aiutare una povera vedova?

La vedova. Nel mondo biblico la vedova apparteneva alla categoria del­le persone più povere che non contavano nulla. Infatti, la donna, se­condo lo schema culturale del tempo, non poteva lavorare ed era di­pendente in tutto, prima dal padre e poi dal marito. Quando rimaneva vedova veniva a trovarsi priva di sostentamento e di protezione.

Dio si dichiara protettore della vedova e domanderà conto del com­portamento verso di lei: «Non maltratterai la vedova e l’orfano: se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido… (cfr. Es 22,21-23; Dt 10,18; Dt 24,19-22; 27,19; Pr 15,25; Is 1,17.23; 10,1-2; Ger 5,28; 7,6; 22,23; Ez 22,7; Zac 7,10; Mal 3,5).

Nella parabola di Luca, il giudice non dà alcuna importanza alla vedo­va che si rivolge a lui per ottenere giustizia contro il suo avversario. La vedova, però, non si dà per vinta e insiste nella sua richiesta importu­nando il giudice fino a quando non decide di risolvere il suo caso.

Dio fa giustizia ai suoi figli

Dobbiamo essere attenti a non interpretare la parabola come un’allegoria: Dio non può essere paragonato a un giudice ingiusto. La figura del giudi­ce della parabola, casomai impersona l’atteggiamento opposto a quello che Dio ha nei nostri confronti.

Gesù vuole insegnare che bisogna pregare con insistenza e perseveranza.

Video: Il giudice e la vedova

>>> Vai al testo completo

E’ un progetto paoline.it

Le altre parabole:
>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato
>>> Il ricco stolto e i suoi beni

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

15
Feb
13

Il paese dei pozzi. Alla scoperta dei valori della vita

Itinerario sui valori per ragazzi e adolescenti

Il video-racconto per ragazzi, Il paese dei pozzi, fa emergere il dualismo tra il vivere in superficie o in profondità e invita a una scelta tra essere o avere. Varie le proposte per un utilizzo in ambito catechistico o scolastico.

Video-racconto: Il paese dei pozzi

NOTE INTRODUTTIVE
Il racconto
Cosa suscita il racconto

PROPOSTE PER L’UTILIZZAZIONE
1. Dall’emozione all’analisi
2. Dal racconto alla vita
3. Costruire una scala di valori
4. Celebrare il dono dell’acqua viva
5. Il significato dell’acqua nella Bibbia


Note introduttive

Il paese dei pozzi è un racconto che si prefigge l’educazione dei ragazzi ai valori, valorizzando la forma narrativa, che ha il potere di veicolare la realtà con una ricchezza espressiva e una forza evocativa particolarmente stimolante.

La storia fa emergere il dualismo tra il vivere in superficie o in profondità, privilegiando i valori relativi al consumismo o quelli relativi all’esistenza e invita a una scelta tra essere o avere.

Il racconto

In un angolo di questo mondo esiste un paese abitato soltanto da pozzi, di diversa forma e grandezza, sparsi su un terreno arido, che consumano il tempo in chiacchiere e nella cura della loro parte visibile. A volte avvertono un senso di vuoto che cercano di riempire in vari modi, soprattutto con oggetti di ogni tipo, ma i pozzi non sono felici.
Un giorno, uno di essi, mentre ammassa nel suo fondo tutti gli oggetti acquistati al supermercato, avverte la presenza di qualcosa che lo induce a cercare in profondità.
Lì, scopre un elemento vivificante che produce in lui sensazioni nuove: l’acqua.
La scoperta suscita tra i pozzi reazioni diverse: alcuni la ritengono un’illusione, altri invece si avventurano nella ricerca.
07_paese_pozzi_valori_ragazzi_paoline_2013I pozzi che hanno il coraggio di liberarsi dalle proprie cose per fare spazio all’acqua, scoprono la gioia di essere se stessi e un nuovo modo di porsi in relazione agli altri.
Insieme cercano la sorgente da cui proviene l’acqua e si rendono conto che essa ha origine dalla grande montagna che da sempre domina il paese, ma della cui presenza non si erano mai accorti.
I pozzi ritrovano nell’acqua il senso della loro esistenza; essa li unisce tra loro in profondità e li rende capaci di donare. Insieme con loro tutto il paese si rinnova rivestendosi di verde e di fiori variopinti.

Cosa suscita il racconto
Il racconto, di natura fantastica, permette il riferimento analogico alla realtà in cui viviamo.

Molto facilmente, infatti, i ragazzi si identificheranno per quel gruppo di pozzi che ha il coraggio di andare controcorrente e di cercare la sostanza preziosa che dai più è ritenuta inutile, ma che alla fine si rivela come sorgente di vita.
Questa favorisce:
– il ritrovamento dell’identità del pozzo;
– la comunione con gli altri in profondità;
– l’esperienza di gruppo;
– la trasformazione dell’ambiente circostante.

Le immagini
04_paese_pozzi_valori_ragazzi_paoline_2013Le immagini riproducono i disegni animati del pittore Felix Lopez.
Ogni pozzo viene caratterizzato con volto umano, che assume varie espressioni, ed è dotato di mani per compiere azioni. Le linee caricaturali che tratteggiano gli occhi, il naso e la bocca dei pozzi, ci fanno partecipi dei loro stati d’animo.

La colonna sonora
Il testo del racconto è interpretato con vivacità e proprietà da Pierpaolo Cuna.

La musica è costituita da tre brani di autori diversi.
La canzone di Maria Lacquaniti: Nel paese dei pozzi ripropone il racconto in un linguaggio diverso. Discussa, imparata, cantata, la canzone può costituire un momento di sintesi delle esperienze che il gruppo fa con il video e un ricordo piacevole del suo messaggio…

>>> Vai ai testi completi


11
Dic
12

Il sole dentro – cinema

Ispirato a una storia vera, Il sole dentro si snoda nell’intreccio di due viaggi della speranza, intessuti di sofferenze e di valori: quello di Yaguine e Fodè, dalla Guinea all’Europa per un appello a nome di tutti i bambini d’Africa, e quello inverso di Tabho e Rocco, dall’Italia al villaggio di N’Dola, nella ricerca di una vita migliore.

Trailer del film

Il Film
Il film prende spunto da una storia vera, quella di Yaguine e Fodè, due adolescenti guineani che nel 1999, a nome di tutti i bambini africani, scrivono una lettera indirizzata “Alle loro Eccellenze i membri e responsabili dell’Europa“. Nella lettera i due ragazzi chiedono aiuto per avere cibo, istruzione e assistenza, "… come i vostri figli che voi amate come la vita…". Per portare a destinazione il messaggio si nascondono nel vano del carrello di un aereo diretto a Bruxelles. La loro straordinaria avventura finirà tragicamente: all’atterraggio saranno ritrovati assiderati. Parallelamente a questa storia corre quella di Thabo e Rocco, uno africano l’altro italiano, due ragazzi che vivono a Bari e sono vittime della tratta dei baby calciatori. Un giorno decidono di fuggire per prendere le distanze da un mondo apparentemente dorato, ma in realtà pieno di contraddizioni e sfruttamento. La loro meta sarà N’Dola, un villaggio africano nel Sud del mondo, dove Thabo è nato. Tra insidie e difficoltà i ragazzi vivranno esperienze singolari. Nel villaggio troveranno un campo di calcio dedicato proprio a Yaguine e Fodè e un singolare mister che tutti chiamano ‘pasta e fagioli’.

Per riflettere dopo aver visto il film
Per non perdere la memoria del gesto coraggioso di Yaguine e Fodè, il regista Paolo Bianchini, ambasciatore Unicef, racconta due storie legate ai sentieri delle scarpe tracciati nel corso degli anni dai piedi di migliaia di persone in fuga dalle guerre e dalle carestie. Viaggi simboli, compiuti nella solidarietà e nell’amicizia, che si snodano tramite percorsi geografici opposti con la speranza di andare verso una terra più accogliente. La caratteristica de Il sole dentro è la capacità di veicolare messaggi e valori utilizzando un linguaggio semplice e diretto. Attraverso un approccio semplice e lineare gli elementi narrativi portano lo spettatore a condividere i temi proposti dal regista come una richiesta di aiuto in favore dell’Africa in cui le difficoltà economiche privano i piccoli di un futuro migliore. Per la forza dell’universalità degli argomenti trattati e degli spunti di riflessione, il film è stato riconosciuto di interesse culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Una possibile lettura
Due racconti. Due viaggi alla ricerca di una vita migliore. Il sole dentro, composto di spaccati di storie parallele, si presenta come un progetto di solidarietà che mira a conservare il ricordo di Yaguine e Fodè che sacrificarono la loro vita per la speranza di molti….

>>> vai al testo completo

02
Nov
12

Essere dentro e non soltanto “non lontani” (Mc 12,28b-34)

31a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

In che cosa consiste, concretamente, vivere il comandamento dell’amore? Nel linguaggio evangelico, amare comporta tre impegni molto concreti: dare amore gratuito, dare e ricevere amicizia, dare amore gratuito.

LETTURE: Dt 6,2-6; Sal 17; Eb 7,23-28; Mc 12,28b-34

“Non sei lontano dal regno di Dio”, dice Gesù allo scriba che sciorina la sua conoscenza della Bibbia. Se Gesù chiedesse a noi qual è il comandamento che riassume tutto il suo Vangelo, noi sapremmo rispondere senza incertezze: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Cfr. Gv 13,34), anche perché la risposta ci è stata facilitata, dal momento che i due comandamenti sono stati riassunti in uno soltanto, come precisa l’evangelista Giovanni: “Se uno dice: Io amo Dio, e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E’ questo il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1 Gv20-21).
Alla nostra risposta esatta, Gesù direbbe anche a noi: “Non siete lontani dal regno di Dio”. E va bene. Ma ci basta non essere lontani dal regno di Dio? Ovviamente no. Ciò che conta è stare dentro. E per essere “dentro” non basta conoscere il comandamento. Bisogna praticarlo.

Non fermiamoci allora a riconfermare l’importanza fondamentale del comandamento di Gesù, ma stimoliamoci ad approfondire in cosa consiste, concretamente, vivere il comandamento dell’amore. E’ un approfondimento necessario perché “amare” nel vocabolario italiano dice tutto con il rischio di non dire niente, tant’è vero che non di rado il comandamento è stato ridotto al “fare elemosina”, oppure a melensaggini e sorrisetti.

Nel linguaggio evangelico, amare comporta tre impegni molto concreti.

Primo: dare amore gratuito.
Essere persone amabili, buone, belle, accoglienti; persone che è un piacere incontrare e avere vicino, perché ti rallegrano la giornata e la vita; perché sono sempre pronte a donarti un sorriso, una parola di incoraggiamento e di speranza. Persone che ringrazi Dio perché semplicemente esistono, perché sono come la luce del sole al mattino, come i fiori sui prati, come le rondini a primavera, che se non ci fossero si finirebbe nella depressione. Non c’è chi non capisca che impegnarsi a essere persone così è molto più difficile del fare l’elemosina, anche in grosse cifre, perché l’elemosina impegna il portafoglio, non la persona e la sua vita. Amiamo gli altri quando offriamo loro il meglio di noi stessi, evitando loro tutto ciò che può disturbarli, infastidirli, rattristarli, angosciarli. Non pensiamo a chissà quali grandi manovre. Spesso basta non scaraventare su di loro i lamenti sui nostri acciacchi, le nostre recriminazioni, le nostre lune…

Questo amore gratuito è quello che Dio dona a noi, offrendoci la bellezza del creato, la sua bontà, la sua misericordia e il suo perdono.

Secondo: dare e ricevere amicizia.Amare significa essere persone capaci di dare e ricevere amicizia, cioè offrire la possibilità di instaurare con noi rapporti autentici di onestà, di generosità, di lealtà, di discrezione, di fedeltà, di serenità….
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Festa dell’accoglienza: il granello di senape

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Compagnia dei Globuli Rossi: SCHIENE A DISPOSIZIONE DI DIO: - "Portate i pesi gli uni degli altri" (Fil 2,4) - “Va' e anche tu fa' lo stesso”. (Lc 10,37)

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