Posts Tagged ‘amore

04
Set
14

Amore coraggioso e vicendevole

23a Domenica – Tempo Ordinario – Anno A

Due stimoli ci vengono dalla liturgia di questa domenica: la correzione fraterna, che ci sprona a essere responsabili gli uni degli altri a partire dai nostri “prossimi”; l’amore vicendevole, che ci rende testimoni credibili dell’amore predicato agli altri e praticato verso gli altri.

Letture: Ez 33,7-9; Sal 94; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20

ImmagineQuesta domenica, che praticamente chiude il periodo delle ferie estive, riportando tutti nel ritmo della vita normale, trova nella parola di Dio due stimoli straordinari per una ripartenza spiritualmente  e umanamente forte in tutti gli ambiti della vita: se stessi, rapporti interpersonali, famiglia, lavoro, amicizie, parrocchia.

Il primo stimolo: la correzione fraterna
Dice il Signore: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo”. E’ la correzione fraterna: la forma più alta e più difficile di carità, perché non comporta di rinunciare a cose, ma all’orgoglio, al timore di essere respinti e umiliati, alla paura di perdere un’amicizia. Gesù ha presente questa difficoltà, infatti non indica una soluzione immediata, ma un percorso (“Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità”), che può anche concludersi con un nulla di fatto amaro e deludente: “e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”.

La difficoltà, però, non esime dall’impegno, perché il Signore vuole che siamo responsabili gli uni degli altri, come rivela il profeta Ezechiele: “Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te».
Questa forma di carità è particolarmente difficile, perché, oltre al fatto che a nessuno piace sentirsi dire di stare sbagliando, essa va esercitata verso persone che ci sono vicine, che vivono con noi gomito a gomito: familiari, parenti, colleghi di lavoro, coinquilini, componenti del nostro gruppo o della nostra comunità parrocchiale. Però, è proprio tra i nostri “prossimi” che questa carità è necessaria. Con loro infatti è vitale  più che mai essere il custode del proprio fratello, e quindi il dovere di sentirsi sentinelle…

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02
Set
14

Amo la vita. Incondizionatamente!

«Prima di cercare il senso della vita,
ama la vita.
Se ami la vita diventi vivo».

Fëdor Dostoevskij

20140810_191537Amare è certamente il modo migliore per capire.
Tanto è vero che comprendiamo davvero
solo ciò che abbiamo imparato ad amare.
Lo stesso avviene per la vita:
non dobbiamo cercare tanto di capirla
quanto di amarla.
Incondizionatamente.
È così che prima o poi
troveremo un senso per ogni cosa
e scopriremo che tutte le cose
sono collegate fra di loro,
le gioie come i dolori, le fortune come le sventure.
Rilke aveva questi propositi,
un po’ misteriosi e molto veri:
«Sforzatevi di amare i vostri interrogativi
per quel che sono.
Forse, senza neanche rendervene conto,
un giorno finirete per entrare nelle risposte… ».

François Garagnon, Terapia per l’anima, Paoline

21
Mag
14

Cristiani esodati? (Gv 14,15-21)

6a Domenica di Pasqua – Tempo di Pasqua – Anno A

Non è sufficiente partecipare a iniziative benefiche del momento, per poter dire di amare come Gesù: egli ha dato la vita, affinché coloro che credono in Lui possano svegliare le coscienze ed essere l’anima del mondo

Letture: At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

lavanda_liturgia_14“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”, afferma Gesù. Le sue parole ci ricordano prima di tutto che non si può essere suoi discepoli a parole, ma soltanto a fatti, perché: “Non chi dice: Signore, Signore…” (Mt 7,21). Ricordarlo ci fa bene in una società dove le parole fioccano, ma i fatti scarseggiano. Si pensi a tutte le intemerate contro la corruzione, contro il distacco della politica dalla vita, contro la mostruosa inefficienza della burocrazia… e i fatti che ne sono scaturiti.

Queste parole, però, ci pongono anche un altro problema molto serio: serve ancora accogliere i comandamenti di Gesù – e di conseguenza: servono ancora i cristiani – in una società che ormai sembra averli metabolizzati? Sappiamo infatti che i comandamenti di Gesù si riducono, per sua espressa volontà, in uno soltanto: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”(Gv 15,17). Bene! Mai come oggi sono numerose le associazioni che si preoccupano degli altri: telefono azzurro e rosa, medici senza frontiere, associazioni contro la fame nel mondo, contro lo sfruttamento dei bambini, contro la pena di morte e la tortura, contro il cancro e le malattie genetiche. Si pensi alle martellanti iniziative della tivù per raccogliere fondi per le categorie più deboli e disagiate. Si pensi alle partite del cuore che calciatori, cantanti, attori organizzano con grande clamore e seguito di pubblico.esodato, diAntonietta Cordaro (ME) Occorrono ancora uomini e donne che si riferiscono a Gesù, oppure basta entrare nella scia di queste organizzazioni benefiche, che con un SMS o uno squillo del telefono fisso permettono di amare gli altri senza tante complicazioni?

Queste manifestazioni vanno guardate con simpatia, incoraggiate e appoggiate, ma il comandamento di Gesù è un’altra cosa, perché non si ferma a un generico invito ad amarsi, ma ad amare come egli ci ha amato: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12). Gesù non ha amato per scopi pubblicitari, non ha amato tirando fuori qualche spicciolo dal portafoglio, non ha amato i poveri che in quel periodo andavano per la maggiore (gli anziani, o i malati di AIDS, o i diversamente abili, o gli extracomunitari, o malati di SLA…). Ha amato sempre. Ha amato tutti. Ha amato dando se stesso.

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20
Mag
14

GESÙ rimane in CHI lo AMA – VI Domenica di Pasqua

Itinerario figurativo – Ciclo di Quaresima-Pasqua Anno A

 

In procinto di lasciare i suoi, Gesù annuncia il dono dello Spirito, che li accompagnerà nel cammino di fede e di unione sempre più profonda con il Padre e con il Figlio, nella verità e nell’amore

ip_gesu_rimane_amore_pasqua_immagine_parola_paoline_2014

La guida spiega i vari momenti della preghiera seguendo le indicazioni dell’introduzione.Si esegue un canto iniziale intonato al clima proprio della Pasqua, poi si proiettano le slides o si consegna l’immagine.

Guarda

Condivisione delle proprie risonanze dopo aver guardato l’immagine

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video-preghiera audio-preghiera

TU, AMORE, mia vita…
Amore, che mi formasti
a immagine dell’Iddio che non ha volto,
Amore che sì teneramente
mi ricomponesti dopo la rovina,
Amore ecco mi arrendo:
sarò il tuo splendore eterno. (continua)


Ascolta

Se uno mi ama, osserva la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate,osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Da: L’acqua che io vi darò, di Luigi Pozzoli

Noi diamo importanza alla casa come edificio, e la vogliamo bella e accogliente. Ma se la persona che fisicamente vive con te in quella casa è come se fosse “fuori” con i suoi pensieri, il suo affetto, le sue speranze, che casa è mai quella che tu abiti?… (continua)


Immagina

Si riproietta il power point o si riprende l’immagine iniziale. La guida invita a considerare alcuni dettagli, cui l’autrice ha collegato un particolare significato simbolico:

Qui abbiamo un’immagine che si riferisce a uno degli ultime discorsi di Gesù, prima della sua morte, ma che la Chiesa ci fa leggere nella luce del contesto post- pasquale, quindi dopo la sua risurrezione e prima dell’Ascensione.

Il gesto benedicente
Il personaggio di destra
Il personaggio di sinistra
La scatolina
La porta
La lampada e il quadretto
(continua)

Scarica la preghiera in PDF »

Dona

Come impegno conclusivo, a partire da quanto pregato, ognuno ricava un messaggio con cui preparare un biglietto di augurio… (continua)

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09
Feb
14

Essere PERLE da produrre e far crescere

L’ Ostrica e la Perla

“…Un’ ostrica che non sia stata ferita non produce perle”


perla-1

Le Perle sono prodotto del dolore;
risultato dell’entrata di una sostanza
estranea o indesiderabile nel interno dell’ ostrica,
come un parassito o un granello di sabbia.

Nella parte interna della conchiglia
c’è una sostanza brillante detta MADREPERLA.
Quando un granello di sabbia penetra,
le cellule della MADREPERLA
cominciano a lavorare e ricoprono il granello
con strati e più strati,
per proteggere il corpo indifeso dell’ Ostrica.
E così si va formando una bella perla.
Una Ostrica che non è mai stata ferita,
in un modo o in un altro,
non produce perle,
perché le perle sono ferite cicatrizzate…

perla-3Ti sei sentito ferito
perché ingannato o rifiutato
da qualcuno che tu amavi davvero….?

Ti sei sentito ferito
da parole crudeli o dure di qualcuno?

Sei stato accusato
di aver detto cose che tu non avevi detto?

Le tue idee
sono state respinte o interpretate male?

Hai sofferto
per i duri colpi del pregiudizio?

Sei stato ripagato con l’indifferenza?

ALLORA, PRODUCI UNA PERLA!!!

Copri le tue ferite con vari strati di amore.
Purtroppo, sono poche le persone
che si preoccupano di fare questo.
La maggior parte impara solo a coltivare risentimenti,
lasciando le ferite aperte,
alimentandole con diversi tipi di sentimenti meschini
e pensando solo in quello che è successo
o nella persona che ti ha lasciato o ti ha ferito
e, quindi, non permettendo che cicatrizzino.

Così, in pratica, quello che vediamo
sono molte “Ostriche Vuote”,
non perché non siano state ferite,
ma, perché non sanno perdonare, comprendere,
lasciar andare il passato e trasformare il dolore in amore.

perla-2

Un sorriso, uno sguardo, un gesto,
il più delle volte, parla più di mille parole…

(Anonimo)

 


Non dobbiamo avere paura di produrre PERLE!

Non lasciamo svuotar il nostro cuore, il nostro essere
divenendo “ostriche vuote”

04
Feb
14

SAN VALENTINO: Il Sì dell’amore La forza di un’emozione

L’amore è l’emozione più intensa e impegnativa, perché è travolgente, comporta rischi, ma chi sa affrontare la sfida del quotidiano, accettando che non tutto sia perfetto, entra nella gioia del “Sì” per sempre, dove due individui diventano un unico “noi”

z_amore_san_valentino_paoline_2014

L’amore non fa distinzioni…, l’amore “tocca” tutti!

Classe sociale, grado di istruzione, razza, credo, età… 

Penetra nel profondo più di qualunque altro sentimento, arricchendo i nostri sensi e riempiendo di luce i nostri giorni. Anima e razionalità ne vengono travolti in un vortice di emozioni, lasciandoci potenti e vulnerabili allo stesso tempo.

Non è sempre facile maneggiarlo… Fiumi di inchiostro sono stati spesi su questo sentimento.Bacio - Brancusi

Dall’ “io” al “noi” 

Tra le emozioni l’amore è la più impegnativa e intensa, carica di aspettative proprio per ciò che rappresenta: il concretizzarsi di un sogno, un passaggio dall’”io” al “noi”, l’impegno di una nuova vita in cui due esseri unici si incontrano e cercano di tracciare insieme un progetto futuro, possibilmente senza perdere di vista se stessi…
Decisamente difficile. Agli occhi di un marziano potrebbe sembrare assurdo, l’inspiegabile desiderio di due esseri umani di vivere insieme una vita tra sacrifici personali e forzature. Ma lo "stare insieme", il “fidanzamento" per dirlo con termine ormai tramontato nel linguaggio delle nuove generazioni, è un periodo unico della vita. E’ in realtà il naturale percorso dell’uomo, dettato dalle leggi di Dio e della natura: costruire una famiglia nell’amore, la gioia del “SI” per sempre.

Cos’è l’amore?

L’amore spesso arriva dopo lunghe e tormentate attese, e quando finalmente si rivela, lasciandoci sospesi nel timore di danneggiarlo facendo la cosa sbagliata, lo riponiamo in ventina come un oggetto delicato e fragile per evitare di veder sfumare aspettative e promesse. Ma meglio vivere e rischiare, che portare avanti qualcosa di "non vissuto".
E, lungo il cammino, si può sempre aggiustare il "tiro", facendosi aiutare da figure adeguate.
L’amore vuole essere vissuto…, e forse, come in tutte le cose della vita, è solo assumendosi il rischio di "vivere il quotidiano" e accettando che non tutto sia perfetto, che si creano delle buone fondamenta…

San Valentino

Una festa per l’amore…

Essere innamorati e corrisposti rende l’amore "perfetto". E quale modo migliore per vivere questa passione se non festeggiando e manifestando l’amore stesso per l’altro?

Il giorno di San Valentino risponde a questa "umana" esigenza.

Il 14 febbraio infatti gli innamorati possono uscire allo scoperto, amarsi, festeggiarsi.

La festa ha le sue origini in una rito pagano per la  fertilità. Viene man mano sostituita nel tempo con una festività religiosa voluta nel 496 da Papa Gelasio I, dal nome dal martire cristiano San Valentino da Terni.

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16
Set
13

La gioia di Dio è perdonare! di Papa Francesco

Le tre parabole della misericordia, Lc 15,1-32

Solo l’amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia.
Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio! Gesù è tutto misericordia.

prodigal-798893Il capitolo 15 del Vangelo di Luca, contiene le tre parabole della misericordia: quella della pecora smarrita, quella della moneta perduta, e poi la più lunga di tutte le parabole, tipica di san Luca, quella del padre e dei due figli, il figlio “prodigo” e il figlio, che si crede “giusto”, che si crede santo. Tutte e tre queste parabole parlano della gioia di Dio.

Dio è gioioso. Interessante questo: Dio è gioioso! E qual è la gioia di Dio?
La gioia di Dio è perdonare, la gioia di Dio è perdonare!
E’ la gioia di un pastore che ritrova la sua pecorella;
la gioia di una donna che ritrova la sua moneta;
è la gioia di un padre che riaccoglie a casa il figlio che si era perduto, era come morto ed è tornato in vita, è tornato a casa.
Qui c’è tutto il Vangelo!
Qui! Qui c’è tutto il Vangelo, c’è tutto il Cristianesimo!
Ma guardate che non è sentimento, non è “buonismo”!
Al contrario, la misericordia è la vera forza che può salvare l’uomo e il mondo dal “cancro” che è il peccato, il male morale, il male spirituale.
Solo l’amore riempie i vuoti,
le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia.
Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio!

Gesù è tutto misericordia,
Gesù è tutto amore: è Dio fatto uomo.
Ognuno di noi, ognuno di noi, è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto.
Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai.
E’ un padre paziente, ci aspetta sempre! 
Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele.
E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore.
E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna.
E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono.

Il pericolo qual è?
E’ che noi presumiamo di essere giusti, e giudichiamo gli altri. Giudichiamo anche Dio, perché pensiamo che dovrebbe castigare i peccatori, condannarli a morte, invece di perdonare. Allora sì che rischiamo di rimanere fuori dalla casa del Padre! Come quel fratello maggiore della parabola, che invece di essere contento perché suo fratello è tornato, si arrabbia con il padre che lo ha accolto e fa festa.
Se nel nostro cuore non c’è la misericordia, la gioia del perdono, non siamo in comunione con Dio, anche se osserviamo tutti i precetti, perché è l’amore che salva, non la sola pratica dei precetti.
E’ l’amore per Dio e per il prossimo che dà compimento a tutti i comandamenti.
E questo è l’amore di Dio, la sua gioia: perdonare.
Ci aspetta sempre! Forse qualcuno nel suo cuore ha qualcosa di pesante:
“Ma, ho fatto questo, ho fatto quello …”.
Lui ti aspetta! Lui è padre: sempre ci aspetta!

Se noi viviamo secondo la legge “occhio per occhio, dente per dente”, mai usciamo dalla spirale del male. Il Maligno è furbo, e ci illude che con la nostra giustizia umana possiamo salvarci e salvare il mondo.
In realtà, solo la giustizia di Dio ci può salvare!
E la giustizia di Dio si è rivelata nella Croce: la Croce è il giudizio di Dio su tutti noi e su questo mondo.

Ma come ci giudica Dio?
Dando la vita per noi! Ecco l’atto supremo di giustizia che ha sconfitto una volta per tutte il Principe di questo mondo; e questo atto supremo di giustizia è proprio anche l’atto supremo di misericordia.
Gesù ci chiama tutti a seguire questa strada:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).
Io vi chiedo una cosa, adesso. In silenzio, tutti, pensiamo… ognuno pensi ad una persona con la quale non stiamo bene, con la quale ci siamo arrabbiati, alla quale non vogliamo bene.
Pensiamo a quella persona e in silenzio, in questo momento, preghiamo per questa persona e diventiamo misericordiosi con questa persona. [silenzio di preghiera].

Invochiamo ora l’intercessione di Maria, Madre della Misericordia.

Papa Francesco, da  Angelus del 15 settembre 2013




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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