Posts Tagged ‘annuncio

06
Feb
14

Tutto per il Vangelo

apostoli e apostole protagonisti autentici ed efficaci dell’ANNUNCIo

«Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole; andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali!» Papa Francesco ai giovani (28 aprile 2013).

Don Alberione continuerebbe a ripetere anche oggi:

«Nessuna più grande ricchezza si può dare a questo mondo se non Gesù Cristo. Il mondo ha bisogno di Gesù Cristo Via, Verità e Vita».

Dal 5 febbraio, 50° anniversario della morte di Maestra Tecla, cofondatrice delle Figlie di San Paolo, è online il sito www.tuttoperilvangelo.it, realizzato dalle Paoline della Provincia italiana, con l’obiettivo di far conoscere la vocazione paolina ai nostri contemporanei, in particolare alle nuove generazioni, e di suscitare in loro il desiderio di accostarsi al carisma paolino e di comunicare Cristo nell’era digitale.

 

Io, giovane studentessa di scienze della comunicazione, ho conosciuto le Figlie di San Paolo in un laboratorio radiofonico. Ma allora è possibile?! Mi sono chiesta… È possibile mettere la propria competenza, creatività, entusiasmo a servizio del Vangelo, di un Dio che pervade, me lo sentivo, tutte le realtà della vita, anche la cultura, il mio tempo di svago sui social networks. È possibile una società diversa dove il fine e il senso non sta nel potere o nel denaro ma che vuole e cerca di volare alto. Questo mi ha attratto: suore adulte, che ho scoperto a poco a poco profondamente radicate nella Scrittura e nell’adorazione, in grado di parlare i linguaggi di tutte le età e di tutte le nazioni per essere a SERVIZIO di Gesù e dell’uomo.

Suor Veronica, 30 anni, Palermo

Veronica si è messa in gioco, e TU giovane?

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È un’occasione preziosa per condividere, riflettere, pregare, interrogarsi sul senso della propria vita e sul futuro con Dio, sicuri che con Gesù vicino «avremo la gioia nel cuore, e un sorriso sulle labbra» (papa Francesco).

09
Mag
13

Nel Tempio per la strada (Lc 24, 46-53)

Ascensione del Signore – Tempo di Pasqua – Anno C

La solennità dell’Ascensione ci invita a recuperare il dinamismo della Chiesa delle origini: stare sempre nel Tempio e andare per le strade.

Letture: Atti 1, 1-11; Sal 46; Eb 9,24-28; 10,19-23; Lc 24, 46-53

Una nube (segno della presenza di Dio) sottrae agli occhi dei discepoli Gesù, che ha appena promesso loro la forza dello Spirito Santo per essere suoi “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”. Rimasti in adorazione, vengono stimolati da due uomini in bianche vesti a smettere di guardare in cielo. Allora tornano “Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

La grande gioia con cui i discepoli tornano a Gerusalemme indica che avevano capito, per lo meno intuito che il distacco di Gesù non era un abbandono, ma la condizione per rimanere accanto a loro. Infatti, se non fosse salito il cielo, Gesù non avrebbe potuto accompagnarli sulle strade del mondo per predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, perché, impigliato nel tempo e nello spazio, sarebbe stato soltanto un bel ricordo. Adesso, invece, Gesù potrà essere vicino ai suoi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Tornati a Gerusalemme, i discepoli “stavano sempre nel tempio lodando Dio” per attendere di essere “battezzati in Spirito Santo” e di essere rivestiti “di potenza dall’alto”, come accadrà nel giorno di Pentecoste. Subito dopo, essi sciamarono sulle strade del mondo per essere testimoni “a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”, per preparare il suo ritorno.

Noi cristiani di oggi dobbiamo urgentemente rientrare in questo dinamismo: stare sempre nel tempio, e andare per le strade.
Stare nel tempio,
per essere rivestiti di potenza dall’alto, per rifornirci del dono dello Spirito senza il quale non possiamo mantenere, “senza vacillare la professione della nostra speranza”. Sarebbe bello rimanere sempre nel tempio, con gli occhi fissi verso il cielo in adorazione di Gesù che si stacca dalla terra, lontani dalle contraddizioni, dalle pesantezze e anche dalle brutture della nostra vita quotidiana. Sarebbe bello, ma sbagliato, come purtroppo dimostra la situazione del nostro essere cristiani oggi, caratterizzata dalla consapevolezza molto debole e quasi inesistente di dovere andare per predicare a tutti i popoli le conversione e il perdono dei peccati.

Sempre pronti a uscire per le strade del mondo, per rimediare a questa situazione, che ormai da decenni papi, vescovi, documenti a non finire ci esortano a superare, tornando all’evangelizzazione, alla missionarietà, cioè a portare la Parola a incontrare “i popoli”sulle strade degli uomini.

In questi giorni papa Francesco sta rinnovando alla sua maniera l’invito, esortando auscire nelle periferie dove c’è sofferenza, sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni”.  Però anche questo invito rischia di essere assorbito da una mentalità ormai secolare, secondo la quale sono i vescovi, aiutati dai preti e dai religiosi, a dover uscire e andare a predicare. Non i cristiani laici. Per questi non c’è altro impegno che andare nel tempio nei giorni dovuti per pregare e ascoltare, al fine di mantenere la fede.  
La fiammata di Spirito Santo del Concilio che aveva fatto riscoprire alla Chiesa il suo essere popolo di Dio, dove tutti sono impegnati a evangelizzare, è andata via via esaurendosi. E’ necessario riaccenderla, altrimenti la parola di Dio continuerà a rimanere chiusa dentro il tempio, diventando ripetitiva e abitudinaria, e non a circolare nelle “periferie” dove è necessaria per rispondere alle domande della vita.

L’evangelista Luca precisa che prima di salire al cielo, Gesù non parla soltanto agli apostoli ma anche “ai discepoli”, a tutti coloro che decidono di seguirlo. Quindi a ognuno di noi.
La conversione è urgente, perché è sempre più evidente la mancanza di discepoli che vivono la fede “lieti e fieri di credere”…

>>> Vai al testo completo

23
Nov
12

L’indirizzo dato è conforme a Dio. Di Giacomo Alberione

Sento la gravità, innanzi a Dio e agli uomini, della missione affidatami dal Signore; il quale se avesse trovata persona più indegna e incapace l’avrebbe preferita. Questo tuttavia è per me e per tutti garanzia che il Signore ha voluto e ha fatto fare lui; così come l’artista prende qualsiasi pennello, da pochi soldi, e cieco circa l’opera da eseguirsi, fosse pure un bel Divino Maestro Gesù Cristo.

Siamo fondati sulla Chiesa e il Vicario di Gesù Cristo e questa convinzione ispira sicurezza, letizia, coraggio. Cari membri della Famiglia Paolina, nel separarci temporaneamente: in fiducia di riunirci eternamente tutti. Ringrazio tutti e tutte della pazienza usata con me; chiedo perdono di quanto non ho fatto, o fatto male. Sono tuttavia sicuro che tutto l’indirizzo dato è sostanzialmente conforme a Dio e alla Chiesa. Di infinito valore, come vita e devozione, Gesù Cristo, Divino Maestro, Via e Verità e Vita; che illumini tutto il perfezionamento religioso e l’apostolato. […] Sempre seguire San Paolo Apostolo, maestro e padre; sempre seguire, amare e predicare Maria nostra Madre, Maestra e Regina degli Apostoli.

Benedicat omnipotens Deus, Pater et Filius et Spiritus Sanctus = omnes.

Roma, 19 marzo 1968 – confermato. Sac. Giuseppe Giacomo Alberione

La mia conclusione: ho seguito l’ufficio dell’apostolato dal 1914 al 1968, con la grazia divina. Ora sono arrivato a 84 anni della mia vita; che si chiude col tempo e passa all’eternità; in ogni ora ripeto la fede, la speranza, la carità a Dio e alle anime. Riuniti tutti nel gaudio eterno.

» scarica il brano in mp3

Brano tratto dal libro “Testamenti spirituali”, Paoline 2008. Il Fondatore della Famiglia Paolina si riconosce un umile strumento nelle mani di Dio e lascia, come testamento, tre tesori di inestimabile valore: Gesù Maestro, Via Verità e Vita, l’apostolo Paolo e Maria, Regina degli Apostoli. Voce di Romano Cappelletto.

28
Ott
12

Dal SINODO. La bella notizia del Vangelo: fare a tutti «la carità della verità»

DAL SINODO DEI VESCOVI 2012

sr M. Antonieta Bruscato, superiora generale delle Figlie di San Paolo

 

Nel pomeriggio del 17 ottobre, presente il Santo Padre, dopo la lettura della Relatio post disceptationem (Relazione dopo la discussione), al Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana è stata data la parola ad alcuni uditori e uditrici. Sr M. Antonieta Bruscato, superiora generale delle Figlie di San Paolo, è stata la prima a intervenire. L’abbiamo incontrata e le abbiamo posto alcune domande.

Antonietta_Sinodo2012Sr M. Antonieta, è un grande privilegio partecipare a un Sinodo così importante per la vita della Chiesa, ma anche per la missione delle Figlie di San Paolo…
Sì, sono infatti profondamente grata al Signore e riconoscente verso Sua Santità Benedetto XVI per l’invito a partecipare all’assemblea sinodale e per avermi concesso la possibilità di fare un breve intervento in qualità di uditrice.
Questo Sinodo si pone al cuore della missione delle Paoline, che si dedicano da sempre alla nuova evangelizzazione con tutti i mezzi e le forme di comunicazione.

Può sintetizzarci quanto ha detto ieri al Sinodo e magari esprimere anche quello che non ha potuto dire in assemblea per la brevità del tempo a sua disposizione?
Nel mio intervento mi sono riferita in modo particolare ai numeri 59-62 dell’Instrumentum laboris, che trovo significativamente rispondenti alla sfida posta oggi alla Chiesa dalla cultura mediatica e digitale, «“luogo” della vita pubblica e della esperienza sociale» (IL 59) e spazio di un’evangelizzazione davvero nuova, dove poter diffondere a largo raggio la bella notizia del Vangelo e fare a tutti «la carità della verità», come amava ripetere il beato Giacomo Alberione, nostro fondatore.

Certo, la Chiesa sta facendo grandi passi nel campo della comunicazione come “luogo” di evangelizzazione…
Lodo e benedico Dio per la crescente sensibilità ecclesiale verso la comunicazione riconosciuta come nuova civiltà (Ecclesia in Africa 71), primo areopago del tempo moderno (Redemptoris missio 37), vera e propria cultura: cioè un modo di esistere, di stare al mondo, un ambiente di vita, un contesto esistenziale.
Ne era ben consapevole Paolo VI, che nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi così affermava: «La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la Chiesa “predica sui tetti”» (n. 45)
Gli illuminati interventi degli ultimi Pontefici, soprattutto in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, hanno spinto e sostenuto le Chiese locali e altre organizzazioni ecclesiali a utilizzare con professionalità i diversi strumenti di comunicazione e, oggi più che mai, i new media per l’annuncio del messaggio di salvezza.

antonieta bruscato 2Le nuove tecnologie sono dunque un’opportunità per “raccontare” Dio?
Sì, intanto perché sono uno straordinario “ponte” di interazione tra le persone. Come ha sapientemente espresso il Santo Padre nel 2009, nel messaggio per la 43a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri».
La comunicazione in rete riassume il volto dell’età contemporanea. Comporta coinvolgimento, interdipendenza, sinergie e creatività, e suscita forme assolutamente inedite di comunicazione “conviviale”, legata a un anelito profondo dell’anima, nostalgia inguaribile di ogni vivente verso l’Altro, verso il bisogno di spezzare insieme il pane.
Comunicazione è relazione, dunque, e il processo fondamentale che lo regola è un processo di “relazioni”.
Quando in skype vedo apparire, nell’angolo sinistro della schermata, il numero delle persone connesse, resto sempre profondamente colpita dalla possibilità che ognuno di noi ha di entrare in comunicazione con 10, 20, 40 milioni di persone… E cosa dire del considerevole numero di siti web esistenti? Tutti oggi – aziende, università, istituzioni varie, scuole e università, diocesi, parrocchie, singoli individui – hanno il loro sito, costruiscono i loro blog, interagiscono nei social network… In internet ci sono biblioteche con milioni di libri, informazioni su qualsiasi argomento, una selva inestricabile di contenuti.

Ma in questa “foresta” ci si può anche smarrire…
È vero. Possono perdere l’orientamento quelli che vi sono nati (i cosiddetti nativi digitali) ma anche la generazione dei migranti digitali, in cui siamo anche noi. Il n. 62 dell’Instrumentum laboris indica alcuni rischi della cultura digitale che tuttavia non offuscano le potenzialità positive della nuova comunicazione, in grado di offrire «maggiore possibilità di conoscenza, di scambio, di forme nuove di solidarietà, di capacità di promuovere una cultura sempre più a dimensione mondiale, rendendo i
valori e i migliori sviluppi del pensiero e dell’attività umana patrimonio di tutti».

Gli interrogativi, certo, non mancano.
Sì, e interpellano con maggiore forza quelli che, nella Chiesa, hanno l’audacia di «frequentare questi “nuovi areopaghi”»: come essere, nelle realtà in cui siamo e operiamo, comunicatori efficaci del mistero di Dio che è comunione, testimoni dell’amore di Dio che è speranza? come valorizzare le opportunità offerte dai new media in chiave di comunicazione evangelica «per rendere udibile anche in questi
luoghi odierni il patrimonio educativo e di sapienza custodito dalla tradizione
cristiana» (IL 62)?

antonieta bruscatoLa comunicazione è, dunque, ambito privilegiato della nuova evangelizzazione.
Direi che continua a esserlo… Nel lontano 1926, il beato Giacomo Alberione scriveva: «Il mondo ha bisogno d’una nuova, lunga e profonda evangelizzazione… Occorrono mezzi proporzionati, e anime accese di fede».
Don Alberione era preoccupato perché le chiese si svuotavano, perché – come diceva – «… le quattro pie donne che fanno la comunione ogni mattina, i quattro giovani che si radunano attorno al parroco ogni sera, non sono tutto il paese, non sono tutto il popolo: molte altre pecorelle stanno fuori dall’ovile e non vengono al Pastore perché non lo conoscono, perché forse lo avversano e lo avversano perché non lo conoscono. Le anime bisogna salvarle tutte…».
A questa grande sfida il beato Alberione ha risposto con l’utilizzo attento e professionalmente qualificato degli strumenti e delle tecnologie di comunicazione, nel desiderio di «portare tutto il Cristo all’uomo e dare tutto l’uomo a Dio per Cristo Gesù», sull’esempio dell’apostolo Paolo che si è fatto «tutto a tutti» (1Cor 9,22).
Ed è a questa grande sfida che dobbiamo rispondere anche noi oggi.

Dialogo con sr Antonieta Bruscato, superiora Generale delle Figlie di San paolo

26
Ott
12

05 Veri annunciatori del Vangelo

Giovani… testimoni per fede

La tua missione è dunque quella di annunciare con gioia, in ogni ambito della vita! La santità è per tutti e la tua vocazione sarà diversa dalle altre perché ciascuno è chiamato ha percorrere strade diverse. Ma di sicuro è attraverso di te che il sogno di Dio può diventare realtà. E’ in te che il Regno di Dio vive già: con te, vive la speranza di un mondo nuovo.

Veri annunciatori del Vangelo - Giovani... testimoni per fede Veri annunciatori del Vangelo - Giovani... testimoni per fede


La Parola
si fa ascolto… It’s His time

Dalla Prima lettera di san Paolo Apostolo ai Corinti
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio e la sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo (1Cor 12,4-12).

Accanto alla contemplazione di Dio e alla relazione con lui, attraverso la preghiera e la liturgia non deve mai mancare la contemplazione della realtà “con gli occhi di Dio”. Negli anni, i laici sono diventati parte integrante della Chiesa. E a te, quanti e quali talenti sono stati donati? Li fai fruttare nella tua comunità parrocchiale, nella tua vita, nella tua realtà d’appartenenza o li tieni gelosamente tutti per te?

Open space

– È importante porsi degli interrogativi e imparare a leggere i propri sentimenti. Che cosa vivi rispetto alle decisioni importanti della tua vita? Quando pensi alle scelte che hai fatto fino ad oggi o alle risposte ancora “in bilico” che fai fatica a dare, quale senso ti invade maggiormente?

– Gesù scelse i discepoli perché “stessero con lui e per inviarli”:
Hai mai pensato che il Signore potesse scegliere anche te per una missione?
Per ognuno c’è una chiamata speciale, quale pensi sia la tua?

Giovanni Battista Scalabrini, testimone dell’Incontro… It’s our time

Voi soprattutto, o giovani, cara speranza della Chiesa, non dimenticate mai che le lotte e i trionfi debbono incominciare dal vostro cuore…

 

Sulle note di…

Annunciamo al mondo

>>> vai al testo completo

22
Ott
12

04 Testimoni della veritá

Giovani… testimoni per fede

Ogni esperienza deve diventare un servizio basato sull’autenticità. Annunciare Gesù è una cosa seria e impegnativa. Accogliere questa “novità di Vita” significa ricevere l’Amore che ti fa andare avanti nonostante le difficoltà; portare la Sua voce in tutto il mondo significa donare agli uomini quella pace e quella speranza, attese da sempre.

Testimoni della verità - Giovani... testimoni per fede Testimoni della verità - Giovani... testimoni per fede

 
La Parola si fa ascolto… It’s His time
Dagli Atti degli Apostoli
Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto (At 3,1-10).
L’annuncio di Gesù è una cosa seria e impegnativa. Ogni esperienza deve diventare ”competenza”… un servizio basato sull’autenticità. Tutta la pedagogia divina è finalizzata ad avere un rapporto interpersonale di comunione tra Dio e l’uomo.
Come ti impegni per rimuovere ciò che ostacola l’altro perché abbia una vita piena? Scegli, nella Lettura sopra citata, una parola da ricordare e da vivere concretamente.
Open space
– Dio cerca disperatamente “alleati affidabili” per portare avanti il suo regno di giustizia, di amore, di pace nel mondo: “Da solo Dio non ce la fa”! E tu dove sei? Come reagisci davanti alla sua proposta?
– Ogni scelta non si esaurisce in un momento, ma deve essere continuamente rinnovata perché sia vera e “per sempre”.
E tu stai scegliendo?
Come puoi regalare gioia e speranza?
 
Per meditare… con don Giacomo Alberione – It’s our time
O nostro Maestro, Gesù Cristo, che sei Via, Verità e Vita,
fa’ che noi impariamo la scienza della tua carità
nello spirito di S. Paolo Apostolo e della Chiesa Cattolica.
Manda il tuo Spirito Santo affinché ci insegni
e ci suggerisca ciò che hai insegnato
nella volontà del Padre…
Vai al testo completo
Sulle note di…
Il Signore è qui tra noi
>>> vai al testo completo
 
18
Ott
12

L’indignazione e la testimonianza (Mc 10,35-45)

29a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

 

C’è un rimedio per superare la “sindrome dei figli di Zebedeo? Sì: è accogliere sinceramente e testimoniare coraggiosamente la lezione di Gesù: “… chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore…”. Questo è l’unica medicina per curare alla radice la smania del potere, e tutti i fenomeni di corruzione e malaffare che si porta dietro.

LETTURE: Is 53,2a.3a.10-11; Sal 32; Eb 4.14-16; Mc 10,35-45

Questo brano di vangelo è di quelli che abbiamo ascoltato e riascoltato chissà quante volte. Perciò è a rischio del micidiale: “Questa la so”. Cerchiamo di accoglierlo in modo non usuale, entrando dentro ai sentimenti che il racconto non descrive ma lascia immaginare.

“Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo”.
Quel “si avvicinarono” ci fa intuire un comportamento che conosciamo bene: un insieme complesso di movimenti astuti e circospetti per cogliere il momento opportuno, l’occasione furba per arrivare prima degli altri a chi può fare un favore, senza che gli altri se ne accorgano. È il percorso della raccomandazione (nell’evangelista Matteo, questo è anche più chiaro, perché i due mandano avanti la madre, Mt 20,20). Gesù aveva annunciato ciò che gli sarebbe capitato a Gerusalemme. I Dodici non avevano capito e non volevano capire. I figli di Zebedeo, però, avevano intuito che, comunque, stava per succedere qualcosa di grosso, di definitivo, e che la loro vicenda stava per arrivare alla conclusione. Adesso era il momento di intervenire. Si avvicinano e Gesù e cosa chiedono? “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

L’esperienza quotidiana ci mette continuamente davanti agli occhi, sia nei media, sia nel nostro vissuto quotidiano, persone che sgomitano, che sgambettano, che cercano vie tortuose per scavalcare la fila. Tutti i giorni i giornali e i telegiornali ci informano di gente disposta a tutto pur di arrivare a conquistare una poltrona “alla destra o alla sinistra” di qualcuno che conta. Comprendiamo perciò al volo cosa si agita nel cuore dei figli di Zebedeo: è la ricerca del potere, l’ansia di arrivare prima degli altri, più in alto degli altri, in modo da poterli guardare dall’alto in basso.

“Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni”.
La manovra di Giacomo e Giovanni viene, però, scoperta dagli altri dieci che“cominciarono a indignarsi”. Quali siano stati i gesti, le parole, i mugugni di questa indignazione non ci è difficile immaginarlo, perché questa scena non soltanto l’abbiamo vista chissà quante volte (sono mesi che tutti i talk show televisivi ci mostrano persone che si indignano per gente che ha cercato e cerca il potere a proprio uso e consumo), ma perché ne siamo anche noi protagonisti. Chissà quante volte di fronte alle notizie di corruzione e di abuso di potere abbiamo esclamato: “Guarda cosa si deve vedere!”; “È uno schifo!”; “Non se ne può più di questa gente!”; “Bisogna mandarli a casa!”; “Bisogna rottamarli!”.Indignazione sacrosanta!…

>>> vai al testo completo




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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