Posts Tagged ‘attualità

08
Giu
13

la critica. Costruttiva o negativa?

«Rispondiamo molto male a ciò
che ci si aspetta da noi, il nostro realismo
è soltanto critico e non costruttivo».
André Charlier


Puzzle21La critica è solitamente recepita
come «costruttiva»
da chi la fa e come «negativa»
da chi la riceve.
Come al solito, la nostra percezione
cambia a seconda che siamo iniziatori o recettori:
quello che chiamiamo suscettibilità negli altri,
diventa sensibilità quando a essere feriti siamo noi.
Sarebbe buona cosa
modificare le nostre prospettive
e il nostro grado di implicazione.
Così, nel nostro modo di considerare il mondo,
siamo più propensi
all’invocazione pia («deve cambiare»)
che all’intenzione attiva
(«devo fare qualcosa, al mio livello,
perché le cose cambino »).
Eppure non possiamo fare
come se nulla dipendesse da noi.
Ciascuno di noi è co-creatore del mondo che verrà.
Contribuiamo a modellare
la realtà che ci circonda,
invece di compiacerci nel deplorarne le imperfezioni,
le carenze o gli eccessi.
Attiviamo quel principio
di responsabilità individuale
che Nietzsche enunciava in questi termini:
«Che cosa posso fare oggi
perché il mondo sia un po’ meno brutto
e un po’ più giusto?».

F. Garagnon, Terapia per l’anima, Paoline

22
Mag
13

04. Il coraggio vince la paura, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Una vita come la tua

A 20 anni dalla strage di Capaci e di via D’Amelio (1992 – 2012), dove morirono i giudici Falcone e Borsellino con le rispettive scorte, alcuni loro pensieri per non dimenticare il sacrificio della loro vita nella lotta alla mafia.

Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992) magistrato italiano, è stato assassinato dalla mafia, insieme ad altri 5 agenti di scorta, 57 giorni dopo la strage di Capaci dove morì l’amico e collega Giovanni Falcone. Nonostante sapesse di essere la prossima vittima di Cosa Nostra, non si fermò, andò avanti e non smise mai di credere nello Stato e nella giustizia.

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)
è stato un magistrato italiano. Assassinato dalla mafia, insieme alla moglie e ad alcuni uomini della scorta, è considerato un eroe italiano, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e collega.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due giudici siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta infatti che quando erano ancora adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e che fra i loro compagni di gioco c’erano probabilmente anche alcuni ragazzi che in futuro dovevano diventare uomini di "Cosa Nostra".

 

p_04_borsellino_falcone_vita_come_tua_paoline_2012

Falcone
L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno,
È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Ecco il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!

Borsellino
È normale che esiste la paura, in ogni uomo.
L’importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura,
altrimenti diventa un ostacolo
che impedisce di andare avanti.

Falcone
Si muore generalmente perché si è soli
o perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Si muore spesso perché non si dispone di alleanza,
perché si è privi di sostengo.

Borsellino
La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere
nella nostra terra bellissima e disgraziata,
non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione,
ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti
e specialmente le giovani generazioni,
le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà
che fa rifiutare il puzzo del compresso morale, dell’indifferenza,
della contiguità e quindi della complicità.

»»» vai al testo completo

03
Mag
13

Carità è… e giustizia, di mons Francesco Montenegro

Intervento di mons.Francesco Montenegro al convegno "Carità è-e Giustizia" Convegno promosso della Caritas Diocesana di Agrigento. Favara 12 aprile 2013

 

02
Apr
13

Papa Francesco. Quando è il Maestro a servire le donne…

Il Papa che ci lava i piedi. Quando è il Maestro a servire le donne. Cosa significa

Il gesto di Papa Francesco è non rivoluzionario, ma biblico (Dorotee Mack, pastora valdese)…
Si è inginocchiato ai suoi piedi in un gesto potente di restituzione (suor Giuliana Galli, sociologa)

di Paola Pica, in Corriere.it

È l’unica scena che non abbiamo visto in foto, né in video, nemmeno di scorcio, nemmeno un dettaglio, una lacrima, una scarpetta, una caraffa d’acqua. Che sollievo la protezione nostra, spettatori impreparati, e loro, fanciulle rinchiuse in un carcere minorile. E poi suor Giuliana mica ha bisogno dello streaming per sapere com’è andata la prima assoluta di una femmina, anzi due, alla lavanda dei piedi di un Papa:

«Lui l’ha guardata negli occhi, le ha sorriso, l’ha accarezzata, si è inginocchiato ai suoi piedi in un gesto potente di restituzione».

Restituzione?

«Si, il Papa ha rovesciato quella scena del Vangelo dove una donna, della quale si dice sia una peccatrice, qualche giorno prima di Pasqua lava con le lacrime e asciuga con i suoi lunghi capelli i piedi di Gesù».

Ecco, per Giuliana Galli, religiosa e sociologa, una vita tra gli ultimi del Cottolengo di Torino, questa volta, nel mezzo di una stagione ancora tanto faticosa e violenta per una metà del cielo «è il Maestro a servire» le donne. Le donne tutte. Quelle stesse donne che nel Vangelo riconoscono il Risorto e si gettano ai suoi piedi. Le peccatrici accolte «senza se e senza ma». Le samaritane.

«Chi si aspettava che un Papa lavasse i piedi a una bambina musulmana?».

La domanda di suor Giuliana rimbalza nel salotto milanese di Noemi e Gheula, due donne ebree ortodosse, madre e figlia. Attendono insieme il tramonto e l’arrivo di Shabbat parlando di Francesco, di quell’ atto senza precedenti avvenuto il giorno prima a Casal del Marmo, il carcere minorile di Roma. E di quella «tenerezza», un termine femminile, un sostantivo materno e paterno, una parola calpestata, raccolta e un bel giorno riaffermata in mondovisione con tanto virile coraggio. «Quanto ci piace questo Papa» concordano.

Noemi saluta «l’amicizia mostrata dal nuovo Vescovo di Roma agli ebrei» e si augura «che lo lascino fare perché prevede – non sarà affatto facile la sua vita da Papa. Ci saranno molte sfide e molte prove, tra cui quella di restare semplice». Gheula Canaruto Nemni, 41 anni e sette figli tra i tre e 21 anni, laurea in economia in Bocconi, è autrice di «Non si può avere tutto», un romanzo sulle discese ardite e le risalite di una donna milanese con bambini da crescere, lavoro da rincorrere, Sabati da celebrare (alla fine c’è la fa, pare). «Francesco mi ricorda molto la figura del rabbino, che non si isola, non siede sul trono, sta con il suo popolo e non ha paura di “sporcarsi” le mani. Al rabbino – spiega Gheula – tocca, per esempio, di esaminare indumenti intimi femminili per capire se il ciclo é completamente finito e dunque marito e moglie possono congiungersi. Lavando i piedi alle donne non ti stai sporcando, ti stai elevando. È il farsi piccolo per tornare grande, come fa la luna, l’ astro che simboleggia il popolo ebraico».

Silvia Landra é la direttrice generale della Casa della Carità, struttura affidata a don Virginio Colmegna dall’allora cardinale di Milano Carlo Maria Martini, già grande sponsor di Bergoglio al conclave che elesse Ratzinger e vide il gesuita argentino arrivare secondo. In questa grande casa trovano riparo, affetto, cibo, vestiti, letti puliti 150 persone ogni giorno. «Uomini, ma ci sono anche le donne, spesso con loro bambini, di ogni religione e provenienza» racconta Landra, che è anche una psichiatra e si occupa tra le altre cose di detenzione femminile. «I simboli sono potenti. A Pasqua, proprio quando la Chiesa concentra tutti i suoi simboli più alti, il Papa ci parla di un Amore che contempla tutti. Non importa se siamo donne o uomini, bambini o anziani, cristiane o musulmane: l’importante è che non manchiamo».

Sono davvero tanti i f ari accesi da Francesco con un solo gesto. Forse più fuori che dentro la Chiesa si legge un segnale di apertura di Bergoglio al sacerdozio femminile. Le ragazze presenti alla lavanda dei piedi insieme ad altri dieci ragazzi, in quel momento, erano due dei 12 Apostoli. Per suor Giuliana «pur essendoci anche nella Chiesa, come nella società, una corretta richiesta di riconoscimento del ruolo delle donne che danno un contributo fondamentale e straordinario…

>>> vai all’articolo completo, in corriere.it

30
Mar
13

Pasqua di Risurrezione. Dono per tutti, nessuno escluso

BUONA PASQUA a tutti gli amici di LA BELLA NOTIZIA

Pasqua di Risurrezione: Dono per tutti, nessuno escluso

Pasqua: dono per tutti, nessuno escluso

Ciò che è avvenuto in questo giorno di Pasqua
è avvenuto per tutti gli uomini
e non c’è nessuno che sia escluso
da questo dono, da questa grazia, da questa salvezza;
nessuno è escluso dal timore e dalla gioia grande
dall’estasi del sepolcro vuoto
nessuno è escluso dall’incontro col Signore Risorto…

Questo evento esplode in tutto l’universo,
ma esplode partendo da un punto.
E il punto è quel sepolcro vuoto,
è quell’uomo cercato fra i morti
e incontrato come vivo:
questa è la parola che è stata evangelizzata
per primi ai figli di Israele per mezzo di Gesù Cristo.

Dono di vita che trasforma 
Questa parola si dilata all’universo,
trasforma tutti gli uomini
dona la vita risorta
a tutte le creature di Dio,
partendo però da Israele
e comunicandosi a tutti
per mezzo unicamente
di quell’uomo che è Gesù,
il Cristo morto e risuscitato…

Vera e falsa vittoria
E questa Parola cammina.
Cammina per le vie del mondo,
con successi o insuccessi,
con creduti successi che talvolta sono
in realtà delle vere sconfitte,
che pesano sul cammino della Chiesa
per centinaia di anni
e con insuccessi che sono invece
delle vere grandi vittorie
che la liberano, la spiritualizzano,
la fanno vincitrice vera.

Forza divina e pegno di gloria 
Non su un piano psicologico, dunque,
ma, secondo il Signore,
sul piano di una virtù divina che viene sprigionata da Lui
dal suo corpo vivente e, ancor più,
dal suo corpo glorioso nel giorno di Pasqua
nella Pasqua di tutta la Chiesa
nella Pasqua di tutta l’umanità e di tutta la storia.

Dossetti Giuseppe, Omelia della Messa del giorno di Pasqua, 2 aprile 1972

>>> vai al testo della preghiera proposta da paoline.it

 

hs_pasqua_risurrezione_dossetti_auguri_paoline_2013

24
Gen
13

Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013

Il Messaggio per la GMCS 2013, pubblicato nell’Anno della Fede e del 50° anniversario del decreto “Inter Mirifica”, è ricco di stimoli per affrontare le sfide dell’evangelizzazione nella società della “Rete”.

Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

Chiesa e Reti sociali

Il tema scelto dal Papa per il Messaggio della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (12 maggio 2013): "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" si situa nel contesto dell’Anno della fede e affronta una delle sfide più significative per l’evangelizzazione: l’ambiente digitale.

«Gli elementi di riflessione» – si legge nella nota diffusa dalla sala stampa della Santa Sede – «sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede?
Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada».

>>> Per un primo approfondimento del messaggio leggi l’articolo di p. Antonio Spadaro:
I tre pilastri del messaggio del Papa per la 47a giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2013) Commento a «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione», in CyberTeologia

Opportunità di incontro
e di animazione

Come ogni anno il Messaggio viene pubblicato il 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e in questa occasione molte Diocesi, associazioni o altri organismi organizzano momenti di incontro e di dibattito con gli operatori della comunicazione sociale.

Il tema delle Reti Sociali, inoltre, caratterizza le iniziative della Settimana della comunicazione, progetto di animazione a livello nazionale e locale ideato dalle Paoline e dai Paolini per promuovere la celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Questa manifestazione, giunta all’ VIII edizione, si svolgerà dal 5 al 12 maggio e comprende il Festival della Comunicazione, che si terrà ad Avezzano (AQ).

>>> vai al testo completo

16
Dic
12

Il Papa su twitter. Risposta a quattro dubbi. Di Antonio Spadaro sj

 

Nel momento in cui il Papa ha aperto il suo account Twitter si sono avute reazioni di segno diverso e opposto: alcune di grande entusiasmo, altre di preoccupazione.In particolare sono stati sollevati alcuni dubbi che è interessante e importante affrontare perché ci fanno capire meglio la scelta di Benedetto XVI di essere presente nell’ambiente digitale.

1. I messaggi del Papa su Twitter corrono il rischio di essere banalizzati perché esposti al commento stupido o alle battute ironiche.
E’ vero. Nel momento in cui si espone si è più vulnerabili. E più ci si espone, più lo si è. Eppure il Vangelo è fatto per essere annunciato e dunque essere esposto, come il seme, ad ogni tipo di terra. Non è mettendolo al riparo che può portar frutto. Il Vangelo nel mondo è spesso calpestato, deriso. La parola del Papa è spesso sotto attacco, anche dei media. Molto spesso è anche frainteso oltre che deriso. Non è una novità. Direi che anzi c’è da aspettarselo sempre In particolare proprio all’avvio di una iniziativa come la presenza del Papa in un network sociale. In generale, seppure usando la prudenza cristiana, non può essere questo, però, il motivo per tacere. Siamo davanti a una avventura affascinante e, proprio per questo, rischiosa. In ogni caso la presenza del Papa segue quella di molti cristiani, di molti vescovi, di almeno 8 cardinali. Twitter è già un mezzo ordinario di comunicazione pastorale.

papa su twitter2. Il messaggio su Twitter è frammentato, legato a contesti di consumo rapido, manca il silenzio. Non c’è il contesto giusto per la riflessione.
L’obiezione sembra sensata, ma non lo è come sembra. Ed è il Papa stesso a chiarire questo possibile fraintendimento nel suo messaggio per la 46a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Scrive il Papa, infatti: “sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a […] trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio”. Senza citare nessuna piattaforma o applicazione particolare, il Papa continuava dicendo che “Nell’essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità”.

Quindi siamo ad un apparente paradosso: ciò che potrebbe essere considerato il frutto di una vita frenetica che spezza le comunicazioni in balbettii di poche parole, può diventare il canale che permette di poter fruire di una intuizione sapienziale proprio in un contesto di ritmi frenetici e frammentati. Tutti ricordiamo la folgorante poesia Mattina di Giuseppe Ungaretti: M’illumino / d’immenso. Quale potenza espressiva hanno questi due versi! Eppure sono composti, se consideriamo anche il titolo e gli spazi, di appena 30 caratteri.

3. Il Papa è su Twitter ma non “segue” nessuno e dunque non rispetta le regole di una comunicazione adatta ai netorks sociali
In generale l’obiezione è vera e sensata. Tuttavia occorre aprire meglio gli occhi su ciò che accade in Twitter e chi vi è presente. E’ necessario ormai distinguere presenze personali e presenze istituzionali (un po’ come su Facebook i profili e le pagine, in un certo senso). Se il Papa seguisse qualcuno ci si dovrebbe chiedere: chi? perché alcuni sì e altri no? E perché? Anche altre figure legate al mondo della religione (come il Dalai Lama, ad esempio) non seguono nessuno proprio per non fare discriminazioni. E se pure seguisse qualcuno (come il presidente Obama, ad esempio, che segue 670.000 persone) avrebbe senso? sarebbe umanamente possibile e plausibile?

La scelta è stata più semplicemente di avere un profilo aperto tramite l’hashtag #askpontifex col quale è possibile porre domande o dire qualcosa. In tal modo tutto è più trasparente e, sì, anche più “esposto” all’esterno senza alcun genere di filtro.

4. Ma la Rete è un luogo “finto”, pieno di rischi e di alienazioni… Il Papa non fa bene a essere presente in questo ambiente.
La rete è luogo di rischi. Anche molto gravi. Ma si impara a vivere non solamente evidenziando i rischi e alimentando le paure, ma affrontando i problemi. Solo così è possibile evitare la deresponsabilizzazione. Oggi infatti si rischia di condannare l’ambiente digitale in quanto tale attribuendo ad esso i problemi che invece sono nostri, umani, da affrontare. E’ chiaro che i media potenziano alcuni aspetti negativi, dalla stampa in avanti. Anzi, direi, dall’invenzione della scrittura in avanti. Ma potenziano anche molti aspetti impositivi: la solidarietà, la condivisione, il pensare insieme, l’open source, i progetti condivisi, le amicizie di persone che già si conoscono e che vivono distanti per motivi di lavoro o altro.

La rete è ancora “bambina”. Bisogna puntare ad aiutare l’uomo a vivere bene al tempo della rete. Il compito è arduo, impegnativo e alto. Anche se volessimo non potremmo cancellare il cambio sociale e forse potremmo dire antropologico che la rete sta imprimendo. Occorre dunque ragionare con coraggio. A mio avviso la strada giusta è evitare di pensare che viviamo due vite: una fisica e una digitale, una vera e una finta. Così si fa crescere l’alienazione e la mancanza di responsabilità (cioè il rischio è di arrivare a dire: se una cosa è finta è finta e dunque anche il male in rete è finto…). La vita è unica, e l’ambiente digitale è parte di essa. Il digitale non può e non deve sostituire il reale. Ma non lo sostituirà, vampirizzando le vite dei nostri figli, solamente se li aiutiamo a vivere l’integrazione e non la schizofrenia.

Infine, sì, la presenza del Papa su Twitter è una novità che colpisce e fa notizia. E tuttavia, a ben guardare, si tratta di una presenza che segue molte atre presenze di pastori della Chiesa. Non si contanto i sacerdoti. I vescovi sono numerosi e tra questi 8 sono i cardinali che da mesi o addirittura anni twittano. La presenza pastorale su Twitter sia nel mondo cattolico sia in quello protestante è cosa ormai consolidata, ordinaria. Esistono anche le famose #twittomelie, ricordiamolo. E sono stati scritti persino libri in proposito. Il Papa accettando di essere presente su Twitter, al di là del contenuto stesso dei suoi messaggio, sostanzialmente incoraggia i credenti e i pastori a essere presenti e a testimoniare il vangelo nell’ambiente digitale.

di Antonio Spadaro sj, in cyberteologia, 12 dicembre, 2012




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