Posts Tagged ‘bella notizia

27
Ago
13

1. Quando amo il mio Dio. Un minuto con i Padri della Chiesa

Che ti amo, Signore, non ho alcun dubbio; anzi ne sono certo. Con la tua parola hai toccato il mio cuore, e io ho cominciato ad amarti… Ma che cosa amo amandoti? (Agostino, Le Confessioni, 10,6).

Quando amo il mio Dio. Agostino, Le Confessioni

…Con la tua parola hai toccato il mio cuore,
e io ho cominciato ad amarti…
Ma che cosa amo amandoti?
Non una bellezza corporea né una grazia transitoria,
non lo splendore di una luce così cara a questi miei occhi;
non dolci melodie di svariate cantilene;
non un profumo di fiori, di unguenti e di aromi;
non manna né miele…

»»» Leggi il brano completo

E’ un progetto www.paoline.it

17
Apr
13

Le parole del Vangelo, di Madeleine Delbrél

La parola del Vangelo - foto di Eleonora LrIl Vangelo è il libro della vita del Signore.
È fatto per diventare il libro della nostra vita.
Non è fatto per essere compreso,
ma per accostarvisi come alla soglia del mistero.
Non è fatto per essere letto,
ma per essere accolto dentro di noi.
Ciascuna delle sue parole è spirito e vita.
Agili e libere,
esse non attendono altro
che il desiderio profondo della nostra anima
per fondersi con lei.
Vive,
sono come il lievito iniziale
che attaccherà la nostra pasta
e la farà fermentare in uno stile di vita nuovo. [.. . ]
Le parole del Vangelo ci plasmano,
ci trasformano, ci assimilano a sé.
Le parole del Vangelo sono miracolose.
Se non ci trasformano,
è perché non chiediamo loro di trasformarci.
Ma in ogni frase di Gesù
e in ciascuno dei suoi esempi pemane
la virtù folgorante che guariva, purificava, risuscitava.
A condizione
di stare di fronte a lui
come il paralitico o il centurione:
agire immediatamente con assoluta obbedienza.
Madeleine Delbrél

27
Feb
13

Grazie di cuore! Sono veramente commosso!, Benedetto XVI

Ultima udienza di Papa Benedetto XVI in piazza San Pietro – 27 febbraio 2013

Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale…
Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno, anche nella fatica.

benedettoXVI-ultima-udienzaVenerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato!
Distinte Autorità!
Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa mia ultima Udienza generale.

Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.

Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo.

c Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10).

In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.

Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chiedi? E’ un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. E otto anni dopo posso dire che il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza. E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore.

benedetto-xvi-ultima-udienzaSiamo nell’Anno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno, anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano…». Sì, siamo contenti per il dono della fede; è il bene più prezioso, che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo!

Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è la sua prima responsabilità. Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari Fratelli Cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei Collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni; la Segreteria di Stato e l’intera Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nell’ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile. Un pensiero speciale alla Chiesa di Roma, la mia Diocesi! Non posso dimenticare i Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, le persone consacrate e l’intero Popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuore di ogni Pastore, soprattutto del Vescovo di Roma, del Successore dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella preghiera, con il cuore di padre.

Benedetto XVI saluto ai fedeli in piazza san Pietro - 27 febbraio 2013Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio.

A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo, che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. E’ vero che ricevo lettere dai grandi del mondo – dai Capi di Stato, dai Capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dall’essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi!

In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.

Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell’abbraccio della vostra comunione; perché non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui.

Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio.

Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante. Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito.

Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa perché accompagni ciascuno di noi e l’intera comunità ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fiducia.

Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!


Saluti:

Benedetto XVI Ultimo saluto pubblico - 27 febbraio 2013Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua italiana. Grazie per il vostro affetto e amore. Grazie! Cari amici, grazie per questi otto anni tra di voi e vi ringrazio per la vostra partecipazione così numerosa a questo incontro, come pure per il vostro affetto e per la gioia della vostra fede. Sono sentimenti che ricambio cordialmente, assicurando la mia preghiera per voi qui presenti, per le vostre famiglie, per le persone a voi care, per la cara Italia e Roma.

Il mio pensiero si rivolge, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il Signore riempia del suo amore il cuore di ciascuno di voi, cari giovani, perché siate pronti a seguirlo con entusiasmo; sostenga voi, cari malati, perché accettiate con serenità il peso della sofferenza; e guidi voi, cari sposi novelli, perché facciate crescere le vostre famiglie nella santità.
da Vatican.va, 27 febbraio 2013

14
Dic
12

La vita che vale la pena vivere!

Vita buona è…

Sono moltissimi i giovani partecipanti all’invito del COPERCOM a lanciare nel web videomessaggi di speranza sul tema La vita è buona…: leggi la testimonianza di Veronica e “mettiti in gioco” anche tu!

Video La vita buona... secondo Veronica

Mi capita di pensare che, anche le persone semplici, normali, giovani possono fare e dire, senza pretese, ma con grandi ideali, qualcosa che lasci un piccolo segno positivo nella storia.

A volte le occasioni si presentano e, a volte, possiamo decidere di sfruttarle e di offrirle ad altri, perché quel segno positivo diventi sempre più grande.

Questo è quello che mi ha spinto a prendere parte alla campagna del Copercom “La vita è buona…”.

Sì, credo che esista una vita buona, che valga la pena di essere vissuta!

L’iniziativa mi ha coinvolto da subito: giovani, come me, che con i loro linguaggi e attraverso Internet si scambiano, finalmente, racconti di belle esperienze.

Scrive Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom: “Il Paese ha tanto bisogno di vita buona, vero pilastro del bene comune, e perciò speriamo che questa nostra iniziativa incontri il gradimento e la partecipazione di tanti giovani”.

Per me, Veronica, novizia delle Figlie di San Paolo, la Vita Buona è mettermi in gioco tutti i giorni, in ogni circostanza, per vivere e comunicare la Buona Notizia del Vangelo…

>>> vai al testo completo

29
Nov
12

Il sabato delle donne

Un sabato a Betania, donne israeliane e palestinesi insieme per…

Sabato 24 novembre, a Betania è partita la clinica mobile dei Medici per i Diritti umani, che ogni sabato porta nel cuore dei Territori Palestinesi Occupati un gruppo di do, dottoresse israeliane. Ma questo non è un sabato “qualunque”: è la prima uscita dopo la fragile tregua tra Israele e Hamas che ci tiene tutti con il fiato sospeso.

Questo appena trascorso è stato l’ultimo sabato del mese, un giorno per noi dedicato di solito alla cura delle donne: un’equipe composta interamente da dottoresse offre uno spazio esclusivo alle donne palestinesi. Un giorno, dunque, tutto al femminile. Durante l’attesa, nel consueto punto d’incontro, le conversazioni tra le israeliane riguardano tutte i giorni passati: lo spauracchio delle sirene, squillate all’impazzita per la prima volta in molti anni a Tel Aviv e Gerusalemme; i figli portati al Nord, dai nonni; l’orrore di vedere nelle notizie quanto avveniva dall’altra parte; l’angoscia di avere un figlio, un fratello, un fidanzato, chiamato alle armi…

All’improvviso ci raggiunge un altro drappello di donne. Sono le colleghe palestinesi. Ai saluti segue un momento di silenzio e di sguardi, un momento che dura appena un secondo. Poi inizia una confusione di borse e di sciarpe, mentre il gruppo delle dottoresse si fonde in un abbraccio da dove emergono, di tanto in tanto, domande balbettanti: «Come siete stati?», «Eri a Tel Aviv? Ti ho pensato tanto», «Com’è andata al Sud?», «Hai qualcuno a Gaza?».

donne israeliane e palestinesi a romaE poi la testimonianza commossa di una delle donne che ci racconta di aver ricevuto, in mezzo a un allarme nel suo kibuzt, la telefonata di una collega palestinese, conosciuta da tutte e sposata recentemente a Khan Junes, al Sud della Striscia di Gaza: «Voleva sapere di me, domandare come mi trovassi. Aveva sentito che un missile aveva raggiunto la mia zona – racconta con la voce spezzata –, t’immagini? Mentre mi parlava sentivo il frastuono delle bombe devastare la sua città».

La giornata prosegue con normalità. L’incontro di educazione sanitaria viene fatto da Rania, dottoressa palestinese, e Shai, giovane dottoressa israeliana, cresciuta a Neve Shalom, con la intesa e la familiarità che rivelano una relazione che va al di là dell’ambito professionale. Alla fine dell’incontro ci lasciano la loro consegna, legata alla prevenzione del tumore al seno, tema scelto per la giornata, ma che in realtà vuole essere un riassunto di quello che vogliono dire al mondo con questo gesto coraggioso di venire incontro all’altro, anche in tempo di guerra: «Tutte noi qui presenti siamo donne. Non dimenticate mai che come donne, in qualunque circostanza, siamo chiamate a custodire la vita».

Alicia Vacas, Combonifem, 28 novembre 2012

04
Mag
12

Giovani: La “generazione Wojtyla” in preghiera a Tor Vergata

Anniversario di beatificazione Giovanni Paolo ll

Anniversario beatificazione GPII giovani a Tor vergata 1Oltre tremila giovani riuniti nella spianata della Croce, che ospitò la Gmg del 2000, nel primo anniversario di beatificazione di Giovanni Paolo II. Il cardinale Vallini: appuntamento da ripetere ogni anno di Emanuela Micucci
Come la Gmg del Duemila. In migliaia, a piedi, nella spianata di Tor Vergata. (FOTO) In memoria del “loro” Papa, Giovanni Paolo II, sotto alla grande Croce. Le “sentinelle del mattino” di quella notte del 19 agosto 2000, oggi trentenni e quarantenni, si sono ritrovati per rilanciare ai giovani di oggi l’invito del beato Karol Wojtyla a «volare in alto» per costruire il proprio futuro e un mondo degno dell’uomo. È quasi un patto generazionale tra oltre 3.000 giovani – molti romani ma anche più 400 studenti universitari europei in questi giorni in città per il loro annuale incontro – quello che è stato stretto lunedì sera (30 aprile), nel piazzale della Croce di Tor Vergata, dove era organizzata la veglia di preghiera nel primo anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II. Promosso dalla diocesi di Roma, l’incontro sarà un appuntamento annuale.
«In questo luogo, che vorremmo diventasse un sacrario della memoria di Giovanni Paolo II, vorremmo ritornare ogni anno come a una sorta di sorgente – annuncia il cardinale vicario Agostino Vallini -, per dire simbolicamente: qui c’è stata una parola di vita e noi vogliamo raccoglierla, ringiovanirla per raccontarla e tramandarla alle future generazioni».
Canti, preghiere in diverse lingue, bandiere, i giovani partono alle 20 dalla cappella universitaria San Tommaso d’Aquino per la fiaccolata guidata dai vescovi Giuseppe Marciante, ausiliare del Settore Est, e Marek Jędraszewsk, presidente della sezione Scuola-Università del Consiglio delle Conferenze episcopali europee. Ad aprirla la bandiera dell’Italia portata da Andrea, dell’associazione Giovani per Roma: «Giovanni Paolo II era il Papa dei romani – ricorda -. Quando è venuto a mancare, tutta la città stava male. Roma gli deve molto e noi giovani di più». Federico, ventunenne della parrocchia Santa Maria Causa Nostrae Laetitae, conferma: «Per me è un grande padre religioso. Studio economia e vorrei diventare un imprenditore che mette al primo posto l’uomo e il bene comune».
Ad accogliere i ragazzi ai piedi della Croce l’icona di Maria Sedes Sapientiae, regalata da Wojtyla agli universitari d’Europa durante il Giubileo del 2000. Video, testimonianze, ricordi della giovinezza, gli studi, il ministero sacerdotale ed episcopale del beato. Memoria e riflessione con l’emozione che bagna gli occhi alle immagini del discorso del Papa alla Gmg di Roma. Marco, ventisettenne calabrese del Cammino neocatecumenale: «Non potrò mai dimenticarle. Venire alla Gmg del 2000 è stato un momento decisivo per la mia vita. Mi chiedevo se continuare la fede dei miei genitori o prendere un’altra strada: qui ho scelto di passare a una fede adulta».

Anniversario beatificazione GPII giovani a Tor vergata 2«Viviamo momenti molto difficili – sottolinea il cardinale Vallini -, in mezzo a una crisi di cui non vediamo gli sbocchi, e voi giovani soffrite più di noi adulti. Oggi Giovanni Paolo II torna a ripetervi: non scoraggiatevi, aprite le vostre vite e i vostri cuori a Cristo. Il Vangelo sia la lampada per i vostri passi di ogni giorno, accettatene le esigenze radicali senza paura, abbiate il coraggio di andare controcorrente. Cristo non tradisce, rende la vostra vita felice».
L’invito di Wojtyla è ripreso anche dal sindaco di Roma Capitale Gianni Alemanno: «Dalla crisi usciremo non con soluzioni tecniche o con qualche nuova ideologia, ma se sentiremo forte la fede». «Nella vita non manca nulla se c’è la pienezza dell’amore di Dio», afferma Isabel, studentessa spagnola della Lumsa. «Dobbiamo portare con gioia il messaggio di Gesù dovunque», commenta Matteo, universitario torinese. Sull’inno della Gmg del 2000 esplode incontenibile l’entusiasmo dei giovani, che improvvisano un trenino sotto al palco. “Un chiasso” che Roma non dimenticherà. Come alla Gmg del 2000.

da Romasette, 2 maggio 2012

03
Mag
12

Festival delle abilità differenti

Al via al XIV edizione della rassegna che, attraverso l’arte in tutte le sue forme, accende i riflettori sulle disabilità come risorsa e non come problema

imimprevedibile bellezzaChi si avvicina alla realtà della cooperativa sociale Nazareno, attiva nel territorio di Carpi (e non solo), deve sapere che la parola d’ordine per eccellenza è “accoglienza”, senza se e senza ma. Nata nel 1981 nell’Istituto Nazareno, fondato negli anni Cinquanta da don Ivo Silingardi, per offrire un luogo protetto e nello stesso stimolante ai disabili, la cooperativa si è evoluta, allargando i propri orizzonti e offrendo occasioni sempre più articolate a chi si rivolge: dai laboratori alla bottega, dal centro di educazione al lavoro per il Festival internazionale delle abilità differenti. Un percorso complesso ma coerente. Oggi si inaugura la XIV edizione del Festival, che durerà fino al 15 maggio. La manifestazione si contraddistingue, attraverso anche a momenti di svago e divertimento, per quel minimo comune denominatore che anima tutte le attività della cooperativa: «la centralità della persona umana intesa, secondo i principi cristiani, come singolo soggetto inserito in una trama di rapporti significativi che ne incrementano la responsabilità e la capacità».

Lo scopo del Festival è in particolare quello di valorizzare l’individuo a prescindere dai suoi limiti fisici che, anzi, ne diventano in qualche modo forza ed energia propulsiva. L’offerta culturale è davvero ricca, spaziando dagli spettacoli dell’Open Festival, ai laboratori, ai convegni, passando per le mostre d’arte. L’arte, infatti, è vista come mezzo e fine nel perseguimento della realizzazione del progetto. Il titolo di quest’anno,“Bellezza imprevedibile”, è un invito ad aprirci per accogliere gli imprevisti dai quali potremmo rimanere sorpresi oltre le nostre più rosee aspettative. Il programma dettagliato è consultabile anche sul sito www.nazareno-coopsociale.it. Sono previsti spettacoli serali con artisti nazionali e internazionali; all’Open festival è invece il turno di compagnie di artisti con disabilità che si esibiscono, ciascuno nella propria disciplina (teatro, cinema, musica e danza), sottoponendosi al giudizio di una giuria e a quello del pubblico presente; ilaboratori sono un’occasione di gettarsi nel mondo della danza, della musica e della pittura: il percorso è studiato appositamente per risvegliare la curiosità dei ragazzi delle scuole e dei centri socio-riabilitativi; durante iconvegni si affronteranno a 360 gradi i temi più attuali della disabilità fisica e psichica; infine, la Mostra d’arte irregolare, curata da Bianca Tosatti.
Alberto Picci, famigliacristiana.it, 2 maggio 2012




La bella notizia

Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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