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14
Ott
14

PAOLO VI Il papa della luce

19 Ottobre viene proclamato BEATO!!!  GRAZIE Papa Montini

 

Il 19 ottobre 2014, al termine del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, papa Paolo VI è proclamato beato; è un’occasione per riscoprire la sua grande figura sotto una nuova luce

Papa Paolo VI viene proclamato beato il 19 ottobre 2014, alla conclusione del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia; una felice coincidenza, in quanto il Sinodo è un organo istituito proprio da lui stesso, per mantenere viva l’esperienza di collegialità del Concilio Vaticano II.

Pochi giorni dopo la sua elezione a Sommo Pontefice, avvenuta il 21 giugno 1963, egli annotava:
«La lucerna sopra il candelabro arde e si consuma da sola. Ma ha una funzione, quella diilluminare gli altri, tutti se può».
E nonostante tantissime tenebre costituite da opposizioni, incomprensioni e critiche che doveva affrontare, tale è stata la sua vita, sempre un faro di luce che brilla. E’ questa la chiave di lettura proposta dalla storica Cristina Siccardi nella sua biografia di papa Montini, edita da Paoline, intitolata appunto: Paolo VI, il papa della luce.

– La luce accesa
– Per illuminare tutti gli ambiti

– La luce per una grande diocesi: Milano

– Sul candelabro della Chiesa

– La luce del Concilio: rinnovare fedeltà a Cristo

– Illuminare i popoli

– La luce dell’insegnamento

– L’ingresso nella luce eterna

»»» Vai ai testi completi

 

Elogio dei missionari del Vangelo

Noi, tutti insieme, dobbiamo mandare un saluto,
sulle ali della preghiera,
ai missionari e alle missionarie,
che sono sparsi nel mondo…

Noi meditiamo sul dramma della loro libera ed eroica vocazione;
noi ammiriamo il fenomeno religioso che in essi si manifesta,
fenomeno psicologico e sociologico;
fenomeno storico: primitivo, che deriva dal Vangelo,
e ultramoderno, che tende alla promozione
e all’unificazione dell’umanità;
fenomeno di sacrificio e di salvezza,
come quello della croce.

Essi, i missionari,
hanno più di tutti capito che il regno di Cristo è venuto,… (continua)

09
Mag
13

Nel Tempio per la strada (Lc 24, 46-53)

Ascensione del Signore – Tempo di Pasqua – Anno C

La solennità dell’Ascensione ci invita a recuperare il dinamismo della Chiesa delle origini: stare sempre nel Tempio e andare per le strade.

Letture: Atti 1, 1-11; Sal 46; Eb 9,24-28; 10,19-23; Lc 24, 46-53

Una nube (segno della presenza di Dio) sottrae agli occhi dei discepoli Gesù, che ha appena promesso loro la forza dello Spirito Santo per essere suoi “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”. Rimasti in adorazione, vengono stimolati da due uomini in bianche vesti a smettere di guardare in cielo. Allora tornano “Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

La grande gioia con cui i discepoli tornano a Gerusalemme indica che avevano capito, per lo meno intuito che il distacco di Gesù non era un abbandono, ma la condizione per rimanere accanto a loro. Infatti, se non fosse salito il cielo, Gesù non avrebbe potuto accompagnarli sulle strade del mondo per predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, perché, impigliato nel tempo e nello spazio, sarebbe stato soltanto un bel ricordo. Adesso, invece, Gesù potrà essere vicino ai suoi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Tornati a Gerusalemme, i discepoli “stavano sempre nel tempio lodando Dio” per attendere di essere “battezzati in Spirito Santo” e di essere rivestiti “di potenza dall’alto”, come accadrà nel giorno di Pentecoste. Subito dopo, essi sciamarono sulle strade del mondo per essere testimoni “a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”, per preparare il suo ritorno.

Noi cristiani di oggi dobbiamo urgentemente rientrare in questo dinamismo: stare sempre nel tempio, e andare per le strade.
Stare nel tempio,
per essere rivestiti di potenza dall’alto, per rifornirci del dono dello Spirito senza il quale non possiamo mantenere, “senza vacillare la professione della nostra speranza”. Sarebbe bello rimanere sempre nel tempio, con gli occhi fissi verso il cielo in adorazione di Gesù che si stacca dalla terra, lontani dalle contraddizioni, dalle pesantezze e anche dalle brutture della nostra vita quotidiana. Sarebbe bello, ma sbagliato, come purtroppo dimostra la situazione del nostro essere cristiani oggi, caratterizzata dalla consapevolezza molto debole e quasi inesistente di dovere andare per predicare a tutti i popoli le conversione e il perdono dei peccati.

Sempre pronti a uscire per le strade del mondo, per rimediare a questa situazione, che ormai da decenni papi, vescovi, documenti a non finire ci esortano a superare, tornando all’evangelizzazione, alla missionarietà, cioè a portare la Parola a incontrare “i popoli”sulle strade degli uomini.

In questi giorni papa Francesco sta rinnovando alla sua maniera l’invito, esortando auscire nelle periferie dove c’è sofferenza, sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni”.  Però anche questo invito rischia di essere assorbito da una mentalità ormai secolare, secondo la quale sono i vescovi, aiutati dai preti e dai religiosi, a dover uscire e andare a predicare. Non i cristiani laici. Per questi non c’è altro impegno che andare nel tempio nei giorni dovuti per pregare e ascoltare, al fine di mantenere la fede.  
La fiammata di Spirito Santo del Concilio che aveva fatto riscoprire alla Chiesa il suo essere popolo di Dio, dove tutti sono impegnati a evangelizzare, è andata via via esaurendosi. E’ necessario riaccenderla, altrimenti la parola di Dio continuerà a rimanere chiusa dentro il tempio, diventando ripetitiva e abitudinaria, e non a circolare nelle “periferie” dove è necessaria per rispondere alle domande della vita.

L’evangelista Luca precisa che prima di salire al cielo, Gesù non parla soltanto agli apostoli ma anche “ai discepoli”, a tutti coloro che decidono di seguirlo. Quindi a ognuno di noi.
La conversione è urgente, perché è sempre più evidente la mancanza di discepoli che vivono la fede “lieti e fieri di credere”…

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11
Apr
13

A nuoto verso il Signore (Gv 21, 1-19)

3a Domenica di Pasqua – Tempo di Pasqua – Anno C

Un nuovo incontro con il Risorto, una nuova pesca miracolosa e Pietro, immagine di tutta la Chiesa, viene nuovamente chiamato da Gesù, che lo trasforma da pescatore in pastore.

Letture: Atti 5,27b-32.40b-41; Sal 29; Ap 5,11-14; Gv 21, 1-19

Il vangelo di questa domenica è straordinario, non per le notizie che già conosciamo, ma come specchio per verificare la qualità della nostra fede, sia personale che di Chiesa.
Pietro e altri sei apostoli si trovano insieme. In difficoltà.
Gesù è risorto. L’hanno visto. Sono stati rassicurati in tanti modi, ma non riescono ancora a comprendere la nuova situazione. C’è da capirli. Sì, è risorto, è vivo. Ma cosa comporta per loro questo suo di stare di nuovo tra loro, entrando a porte chiuse?
“Io vado a pescare”, esclama Pietro, raccogliendo subito il consenso degli altri sei. Non è difficile leggere in questa decisione il desiderio di tirarsi fuori dall’incertezza e dal dubbio; la tentazione di tornare a fare il mestiere facevano prima di incontrarlo. E vanno a pescare. Sono professionisti: sanno che l’ora è quella buona, e conoscono il punto del lago adatto. Però non prendono niente.
Ritornano dalla nottata di lavoro delusi e straniti, come emerge chiaramente da quel no secco con il quale rispondono all’uomo che dalla riva chiede: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Quante volte e quanto spesso anche in noi si insinua la tentazione di tornare a prima di conoscere Gesù, alle scelte che combinano con la nostra testa, alle cose “di quaggiù” che ci tornano facili e naturali? Quante volte abbiamo la tentazione di chiudere la parentesi con la fede, magari non rinnegandola teoricamente, ma con una vita pratica lontana dalle cose di “lassù”?
“Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”, dice lo sconosciuto. Ormai è l’alba. Si trovano a un centinaio di metri dalla riva. Dei pescatori provetti non avrebbero mai gettato le reti in quell’ora e in quel punto. Eppure la gettano. Sicuramente in quelle parole Pietro ha captato l’eco dello stesso invito ascoltato all’inizio della sua storia di discepolo, quando, di fronte alla sua rete misteriosamente piena di pesci, era caduto in ginocchio davanti quel maestro ancora sconosciuto, implorando: “Allontanati da me, perché sono un peccatore” (Lc 5,8). Infatti, nonostante la delusione della notte, gettano la rete e la vedono riempirsi di pesci.
“E’ il Signore!”, esclama Giovanni. Pietro, che lo aveva sospettato, assicurato dalle parole dell’amico, si getta in mare per raggiungerlo a nuoto. Egli non ha dimenticato il suo rinnegamento, che gli brucia dentro, come risulta dalla addolorata risposta che darà poco dopo alla triplice domanda: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Ma non gli importa. La forza della sua fede non sta nella sua coerenza, ma nell’amore generoso e fiducioso in Gesù: si getta in acqua per raggiungerlo più in fretta.
Questa è la fede di Pietro. Questa è la fede sulla quale Gesù fonda la sua Chiesa. Questa deve essere la nostra fede e la fede della Chiesa.
Scesi a terra, trovano “un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane”. Perché il Signore aveva chiesto loro qualcosa da mangiare, se poi l’avrebbe preparato egli stesso?”. E perché adesso chiede: “Portate un po’ del pesce che avete preso ora”?

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14
Mar
13

Habemus… un BUON PASTORE: Papa Francesco

Un nuovo cammino di FRATERNITÀ, FIDUCIA, MISERICORDIA

Nel nuovo papa Francesco la Chiesa riconosce il dono di un “buon pastore”, e l’auspicio un nuovo cammino, caratterizzato da uno stile di preghiera, fraternità, fiducia, sotto il segno della misericordia.

Una preghiera esaudita

Concedi un altro buon pastore alla tua Chiesa: questa era stata l’invocazione rivolta a Dio nella celebrazione eucaristica “pro eligendo pontifice” che aveva preceduto il Conclave, attraverso l’omelia del Card. Sodano.

Le prime parole e i primi gesti di papa Francesco, le prime reazioni di coloro che lo hanno conosciuto e l’istintivo “abbraccio virtuale” di simpatia con cui è stato avvolto dalla folla di piazza San Pietro e quella delle piazze mediatiche, confermano che la richiesta è stata esaudita.

D’altro canto, papa Bergoglio di propone ed è riconosciuto anzi tutto come uomo di preghiera, capace di riconoscere il primato della dimensione spirituale, che si china a chiedere al suo popolo la benedizione di Dio per lui, prima di offrirla ai fedeli di Roma e a tutto il mondo.

 

L’inizio di un nuovo cammino

Nel suo saluto dalla loggia di San Pietro, papa Francesco ha parlato dell’inizio di un nuovo cammino tra il popolo e il vescovo di Roma, la Chiesa che presiede nella carità a tutte le chiese, augurandosi sia fruttuoso per la evangelizzazione. In modo molto semplice, nel breve discorso che ha tenuto appena dopo l’elezione, ha già indicato due chiavi fondamentali per comprendere la direzione di questo percorso che intende avviare. Queste chiavi sono: la fratellanza e la fiducia:

Incominciamo… un cammino
di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi.
Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro,
preghiamo per tutto il mondo,
perché ci sia una grande fratellanza.

 

Sotto il segno della misericordia

Nel motto episcopale, Bergoglio aveva scelto l’espressione “miserando et eligendo”, ripresa da un commento di Beda il Venerabile all’episodio evangelico in cui Gesù chiama il pubblicano Matteo alla sua sequela, guardandolo, appunto con misericordia. Essa costituisce in qualche modo il filo rosso del suo ministero pastorale, caratterizzato dall’amore ai poveri, dall’attenzione a chi è nella difficoltà e nella sofferenza….

 

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Papa Francesco: Saluto dalla Loggia di San Pietro

02
Mar
13

Nel silenzio, una cosa sola con Te e il Padre, per la Chiesa

GRAZIE BENEDEDETTO XVI

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché, tutti siano una sola cosa.
Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato
(Gv 17, 20-21).

Preghiera di Carlo Maria Martini

benedetto-XVI---in-preghieraTi ringraziamo Signore Gesù
perché hai pregato per noi
che, per la parola dei tuoi Apostoli,
abbiamo creduto in te.
Siamo fiduciosi nella tua preghiera per noi:
senza di essa non saremmo qui
e non potremmo a nostra volta pregarti,
adorarti e lodarti.

Grazie a questa tua preghiera
noi, ora, insieme con te, vogliamo adorare,
lodare, glorificare,
benedire Dio Padre
per tutti i doni che in te ci ha dato.

benedetto XVI - in montagnaTi ringraziamo anche
perché hai fatto di tutti noi una sola cosa
e per questo ciascuno di noi
può portare con sé,
davanti a te, Signore,
tutte le persone,
le situazioni, le sofferenze,
le paure, le speranze
di coloro che sono con noi un solo popolo.
Uniti con questo popolo noi,
pur se isolati nella preghiera silenziosa,
ti adoriamo.

185435501-9bd5d1af-becf-46c8-b534-1bb876d7a670Donaci la grazia
di comprendere che cosa vuol dire
essere una cosa con te e tra noi;
apri i nostri occhi perché possiamo contemplare
nel mondo, nella storia,
il tuo Corpo che è questa Chiesa,
e perché possiamo con essa,
in essa e per essa crescere
fino alla presenza del tuo Corpo storico.

Insieme con Maria nostra madre,
e con tutti i Santi;
insieme con tutta la Chiesa che nel mondo
prega, soffre e si dona;
insieme con il Papa,
con i Vescovi, con i Sacerdoti.

55EF239510308BFD513E8461A63990Con tutti i fedeli noi chiediamo a te, o Padre,
la nostra lode nel nome di Cristo tuo Figlio
che nell’unità dello Spirito Santo vive e regna
nei secoli dei secoli.
Cardinale Carlo Maria Martini

01
Mar
13

Spiritualità dell’amore, di Paolo VI

Resta per chi vuol vivere con la Chiesa e della Chiesa il grande mistero della sua animazione per virtù dello Spirito Santo…
Paolo VI
 

 

Resta per chi vuol vivere con la Chiesa
e della Chiesa
il grande mistero della sua animazione
per virtù dello Spirito Santo;
animazione che il Concilio
ha enormemente magnificato,
e che obbliga noi a valutarlo
là dov’esso è presente e operante:
nella preghiera, nella meditazione,
nella considerazione della presenza
di Cristo in noi,
nell’apprezzamento supremo della carità, il grande e primo carisma,
nella gelosa custodia dello stato di grazia.
La grazia è la comunione della vita divina in noi.
Perché se ne parla ora così poco?
Perché tanti non sembrano farne caso,
più solleciti a ingannare se stessi
sulla liceità d’ogni proibita esperienza
e a cancellare in se stessi il senso del peccato,
che non a difendere nella propria coscienza
la testimonianza interiore del Paraclito?
A questa spiritualità vi esortiamo, figli carissimi;
non è spiritualità puramente soggettiva,
non è preclusiva della sensibilità degli altrui bisogni,
non è inibizione alla vita culturale ed esteriore
in tutte le sue esigenze;
è la spiritualità dell’amore, ch’è Dio,
a cui Cristo ci ha iniziati,
e che lo Spirito Santo riempie
con i suoi sette doni della maturità cristiana.

Paolo VI, Udienza generale, 26 marzo 1969
da Il credo del popolo di Dio. Paolo VI, maestro e testimone, Paoline 2012

22
Feb
13

ORGANIZZARE LA SPERANZA, di Tonino Bello

Sogni e segni. La chiesa dentro la storia

Don Tonino chiede al Signore che la Chiesa non si ponga in atteggiamento di estraneità nei confronti della storia; che spinta dalla passione per Cristo e per l’umanità, «vada alla ricerca degli ultimi», per comunicare loro la prossimità di Dio, con iniziative, scelte anche impopolari, servizi che siano segno della speranza in atto.

Dio scommette su di noiDona coraggio alla tua Chiesa, Signore.
Che vada alla ricerca degli ultimi
ovunque si nascondono sul suo territorio.
Il loro nome è: moltitudine.
I poveri vecchi e nuovi,
i malati, gli esclusi, gli handicappati,
i minori senza istruzione,
gli anziani abbandonati,
chi non conta più nulla,
i ricchi che si sentono vuoti,
gli sfrattati, i disoccupati, i dimessi dal manicomio,
gli ex carcerati, i tossicodipendenti,
coloro che hanno visto
o fatto naufragare la loro famiglia
e ora sono come rottami
sbattuti dalla risacca.

Dona alla tua Chiesa
di condividere la storia del mondo,
di convivere con la complessità.
Chiesa samaritana,
lenisci le piaghe
con l’olio della tua tenerezza.
Mèdicale con l’aceto della tua profezia.
Urla. Rivendica i diritti dei poveri.
Mettiti al loro fianco con gratuità.
Presta ad essi la tua voce.
Non aver paura
di scomodare i benpensanti,
le autorità costituite, l’establishment cittadino.
Saranno costoro i primi a ringraziarti
per questa coscienza critica che promuoverai.
Impegnati nelle molteplici forme di volontariato.
Incoraggia l’obiezione di coscienza.
Stimola il servizio civile.
Crea un osservatorio permanente,
capace di seguire le dinamiche
della povertà e dell’emarginazione
sul territorio.
Promuovi una nuova cultura
della solidarietà
tra pubblica istituzione
e forze del volontariato perché,
al di là di ogni equivoco di concorrenzialità,
si strutturi una organica continuità
di servizi a vantaggio dei poveri!
Non limitarti a sperare.
Ma organizza la speranza!
Signore, dona alla tua Chiesa di ripartire dagli ultimi.
da Dio scommette su di noi. Pregare con don Tonino Bello, Paoline 2013




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Festa dell’accoglienza: il granello di senape

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