Posts Tagged ‘condivisione

22
Feb
13

ORGANIZZARE LA SPERANZA, di Tonino Bello

Sogni e segni. La chiesa dentro la storia

Don Tonino chiede al Signore che la Chiesa non si ponga in atteggiamento di estraneità nei confronti della storia; che spinta dalla passione per Cristo e per l’umanità, «vada alla ricerca degli ultimi», per comunicare loro la prossimità di Dio, con iniziative, scelte anche impopolari, servizi che siano segno della speranza in atto.

Dio scommette su di noiDona coraggio alla tua Chiesa, Signore.
Che vada alla ricerca degli ultimi
ovunque si nascondono sul suo territorio.
Il loro nome è: moltitudine.
I poveri vecchi e nuovi,
i malati, gli esclusi, gli handicappati,
i minori senza istruzione,
gli anziani abbandonati,
chi non conta più nulla,
i ricchi che si sentono vuoti,
gli sfrattati, i disoccupati, i dimessi dal manicomio,
gli ex carcerati, i tossicodipendenti,
coloro che hanno visto
o fatto naufragare la loro famiglia
e ora sono come rottami
sbattuti dalla risacca.

Dona alla tua Chiesa
di condividere la storia del mondo,
di convivere con la complessità.
Chiesa samaritana,
lenisci le piaghe
con l’olio della tua tenerezza.
Mèdicale con l’aceto della tua profezia.
Urla. Rivendica i diritti dei poveri.
Mettiti al loro fianco con gratuità.
Presta ad essi la tua voce.
Non aver paura
di scomodare i benpensanti,
le autorità costituite, l’establishment cittadino.
Saranno costoro i primi a ringraziarti
per questa coscienza critica che promuoverai.
Impegnati nelle molteplici forme di volontariato.
Incoraggia l’obiezione di coscienza.
Stimola il servizio civile.
Crea un osservatorio permanente,
capace di seguire le dinamiche
della povertà e dell’emarginazione
sul territorio.
Promuovi una nuova cultura
della solidarietà
tra pubblica istituzione
e forze del volontariato perché,
al di là di ogni equivoco di concorrenzialità,
si strutturi una organica continuità
di servizi a vantaggio dei poveri!
Non limitarti a sperare.
Ma organizza la speranza!
Signore, dona alla tua Chiesa di ripartire dagli ultimi.
da Dio scommette su di noi. Pregare con don Tonino Bello, Paoline 2013

15
Feb
13

Il paese dei pozzi. Alla scoperta dei valori della vita

Itinerario sui valori per ragazzi e adolescenti

Il video-racconto per ragazzi, Il paese dei pozzi, fa emergere il dualismo tra il vivere in superficie o in profondità e invita a una scelta tra essere o avere. Varie le proposte per un utilizzo in ambito catechistico o scolastico.

Video-racconto: Il paese dei pozzi

NOTE INTRODUTTIVE
Il racconto
Cosa suscita il racconto

PROPOSTE PER L’UTILIZZAZIONE
1. Dall’emozione all’analisi
2. Dal racconto alla vita
3. Costruire una scala di valori
4. Celebrare il dono dell’acqua viva
5. Il significato dell’acqua nella Bibbia


Note introduttive

Il paese dei pozzi è un racconto che si prefigge l’educazione dei ragazzi ai valori, valorizzando la forma narrativa, che ha il potere di veicolare la realtà con una ricchezza espressiva e una forza evocativa particolarmente stimolante.

La storia fa emergere il dualismo tra il vivere in superficie o in profondità, privilegiando i valori relativi al consumismo o quelli relativi all’esistenza e invita a una scelta tra essere o avere.

Il racconto

In un angolo di questo mondo esiste un paese abitato soltanto da pozzi, di diversa forma e grandezza, sparsi su un terreno arido, che consumano il tempo in chiacchiere e nella cura della loro parte visibile. A volte avvertono un senso di vuoto che cercano di riempire in vari modi, soprattutto con oggetti di ogni tipo, ma i pozzi non sono felici.
Un giorno, uno di essi, mentre ammassa nel suo fondo tutti gli oggetti acquistati al supermercato, avverte la presenza di qualcosa che lo induce a cercare in profondità.
Lì, scopre un elemento vivificante che produce in lui sensazioni nuove: l’acqua.
La scoperta suscita tra i pozzi reazioni diverse: alcuni la ritengono un’illusione, altri invece si avventurano nella ricerca.
07_paese_pozzi_valori_ragazzi_paoline_2013I pozzi che hanno il coraggio di liberarsi dalle proprie cose per fare spazio all’acqua, scoprono la gioia di essere se stessi e un nuovo modo di porsi in relazione agli altri.
Insieme cercano la sorgente da cui proviene l’acqua e si rendono conto che essa ha origine dalla grande montagna che da sempre domina il paese, ma della cui presenza non si erano mai accorti.
I pozzi ritrovano nell’acqua il senso della loro esistenza; essa li unisce tra loro in profondità e li rende capaci di donare. Insieme con loro tutto il paese si rinnova rivestendosi di verde e di fiori variopinti.

Cosa suscita il racconto
Il racconto, di natura fantastica, permette il riferimento analogico alla realtà in cui viviamo.

Molto facilmente, infatti, i ragazzi si identificheranno per quel gruppo di pozzi che ha il coraggio di andare controcorrente e di cercare la sostanza preziosa che dai più è ritenuta inutile, ma che alla fine si rivela come sorgente di vita.
Questa favorisce:
– il ritrovamento dell’identità del pozzo;
– la comunione con gli altri in profondità;
– l’esperienza di gruppo;
– la trasformazione dell’ambiente circostante.

Le immagini
04_paese_pozzi_valori_ragazzi_paoline_2013Le immagini riproducono i disegni animati del pittore Felix Lopez.
Ogni pozzo viene caratterizzato con volto umano, che assume varie espressioni, ed è dotato di mani per compiere azioni. Le linee caricaturali che tratteggiano gli occhi, il naso e la bocca dei pozzi, ci fanno partecipi dei loro stati d’animo.

La colonna sonora
Il testo del racconto è interpretato con vivacità e proprietà da Pierpaolo Cuna.

La musica è costituita da tre brani di autori diversi.
La canzone di Maria Lacquaniti: Nel paese dei pozzi ripropone il racconto in un linguaggio diverso. Discussa, imparata, cantata, la canzone può costituire un momento di sintesi delle esperienze che il gruppo fa con il video e un ricordo piacevole del suo messaggio…

>>> Vai ai testi completi


30
Gen
13

3. Il ricco stolto e i suoi beni – itinerario per bambini sulle parabole

gesu’ indica la via dell’amore

Gesù si serve della parabola del ricco stolto per insegnare che la vita vale più dei beni terreni e per invitare ad arricchirsi davanti a Dio cercando il suo Regno, con piena fiducia nell’amore provvidente del Padre.

L’Itinerario è costituito da:

– una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

– una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il ricco stolto e i suoi beni
2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il ricco stolto e i suoi beni (Lc 12,13-31)

Luca è l’unico evangelista che riporta la parabola del ricco stolto inserendola in una serie di detti sulla povertà e sulla fiducia nella provvidenza di Dio.

Relatività delle ricchezze

Le ricchezze non sono un male in se stesse, anzi, tutti i beni che possediamo sono dono di Dio. L’AT metteva molto in evidenza questo aspetto al punto da considerare i beni un premio per l’uomo giusto e la povertà un castigo di Dio. Nei testi più antichi, in cui il premio e il castigo si giocavano in questa vita, le promesse di Dio sono espresse nella categoria della terra: abbondanza di grano, di vino, di olio, di latte, ecc…

Ci si rende però conto che la troppa ricchezza può indurire il cuore e indurre l’uomo ad allontanarsi da Dio. Si capisce che è meglio il poco del giusto che le grandi ricchezze dei peccatori (cfr. Sal 37,16), che l’uomo ricco quando muore non porterà nulla con sé (cfr. Sal 49,18), che il buon nome vale più di grandi ricchezze (cfr. Pr 22,1).

Il saggio domanda quindi al Signore: «Non darmi né povertà né ricchezze, ma concedimi il necessario, per timore che, sazio, io ti rinneghi e dica: Chi è il Signore?; oppure nella miseria mi dia al furto e oltraggi il nome del mio Dio» (Pr 30,8-9).

Inoltre, l’esperienza non sempre corrisponde alla visione della ricchezza come premio per i giusti: vi sono dei giusti che soffrono e sono nella miseria. II libro di Giobbe pone drammaticamente il problema del giusto che perde tutti i suoi beni, senza però risolverlo.

Gesù non condanna la ricchezza, ma sottolinea la difficoltà per il ricco a entrare nel regno di Dio (cfr. l’episodio del giovane ricco e le riflessioni di Gesù su questo argomento in Lc 18,18-27 e paralleli). In questa parabola Gesù vuole mostrare l’atteggiamento assurdo di chi si appoggia totalmente ed egoisticamente sui beni di questo mondo, senza pensare che la propria vita è nelle mani di Dio.

Gesù invita a confidare in Dio

Il ricco stolto contava solo sui suoi beni e su se stesso. Gesù inse­gna ad affidarsi completamente a Dio Padre che nutre gli uccelli del cielo e veste splendidamente i gigli del campo; a manifestare a lui, con fiducia, le nostre necessità (pensiamo alla bella preghiera del Padre nostro); a condividere quanto abbiamo con chi è nel bisogno.

La parabola condanna in modo particolare coloro che accumulano beni in modo egoistico e invita ad arricchire davanti a Dio, cioè a impegnarsi per il Regno, a compiere opere buone.

Gesù non dice di non lavorare e di non occuparsi per mangiare e vestirsi, ma di non preoccuparsi. Questo verbo, che indica un lavoro affannoso, è ripetuto tre volte nel testo di Luca e cinque volte nel parallelo di Matteo (6,25-34). Gesù invita persino a non preoccuparsi nelle persecuzioni e a cosa rispondere davanti ai tribunali (cfr. Mt 10,19; Mc 13,11; Lc 12,11).

La preoccupazione soffoca la Parola che viene seminata nel cuore (cfr. la parabola del seminatore in Mt 13,22; Mc 4,19; Lc 8,14). Anche Marta, che si dà da fare per preparare il pranzo a Gesù, viene rimproverata: «Tu ti preoccupi per molte cose» (Lc 10,41).

In Luca, nel discorso escatologico, troviamo questa frase: «Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non si appesantiscano nella dissolutezza, nell’ubriachezza, nelle preoccupazioni della vita» (Lc 21,34).

Paolo esorta i Filippesi: «Non preoccupatevi di nulla, ma in ogni necessità ricorrete alla preghiera» (Fil 4,6), e Pietro scrive: «Scaricate ogni vostra preoccupazione su Dio, perché egli ha cura di voi» (1Pt 5,7).

La fiducia nella provvidenza di Dio che ci fa essere attivi, occupati, ma non inquieti o preoccupati, è quindi una costante dell’insegnamento di Gesù e un atteggiamento basilare dell’essere cristiani.

Cercate il regno di Dio

Gesù contrappone alla preoccupazione per il mangiare, il bere e il vestire, cose che assillano i pagani, la ricerca del regno di Dio. Cercare il regno di Dio vuol dire mettere al primo posto il piano di Dio, la sua volontà che è amore salvifico; vuol dire collaborare alla costruzione di un mondo giusto, annunciare a tutti gli uomini, con la parola e la testimonianza di vita, la presenza di Dio che ispira, sostiene e vivifica l’agire dell’uomo. Tutte le altre cose ci sono date da lui che, essendo Padre, provvede ai bisogni dei suoi figli.

Il ricco stolto e i suoi beni

>>> Vai al testo completo

E’ un progetto paoline.it

Le altre parabole:

>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

25
Dic
12

Natale è la festa dello stupore, dell’incontro, della scoperta…

di don Franco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento

Condivido con gli amici de “La Bella Notizia” gli Auguri di Buon Natale di  mons. Francesco Montenegro alla diocesi di Agrigento

Torna il Natale! Si ripete il rito degli auguri. Può sembrare semplice oltre che gradevole scambiare gli auguri natalizi. Ma non è così.

Il significato del Natale è talmente straordinario e coinvolgente che non è facile ridurlo in formule di rito. Natale è la festa dello stupore, dell’incontro, della scoperta, dell’amore, del silenzio e della contemplazione. È la festa del cielo e anche della terra. È la festa di Dio e anche dell’uomo. Da Betlemme, Dio e l’uomo, diventano protagonisti di una storia che, partita da lontano, si proietta e costruisce già da ora un futuro carico di aspettative positive in cui, come dice la Sacra Scrittura, “scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti di acque … Felicità perenne splenderà sul loro capo, gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto”.

L’arco di guerra, l’arcobaleno, appeso da Dio lassù in segno di pace è il ponte che unisce cielo e terra. Ora è il tempo dell’incontro tra Dio che si fa uomo e l’uomo che diventa come Dio. Da Betlemme le cose ormai non sono più quelle di prima. Non è più possibile una vita fatta di grigiore e mediocrità, non si può più vivere come capita, né fare diventare la preoccupazione dominante le mode correnti. C’è altro che conta di più. Un mondo nuovo è ora possibile, finalmente “…pascoleranno insieme il leone e il capretto, e il bambino metterà la sua mano nella bocca del serpente velenoso” (Is 11,6). Questa nuova storia dipende anche da noi, però. Dio ce l’affida, perché si fida ancora degli uomini. Nonostante la crudeltà, la meschinità, la menzogna e i tanti mali che distinguono l’agire di molti uomini. Egli si fida talmente da farsi uno di noi. Questo significa che sta a noi rendere sempre attuale la venuta di Gesù, eliminare le barriere delle differenze, prosciugare le paludi dell’egoismo, ripulire le strade dalla violenza. Torniamo perciò a fidarci di Dio. Giriamoci dalla Sua parte. Accogliamo il compito che ci affida.

Non escludiamoLo dalla nostra vita. Quando Lui non c’è, il brutto prende il sopravvento.

Ecco perché augurare Buon Natale non è una semplice formalità. È molto di più. È avvertire pressante l’impegno di camminare con Lui coinvolgendo altri in questa meravigliosa avventura d’amore. È riempire il nostro cuore di speranza e aiutare gli altri a trovare la strada di Betlemme.

È acquisire uno sguardo nuovo, quello di Dio; sguardo che sa scrutare lontano e che sascorgere, nelle pieghe della storia, la Presenza di Colui che “se mostro di rifiutarlo, mi viene incontro ovunque; più vado lontano, più Egli mi si fa vicino … Viene a stare con me, si ostina a stare con me … Lui viene anche se non vuoi …” (Mazzolari).

Auguri. A tutti un cuore nuovo e uno sguardo nuovo!

Buon Natale !!!!

+ don Franco, Vescovo

14
Dic
12

Il buon Samaritano – Parabole per bambini (Lc 10,25-37)

GESU’ INDICA LA VIA DELL’AMORE

Con la parabola del buon samaritano Gesù insegna che il prossimo non è solo ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

L’Itinerario è costituito da:

– una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

– una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il buon samaritano

2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il buon samaritano (Lc 10,25-37)

Soltanto Luca riporta la parabola del buon samaritano in risposta al dottore della Legge che domanda a Gesù: «Chi è il mio prossimo?».

Tutti e tre i sinottici parlano del colloquio di Gesù con questo esperto della legge che (secondo Matteo e Luca vuol mettere Gesù alla prova) gli domanda che cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Secondo Matteo chiede qual è il più grande comandamento e secondo Marco qual è il primo.

Gli ebrei avevano aggiunto alla legge mosaica una minuziosa casistica per cui i precetti negativi e positivi raggiungevano il numero di 613. Era quindi difficile districarsi tra queste norme molto dure imposte alla gente semplice dagli scribi e dai farisei. Per rendersene conto basta confrontare le severe accuse di Gesù nel capitolo 23 di Matteo, in mo­do particolare nel versetto 4.

Gesù, come d’abitudine, invece di rispondere, domanda al dottore della Legge: «Che cosa è scritto nella Legge?». Secondo Matteo e Marco Gesù risponde direttamente citando i due comandamenti. La risposta è presa dallo Shemà di Dt 6,4-5 (ripreso letteralmente in Marco «Ascolta Israele») per quanto riguarda l’amore di Dio e da Lv 19,18 per quanto riguarda l’amore del prossimo.

Amerai

Già nella Legge mosaica troviamo questi comandamenti. Il verbo greco usato non indica l’amore passionale e nemmeno quello di amici­zia. Non è molto comune nel greco classico mentre la Bibbia lo adopera per esprimere il rapporto di Dio con il prossimo nell’ambito religioso.

In italiano si potrebbe tradurre con carità, termine che oggi molto spes­so viene inteso soltanto nel senso di elemosina.

I due comandamenti dell’amore nell’AT sono separati: quello verso Dio si trova in Dt 6,4-5, mentre quello verso il prossimo in Lv 19,18. L’unione dei due comandamenti non è una novità del NT, ma la tro­viamo già in testi giudaici (Testamento dei XII patriarchi, Filone, Giu­seppe Flavio).

Nel giudaismo il concetto di prossimo era ristretto all’ambito familiare e nazionale. Con la parabola del buon samaritano Gesù non insegna soltanto che il prossimo è ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

Va’ e fa’ anche tu lo stesso

Il Maestro della Legge aveva chiesto che cosa doveva fare per eredi­tare la vita eterna. Probabilmente si aspettava qualche consiglio asceti­co o la proposta di qualche pratica religiosa. Gesù invece gli chiede un amore totale capace di donarsi a tutti, senza limiti di alcun genere.

Amare Dio sembra facile se per amare si intende dedicarsi alla preghiera, all’adorazione, alle pratiche di pietà. Dio non si accontenta di queste cose, che non per questo devono essere trascurate. Esse diventano espressione del nostro amore a Dio nella misura in cui amiamo concre­tamente il prossimo…

p_3_buon_samaritano_1_parabole-amore_bambini_paoline_2012[4]

>>> Vai al testo completo

E’ un progetto paoline.it

Le altre parabole:

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

07
Dic
12

A Natale regaliamoci tempo e affetto

 

Approfittando della crisi, piuttosto che rimettere nell’offerta di un oggetto le nostre attenzioni, alle persone che amiamo potremmo donare attenzione, aiuto, conforto: fa bene al cuore e non costa nulla.

montagna_famigliaSi avvicina il Natale e come consuetudine si parla di acquisti e di corsa ai regali, seppure gli slogan di strenne e presenti costosi somiglino sempre di più ad echi lontani e paradossali, date le ristrettezze economiche di buona parte delle famiglie. Quello che sembra spaventare maggiormente è l’eventuale tristezza dei bambini che in un periodo di festa potrebbero dolersi di non ricevere ciò che desiderano in dono. I mezzi di comunicazione, inoltre, ci spaventano continuamente, trasmettendo il messaggio che il Natale al tempo della crisi, senza ricchezza, opulenza e prosperità, sarà difficile e austero.

Ma non stiamo dimenticando che la festa del Natale non è propriamente un momento di sfarzo e si festeggia in ricordo e venerazione di un momento solenne avvenuto in una mangiatoia? Il periodo dell’anno in cui si ricorda la nascita di un bambino che, nonostante la sua regalità divina, nasce in uno dei luoghi più umili di un villaggio di pastori, probabilmente non ha alcuna attinenza con ricchezza e scintillii di metalli preziosi. E festeggiarlo in modo più sobrio non ne ridurrebbe l’importanza e la forza.

Riconsiderando, infatti, il significato della ricorrenza del Natale, si giunge alla conclusione che l’importanza della festa non è data dalla quantità di cibo presente o dal numero di regali ricevuti; una festa è tale quando esula dalla consuetudine, quando è possibile stare insieme, trascorrerla con i propri cari, circondati dall’amore della propria famiglia. Indubbiamente il prossimo sarà di un Natale inconsueto, che ci offre l’opportunità di pensare al dono come ad un’offerta spontanea e volontaria di sé piuttosto che allo scambio di oggetti.

Pensiamo a quanta serenità e felicità sia possibile diffondere passando più tempo con le nostre famiglie e i nostri cari, invece di sperperare ore preziose in fila per confezioni regalo. Potremmo pensare ad un periodo di festa in cui, piuttosto che dissipare energie preziose a caccia di regali, potremmo utilizzare le nostre risorse per donare il nostro tempo. Piuttosto che rimettere nell’offerta di un oggetto le nostre attenzioni e il bene che portiamo dentro per i nostri cari, si potrebbe donare loro direttamente la nostra attenzione, il nostro aiuto, il nostro conforto. Se regalare qualcosa significa mettere a disposizione dell’altro qualcosa che è mio, perché dovrebbe essere meno prezioso esplicitare il proprio affetto, donare il proprio ingegno e offrire la propria disponibilità?

emil20nolde20-20christ20and20the20childrenSpesso proprio in riferimento ai bambini si assiste a dibattiti sui giochi educativi e sulla loro qualità; tuttavia giocare da soli non favorisce lo sviluppo della mente, nonostante il gioco di ultima generazione. I più piccoli, infatti, imparano con maggiore facilità nel rapporto e nello scambio con l’altro. L’uomo è un individuo sociale e ha bisogno degli altri per sopravvivere, sviluppare le proprie competenze e verificare i propri traguardi. Quale miglior momento di una festa, della festa della natività, per celebrare i propri figli, la propria famiglia e l’amore caritatevole che proviamo verso gli altri?

Spesso nei nostri articoli viene ribadito quanto sia potente l’abbraccio ed il sostengo dei propri cari; in alcuni casi il miglior presente potrebbe essere costituito dall’offerta del proprio tempo, mettendo a disposizione il proprio talento per iniziative benefiche, per non lasciare soli gli anziani e coloro che soffrono. Il Natale che ci apprestiamo a vivere probabilmente sarà più difficile e avrà bisogno di più iniziativa, di ingegno e di tanto amore e partecipazione perché sia un momento di grande gioia e di festa, ma questo non ci spaventa, ci unisce e ci libera. Per fortuna arriva Natale! Auguri.
di Angela Dassisti romasette.it, 5 dicembre 2012

08
Nov
12

La scommessa della fede (1Re 17,10-16 – Mc 12,38-44)

La vedova di Sarépta. Un’apertura all’altro che la rende capace di credere alle parole di Elia, senza sapere che è un profeta come sappiamo noi. La vedova di Gerusalemme. Non si dispera, decide di fidarsi del Signore: “Non ho più niente. Ho soltanto fiducia in te”. Scommette, si fida.

 

LETTURE: 1 Re 17,10-16; Sal 145; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44

Il messaggio che la Parola di questa domenica ci rivolge non con complicati ragionamenti, ma con il linguaggio delle immagini (meditiamo predicatori!): le due vedove, è talmente chiaro ed efficace che a commentarlo si rischia di attutirne la forza. Limitiamoci perciò a lavorare un po’ sulle immagini per aumentarne, se possibile, la bellezza, come si fa con il Photoshop.

La vedova di Sarépta
E’ in una situazione tragica, espressa in maniera drammatica dalle sue parole: “Ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. Però le preoccupazioni non le chiudono il cuore. E’ pronta a compiere il gesto di ospitalità che le viene richiesto dal viandante. E’ questa apertura all’altro che la rende capace di credere alle parole di Elia, senza sapere che è un profeta come sappiamo noi. Le basta sentire che l’uomo non promette sulla sua parola ma su quella di Dio: “Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà”. Si fida. Scommette. E Dio non la delude: “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia”.

La vedova di Gerusalemme
La vedova di Gerusalemme non parla, però è Gesù che ci fa entrare nella sua situazione esistenziale, facendoci conoscere i suoi sentimenti e i suoi pensieri. E’ rimasta soltanto con due monetine: “tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Poteva disperarsi, poteva imprecare, poteva cercare di rimediare con mezzi disonesti. Decide di fidarsi del Signore: “Non ho più niente. Ho soltanto fiducia in te”. Scommette, si fida. L’evangelista non ci dice com’è andata a finire questa donna, ma non possiamo dubitare: le sue due monetine non si saranno esaurite, e la donna non è sicuramente morta di fame.

Mettiamoci al posto delle due vedove e confrontiamoci con loro.
Noi il pugno di farina, le poche gocce d’olio e le due monetine ce le saremmo tenute strette.
Sì, avremmo pregato Dio di non farcele esaurire, di venire in nostro soccorso, ma non avremmo azzardato di privarcene senza una sicurezza umana che ci avrebbe assicurato di non verle buttate via inutilmente…

>>> vai al testo completo




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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