Posts Tagged ‘conversione

19
Set
13

Le opere che Dio si lega al dito e la preghiera (Lc 16, 1-13)

25a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Nelle parole del Vangelo di oggi non c’è nessuna comprensione per l’uso disonesto della ricchezza.  Accogliamo la sfida di Gesù e convertiamoci dalla mentalità diffusa di poter condannare i fattori disonesti, continuando per quel che possiamo a servire, nel nostro piccolo, Dio e la ricchezza.

Letture: Am 8, 4-7; Sal 112; 1 Tm 2, 1-8; Lc 16, 1-13

“Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza”. Le parole con cui Gesù commenta la sua parabola del fattore disonesto sembrerebbero oro colato per tutti coloro che fanno man bassa di soldi pubblici per assicurarsi di non dover ritrovarsi ad andare a zappare la terra, qualora fossero costretti ad abbandonare le loro comode e laute poltrone di politici o amministratori pubblici.

Altrettanto benedetta da questi signori (e drammaticamente attuale!) sarebbe la conclusione di Gesù: “fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano”, se però… non ci fossero quelle ultime paroline: “nelle dimore eterne”, che cambiano tutto, e svelano il senso autentico della parabola di Gesù: la condanna della ricchezza “disonesta”, quella che il profeta Amos definisce minacciosamente come la fonte di opere che Dio si lega al dito per non rischiare di dimenticare e di lasciare impunite, perché messe in opera per calpestare i poveri.

Nelle parole di Gesù non c’è nessuna comprensione per l’uso disonesto della ricchezza. Non c’è però nessuna comprensione nemmeno per coloro che di fronte all’uso disonesto della ricchezza si lamentano, recriminano, condannano, ma non fanno niente per reagire, investendo le loro qualità e potenzialità per combattere il male con il bene con la stessa intelligenza e astuzia del fattore disonesto, per trovare accoglienza nelle dimore eterne, cioè davanti a Dio. 

“I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”, dichiara Gesù. E – ammettiamolo – ha ragione da vendere. Se noi condanniamo il malcostume e la corruzione, sentendoci autorizzati a farlo, ritenendoci dalla parte dei figli della luce, dobbiamo prendere seriamente il rimprovero di Gesù, perché sicuramente non abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare.

“Ma cosa potevamo fare?”.
Ce lo ha ricordato papa Francesco nella sua omelia del 16 settembre scorso a santa Marta: “C’è l’abitudine – ha detto il Papa – di dire solo male dei governanti e fare chiacchiere sulle "cose che non vanno bene": "e tu senti il servizio della Tv e bastonano, bastonano; tu leggi il giornale e bastonano …. sempre il male, sempre contro!". Forse – ha proseguito – "il governante, sì, è un peccatore, come Davide lo era, ma io devo collaborare con la mia opinione, con la mia parola, anche con la mia correzione" perché
tutti "dobbiamo partecipare al bene comune!". E se "tante volte abbiamo sentito: ‘un buon cattolico non si immischia in politica’ – ha sottolineato – questo non è vero, quella non è una buona strada". "Un buon cattolico – ha sottolineato il Pontefice – si immischia in politica, offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare. Ma qual è la cosa migliore che noi possiamo offrire ai governanti? La preghiera!".

“La preghiera? Sai cosa gli fa a questi la nostra preghiera…”…

»»» vai al testo completo

16
Set
13

La gioia di Dio è perdonare! di Papa Francesco

Le tre parabole della misericordia, Lc 15,1-32

Solo l’amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia.
Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio! Gesù è tutto misericordia.

prodigal-798893Il capitolo 15 del Vangelo di Luca, contiene le tre parabole della misericordia: quella della pecora smarrita, quella della moneta perduta, e poi la più lunga di tutte le parabole, tipica di san Luca, quella del padre e dei due figli, il figlio “prodigo” e il figlio, che si crede “giusto”, che si crede santo. Tutte e tre queste parabole parlano della gioia di Dio.

Dio è gioioso. Interessante questo: Dio è gioioso! E qual è la gioia di Dio?
La gioia di Dio è perdonare, la gioia di Dio è perdonare!
E’ la gioia di un pastore che ritrova la sua pecorella;
la gioia di una donna che ritrova la sua moneta;
è la gioia di un padre che riaccoglie a casa il figlio che si era perduto, era come morto ed è tornato in vita, è tornato a casa.
Qui c’è tutto il Vangelo!
Qui! Qui c’è tutto il Vangelo, c’è tutto il Cristianesimo!
Ma guardate che non è sentimento, non è “buonismo”!
Al contrario, la misericordia è la vera forza che può salvare l’uomo e il mondo dal “cancro” che è il peccato, il male morale, il male spirituale.
Solo l’amore riempie i vuoti,
le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia.
Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio!

Gesù è tutto misericordia,
Gesù è tutto amore: è Dio fatto uomo.
Ognuno di noi, ognuno di noi, è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto.
Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai.
E’ un padre paziente, ci aspetta sempre! 
Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele.
E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore.
E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna.
E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono.

Il pericolo qual è?
E’ che noi presumiamo di essere giusti, e giudichiamo gli altri. Giudichiamo anche Dio, perché pensiamo che dovrebbe castigare i peccatori, condannarli a morte, invece di perdonare. Allora sì che rischiamo di rimanere fuori dalla casa del Padre! Come quel fratello maggiore della parabola, che invece di essere contento perché suo fratello è tornato, si arrabbia con il padre che lo ha accolto e fa festa.
Se nel nostro cuore non c’è la misericordia, la gioia del perdono, non siamo in comunione con Dio, anche se osserviamo tutti i precetti, perché è l’amore che salva, non la sola pratica dei precetti.
E’ l’amore per Dio e per il prossimo che dà compimento a tutti i comandamenti.
E questo è l’amore di Dio, la sua gioia: perdonare.
Ci aspetta sempre! Forse qualcuno nel suo cuore ha qualcosa di pesante:
“Ma, ho fatto questo, ho fatto quello …”.
Lui ti aspetta! Lui è padre: sempre ci aspetta!

Se noi viviamo secondo la legge “occhio per occhio, dente per dente”, mai usciamo dalla spirale del male. Il Maligno è furbo, e ci illude che con la nostra giustizia umana possiamo salvarci e salvare il mondo.
In realtà, solo la giustizia di Dio ci può salvare!
E la giustizia di Dio si è rivelata nella Croce: la Croce è il giudizio di Dio su tutti noi e su questo mondo.

Ma come ci giudica Dio?
Dando la vita per noi! Ecco l’atto supremo di giustizia che ha sconfitto una volta per tutte il Principe di questo mondo; e questo atto supremo di giustizia è proprio anche l’atto supremo di misericordia.
Gesù ci chiama tutti a seguire questa strada:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).
Io vi chiedo una cosa, adesso. In silenzio, tutti, pensiamo… ognuno pensi ad una persona con la quale non stiamo bene, con la quale ci siamo arrabbiati, alla quale non vogliamo bene.
Pensiamo a quella persona e in silenzio, in questo momento, preghiamo per questa persona e diventiamo misericordiosi con questa persona. [silenzio di preghiera].

Invochiamo ora l’intercessione di Maria, Madre della Misericordia.

Papa Francesco, da  Angelus del 15 settembre 2013

13
Set
13

Il Padre misericordioso e il terzo figlio tra le righe (Lc 15, 1-32)

24a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Il Padre misericordioso. Parabola tanto scontata eppure sempre nuova, capace di scuotere le coscienze “addormentate”. Oggi siamo invitati a soffermarci sul “terzo figlio”. Sì, il terzo figlio! Quello che non compare nelle righe, ma tra le righe è presentissimo.

Letture: Es 32, 7-11. 13-14; Sal 50; 1 Tm 1, 12-17; Lc 15, 1-32

padre_misericordioso_marnotratnyLa parabola del padre misericordioso (smettiamola di chiamarla “del figlio prodigo”, perché il protagonista è il padre con il quale il racconto inizia e finisce, ed è chiaramente colui che muove tutta la vicenda) è talmente conosciuta e talmente bella che rischia di diventare un brano poetico per la nostra ammirazione. Non può e non deve essere così, perché il vangelo non è per l’ammirazione, ma per la nostra conversione.

Questa parabola, poi, proprio per essere tanto bella e tanto conosciuta, può finire nel cestino della assuefazione, del “questa la so”, dentro al quale perde ogni capacità di farci riflettere e di scuoterci. Cerchiamo di evitare questo rischio, leggendola in profondità, puntando la nostra attenzione e la nostra riflessione sul terzo figlio.
“Il terzo figlio? Ma i figli non sono soltanto due?”.
Sì, il terzo figlio! Quello che non compare nelle righe, ma tra le righe è presentissimo.

Il terzo figlio, di età non ben definita – potrebbe essere più giovane o più grande del primo, e anche più giovane o più grande del maggiore, quindi praticamente di qualsiasi età (l’età di ciascuno di noi!)-, non ha mai chiesto al padre di andare via di casa con la sua parte di eredità. Prendere una decisione così drastica e coraggiosa non fa per lui. Sarebbe rischiosa, e non gli va di rischiare. Lui si accontenta di qualche fughetta ogni tanto, senza farsi accorgere, tornando a casa di nascosto, come se non fosse successo niente. Ogni tanto gli capita di sperperare qualcosa delle sue sostanze in modo poco accorto e qualche volta poco dignitoso. Però, mai niente di tanto grave. 

Il terzo figlio non è nemmeno come il maggiore. Anche lui di età non ben definita – potrebbe essere più giovane o più grande del primo, e anche più giovane o più grande del maggiore, quindi praticamente di qualsiasi età (l’età di ciascuno di noi!) -. Il terzo figlio non si sente un servo del padre come il secondo, ma nemmeno lui ha confidenza filiale: tante idee del padre e altrettante suoi desideri gli sembrano esagerati, e perciò, quando può pensa e fa come gli pare. Però, mai niente di tanto grave. Non ha il coraggio di chiedere capretti o altro per fare festa con gli amici – potrebbe dirgli di no e ci rimarrebbe male -, e allora, appena possibile, si arrangia come può. Di nascosto. Però, mai niente di tanto grave.

Cosa pensa il terzo figlio del fratello giovane ritornato a casa? …
Cosa ne pensa il terzo figlio del secondo, del maggiore?…

»»» vai al testo completo

Il Padre misericordioso–Parabole per bambini
17
Apr
13

Le parole del Vangelo, di Madeleine Delbrél

La parola del Vangelo - foto di Eleonora LrIl Vangelo è il libro della vita del Signore.
È fatto per diventare il libro della nostra vita.
Non è fatto per essere compreso,
ma per accostarvisi come alla soglia del mistero.
Non è fatto per essere letto,
ma per essere accolto dentro di noi.
Ciascuna delle sue parole è spirito e vita.
Agili e libere,
esse non attendono altro
che il desiderio profondo della nostra anima
per fondersi con lei.
Vive,
sono come il lievito iniziale
che attaccherà la nostra pasta
e la farà fermentare in uno stile di vita nuovo. [.. . ]
Le parole del Vangelo ci plasmano,
ci trasformano, ci assimilano a sé.
Le parole del Vangelo sono miracolose.
Se non ci trasformano,
è perché non chiediamo loro di trasformarci.
Ma in ogni frase di Gesù
e in ciascuno dei suoi esempi pemane
la virtù folgorante che guariva, purificava, risuscitava.
A condizione
di stare di fronte a lui
come il paralitico o il centurione:
agire immediatamente con assoluta obbedienza.
Madeleine Delbrél

27
Mar
13

Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20)

Papa Francesco, udienza 27 marzo 2013

Che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione?

Fratelli e sorelle, buongiorno!

papa_francesco2--400x300Sono lieto di accogliervi in questa mia prima Udienza generale. Con grande riconoscenza e venerazione raccolgo il “testimone” dalle mani del mio amato predecessore Benedetto XVI. Dopo la Pasqua riprenderemo le catechesi dell’Anno della fede. Oggi vorrei soffermarmi un po’ sulla Settimana Santa. Con la Domenica delle Palme abbiamo iniziato questa Settimana – centro di tutto l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione.

Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione; le ha scelte tra il popolo pieno di fede nelle promesse di Dio. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo passo, Lui si muove verso di noi. Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. «Le volpi – ha detto Lui, Gesù – le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio.

ip_pasqua_risurrezione_carlo-tarantiniNella Settimana Santa noi viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità. Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’Orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12).

Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo “per me”.

Che cosa significa tutto questo per noi? Significa che questa è anche la mia, la tua, la nostra strada. Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore; vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi – come dicevo domenica scorsa – per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!

Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. E’ entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”, uscire. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana. Ricordate bene: uscire da noi, come Gesù, come Dio è uscito da se stesso in Gesù e Gesù è uscito da se stesso per tutti noi.

cristo_rialza_il_peccatoreQualcuno potrebbe dirmi: “Ma, padre, non ho tempo”, “ho tante cose da fare”, “è difficile”, “che cosa posso fare io con le mie poche forze, anche con il mio peccato, con tante cose? Spesso ci accontentiamo di qualche preghiera, di una Messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di “uscire” per portare Cristo. Siamo un po’ come san Pietro. Non appena Gesù parla di passione, morte e risurrezione, di dono di sé, di amore verso tutti, l’Apostolo lo prende in disparte e lo rimprovera. Quello che dice Gesù sconvolge i suoi piani, appare inaccettabile, mette in difficoltà le sicurezze che si era costruito, la sua idea di Messia. E Gesù guarda i discepoli e rivolge a Pietro forse una delle parole più dure dei Vangeli: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33). Dio pensa sempre con misericordia: non dimenticate questo. Dio pensa sempre con misericordia: è il Padre misericordioso! Dio pensa come il padre che attende il ritorno del figlio e gli va incontro, lo vede venire quando è ancora lontano… Questo che significa? Che tutti i giorni andava a vedere se il figlio tornava a casa: questo è il nostro Padre misericordioso. E’ il segno che lo aspettava di cuore nella terrazza della sua casa. Dio pensa come il samaritano che non passa vicino al malcapitato commiserandolo o guardando dall’altra parte, ma soccorrendolo senza chiedere nulla in cambio; senza chiedere se era ebreo, se era pagano, se era samaritano, se era ricco, se era povero: non domanda niente. Non domanda queste cose, non chiede nulla. Va in suo aiuto: così è Dio. Dio pensa come il pastore che dona la sua vita per difendere e salvare le pecore.

La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie – che pena tante parrocchie chiuse! – dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo con amore e con la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione.

Auguro a tutti di vivere bene questi giorni seguendo il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo.

Papa Francesco, udienza generale, Piazza San Pietro, Mercoledì, 27 marzo 2013

15
Feb
13

Il paese dei pozzi. Alla scoperta dei valori della vita

Itinerario sui valori per ragazzi e adolescenti

Il video-racconto per ragazzi, Il paese dei pozzi, fa emergere il dualismo tra il vivere in superficie o in profondità e invita a una scelta tra essere o avere. Varie le proposte per un utilizzo in ambito catechistico o scolastico.

Video-racconto: Il paese dei pozzi

NOTE INTRODUTTIVE
Il racconto
Cosa suscita il racconto

PROPOSTE PER L’UTILIZZAZIONE
1. Dall’emozione all’analisi
2. Dal racconto alla vita
3. Costruire una scala di valori
4. Celebrare il dono dell’acqua viva
5. Il significato dell’acqua nella Bibbia


Note introduttive

Il paese dei pozzi è un racconto che si prefigge l’educazione dei ragazzi ai valori, valorizzando la forma narrativa, che ha il potere di veicolare la realtà con una ricchezza espressiva e una forza evocativa particolarmente stimolante.

La storia fa emergere il dualismo tra il vivere in superficie o in profondità, privilegiando i valori relativi al consumismo o quelli relativi all’esistenza e invita a una scelta tra essere o avere.

Il racconto

In un angolo di questo mondo esiste un paese abitato soltanto da pozzi, di diversa forma e grandezza, sparsi su un terreno arido, che consumano il tempo in chiacchiere e nella cura della loro parte visibile. A volte avvertono un senso di vuoto che cercano di riempire in vari modi, soprattutto con oggetti di ogni tipo, ma i pozzi non sono felici.
Un giorno, uno di essi, mentre ammassa nel suo fondo tutti gli oggetti acquistati al supermercato, avverte la presenza di qualcosa che lo induce a cercare in profondità.
Lì, scopre un elemento vivificante che produce in lui sensazioni nuove: l’acqua.
La scoperta suscita tra i pozzi reazioni diverse: alcuni la ritengono un’illusione, altri invece si avventurano nella ricerca.
07_paese_pozzi_valori_ragazzi_paoline_2013I pozzi che hanno il coraggio di liberarsi dalle proprie cose per fare spazio all’acqua, scoprono la gioia di essere se stessi e un nuovo modo di porsi in relazione agli altri.
Insieme cercano la sorgente da cui proviene l’acqua e si rendono conto che essa ha origine dalla grande montagna che da sempre domina il paese, ma della cui presenza non si erano mai accorti.
I pozzi ritrovano nell’acqua il senso della loro esistenza; essa li unisce tra loro in profondità e li rende capaci di donare. Insieme con loro tutto il paese si rinnova rivestendosi di verde e di fiori variopinti.

Cosa suscita il racconto
Il racconto, di natura fantastica, permette il riferimento analogico alla realtà in cui viviamo.

Molto facilmente, infatti, i ragazzi si identificheranno per quel gruppo di pozzi che ha il coraggio di andare controcorrente e di cercare la sostanza preziosa che dai più è ritenuta inutile, ma che alla fine si rivela come sorgente di vita.
Questa favorisce:
– il ritrovamento dell’identità del pozzo;
– la comunione con gli altri in profondità;
– l’esperienza di gruppo;
– la trasformazione dell’ambiente circostante.

Le immagini
04_paese_pozzi_valori_ragazzi_paoline_2013Le immagini riproducono i disegni animati del pittore Felix Lopez.
Ogni pozzo viene caratterizzato con volto umano, che assume varie espressioni, ed è dotato di mani per compiere azioni. Le linee caricaturali che tratteggiano gli occhi, il naso e la bocca dei pozzi, ci fanno partecipi dei loro stati d’animo.

La colonna sonora
Il testo del racconto è interpretato con vivacità e proprietà da Pierpaolo Cuna.

La musica è costituita da tre brani di autori diversi.
La canzone di Maria Lacquaniti: Nel paese dei pozzi ripropone il racconto in un linguaggio diverso. Discussa, imparata, cantata, la canzone può costituire un momento di sintesi delle esperienze che il gruppo fa con il video e un ricordo piacevole del suo messaggio…

>>> Vai ai testi completi


08
Feb
13

Sempre sotto quell’albero

5a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

In questa domenica la liturgia ci presenta tre incontri dell’uomo con Dio, accomunati dall’esperienza della presa di coscienza della propria piccolezza.

Letture: Is 6,1-2,3-8;  Sal 137;  1 Cor 15,1-11;  Lc 5,1-11

 

stephens-bill-l-albero-del-bene-e-del-maleLa Parola di questa domenica, con due fatti e una testimonianza, ci racconta tre esperienze dell’uomo con Dio: Isaia, Pietro, Paolo.

Non, però, come sempre, per arricchire la nostra erudizione, ma per la nostra conversione.

Non sono, cioè, cronaca, ma messaggio.

Cerchiamo, perciò, di superare i “contorni”, l’involucro, per arrivare alla sostanza, al messaggio.

Ciò che unisce i tre racconti è l’identica reazione dei tre uomini: la presa di coscienza e la confessione di essere peccatori.

Isaia: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti”.

Pietro: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”.

Paolo: “Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio”.

Fermiamoci su questa reazione che potremmo dare per scontata, per naturale: “Certo! Di fronte a Dio non puoi che reagire così”. Non è così. Essa non è naturale per niente. Anzi, ci disturba profondamente, perché riconoscerci piccoli davanti a Dio e perciò affidare a lui le nostre scelte altro non è che trovarci come Adamo ed Eva sotto l’albero del bene e del male, per decidere se allungare o meno la mano verso il frutto “buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza” (Gen 3,6); cioè metterci o meno al comando delle nostre scelte, accettare Dio, oppure di elevare a dio il nostro io.

Questa decisione ci costa, perché sottometterci a un altro, fosse anche Dio, ci dà fastidio, ci umilia, ci fa riconoscere di non essere autosufficienti. E’, però, su questa scelta tra Dio e l’io che si decide o meno per la fede. Se non decidiamo per Dio, ci può essere pratica religiosa, ma non la fede.

Allora facciamoci una domanda: noi siamo nella pratica religiosa o nella fede?

La risposta possiamo trovarla nella rete di Pietro. A chi non è accaduto, nei vari campi della sua esperienza personale, familiare, professionale, di ritrovarsi mestamente a lavare le reti dopo avere faticato tutta la notte senza avere preso nulla? In situazioni come questa, normalmente, o ci si scoraggia, o dopo aver tentato e ritentato testardamente, si finisce per rinunciare; oppure… – e qui dobbiamo essere sinceri fino all’osso – ce se la prende con il Signore che non ci ascolta e non ci aiuta: “Ho pregato, ho pregato, ma non è successo niente”, concludendo qualche volta: “Allora, non prego più. Tanto non serve a niente”…

Pietro non si comporta così. La sua esperienza di pescatore lo sconsigliava di gettare nuovamente le reti, di giorno, appena un poco lontano dalla terra. Ma: “Sulla tua parola getterò le reti”. Il risultato lo sappiamo.

Perché a noi non succede così? Perché la nostra rete rimane disperatamente vuota nonostante le preghiere? Perché noi vogliamo gettare la rete dove decidiamo noi, chiedendo a Gesù di riempirla. Ma la fede non è una ruota di scorta per continuare a percorrere la strada decisa da noi, quando le nostre ruote non bastano più. E’ la decisione di percorrere una strada diversa con una macchina diversa. La fede non è chiedere al Signore di fare quello che tocca a noi, che vogliamo noi, come abbiamo deciso noi, ma fare quello che lui ci chiede, e farlo sulla sua parola, secondo i suoi criteri, anche quando umanamente sembra impossibile o estremamente difficile.

Dio non accetta il rovesciamento dei ruoli. Davanti a lui è necessario esclamare: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono”; “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”; “Io sono il più piccolo”.

Ma perché il Signore ci chiede questa… umiliazione?

>>> vai al testo completo




La bella notizia

Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

Calendario

giugno: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Banco editoriale Paoline

Miglioriamo la QUALITA' della vita...

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al blog "La Bella Notizia" e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 3.445 follower

Immagine & Parola AVVENTO anno B

AVVENTO anno B

da Instagram

📖 🔥 🔥 Una #catechesi completa sullo #SpiritoSanto, con applicazioni pastorali attuali e aderenti alle esperienze dei #giovani, ma non soltanto. Sono spiegati i #simboli che lo raffigurano, i riferimenti all’Antico e al Nuovo Testamento, la sua azione nella #Chiesa... #Pentecoste #paoline #paolinestore - http://www.paolinestore.it/shop/lo-spirito-santo-5935.html 🎧 Per la #canonizzazione dei #pastorelli di #Fatima, Francesco e Giacinta (13 maggio 2017), proponiamo uno sceneggiato radiofonico a puntate, ogni mattina dal 6 al 12 maggio per ricordarli 👍 👂http://www.paoline.it/blog/spiritualita/1663-i-100-anni-di-fatima-una-storia-da-ascoltare.html#ascoltafatima Tonino Lasconi, Il grande rompi 2, Paoline  2015 Alessandro  Meluzzi, La vergogna. Un'emozione antica, Paoline 201
Follow La Bella Notizia on WordPress.com

Archivio

Statistiche

  • 269,993 hits

Blog che seguo


rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

La Bella Notizia

"io so in chi ho messo la mia speranza"

Vogue Pills Fashion

By Nayla C - fashion - beauty - lifestyle

"Semplicemente insieme" lucetta ed elena

L'amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce a metà

La Bottega del Vasaio

a cura di don Cristiano Mauri

Uscite, popolo mio, da Babilonia

Un blog per osservare l'Apocalisse del presente e il presente dell'Apocalisse

VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

La vita è bella comunque e a prescindere!

il BLOG di ScegliGesù.com

è il momento di prendere una posizione!

Un mondo a parte

il mondo smette di sorridere...quando tu non sorridi più...

Racconti di Laura

Carezze per l'anima

Seme di salute

per la buona salute e la buona novella

GLOBULI ROSSI COMPANY

Compagnia dei Globuli Rossi: SCHIENE A DISPOSIZIONE DI DIO: - "Portate i pesi gli uni degli altri" (Fil 2,4) - “Va' e anche tu fa' lo stesso”. (Lc 10,37)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: