Posts Tagged ‘Dio

20
Giu
13

Per essere discepoli del Cristo

12a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Seguire Cristo comporta alcune condizioni, che vanno ben comprese in profondità, al di là delle apparenze, come il coraggio di “prendere la propria croce”.

Letture: Zc 12, 10-11; 13,1; Sal 62; Gal 3,26-29; Lc 9,18-24

Dopo un breve sondaggio su ciò che le folle pensano di lui, dagli esiti di per sé molto lusinghieri (“Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto”), ma assolutamente insufficienti, Gesù, per bocca di Pietro, ottiene dai suoi discepoli la risposta giusta: “Tu sei il Cristo di Dio”.

“Cristo” per noi è una parola usurata, di scarso significato, abbinata a Gesù come se ne fosse il cognome. Per i suoi discepoli, come per tutti gli ebrei, il Cristo è l’unto del Signore, il Messia, colui che Dio ha promesso per liberare il suo popolo; colui al quale tutti guarderanno come il serpente innalzato da Mosè nel deserto per avere salvezza (Prima lettura).

I discepoli, però, come tutti gli ebrei, pensano a un Messia glorioso.Gesù lo a bene. Per questo cerca di far cambiare idea ai suoi amici, rivelando di essere l’esatto contrario di ciò che pensano, cioè il Figlio dell’uomo, l’inviato di Dio messo a morte, che “deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”.

Fatta questa rivelazione, che i discepoli accetteranno soltanto dopo la risurrezione, Gesù espone le condizioni per diventare suoi discepoli.

La prima è:Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso”.

Rinnegare se stesso! Non suona bene alle nostre orecchie. Sa di svuotamento delle proprie potenzialità umane, di rinuncia alla bellezza e alla gioia della vita, di rassegnazione a essere non protagonisti, ma panchinari.
Il significato non può essere questo, perché Gesù ha vissuto una vita buona, positiva, coraggiosa, da protagonista. E anche bella: si è circondato di amici e amiche; ha gradito inviti a pranzo e l’ospitalità; ha ammirato le cose belle del creato.
Rinnegare se stesso significa rinunciare all’illusione di essere i padroni di se stessi; di poter mangiare dall’albero proibito, decidendo autonomamente il bene e il male nell’illusione di diventare dio.

Rinnegare se stesso significa abbandonare l’egocentrismo e l’egoismo per evitare di ritrovarsi nudi e vergognosi in mezzo agli alberi del giardino.
Rinnegare se stesso significa uscire fuori dalla meschinità del proprio egoismo per mettere, come Gesù, i doni di Dio a servizio di tutti i suoi figli, affinché, al di là delle differenze di sesso (né uomo né donna), di cultura e di religione (né giudeo né greco), di condizione sociale (né schiavo né libero) tutti diventino uno nel Figlio.

La seconda:Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce”.

Prendere la croce… Di fronte a questa condizione, le sensazioni diventano anche più preoccupate, perché si pensa subito alla croce del calvario, intesa come sconfitta e accettazione passiva della sofferenza, o addirittura come punizione. E’ questa interpretazione che ha dato origine a modi di dire tristemente diffusi tra i cristiani: “Mi è capitata questa croce…”, “il Signore mi ha mandato questa croce…”; o peggio: “Cosa ho fatto per meritare questa croce?”.
Gesù non era ancora finito sulla croce, perciò questa non è la croce del calvario. Inoltre Gesù non dice: “Prenda la mia croce”, ma “la sua”, quella di ciascuno.

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09
Mag
13

Nel Tempio per la strada (Lc 24, 46-53)

Ascensione del Signore – Tempo di Pasqua – Anno C

La solennità dell’Ascensione ci invita a recuperare il dinamismo della Chiesa delle origini: stare sempre nel Tempio e andare per le strade.

Letture: Atti 1, 1-11; Sal 46; Eb 9,24-28; 10,19-23; Lc 24, 46-53

Una nube (segno della presenza di Dio) sottrae agli occhi dei discepoli Gesù, che ha appena promesso loro la forza dello Spirito Santo per essere suoi “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”. Rimasti in adorazione, vengono stimolati da due uomini in bianche vesti a smettere di guardare in cielo. Allora tornano “Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

La grande gioia con cui i discepoli tornano a Gerusalemme indica che avevano capito, per lo meno intuito che il distacco di Gesù non era un abbandono, ma la condizione per rimanere accanto a loro. Infatti, se non fosse salito il cielo, Gesù non avrebbe potuto accompagnarli sulle strade del mondo per predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, perché, impigliato nel tempo e nello spazio, sarebbe stato soltanto un bel ricordo. Adesso, invece, Gesù potrà essere vicino ai suoi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Tornati a Gerusalemme, i discepoli “stavano sempre nel tempio lodando Dio” per attendere di essere “battezzati in Spirito Santo” e di essere rivestiti “di potenza dall’alto”, come accadrà nel giorno di Pentecoste. Subito dopo, essi sciamarono sulle strade del mondo per essere testimoni “a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”, per preparare il suo ritorno.

Noi cristiani di oggi dobbiamo urgentemente rientrare in questo dinamismo: stare sempre nel tempio, e andare per le strade.
Stare nel tempio,
per essere rivestiti di potenza dall’alto, per rifornirci del dono dello Spirito senza il quale non possiamo mantenere, “senza vacillare la professione della nostra speranza”. Sarebbe bello rimanere sempre nel tempio, con gli occhi fissi verso il cielo in adorazione di Gesù che si stacca dalla terra, lontani dalle contraddizioni, dalle pesantezze e anche dalle brutture della nostra vita quotidiana. Sarebbe bello, ma sbagliato, come purtroppo dimostra la situazione del nostro essere cristiani oggi, caratterizzata dalla consapevolezza molto debole e quasi inesistente di dovere andare per predicare a tutti i popoli le conversione e il perdono dei peccati.

Sempre pronti a uscire per le strade del mondo, per rimediare a questa situazione, che ormai da decenni papi, vescovi, documenti a non finire ci esortano a superare, tornando all’evangelizzazione, alla missionarietà, cioè a portare la Parola a incontrare “i popoli”sulle strade degli uomini.

In questi giorni papa Francesco sta rinnovando alla sua maniera l’invito, esortando auscire nelle periferie dove c’è sofferenza, sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni”.  Però anche questo invito rischia di essere assorbito da una mentalità ormai secolare, secondo la quale sono i vescovi, aiutati dai preti e dai religiosi, a dover uscire e andare a predicare. Non i cristiani laici. Per questi non c’è altro impegno che andare nel tempio nei giorni dovuti per pregare e ascoltare, al fine di mantenere la fede.  
La fiammata di Spirito Santo del Concilio che aveva fatto riscoprire alla Chiesa il suo essere popolo di Dio, dove tutti sono impegnati a evangelizzare, è andata via via esaurendosi. E’ necessario riaccenderla, altrimenti la parola di Dio continuerà a rimanere chiusa dentro il tempio, diventando ripetitiva e abitudinaria, e non a circolare nelle “periferie” dove è necessaria per rispondere alle domande della vita.

L’evangelista Luca precisa che prima di salire al cielo, Gesù non parla soltanto agli apostoli ma anche “ai discepoli”, a tutti coloro che decidono di seguirlo. Quindi a ognuno di noi.
La conversione è urgente, perché è sempre più evidente la mancanza di discepoli che vivono la fede “lieti e fieri di credere”…

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28
Set
12

Nel silenzio… la voce di Dio

untitledIl coraggio di parlare
si fonda in definitiva
sul coraggio di ascoltare.
Osiamo ascoltare i giovani
con i loro dubbi e le loro domande?
O persone che hanno opinioni teologiche
diverse dalle nostre?
O che si sentono estraniate dalla Chiesa?
O quelle la cui vita sembra lasciarle in bilico,
né fuori né dentro,
perché sono no divorziate e risposate,
sono omosessuali o convivono fuori del matrimonio?

Non avremo il coraggio di farlo
se non avremo ascoltato in silenzio
la voce che turba più di tutte,
quella del nostro Dio.
Se sapremo rimanere in silenzio
davanti a Dio
e ascoltare la sua Parola
che è risorta dai morti,
allora nessun silenzio
ci imprigionerà in alcuna tomba.
Timothy Raddiffe

10
Giu
12

Vedere Dio. Come?

IMG_5425Il credente è alla ricerca di Dio.
Si incomincia togliendo
le troppe infule ridicole e le maschere
con le quali Dio è stato camuffato nel corso dei secoli
per ritrovare finalmente il volto che vi è nascosto.
Ma è possibile all’uomo vedere Dio?

Pregare
è il tentativo senza fine ripetuto di raggiungere Dio,
costringerlo a uscire dai suoi palazzi,
entrare nel suo mistero e lasciarvisi bruciare.
Eterno assillo della creatura:
avvicinare il creatore.
Ma è possibile all’uomo vedere Dio?

Pregare
è una lunga operazione di svelamento:
a ogni incontro il velo scivola dal volto.
Dio si mostra.
Bisogna forse morire per vedere Dio?

Pregare
sarà allora l’inizio,
il primo passo, umile ma necessario,
verso il faccia a faccia eterno ove in piena luce
l’uomo si sazierà di Dio.

C. Singer, Pregare, Paoline

25
Apr
12

le nostre mani… opera di Dio

Opera delle mani
Sia su di noi la bontà del Signore.
Rafforza l’opera delle nostre mani.
L’opera delle nostre mani rafforza! Sal 90,17

nostre maniOpera delle nostre mani
possono essere i lavori vari,
possono esserlo le imprese.
Con la mano lavoriamo.
E con la fabbricazione di strumenti
umanizziamo la materia e l’energia.
Nel dare inizio al lavoro quotidiano
o a una impresa chiediamo che Dio
«benedica le opere delle nostre mani».
Chiediamo, cioè,
che le opere delle nostre mani
non siano idoli
dei quali diventiamo schiavi.
La richiesta dà anche
un significato alle azioni:
chiediamo che le nostre mani
siano sempre limpide,
che nulla di meno buono le inquini
e che possiamo levarle nella supplica.
Sentiamoci sempre opera delle mani di Dio!
L.A. Schokel, A tu per tu con la Bibbia, Paoline

04
Apr
12

Dio si è schierato dalla parte dell’uomo

crocifissione - maria - rupnikLe parole sono superflue.
Le potete accumulare
nelle vostre soffitte.
Nulla da aggiungere.
Non c’è che da guardare.
Dio si è schierato
dalla parte dell’uomo:
il Figlio suo
non l’ha risparmiato;
il suo Unico
lo ha abbandonato
perché noi fossimo liberati.
Lo capite?
Più nulla
può separarci dal suo amore.
Nonostante l’angoscia
e il dubbio,
voi sapete che egli è
e  come egli agisce.
Nonostante l’assenza
e  l’attesa,
voi sapete da quale parte
lo troverete.
Allora amici miei fratelli,
siate sicuri:
sono gli atti
che rivelano il cuore.
E gli atti di Dio
oramai li conoscete.

Pregare è dispiegare l’affresco delle meravigliose opere di Dio
e attraverso di esse indovinare  chi egli è.
E andare alla scoperta di Dio.

C. Singer, Pregare, Paoline

04
Apr
12

Il tuo “si” all’amore – Triduo pasquale 2012 On line

benvenuti1La Pasqua è prossima, annunciata a gran voce dai giorni intensi del Triduo Pasquale.
Si sa, i grandi eventi sono preceduti da grandi celebrazioni. Ma si conoscono anche i rischi: chi prepara, più che l’evento attende la sua fine e, lo stress da preparazione, sostituisce il fremito dell’attesa che, solo, può farci gustare la bellezza e l’unicità di ciò che sta per accadere.

Chi è vicino, è preso da fiori, altare, canto, celebrazioni...
Chi è lontano, è preso dalla routine di ogni giorno, dai problemi e, forse, un po’ troppo da se stesso.

E’ per questo che, anticipando, l’inizio del triduo di qualche ora, abbiamo voluto accogliere tutti voi che parteciperete alle riflessioni on line con un BENVENUTO, perchè fosse chiaro a tutti noi che, ciò che sta per accadere in questi giorni, non accadrà senza di noi!

La Pasqua, quello straordinario passaggio dalla morte alla vita, continua a essere un evento VERO per la nostra vita, OGGI!
Continua a essere annunciato in quel pane spezzato.
Continua a darsi con verità in quel crocifisso amante, capace di infrangere ogni forma di morte, per aprirci a una vita nuova, segnata dal dono, dalla libertà, dalla pienezza.
La Pasqua continua a essere vera nei nostri piccoli grandi sì a Dio, continua a essere passaggio di risurrezione lì dove la storia sa pronunciare solo parole di condanna.
La Pasqua è annuncio delicato e appassionato di speranza, nelle infinite solitudini a cui, spesso, un certo stile di vita ci costringe.
…e lo è per tutti, qualsiasi sia la nostra condizione…
»»» leggi il testo completo e partecipa anche tu su Cantalavita




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Festa dell’accoglienza: il granello di senape

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