8 marzo: La forza delle donne nella quotidianità

Oltre alle celebrazioni dell’8 marzo, sono molte oggi le manifestazioni che si propongono di sensibilizzare il grande pubblico sul tema della donna, come l’iniziativa Itinerario rosa – Percorsi al femminile, realizzata ogni anno a Lecce

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La celebrazione della Giornata della Donna pone in risalto, generalmente, le grandi tematiche delle pari opportunità, dei risultati ottenuti nei più svariati campi sociali e  culturali, della lotta contro le violenze e le discriminazioni perpetrate sulle donne. Rischia di rimanere in ombra, invece, l’apporto del femminile nelle piccole e grandi realtà del quotidiano. Per questo alcuni organismi istituzionali, insieme ad associazioni operanti sul territorio, hanno dato vita a una serie di manifestazioni che si propongono di dare visibilità al capitale culturale che le donne esprimono, giorno dopo giorno, nel concreto contesto del loro vissuto.

Itinerario rosa Percorsi al femminile

Una di queste manifestazioni è: Itinerario Rosa, giunta quest’anno alla 16a edizione, a cura dell’Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Turismo del Comune di Lecce, che mira a valorizzare il ruolo sociale e culturale della donna attraverso una serie di iniziative di recupero delle principali espressioni artistiche, utilizzando contesti di grande pregio storico ed architettonico della città e coinvolgendo le associazioni femminili operanti in loco.
Come ogni anno, dal 25 febbraio al 25 aprile 2014, numerosi “percorsi al femminile” caratterizzano l’offerta culturale, sociale ed artistica dell’amministrazione comunale, attraverso la realizzazione di molti eventi, tra i quali ben 63 spettacoli.

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Ritratto di donna

Ogni anno l’itinerario è dedicato a una personalità femminile significativa. “Come simbolo di questa edizione– ha sottolineato l’assessore al Turismo, al Marketing Territoriale, agli Spettacoli e agli Eventi, Luigi Coclite – abbiamo voluto proporre una delle più importanti figure della letteratura europea, Wislawa Szymborska, poetessa e saggista polacca, vincitrice anche di un Premio Nobel, nella speranza di poter rendere conoscibili personaggi importanti che hanno lasciato un segno nella cultura e che rischiano altrimenti di essere dimenticati”. Per questo la citazione di una sua poesia apre il depliant del programma-itinerario di questa iniziativa:

“Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo….

Da Ritratto di donna, di Wislawa Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura, 1996

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Se tu conoscessi il dono di Dio. FEDE e LIBERTÀ secondo le Scritture

IX Festival biblico – Vicenza

Il festival biblico propone itinerari di scoperta delle Scritture, declinati attraverso modi e linguaggi nuovi, nella convinzione che dialogo sui testi sacri sia di importanza vitale per l’uomo e la donna contemporanei.

Donne bibliche e Donne del Festival. Intervista ad Antonella Anghinoni – IX Festival Biblico – 2013

Se tu conoscessi…

La nona edizione del festival biblico scommette ancora una volta sulle Sacre Scritture quale libro di fede e di vita, grande codice culturale dell’occi­dente e proposta di umanità piena. A partire da esse intende offrire a tutti la possibilità di pensare attorno a questioni essenziali per il cammino dell’uomo e delle nostre società.
Il tema 2013 «Se conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10a). Fede e libertà secondo le Scritture, in sintonia con l’anno della fede indetto da Benedetto XVI e con le celebrazioni per i 1700 anni dall’editto di Costantino, apre un discorso impegnativo e decisivo, perché si tratta della questione "Dio” e di quell’atteggiamento umano nei suoi con­fronti che molte religioni chiamano "fede”

Declinazioni del tema nei percorsi per il festival

Il tema della IX edizione sarà approfondito attraverso alcuni percorsi fon­damentali. Ciascun percorso, secondo l’esperienza ormai consolidata, prenderà forma in diversi linguaggi e modalità comunicative: lezioni e conferenze; dibattiti e confronti; testimo­nianze; preghiera e meditazione; arte, musica, teatro; animazioni per bambini e famiglie; coinvolgimento delle scuole e delle parrocchie ecc.

Percorso biblico
Il primo percorso è quello biblico, fondamentale e qualificante il Festival. Indagherà il rap­porto fede-libertà nelle Sacre Scritture, sia attraverso la ricognizione e la riscoperta di alcune figure della fede presenti nella Bibbia che permettono di porre in luce i dinamismi del credere e anche – poiché il proces­so è ambivalente – del non credere, sia attraverso la riflessione su alcuni dei principali contenuti della fede biblica (spesso infatti la luminosità dei contenuti della fede mette in fuga molti malintesi, mostrando che si rifiutava una fede che non è quella bibli­ca).

Percorso antropologico
Poiché nella Bibbia l’uomo incontrando Dio apprende se stesso il secondo percorso sarà di carattere antropologico. Svolto sia in chiave filosofica e di scienze umane che teologica questo per­corso metterà a tema – anche attraverso le voci di testimoni – l’affidarsi e il credere come atto profondamente umano e perciò ragionevole; approfon­dirà il significato di ciò che rappresentano per l’esistenza umana la fede, la libertà e il loro intreccio, ovvero se e come la fede fa crescere la libertà (e viceversa); svilupperà, anche in chiave educativa, alcune riflessioni sul nesso tra libera disposi­zione di sé e obbedienza alla verità.

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Papa Francesco. Quando è il Maestro a servire le donne…

Il Papa che ci lava i piedi. Quando è il Maestro a servire le donne. Cosa significa

Il gesto di Papa Francesco è non rivoluzionario, ma biblico (Dorotee Mack, pastora valdese)…
Si è inginocchiato ai suoi piedi in un gesto potente di restituzione (suor Giuliana Galli, sociologa)

di Paola Pica, in Corriere.it

È l’unica scena che non abbiamo visto in foto, né in video, nemmeno di scorcio, nemmeno un dettaglio, una lacrima, una scarpetta, una caraffa d’acqua. Che sollievo la protezione nostra, spettatori impreparati, e loro, fanciulle rinchiuse in un carcere minorile. E poi suor Giuliana mica ha bisogno dello streaming per sapere com’è andata la prima assoluta di una femmina, anzi due, alla lavanda dei piedi di un Papa:

«Lui l’ha guardata negli occhi, le ha sorriso, l’ha accarezzata, si è inginocchiato ai suoi piedi in un gesto potente di restituzione».

Restituzione?

«Si, il Papa ha rovesciato quella scena del Vangelo dove una donna, della quale si dice sia una peccatrice, qualche giorno prima di Pasqua lava con le lacrime e asciuga con i suoi lunghi capelli i piedi di Gesù».

Ecco, per Giuliana Galli, religiosa e sociologa, una vita tra gli ultimi del Cottolengo di Torino, questa volta, nel mezzo di una stagione ancora tanto faticosa e violenta per una metà del cielo «è il Maestro a servire» le donne. Le donne tutte. Quelle stesse donne che nel Vangelo riconoscono il Risorto e si gettano ai suoi piedi. Le peccatrici accolte «senza se e senza ma». Le samaritane.

«Chi si aspettava che un Papa lavasse i piedi a una bambina musulmana?».

La domanda di suor Giuliana rimbalza nel salotto milanese di Noemi e Gheula, due donne ebree ortodosse, madre e figlia. Attendono insieme il tramonto e l’arrivo di Shabbat parlando di Francesco, di quell’ atto senza precedenti avvenuto il giorno prima a Casal del Marmo, il carcere minorile di Roma. E di quella «tenerezza», un termine femminile, un sostantivo materno e paterno, una parola calpestata, raccolta e un bel giorno riaffermata in mondovisione con tanto virile coraggio. «Quanto ci piace questo Papa» concordano.

Noemi saluta «l’amicizia mostrata dal nuovo Vescovo di Roma agli ebrei» e si augura «che lo lascino fare perché prevede – non sarà affatto facile la sua vita da Papa. Ci saranno molte sfide e molte prove, tra cui quella di restare semplice». Gheula Canaruto Nemni, 41 anni e sette figli tra i tre e 21 anni, laurea in economia in Bocconi, è autrice di «Non si può avere tutto», un romanzo sulle discese ardite e le risalite di una donna milanese con bambini da crescere, lavoro da rincorrere, Sabati da celebrare (alla fine c’è la fa, pare). «Francesco mi ricorda molto la figura del rabbino, che non si isola, non siede sul trono, sta con il suo popolo e non ha paura di “sporcarsi” le mani. Al rabbino – spiega Gheula – tocca, per esempio, di esaminare indumenti intimi femminili per capire se il ciclo é completamente finito e dunque marito e moglie possono congiungersi. Lavando i piedi alle donne non ti stai sporcando, ti stai elevando. È il farsi piccolo per tornare grande, come fa la luna, l’ astro che simboleggia il popolo ebraico».

Silvia Landra é la direttrice generale della Casa della Carità, struttura affidata a don Virginio Colmegna dall’allora cardinale di Milano Carlo Maria Martini, già grande sponsor di Bergoglio al conclave che elesse Ratzinger e vide il gesuita argentino arrivare secondo. In questa grande casa trovano riparo, affetto, cibo, vestiti, letti puliti 150 persone ogni giorno. «Uomini, ma ci sono anche le donne, spesso con loro bambini, di ogni religione e provenienza» racconta Landra, che è anche una psichiatra e si occupa tra le altre cose di detenzione femminile. «I simboli sono potenti. A Pasqua, proprio quando la Chiesa concentra tutti i suoi simboli più alti, il Papa ci parla di un Amore che contempla tutti. Non importa se siamo donne o uomini, bambini o anziani, cristiane o musulmane: l’importante è che non manchiamo».

Sono davvero tanti i f ari accesi da Francesco con un solo gesto. Forse più fuori che dentro la Chiesa si legge un segnale di apertura di Bergoglio al sacerdozio femminile. Le ragazze presenti alla lavanda dei piedi insieme ad altri dieci ragazzi, in quel momento, erano due dei 12 Apostoli. Per suor Giuliana «pur essendoci anche nella Chiesa, come nella società, una corretta richiesta di riconoscimento del ruolo delle donne che danno un contributo fondamentale e straordinario…

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17. L’amore rende forti, di Gianna Beretta Molla

Una vita come la tua

Caro Pietro quanto mi è di conforto il tuo grande amore! Il Signore ha nuovamente benedetto il nostro amore donandoci un altro bimbo: io sono felice… Il tuo grande amore mi aiuterà(Gianna Beretta Molla).

Una vita come la tua: Gianna Beretta Molla

Caro Pietro
quanto mi è di conforto il tuo grande amore!
Il Signore ha nuovamente benedetto
il nostro amore donandoci un altro bimbo:
io sono felice
e con l’aiuto della Mamma celeste
e con te vicino
con te che sei tanto buono, comprensivo, affettuoso,
non mi spaventano più le sofferenze
della nuova maternità.

Ed ora Pietro, ti chiedo un gran favore.
Sappi perdonarmi se alle volte
mi troverai di malumore, melanconica:
cerco di reagire, ma spesso non ci riesco;
spero sia un’indisposizione
di questi primi mesi…

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Il sabato delle donne

Un sabato a Betania, donne israeliane e palestinesi insieme per…

Sabato 24 novembre, a Betania è partita la clinica mobile dei Medici per i Diritti umani, che ogni sabato porta nel cuore dei Territori Palestinesi Occupati un gruppo di do, dottoresse israeliane. Ma questo non è un sabato “qualunque”: è la prima uscita dopo la fragile tregua tra Israele e Hamas che ci tiene tutti con il fiato sospeso.

Questo appena trascorso è stato l’ultimo sabato del mese, un giorno per noi dedicato di solito alla cura delle donne: un’equipe composta interamente da dottoresse offre uno spazio esclusivo alle donne palestinesi. Un giorno, dunque, tutto al femminile. Durante l’attesa, nel consueto punto d’incontro, le conversazioni tra le israeliane riguardano tutte i giorni passati: lo spauracchio delle sirene, squillate all’impazzita per la prima volta in molti anni a Tel Aviv e Gerusalemme; i figli portati al Nord, dai nonni; l’orrore di vedere nelle notizie quanto avveniva dall’altra parte; l’angoscia di avere un figlio, un fratello, un fidanzato, chiamato alle armi…

All’improvviso ci raggiunge un altro drappello di donne. Sono le colleghe palestinesi. Ai saluti segue un momento di silenzio e di sguardi, un momento che dura appena un secondo. Poi inizia una confusione di borse e di sciarpe, mentre il gruppo delle dottoresse si fonde in un abbraccio da dove emergono, di tanto in tanto, domande balbettanti: «Come siete stati?», «Eri a Tel Aviv? Ti ho pensato tanto», «Com’è andata al Sud?», «Hai qualcuno a Gaza?».

donne israeliane e palestinesi a romaE poi la testimonianza commossa di una delle donne che ci racconta di aver ricevuto, in mezzo a un allarme nel suo kibuzt, la telefonata di una collega palestinese, conosciuta da tutte e sposata recentemente a Khan Junes, al Sud della Striscia di Gaza: «Voleva sapere di me, domandare come mi trovassi. Aveva sentito che un missile aveva raggiunto la mia zona – racconta con la voce spezzata –, t’immagini? Mentre mi parlava sentivo il frastuono delle bombe devastare la sua città».

La giornata prosegue con normalità. L’incontro di educazione sanitaria viene fatto da Rania, dottoressa palestinese, e Shai, giovane dottoressa israeliana, cresciuta a Neve Shalom, con la intesa e la familiarità che rivelano una relazione che va al di là dell’ambito professionale. Alla fine dell’incontro ci lasciano la loro consegna, legata alla prevenzione del tumore al seno, tema scelto per la giornata, ma che in realtà vuole essere un riassunto di quello che vogliono dire al mondo con questo gesto coraggioso di venire incontro all’altro, anche in tempo di guerra: «Tutte noi qui presenti siamo donne. Non dimenticate mai che come donne, in qualunque circostanza, siamo chiamate a custodire la vita».

Alicia Vacas, Combonifem, 28 novembre 2012

Violenza sulle donne. Io non ci sto!

25 novembre:  La Giornata contro la violenza sulle donne

 

25-novembre-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donneA ROMA il Colosseo si illumina domenica 25 novembre, a partire dalle 17, in occasione della ricorrenza che dal 1999 riporta l’attenzione sulle aggressioni che solo in Italia colpiscono 1 donna su 3, tra i 16 e i 70 anni di R. S.
È la prima causa di morte violenta delle donne in Europa e nel mondo. In Italia coinvolge una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni d’età. La violenza sulle donne è un dramma ancora troppo diffuso, che si ricorda in tutto il mondo il 25 novembre, nella Giornata internazionale voluta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999, a ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle domenicane Mirabal.

giornata-contro-violenza-donne-14-largeIn Italia la Giornata contro la violenza sulle donne si celebra solo dal 2005, rilanciata soprattutto dalle Case delle donne e dai Centri antiviolenza. Per l’occasione, domenica 25 a partire dalle 17 il Colosseo verrà illuminato: un gesto «simbolico ma importante – dichiara il sindaco Gianni Alemanno – per evitare che simili nefandezza restino nell’ombra».

Roma Capitale , continua, «è da sempre in prima linea nel difendere la dignità delle donne e nel condannare ogni forma di violenza. Per questo ci siamo sempre costituiti parte civile contro gli autori di queste barbarie».
Per Alemanno occorre «smuovere le coscienze, promuovere una ferma mobilitazione culturale e politica contro queste orribili aggressioni alla persona e alla dignità umana, avvengano esse in strada, in luoghi degradati o tra le mura domestiche».

da Romasette, 23 novembre 2012

La vita dentro. Il coraggio di uscire dalla paura

Lettera scritta da una donna che ha avuto il coraggio di uscire dalla paura e riprendere in mano la propria vita. È stata letta da Rosanna del Comitato di Verona Se non ora quando? durante l’incontro del 30 ottobre “Mai più complici”.

 

La vita dentro. Lettera di una donna uscita dal tunnel della violenza e paura

mai   compliciEro bambina, o forse ancora prima, ero nel grembo; sono nata in una famiglia violenta, problemi di alcool e menti incomprese hanno segnato profondamente la mia vita. Nei momenti peggiori, quand’ero ancora piccina e i genitori litigavano violentemente, sfuggivo alla paura sedendomi in un angolo per terra e coprendomi con una coperta. Questo gesto spontaneo nato per non sentire la violenza mi ha fatto diventare una bambina invisibile; non vedere, non essere visti, non respirare, non parlare e intanto pregare perché tutto finisca in fretta, mi ha permesso di sopravvivere a tutto questo.

E intanto cresci con un solo desiderio:
scappare di casa e trovare un uomo diverso, un uomo di cui fidarti, un uomo con cui costruire una famiglia sana e serena e senza più paure. Ed ecco che t’innamori; giovanissima e sprovveduta, anche se già duramente segnata dalla vita, incontri colui che senti essere il tuo salvatore. Ti aggrappi con tutta te stessa e riponi la fiducia del riscatto. Poco importa se avverti qualche segnale familiare, se qualche volta ti senti a disagio e vorresti scappare via. Nei hai passate già cosi tante nella vita che qualche episodio strano è facilmente sopportabile. E poi, ti ripeti continuamente, sono io che sono sbagliata, sono io che ho i problemi, sono io che devo cambiare….

Passano gli anni, e gli episodi di disagio aumentano sempre più. Ti rendi conto che sei completamente dipendente da quell’uomo. Non hai più stima di te stessa, non ti curi, e ti senti sempre profondamente sbagliata. La violenza psicologica può distruggere una donna, la rende paralizzata nella capacità di comprensione, gli toglie il respiro,gli nega la vita. Quando scopri che un suo duro sguardo può annientarti, o il toglierti l’autonomia economica ti fa vivere l’insicurezza, o la minaccia di portarti via i figli ti fa venire il panico, puoi solo pensare che per te è finita. Allora non ti nutri, ti lasci andare, cerchi sostegno con qualche psicofarmaco, a volte ricorri al ricovero, altre vorresti solo morire. E ancora una volta pensi che sia colpa tua, pensi che sei tu la depressa, la causa di tutto ciò.

Ma un giorno accade qualcosa; ti concedi la libertà di ascoltarti nel profondo. E in quel ascolto comprendi che nella tua vita c’è qualcosa di familiare e di sbagliato. Ti rivedi piccola com’eri allora, impaurita da tanta violenza. E comprendi che oggi sei cresciuta, sei una donna adulta, sei una madre, e sei in grado di dire BASTA! Guardi i tuoi figli e capisci con estrema chiarezza che questi schemi che hanno radici nel passato vanno interrotte;lo devi fare, lo devi a te stessa, ma soprattutto lo devi ai tuoi figli, poiché se tu lo vorrai, da loro in poi tutto sarà diverso. Senti ancora la paura, ma questa paura non “ti spaventa”; sai bene che sarai senza un soldo, forse senza casa o senza lavoro. Ma ora senti dentro verso quale meta devi andare. La confusione grande del cambiamento, le opposizioni di chi vuole ostacolarti o le minacce di chi dice di volere il tuo bene non ti fermano più. La macchina della vita si è messa in movimento e ora niente e nessuno potrà più fermarla. Da quel giorno, ogni piccola battaglia vinta, ogni piccola soddisfazione, ogni sorriso sereno dei tuoi figli ti giungeranno come conferme del tuo coraggio. Ogni donna ha dentro sè un grande potenziale, ogni donna ha dentro sé il seme della vita, la vita dentro, appunto. Ho tralasciato volutamente dettagli di violenze ed episodi drammatici, ma vi posso assicurare, care Donne, che se ce lo fatta io potete farcela anche voi.

Tanti anni fa, in un momento di grande sconforto e malata di depressione chiesi aiuto disperatamente a mio marito. Lo supplicai di starmi vicino poiché temevo il peggio per la mia vita; lui si rifiutò di aiutarmi ed esattamente mi disse: a te non accadrà mai nulla perché tu hai la vita dentro. Lui non ce l’ha fatta; il peso della vita lo ha portato altrove, finalmente in pace. Io sono qua a parlare con voi. La definizione “La vita dentro” è la più bella frase d’amore che mi ha dedicato mio marito e di questo lo ringrazio infinitamente.

Da Cambinifem, 1 novembre 2012