Posts Tagged ‘dono

29
Mag
13

Francesco incontra Francesco. Una chiacchierata tra vecchi amici!

Incontro di mons Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, con Papa Francesco in occasione della visita ad limina dei Vescovi della Sicilia.

01790 20052013

A guardarla è un po’ bruttina quella scatola azzurra che, don Giuseppe Calandra, segretario del nostro arcivescovo, custodisce gelosamente.
Non se ne stacca un momento neanche nell’attimo in cui i fotografi ufficiali dell’incontro scattano la fotografia che per sempre ricorderà, a chi vi è ritratto, questo momento della loro vita.
Prima che si sieda a discutere con gli altri vescovi il Santo Padre riceve dalle mani del nostro arcivescovo quella scatola di legno, squadrata e semplice, che al suo interno accoglie una croce e la scritta “fede, speranza e carità per ricominciare dalle macerie di cui questa croce è simbolo e segno. A Papa Francesco dal cuore del Mediterraneo con affetto”. Francesco incontra Francesco2
È il dono che la comunità ecclesiale di Lampedusa insieme a tutta la chiesa agrigentina ha voluto che, il nostro arcivescovo, portasse al santo Padre.
Una croce realizzata con il legno dei barconi dei migranti che giungono sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore dopo avere attraversato quel mare Mediterraneo che per alcuni è diventato la loro tomba.
“spero la conservi – ci ha detto mons. Montenegro – se non altro ha capito il significato di questo gesto”.

“È stata una chiacchierata tra vecchi amici!”

Francesco incontra Francesco. Una” chiacchierata tra vecchi amici!””

Si può riassumere con queste parole pronunciate da mons. Francesco Montenegro, alla trasmissione Carta Vetrata di Radio diocesana Concordia (guarda il video), il clima dell’incontro tra i vescovi della Sicilia con Papa Francesco.
Suddivisi in due gruppi, Sicilia orientale e Sicilia occidentale, i presuli siciliani si sono recati in Vaticano per la visita ad limina in programma lunedì 20 maggio.
Ma cos’è la visita ad limina? Con l’espressione visita ad limina (ad limina apostolorum) si indica l’incontro che, ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo hanno in Vaticano con il Papa per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di vista religioso, sociale e culturale, quali siano i nodi maggiormente problematici dal punto di vista pastorale e culturale e come interviene la Chiesa “particolare” su questi problemi.
Se il gruppo dei vescovi della Sicilia orientale è stato accolto nel palazzo apostolico diversamente è accaduto per il gruppo dei vescovi della Sicilia occidentale, i quali, come ha raccontato lo stesso mons. Montenegro, sono stati accolti nello studio del Papa nella sua attuale residenza, la Domus Sanctae Marthae.

Un emozionato mons. Montenegro, e chi non lo sarebbe al suo posto, ha raccontato di come Papa Francesco abbia “voluto sapere delle nostre diocesi, ci ha fatto qualche domanda, gli abbiamo presentato le nostre singole realtà religiose, sociali e lui si è dimostrato molto interessato. Assieme a mons. Mogavero (vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, ndr) – ha proseguito mons. Montenegro – abbiamo parlato della situazione dell’immigrazione e il santo Padre è rimasto molto colpito dalle notizie che gli abbiamo comunicato”.

Marilisa Della Monica, in  L’amico del Popolo, 27 maggio 2013

31
Gen
13

17. L’amore rende forti, di Gianna Beretta Molla

Una vita come la tua

Caro Pietro quanto mi è di conforto il tuo grande amore! Il Signore ha nuovamente benedetto il nostro amore donandoci un altro bimbo: io sono felice… Il tuo grande amore mi aiuterà(Gianna Beretta Molla).

Una vita come la tua: Gianna Beretta Molla

Caro Pietro
quanto mi è di conforto il tuo grande amore!
Il Signore ha nuovamente benedetto
il nostro amore donandoci un altro bimbo:
io sono felice
e con l’aiuto della Mamma celeste
e con te vicino
con te che sei tanto buono, comprensivo, affettuoso,
non mi spaventano più le sofferenze
della nuova maternità.

Ed ora Pietro, ti chiedo un gran favore.
Sappi perdonarmi se alle volte
mi troverai di malumore, melanconica:
cerco di reagire, ma spesso non ci riesco;
spero sia un’indisposizione
di questi primi mesi…

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02
Nov
12

Essere dentro e non soltanto “non lontani” (Mc 12,28b-34)

31a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

In che cosa consiste, concretamente, vivere il comandamento dell’amore? Nel linguaggio evangelico, amare comporta tre impegni molto concreti: dare amore gratuito, dare e ricevere amicizia, dare amore gratuito.

LETTURE: Dt 6,2-6; Sal 17; Eb 7,23-28; Mc 12,28b-34

“Non sei lontano dal regno di Dio”, dice Gesù allo scriba che sciorina la sua conoscenza della Bibbia. Se Gesù chiedesse a noi qual è il comandamento che riassume tutto il suo Vangelo, noi sapremmo rispondere senza incertezze: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Cfr. Gv 13,34), anche perché la risposta ci è stata facilitata, dal momento che i due comandamenti sono stati riassunti in uno soltanto, come precisa l’evangelista Giovanni: “Se uno dice: Io amo Dio, e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E’ questo il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1 Gv20-21).
Alla nostra risposta esatta, Gesù direbbe anche a noi: “Non siete lontani dal regno di Dio”. E va bene. Ma ci basta non essere lontani dal regno di Dio? Ovviamente no. Ciò che conta è stare dentro. E per essere “dentro” non basta conoscere il comandamento. Bisogna praticarlo.

Non fermiamoci allora a riconfermare l’importanza fondamentale del comandamento di Gesù, ma stimoliamoci ad approfondire in cosa consiste, concretamente, vivere il comandamento dell’amore. E’ un approfondimento necessario perché “amare” nel vocabolario italiano dice tutto con il rischio di non dire niente, tant’è vero che non di rado il comandamento è stato ridotto al “fare elemosina”, oppure a melensaggini e sorrisetti.

Nel linguaggio evangelico, amare comporta tre impegni molto concreti.

Primo: dare amore gratuito.
Essere persone amabili, buone, belle, accoglienti; persone che è un piacere incontrare e avere vicino, perché ti rallegrano la giornata e la vita; perché sono sempre pronte a donarti un sorriso, una parola di incoraggiamento e di speranza. Persone che ringrazi Dio perché semplicemente esistono, perché sono come la luce del sole al mattino, come i fiori sui prati, come le rondini a primavera, che se non ci fossero si finirebbe nella depressione. Non c’è chi non capisca che impegnarsi a essere persone così è molto più difficile del fare l’elemosina, anche in grosse cifre, perché l’elemosina impegna il portafoglio, non la persona e la sua vita. Amiamo gli altri quando offriamo loro il meglio di noi stessi, evitando loro tutto ciò che può disturbarli, infastidirli, rattristarli, angosciarli. Non pensiamo a chissà quali grandi manovre. Spesso basta non scaraventare su di loro i lamenti sui nostri acciacchi, le nostre recriminazioni, le nostre lune…

Questo amore gratuito è quello che Dio dona a noi, offrendoci la bellezza del creato, la sua bontà, la sua misericordia e il suo perdono.

Secondo: dare e ricevere amicizia.Amare significa essere persone capaci di dare e ricevere amicizia, cioè offrire la possibilità di instaurare con noi rapporti autentici di onestà, di generosità, di lealtà, di discrezione, di fedeltà, di serenità….
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01
Nov
12

Le Beatitudini: passare dall’avere per se all’essere per gli altri… (Mt 5, 3-11)

I Santi sono uomini felici

CA0028Ciò che stupisce nel brano di Matteo (Mt 5, 3-11) è che la proclamazione della felicità non riguarda, in parecchi casi di queste beatitudini, opzioni fondamentali (come potrebbero essere «non uccidere», «non rubare», «onora il padre e la madre»); riguarda piuttosto situazioni ed atteggiamenti che comunemente non sono considerati di felicità e di benessere.
Anzi, le beatitudini che ci colpiscono di più non sono quelle che, in certo senso, sono ovvie:
beati gli operatori di pace, beati i puri di cuore,
ma sono invece quelle che si esprimono con un bruciante contrasto:
beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli affamati.

Dietro alle beatitudini, perciò,
si nasconde un misterioso capovolgimento antropologico
che consiste nel passare dall’avere all’essere, anzi dall’essere al dare,
dall’avere per sé all’essere per gli altri.
Cogliendo la dinamica di questo guado fondamentale per l’uomo,
noi raggiungiamo il segreto di Dio che è insieme il vero segreto dell’uomo:
donarsi, essere per un altro.
I Santi sono uomini felici, sono uomini che hanno trovato il loro vero centro,
uomini che hanno operato la conversione dall’avere all’essere e dall’essere al dare:
per questo sono stati e sono felici.
Celebrando la loro festa siamo invitati a partecipare, nella fede,
alla loro esperienza di letizia e di gioia.
Un critico contemporaneo, commentando una riedizione di antiche e celebri vite di Santi
(tra cui quella di Antonio, di Ambrogio, di Agostino)
dice che la prima qualità che si segnala nella vita dei santi è una forma di grande e ilare felicità,
di sereno e totale abbandono, di serena e totale fiducia nel disegno che la vita,
scendendo dalle mani di Dio, compone sui sentieri e sulle strade dell’uomo.
La santità, quest’unica forma possibile al mondo di vincere la tristezza,
ci viene presentata non come sogno irraggiungibile ma come la méta realistica
a cui ogni uomo è chiamato per mezzo del Battesimo.
La santità è la nostra chiamata, è una chiamata che riguarda ciascuno di noi,
come ha affermato il Concilio Vaticano II:
«uno è il popolo eletto di Dio, comune è la dignità dei membri,
comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione»,
cioè la chiamata di tutti noi alla santità.
Cardinale Carlo Maria martini

22
Set
12

Siamo fatti per amare, di C. M. Martini

La preghiera fonte della carità

martini_giovani_preghieraSe attraverso la preghiera e il silenzio contemplativo
ci mettiamo davvero di fronte a noi stessi
e di fronte a Dio che abita nel più profondo di noi,
comprendiamo come tutto in noi tende alla carità,
come il rapporto profondo con Dio nella preghiera
ci rivela la carità.
Uso la parola «carità» pur sapendo che può essere fraintesa.
Parecchi, quando sentono questa parola,
la riferiscono soltanto ad alcuni gesti,
a qualche servizio di assistenza o di aiuto al prossimo.
La carità comprende tutto questo, ma va molto al di là.
Essa riguarda l’atteggiamento profondo dell’uomo
che è fatto per amare, e si realizza soltanto nella donazione di sé.
In questo uscire da sé e dai propri interessi
egoistici o «privati» offrendo la sua vita
(e non solo qualche gesto della sua vita) per gli altri,
ciascuno di noi sente che sta realizzando in sé
l’immagine di Dio che è carità (cf. 1 Gv 4, 8),
e che si manifesta a noi nella dedizione incondizionata (cf. Mt 20, 28).
Questa realtà è così profonda e così misteriosa
che ci vuole molto tempo per capirla.
Finché non la comprenderemo,
non saremo capaci di capire noi stessi,
e la vita degli uomini e delle donne di questo mondo
ci apparirà come un enigma.
La preghiera silenziosa e profonda
ci mette di fronte alla verità di noi stessi e alla verità di Dio.
La verità di noi stessi
è che siamo fatti per amare
e abbiamo bisogno di essere amati (cf. Redemptor Hominis, n. 10).
La verità di Dio è che Dio è amore,
un amore misterioso ed esigente,
ma insieme tenerissimo e misericordioso.
Questo amore con cui Dio ci avvolge
è la chiave della nostra vita, il segreto di ogni nostro agire.
Noi siamo chiamati ad agire per amore,
a spendere volentieri la nostra vita per i nostri fratelli e sorelle,
a lasciare esplodere la nostra creatività
e ad esercitare la nostra intelligenza nel servizio degli altri (cf. 1 Gv 4, 7-21).
Cardinale Carlo Maria Martini

29
Mag
12

Le prove e le sofferenze in famiglia. Speciale Family 2012

“Portate i pesi gli uni degli altri”

4.5. Verso il VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

 

 

Anche la famiglia è redenta dalla croce di Gesù, palestra di donazione gratuita e criterio di maturità nell’amore. Solo lasciandosi modellare da Cristo crocifisso e risorto si può praticare la condivisione con le famiglie nella prova.

VII Incontro Mondiale delle Famiglie
Contesto attuale

Il contesto attuale
La cultura odierna è nettamente contraria a tutto ciò che richiama rinuncia, sofferenza, dono di sé. Ma il cristianesimo non è un insieme di divieti: a salvare non è il dolore o l’etica, ma l’amore di Cristo che vince la radice dell’egoismo e abilita alla condivisione. Mentre si dona, si riceve. La famiglia cristiana non è un “pronto soccorso”, ma la “chiesa domestica” che annuncia con le opere dell’amore. È molto educativo lasciarsi interpellare dalla realtà quotidiana, come ha fatto Gesù.
 

Parola di DioLa parola di Dio

A Gerusalemme, presso la Porta delle Pecore, vi era una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: “Vuoi guarire? “. Gli rispose il malato: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. (Giovanni 5,2-9)

Riflessioni

Più si impara a contemplare il Crocifisso e più si apprende la logica dell’amore. Padre Pio diceva: “Se vuoi amare, impara a soffrire”. Più si ama e più ci si dona, senza misura. Più si è piegati sotto il peso della croce e più si avverte il bisogno della vicinanza del Signore e del suo aiuto per portare la nostra croce quotidiana. I cristiani non si illudono di poter cambiare il mondo senza la croce, anzi sanno stare vicino ai crocifissi di ogni genere.
Anche la famiglia è redenta dalla croce di Gesù, palestra di donazione gratuita e criterio di maturità nell’amore. Esiste uno stretto rapporto tra croce ed Eucaristia: solo lasciandosi modellare da Cristo crocifisso e risorto si può praticare la condivisione con le famiglie nella prova…

Suggerimenti per un impegno familiare
Informarsi presso i rappresentanti di alcune strutture, o associazioni di volontariato nel territorio, se ci sono situazioni che richiedono disponibilità, ad esempio: ospedale, casa di riposo, centri di ricupero, casa-famiglia, doposcuola, oratori ecc… specifici casi familiari.

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23
Mag
12

Sapienza è porsi nelle tue mani, o Dio

Spirito di sapienza

La sapienza è esperienza, è gusto di Dio attraverso la Parola.
Giudica ogni cosa alla luce dell’amore e ad esso tutto riconduce.

Pittura di Giancarlo VitaliMi abbandono, o Dio, nelle tue mani.
Gira e rigira quest’argilla,
come creta nelle mani del vasaio.
Dalle una forma e poi spezzala,
se vuoi.
Domanda, ordina,
cosa vuoi che io faccia?
Innalzato, umiliato, perseguitato,
incompreso, calunniato,
sconsolato, sofferente,
inutile a tutto,
non mi resta che dire,
sull’esempio di tua Madre:
«Sia fatto di me secondo la tua parola».
Dammi l’amore per eccellenza,
l’amore della croce,
ma non delle croci eroiche
che potrebbero nutrire l’amor proprio,
ma di quelle croci volgari,
che purtroppo porto con ripugnanza…
Di quelle croci che si incontrano
ogni giorno nella contraddizione,
nell’insuccesso, nei falsi giudizi,
nella freddezza, nel rifiuto
e nel disprezzo degli altri,
nel malessere e nei difetti del corpo,
nelle tenebre della mente
e nel silenzio e aridità del cuore.
Allora solamente tu saprai che ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.
R. Kennedy




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