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02
Mag
14

Con Gesù accanto agli "Emmaus" (Lc 24,13-35)

3a Domenica di Pasqua – Tempo di Pasqua – Anno A

Il vangelo della terza domenica ci ripropone Gesù e i discepoli di Emmaus, come nella celebrazione della sera di Pasqua, quando il brano diventa particolarmente evocativo per la concomitanza tra la proclamazione liturgica e il suo accadimento reale.

Letture: At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

arcabas-emmausIn questa domenica, terza di Pasqua, la proclamazione del brano ci trova con gli occhi pieni delle folle che domenica scorsa hanno gioito per la santità di due cristiani“coraggiosi”, che hanno saputo vivere la loro fede in maniera esemplare – pur essendo di carne e ossa come noi, di carne e ossa come Cleopa e il suo amico – tanto da suscitare grande ammirazione non solo tra i credenti. Queste folle osannanti hanno dato vita a un evento “storico”, “unico”, “emozionante”…, come ci siamo sentiti ripetere dai media e dalle voci più diverse.

Ma possiamo accontentarci di questa “eco” mondiale? No. La risonanza si spegnerebbe in pochissimo tempo, magari in attesa di qualche altro cristiano “coraggioso” che susciti la meraviglia delle folle. E’ necessario, invece, che la santità “coraggiosa” – che la provvidenza di Dio ogni tanto fa risplendere in maniera così evidente – diventi l’impegno delle folle dei cristiani, a partire da quelle presenti in san Pietro, di quelle che l’hanno visto in tivù, fino a quelle che l’hanno semplicemente sentito raccontare. Cioè di tutti noi.

Questa “festa” per rimanere un “evento” (ciò qualcosa che cambia la vita di chi vi ha partecipato) deve spronarci a portare nella piccola vita di ogni giorno, almeno un po’ del loro coraggio dei due nuovi santi, per avere, almeno un po’, della loro la capacità di daretestimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia”.

E’ possibile tutto questo per noi piccoli cristiani, feriali? Non è un impegno che supera le nostre deboli spalle? Non è una grandezza che noi possiamo soltanto ammirare, ringraziando Dio per i pochi che ci riescono?

Deve essere possibile, perché credere in Gesù significa poter ripetere con Pietro:“Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni”.

Per avviarci su questa strada, per non accontentarci di essere folla che con orgoglio ammira la santità dei “cristiani” coraggiosi, dobbiamo entrare nella convinzione che la fede in Gesù non è bene da tenere per noi, ma un annuncio da portare. I discepoli di Gesù sono chiamati per essere mandati. E qui entriamo in crisi. Infatti, se ci si chiede più preghiera, più sacramenti, più carità e anche più testimonianza, ci stiamo. Ma se ci si chiede di annunciare il Risorto, non sappiamo cosa fare e nemmeno cosa vuol dire, perché da troppo tempo il compito di “annunciare il Risorto” è stato delegato o riservato ad alcuni cristiani. Quando i cristiani “semplici, feriali” vengono stimolati ad annunciare Gesù, la reazione è sempre la stessa: “Ma come posso annunciare il Risorto, nel palazzo, in ufficio, nel negozio, tra gli amici? Mica mi posso mettere a predicare… Mi tirerebbero addosso tutto quello che trovano in giro”. Purtroppo, il fatto di avere delegato (o di esserci fatti portare via) l’annuncio del vangelo ad alcune categorie di cristiani, ha creato la convinzione che annunciare il Risorto è fare le prediche che sentiamo in chiesa e in ambienti simili. Non è così. Gesù che si accompagna ai due discepoli di Emmaus ci offre indicazioni per un annuncio che può essere fatto in tutti i luoghi e in tutte le situazioni. 

Leggiamo il brano non dall’angolo di visuale dei due discepoli delusi e tristi noi (è giustissimo farlo quando ci capita di essere nella stessa situazione dei. Però non basta), ma di quello di Gesù che si mette accanto a loro, e cerchiamo di imparare da lui.

Gesù si avvicina e cammina con loro

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02
Mag
14

GESÙ accompagna i DUE Discepoli nel CAMMINO

III Domenica di Pasqua – Itinerario figurativo – Ciclo di Quaresima-Pasqua Anno A

Se il Risorto non svela il senso nascosto delle Scritture, gli occhi dei discepoli non possono riconoscerlo; ma nel segno dello spezzare il pane il loro cuore esulta e arde di gioia

ip_gesu_discepoli_cammino_emmaus_pasqua_immagine_parola_paoline_2014

La guida spiega i vari momenti della preghiera seguendo le indicazioni dell’introduzione.Si esegue un canto iniziale intonato al clima dell’attesa proprio della Pasqua, poi si proiettano le slides o si consegna l’immagine.

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TU, il RISORTO che si fa VICINO

Signore Gesù,
tu sei il Risorto che si fa vicino
ai propri amici in difficoltà,
delusi e tristi perché ai loro occhi
sembri più un morto da ricordare,

con affetto e nostalgia,
che un vivente da seguire
e sul quale continuare
a investire la propria speranza… (continua)


Ascolta

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;

arde il nostro cuore mentre ci parli

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-16.25-35 – forma breve)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. (…) Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?»… (continua)

Da: Sulle strade del Signore. Meditazioni per ogni giorno, di Carlo Maria Martini

I discepoli di Emmaus avevano il “tutto” della salvezza, avevano la chiave della storia e invece si accanivano a non vedere e a deplorare le cose avvenute, come se fossero sconnesse, senza significato, e non fossero parte di un disegno… (continua)

Immagina

Si riproietta il power point o si riprende l’immagine iniziale. La guida invita a considerare alcuni dettagli, cui l’autrice ha collegato un particolare significato simbolico:

Questa settimana la liturgia ci propone l’episodio di Emmaus, che ho suddiviso in tre scene:00_gesu_discepoli_cammino_emmaus_pasqua_immagine_parola_paoline_2014 il cammino con Gesù risorto, la condivisione della cena e la partenza per comunicare la buona notizia.

Il cammino con il Risorto
La strada
I fiori
I discepoli in ascolto
A cena insieme
A cena insieme

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A partire da quanto pregato, ciascun partecipante si impegna a individuare una forma di annuncio e testimonianza nel proprio ambiente di vita, di studio o di lavoro, specialmente verso altre persone che incontra abitualmente e vivono momenti di tristezza o di scoraggiamento… (continua)

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24
Apr
14

Testimoni di misericordia (Gv 20,19-31)

2a Domenica di Pasqua – Tempo di Pasqua – Anno A

Tutti noi possiamo riconoscerci nei dubbi di Tommaso, ma l’importante è che riconosciamo anche i segni con cui il Signore Risorto ci viene incontro e si lascia toccare ancora oggi

Letture: At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31

Incredulità-tommaso1-300x206In questa domenica, ottava di Pasqua, anche se ormai l’accento non è più sui battezzati, che si toglievano le vesti bianche indossate durante la veglia pasquale (domenica in albis), ma sulla divina misericordia – come ha deciso Giovanni Paolo II nel maggio del 2000, accogliendo le rivelazioni della mistica polacca, Faustina Kowalska – il personaggio che cattura l’attenzione e che suscita da sempre ficcanti riflessioni (nonché l’attenzione degli artisti) è l’apostolo Tommaso, che dice: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.

Il perché di questa attenzione è presto detto: Tommaso è tutti noi. Tutti noi che prima o poi, per periodi più o meno lunghi, in maniera leggera o forte, abbiamo sentito, sentiamo o sentiremo il bisogno di “vedere e toccare” per credere.

Questa esigenza, mentre ci fa riconoscere e sperimentare  la debolezza della nostra fede, perché dovremmo trovarci senza tentennamenti tra: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”, ci fa, però, “benedire Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, che, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, ha riversato su di noi la sua grande misericordia, mettendola nelle mani della Chiesa (“a coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”), in modo che la nostra debole fede possa trovare comprensione e perdono. 

Il Signore Gesù con il sacramento del perdono e della misericordia fa con noi ciò che ha fatto con Tommaso: lo rimprovera benevolmente, ma compare di nuovo per confermare la sua fede, concedendogli di mettere il dito nelle sue piaghe, e la mano nel suo costato. I momenti di incertezza della nostra fede non devono perciò allontanarci da lui, ma, al contrario, devono incoraggiarci a chiedergli senza stancarci di dare anche a noi la possibilità di “vedere e toccare”

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23
Apr
14

GESÙ incontra e TOMMASO nel CENACOLO (Gv 20,19-30)

2a Domenica di Pasqua

Tommaso, lo scettico, è il discepolo che può toccare il corpo del Crocifisso-Risorto, colui che dona il perdono e la pace, perché la misericordia del Padre sia manifestata a tutto il mondo

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La guida spiega i vari momenti della preghiera seguendo le indicazioni dell’introduzione.Si esegue un canto iniziale intonato al clima dell’attesa proprio della Pasqua, poi si proiettano le slides o si consegna l’immagine.

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TU, SUSCITI in NOI la FEDE

Signore Gesù,
tante volte anche noi, come Tommaso,
per credere, vogliamo vedere e toccare,
vogliamo capire e constatare;
non ci basta accogliere dagli altri
la sconvolgente buona notizia
che tu sei veramente risorto… (continua)

Ascolta

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;

beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-30)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»… (continua)

Da: Le ragioni della speranza. Commento ai Vangeli domenicali, Anno A, Paoline, di Ermes Ronchi e Marina Marcolini

Gesù si propone a Tommaso con pochi verbi, i più semplici e concreti: guarda, metti, tocca! E nella mano di Tommaso, che trema mentre si avvicina ai segni dell’amore, ci sono tutte le nostre mani. A Tommaso basta questo gesto… (continua)

Immagina

Si riproietta il power point o si riprende l’immagine iniziale. La guida invita a considerare alcuni dettagli, cui l’autrice ha collegato un particolare significato simbolico:

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente, leggendo questo vangelo, è il fatto che Gesù ha detto: “Ricevete lo Spirito Santo”.  I discepoli, dopo la sua morte, avevano tanta paura, si erano rinchiusi dentro una stanza, in un tipo di buio imposto da loro stessi, per proteggersi dall’esterno.
Gesù li aveva incaricati di portare il suo messaggio a tutti, ma loro si erano rinchiusi dentro per la paura.

Il dono dello Spirito
La finestra aperta
Le tende
Gesù  e Tommaso
La lampada e la brocca

Dona

Come impegno conclusivo, a partire da quanto pregato, il gruppo può organizzare una ricerca sul tema della misericordia, in particolare nel magistero di papa Giovanni Paolo II e in quello di papa Francesco… (continua)

 

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03
Ott
13

La fede non è questione di quantità (Lc 17,5-10)

27a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Se la nostra fede è autentica, ne basta un granello per ottenere da Dio, nostro Padre misericordioso, il superamento di qualunque ostacolo; non è necessario moltiplicare le opere, ma l’amore

Letture: Ab 1,2-3; 2,2-4; Sal 94; 2Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10

seme1Immaginiamo Gesù che con i suoi discepoli fa lo stesso percorso che abbiamo fatto nelle domeniche dell’estate (praticamente il nucleo del messaggio del vangelo) per finire nelle ultime due domeniche con le parabole del fattore disonesto, e del ricco che dimentica il povero Lazzaro (cioè il giusto ma difficilissimo rapporto con la ricchezza), e, per finire (la liturgia a noi lo ha risparmiato) il perdonare settanta volte sette (Lc 17,3-4).

Di fronte a un messaggio così difficile e controcorrente, i discepoli non possono che esclamare: “Accresci in noi la fede!”.

E’ la stessa domanda che sorge in noi: “Chi ce la fa a vivere così? Accresci in noi la fede, perché con le nostre forze…”.

La risposta di Gesù, come sempre è sorprendente, e spiazzante, assolutamente diversa da quelle che siamo abituati a sentire o a dare: “E’ difficile, però, via, bisogna almeno provarci. Tanto poi il Signore capisce. Lui è buono e perdona…

Intanto prega un po’ di più, cerca di trovare il tempo per andare a Messa, rinuncia a un po’ di televisione, raccomandati alla Madonna, vedrai che ti aiuta…”

Gesù risponde: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”.

semedisenapeE’ facile immaginare i suoi discepoli che, guardando il gelso – a quei tempi ritenuto una delle piante più resistenti per le sue radici profondissime – sotto alla quale stavano parlando, pensano: “Come? Ti chiediamo di aumentare la fede, e tu ci dici che ne basterebbe un microscopico granellino di senapa? I farisei inventano ogni giorno nuove complicazioni per aumentare, e tu…”.

Se anche noi, non meno perplessi e intimoriti degli apostoli, rivolgessimo a Gesù la stessa loro domanda, egli risponderebbe allo stesso modo. Ci è difficile ammetterlo, ma noi ci troviamo più a nostro agio con la soluzione dei farisei: aumentiamo le opere e la fede aumenterà.

Gesù va decisamente in senso contrario: “Purifica la tua scelta di fede, cioè la tua capacità di fidarti della mia parola, rendila decisa e cristallina e allora te ne basterà quanto un granellino di senapa”. 

La fede non è una questione di quantità…

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13
Set
13

Pellegrini in bicicletta: 1.280 chilometri di fede e speranza

di Pensiero Solidale

Andrea, Elena e tanti altri, persone speciali, capaci di non arrendersi alle difficoltà della vita, all’handicap fisico,  capaci di superare le barriere della disabilità… Adesso si apprestano ad  affrontare un’impresa non da poco: un pellegrinaggio di 1.280 chilometri in bicicletta, da Pistoia a Lourdes. Partenza il 14 settembre.

Fonte foto: Unitalsi

di Gianluca Testa *

Andrea ha solo tredici anni, Elena ne ha quarantadue. I medici dissero che Andrea non era compatibile con la vita. Superate le crisi, insieme ai genitori ha iniziato a fare cose ‘normali’. Elena oggi lavora in Comune e ha un bel sorriso contagioso. Entrambi sono persone speciali. Entrambi supereranno le barriere della disabilità affrontando un’impresa non da poco: un pellegrinaggio di 1.280 chilometri in bicicletta, da Pistoia a Lourdes. Proprio nell’anno delle celebrazioni per i 110 anni dell’Unitalsi. 

La partenza è in programma il 14 settembre. Seguiranno dodici tappe di cento chilometri ciascuna. La buona notizia va oltre questa straordinaria avventura. Perché Andrea ed Elena non saranno soli. Con loro ci sarà un’altra dozzina di ciclisti. Pardon, ci saranno fedeli con la passione per la bicicletta. Andrea avrà a fianco suo padre Claudio, con cui un anno fa – sempre in bici – ha raggiunto Roma ed è stato ricevuto in Campidoglio. A pedalare accanto a Elena ci sarà invece sua madre. Insieme a loro ecco i cicloamatori della Oscar Romero di Pistoia e, perché no?, anche i membri del gruppo ‘Gli Amici di Andrea’. E per ogni giorno che passa ci sono nuove adesioni. Come la coppia (lei ha una mano amputata) che ha deciso di compiere il pellegrinaggio in sella a un tandem.

“Continuavamo a ripetere che se fosse stato sano avremmo fatto questa o quella cosa, ma lui non era sano. E tutto ci sembrava impossibile da realizzare” racconta Federica Bresci, madre di Andrea e presidente dell’Unitalsi di Pistoia. “Abbiamo pregato molto. E Dio ha lasciato che nostro figlio superasse tutte le crisi e le difficoltà che la sua fragilità fisica gli poneva. Dunque perché non fare delle belle girate in bicicletta visto che il babbo ha una passione per il ciclismo?”.

Fonte foto: UnitalsiCosì è stato, così sarà. A promuovere l’idea dei pellegrini in bicicletta sono stati proprio i soci del circolo Oscar Romero. Che ben prima di proporre la meta di Lourdes hanno raggiunto – sempre pedalando – molti santuari italiani. L’avventura, che costerà complessivamente circa 20mila euro (utili a coprire le spese), in questo anno così importante per l’associazione è stata patrocinata dall’Unitalsi nazionale. Ma l’obiettivo è di andare ‘oltre’. Oltre le barriere e gli steccati, oltre i preconcetti, oltre la speranza. In questo contesto sono state lanciate anche due campagne di comunicazione e raccolta fondi. E’ infatti possibile ‘adottare’ un chilometro con una semplice donazione o offrire ospitalità in una delle dodici tappe previste. Per saperne di più e per seguire il racconto dell’inedito pellegrinaggio è stato creato il sito pellegriniinbicicletta.it.

Fonte foto: Unitalsi

“Per i nostri centodieci anni avevamo intenzione di andare a Lourdes. Ma questa esperienza renderà tutto molto più… speciale” spiega Marzia Tanini dell’Unitalsi. “L’idea del pellegrinaggio in bicicletta ha preso corpo. E ora siamo emozionatissimi. Vorremmo trasmettere il concetto che è possibile andare in bicicletta e fare attività sportiva anche se non si pedala. E’ sufficiente che ci sia qualcuno che ti accompagna. Anche se storicamente il pellegrino è colui che si sposta a piedi, beh, noi siamo andati oltre. La bicicletta è diventata un mezzo di inclusione, capace di unire lo sport all’idea di accessibilità. Questa è la nostra vera dimensione”.

Centro Nazionale per il Volontariato, da buonenotizie.corriere.it, 13 settembre 2013

30
Ago
13

Carlo Maria Martini. L’uomo della Parola, il testimone della fede

"La Tua Parola è lampada ai miei passi"

Carlo Maria Martini, nasce a Torino nel 1927 e muore a Gallarate (MI) il 31 agosto 2012. Una vita a servizio della Chiesa, dell’uomo… della PAROLA, un maestro della fede. Vescovo di Milano per oltre 22 anni, diviene punto di riferimento per credenti e non credenti. Un breve profilo, alcune testimonianze e l’intervista a P. Schiavone tracciano la figura di questo "grande" della Chiesa e non solo.

Carlo Maria Martini Carlo Maria Martini Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Il mendicante con la porpora

Così Ferruccio De Bortoli, con una felicissima intuizione, ha definito il Card. Carlo M. Martini sul Corriere della sera di oggi, sabato 1 settembre, all’indo-mani della sua morte.

Insigne biblista e esegeta, rettore della Pontificia Università Gregoriana, il 29 dicembre 1979 viene nominato arcivescovo di Milano da Giovanni Paolo II e il 10 febbraio 1980 fa il suo ingresso nella diocesi ambrosiana, una delle più grandi del mondo. E proprio nella guida pastorale di una diocesi tanto com-plessa, Carlo Maria Martini realizza una mirabile sintesi tra lo studioso, l’appassionato della Parola e il Pastore illuminato, coraggioso, capace di parlare a tutti, credenti e non credenti, cercatori di senso e di valori, con una partecipazione emotiva e affettiva che pochi si sarebbero aspettati da questo severo studioso.

 

Carlo Maria Martini pastore della Diocesi di Milano

Quale teologia ha ispirato l’insegnamento spirituale e pastorale del Card. Carlo Maria Martini?
Quale metodo teologico lo ha sorretto?
Quale immagine di Dio, dell’uomo e della Chiesa ne risulta?
Che ruolo ha avuto la visione del futuro nel suo pensiero?
In un volume pubblicato dalle Paoline nel 2005 dal titolo “Carlo Maria Martini, custode del Mistero nel cuore della storia”, l’autore, Damiano Modena, ripercorre gli anni del servizio pastorale di Carlo Maria Martini (1979 – 2002) e si interroga su questo periodo intenso e fecondo, in cui la diocesi ambrosiana, sotto la sua guida, diventa un punto di riferimento per credenti, pensatori, politici…

 

Oggi dicono di Lui

Libertà interiore e ascolto profondo della Parola

«Come sono contento della libertà interiore che Dio ti ha dato!».
È questa la prima cosa che credo di aver appreso da Lui, a conferma di una scelta di fondo che sentivo fondamentale per il mio essere cristiano e prete: cercare di piacere a Dio solo….

Il Suo ascolto dell’altro nasceva dall’ascolto profondo e innamorato della Parola di Dio: ecco l’altro grande insegnamento che ho ricevuto da Lui…. (Bruno Forte, Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2012)

La sua esperienza a servizio di ogni uomo

“Io non ho la fede nell’oltremondo e non la cerco. Lui lo sapeva e non ha mai fatto nulla per convertirmi.
Non era questa la sua pastoralità, almeno con me. (Eugenio Scalfari,Repubblica, 1 settembre 2012)

La coscienza, “un muscolo” da allenare

“E interrogano la nostra coscienza, un “muscolo”, diceva Martini, che va allenato. Nel suo libro Le età della vita , il cardinale ricordava un proverbio indiano che divide la nostra esistenza in quattro parti… (Ferruccio De Bartoli, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Da Gesuita a Pastore a cercatore della verità
“Ci lascia un grande uomo. Carlo Maria Martini è stato una figura ricca e complessa, che ha parlato al cuore del mondo e non solo alla comunità dei cristiani… (Pier Luigi Bersani, Rainews24, 1 settembre 2012)

 

 

Quella luce che ho visto in Lui

“Serberò per sempre la memoria, l’impronta e l’emozione degli incontri con il cardinale Martini, delle conversazioni con lui sull’educazione dei giovani, sui difficili momenti più volte vissuti dall’Italia negli ultimi trent’anni… Sull’Europa, soprattutto. Un tema che Martini ha sempre coltivato con passione, spesso in modo profetico… (Mario Monti, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Un gesuita parla del gesuita Martini

uomo del dialogo, della fede, della speranza della carità.
Eleonora La Rocca fsp, ha intervistato p. Pietro Schiavone sj, vice Rettore della Chiesa del Gesù di Roma e autore del libro “Il discernimento. Teoria e prassi” Paoline.

Emerge una figura di gesuita, di studioso, di vescovo testimone di una fede profonda, capace di coniugare Parola di Dio e cammino degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio attualizzati nell’oggi della storia.

Così come emerge il suo rapporto con i laici, il rispetto delle coscienze, la promozione dell’uomo, la capacità di dialogo con i non credenti, e altro ancora di questo "gigante della Chiesa" e non solo, come lo ha definito p. Schiavone.

p_intervista_schiavone_testimonianza_martini_2012

 

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Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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