Rinfranchiamo le mani inerti e le ginocchia fiacche – Lc 13,22-30

21a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Siamo tentati, come tutti, di cercare sempre la via del tutto e subito, senza sforzo; Gesù però ci avverte che alla vera vita si arriva per la “porta stretta”, con l’impegno e la fatica

Certo che Gesù è davvero strano! Meglio: certo che Gesù è davvero diverso!

Immaginiamolo ai nostri tempi, magari durante una campagna elettorale, o in uno dei tanti stucchevoli talkshow dove i politici vantano la loro merce. Spiazzerebbe tutti. Perché gli altri – tutti senza eccezione di colore e di posizione – inviterebbero a “entrare per la porta larga”: “Venite con me, che diminuirò le tasse, che farò calare i prezzi, che aumenterò i posti di lavoro, che toglierò le buche dalle strade, che…”.

Poi arriverebbe il turno di Gesù, e: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. Lo prenderebbero per pazzo, e, ridendo sotto i baffi, lo lascerebbero parlare sicuri che i loro voti sarebbero al sicuro.

Succederebbe proprio così. La cosa più preoccupante, però, non sarebbe l’ironia dei “concorrenti”, ma la probabile adesione fiduciosa e calorosa a coloro che promettono la porta larga anche da parte di coloro che si ritengono cristiani. Abbiamo qualche dubbio in proposito? Guardiamo a ciò che è accaduto da ormai tanti anni a questa parte e che accade ancora. Siamo andati dietro in massa (e perciò in questa massa dovevano esserci anche i “cristiani”) a tutti coloro che promettevano la porta larga, cioè il “tutto, subito, facile”.  E non soltanto per quanto riguarda la politica, ma in tutti gli ambiti, cominciando dalla famiglia, per seguire con la scuola, per continuare negli altri settori della vita personale e sociale.

Le conseguenze le stiamo vedendo e subendo.

Domanda: “Perché questa difficoltà ad ascoltare l’invito di vivere secondo il criterio della porta stretta, se conosciamo le conseguenze della porta larga?”.

La risposta va cercata sotto l’albero del bene e del male, che non sta confinato alle origini della nostra storia, ma è sempre sopra la nostra testa, davanti ai nostri occhi, ai quali, come a quelli di Adamo ed Eva, il suo frutto sembra “buono da mangiare, gradevole agli occhi, e desiderabile per acquistare saggezza” (Gen 3,6).

Oggi, come all’inizio, come sempre, e forse anche di più, il serpente, sotto vari travestimenti anche estremamente furbi, invita a scegliere la porta larga, ottenendo un indice di ascolto altissimo, per cui, anche non volendo, finiamo nostro malgrado per esserne catturati, o quanto meno influenzati. Pensiamo alla pubblicità che ci bombarda: è facilissimo togliere lo sporco, il sudore, rimanere giovani, eliminare il colesterolo, avere successo, fabbricare un figlio, eliminare la sofferenza, salire le scale… Tutto è facile, facilissimo. Tutto si può ottenere subito e senza sforzo.

Il bene, invece è sempre porta stretta. Perché il bene è solidarietà, gratuità, giustizia, pace, non violenza, perdono, misericordia, sobrietà. E’: “Va’ e fa’ anche tu come il samaritano”, “Amatevi come io vi ho amato”, “Beati i poveri in spirito, beati i miti, beati gli affamati e gli assetati di giustizia…”.

Altra domanda: “ma dove sta questa porta stretta, davanti alla quale si creerà una ressa come davanti agli stati di calcio e ai concerti rock?”.

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Quaresima. Tempo di amore, generosità, grazia, perdono

di Giovanni XXIII

Cop_Quaresima_2013Con l’istituzione della Quaresima, la Chiesa non conduce i suoi figli a semplice esercizio di pratiche esteriori, ma ad impegno serio di amore e di generosità per il bene dei fratelli, alla luce dell’antico insegnamento dei profeti. [ … ]
Questa è la Quaresima.
Questo l’esercizio della vera penitenza, ed è quanto il Signore attende da tutti, nel tempo accettevole di grazia e di perdono.

 

O Signore Gesù,
che sul limitare della vostra vita pubblica
vi ritiraste nel deserto,
vogliate attrarre tutti gli uomini
al raccoglimento che è inizio di conversione e di salute…
voi voleste provare la solitudine, il sonno, la fame;
e al tentatone che vi proponeva la prova dei miracoli,
voi rispondeste con la fermezza della eterna parola,
che è prodigio di grazia celeste.

ghidelli_dono_vivere_paoline_22y61Tempo di Quaresima. O Signore!
Non permettete che accorriamo alle fontane dissipate,
né che imitiamo il servo infedele,
la vergine stolta;
non permettete che il godimento dei beni della terra
renda insensibile il nostro cuore
al lamento dei poveri, degli ammalati, dei bimbi orfani,
degli innumerevoli fratelli nostri
che tuttora mancano del minimo necessario per mangiare,
per ricoprire le ignude membra,
per radunare la famiglia sotto un solo tetto.
Le acque del Giordano scesero anche su di voi, o Gesù,
sotto lo sguardo della folla,
ma ben pochi allora poterono riconoscervi:
e questo mistero di ritardata fede, o di indifferenza,
prolungatosi nei secoli,
resta motivo di dolore per quanti vi amano
e hanno ricevuto la missione di farvi conoscere al mondo.

Concedete ai successori degli apostoli e dei discepoli
e a quanti prendono nome da voi e dalla vostra croce,
di portare innanzi l’opera della evangelizzazione,
di sostenerla con la preghiera, con la sofferenza,
con l’intima fedeltà al vostro volere.
E come voi, agnello di innocenza,
vi presentaste a Giovanni in atteggiamento di peccatore,
attraete anche noi, Gesù, alle acque del Giordano.
Là vogliamo accorrere per confessare i nostri peccati
e purificare le nostre anime.
Giovanni XXIII

Gesù nostra vera riconciliazione

amicizia - luce - festaCristo Gesù,
tu sei la nostra vera riconciliazione,
la misericordia per gli uomini,
la nostra grande e vivente Indulgenza.

Tu hai compiuto
la «purificazione dei peccati»
e ci hai messi in comunione con il Padre,
nello Spirito Santo.

Questo tuo atto salvifico
abbraccia non solo tutti gli uomini,
ma si estende a tutto il creato,
all’universo intero,
aprendoci le soglie
di una creazione nuova
con una umanità rinnovata,
in pellegrinaggio
verso «un nuovo cielo e una terra nuova».

Questo mistero di riconciliazione
tu, Cristo, lo continui
attraverso la tua Chiesa,
sacramento di salvezza.

Noi ti ringraziamo, Signore,
che ci hai concesso di vedere
che le relazioni tra i cristiani
si intensificano e si approfondiscono.

Ma poiché la ricerca
della riconciliazione
tra i cristiani
è opera dello Spirito Santo,
a te chiediamo nella preghiera
e nella penitenza,
il dono dell’unione
sempre più pura e intima con te.

Rendici più attenti alla tua parola,
obbedienti alla tua volontà
per continuare la nostra opera
con fiducia e dedizione,
con perseveranza e coraggio,
affinché tu ci conceda
di poter dare con efficacia
il nostro contributo
alla riconciliazione
fra tutti i cristiani,
e alla riconciliazione
di tutti gli uomini,
così che «ogni lingua confessi
che Gesù Cristo
è il Signore, a gloria del Padre».
Amen.
Paolo VI alla chiusura dell’Ottavario per l’unità, sabato 25 gennaio 1975.

Vincere la crisi si può!

Paolo Pugni, Export low cost, 8 maggio 2012

Come sconfiggere la crisi? Come superare questa depressione che va ben oltre la tenuta della propria azienda, arriva a sfidare il valore della vita, propone confronti profondamente sbagliati contrapponendo dignità ed esistenza come se una negasse l’altra?

vincere la crisi si puo, di P

Oggi è bene portare degli esempi di chi ce l’ha fatta e cercare di capire come prendere esempio da loro. Infatti Radio24 da mesi cerca di proporre qualche scintilla che illumini il buio nel quale precipitano prima la mente, poi il cuore, poi la volontà finendo per condurre ad una disperazione dalla quale si pensa di non poter mai uscire se non con un gesto estremo.

Il raggio più potente è quello che consiglia di sedersi e guardare fuori dal proprio finestrino, con l’aiuto di altri, per provare a vedere la situazione con occhi diversi, non resi cisposi dal terrore, farsi aiutare a trovare nuove strade.

Nel confermare la mia disponibilità a dare questo aiuto, con gratuità e condivisione nei limiti delle mie possibilità, voglio offrire oggi questi esempi.

Il primo viene da lontano, da quell’Argentina che ha vissuto una crisi ben peggiore della nostra dove il conte filosofo Nicolò Branca riuscì a non licenziare nessuno dopo aver impiantato nuovi stabilimenti inaugurati proprio alla vigilia dello scoppio della depressione economica.

Questo articolo ci presenta una manciata di aziende virtuose, capaci di tirare fuori attributi ed idee per superare la stagnazione nazionale vendendo all’estero. L’articolo di Dario di Vico ci aiuta a scoprire come queste aziende siano state capaci di uscire dalle sabbie mobili.

Per finire l’intervista di Daniele Manca a Luciano Benetton, che nel passare il testimone al figlio propone una serie di consigli preziosi per definire strategie vincenti e sbloccare quella interruzione di idee che il timore di non farcela in genere produce.

Suggerirei di cercare idee anche in questi post del mio altro blog che si focalizza sulla vendita, sull’uso creativo dei mezzi informatici ad esempio.

QR code e creatività

L’uso dei video per promuovere la propria attività

di Paolo Pugni, Export low cost, 8 maggio 2012

Passa al bar, c’è un caffè pagato

 

Un Natale all’insegna della solidarietà

da famigliacristiana.it

Ordinare un caffè e pagarne due, uno per sè e uno per lo sconosciuto che, affacciatosi, chiede: c’è un caffè sospeso? Non elemosina, ma condivisione: rivive la tradizione napoletana.

Foto Thinkstock.Poteva capitare d’aver vinto una somma al lotto o semplicemente d’essere felice per una risposta positiva a lungo agognata e finalmente giunta, oppure perché aveva trovato soluzione una situazione intricata… Per qualcuno era semplicemente un’abitudine. Un’usanza tutta napoletana. Una persona entrava nel bar, chiedeva un caffè e ne pagava due, uno per sé e l’altro per uno sconosciuto che nella giornata si sarebbe affacciato chiedendo: «C’è un caffè sospeso?». Un gesto semplice, non elemosina ma condivisione.
Un gruppo di napoletani ha ripreso questa tradizione e l’ha riproposta su vasta scala chiedendo anche l’adesione di persone note come il sindaco Luigi de Magistris, Erri De Luca, Alex Zanotelli, Franca Rame… «Mi associo all’offerta di un caffè sospeso», ha scritto Erri De Luca, «per il passante che si affaccia e chiede un benvenuto. Glielo lascio in caldo a ritirarlo quando vuole».

 

Il gruppo del “caffè sospeso”propone questa pratica in tutta Italia. Penso al Royal Cafè di Lampedusa in cui molti migranti hanno trovato un minimo di conforto grazie ai giornalisti e ai lampedusani che hanno lasciato un caffè sospeso durante i giorni di maggior afflusso di stranieri. Il 10 dicembre scorso, Giornata mondiale dei diritti umani, si è celebrata anche la Giornata del caffè sospeso. E adesso la pratica si allarga a macchia d’olio. Sette festival culturali italiani si sono stretti attorno alla pratica del caffè e hanno iniziato a scambiarsi idee, informazioni, esperienze, pratiche e altro… perché in questo tempo di tagli alla cultura è fondamentale sopravvivere e addirittura crescere insieme.
don Tonio Dell’Olio (Libera, Mosaico di pace), Famiglia Cristiana, 14 dicembre 2011

A Dio non piacciono i bamboccioni ( Mt 25,14-30). 33a Domenica – anno A

Parabola dei talenti

Il servo della parabola di oggi è malvagio e pigro perché non considera il talento della vita come una potenzialità d’intelligenza, di volontà, di amore, di libertà, ma come un pacco da riconsegnare imballato, tale e quale lo ha ricevuto. La vita invece è un dono da trafficare non facendo più cose, ma vivendo più intensamente…

Letture: Prv 31, 10-13. 19-20. 30-31; Sal.127; 1 Ts 5, 1-6; Mt 25, 14-30

 

pacco_imballatoPoverino quest’uomo del solo talento! Quasi quasi fa tenerezza. Meritava davvero un rimprovero e una punizione così duri, dopo essere stato discriminato per aver avuto in dotazione minori capacità e meno talenti degli altri? Vediamo.

Per comprendere il messaggio della parabola è necessario non arzigogolare riflessioni sui particolari, riferiti a relazioni sociali molto diverse da quelle nostre (oggi un padrone così scatenerebbe reazioni sindacali violente), ma andare alla conclusione. Che è: “A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha”.
Conclusione, forte, quasi irritante perché in collisione con la logica umana. Ma proprio per questo Gesù parlava in parabole, perché “vedendo non vedano, e ascoltando non comprendano” (Lc 8,10), cioè per sconvolgere il normale modo di pensare.

Torniamo allora al nostro uomo del solo talento. È stato trattato ingiustamente oppure ha ricevuto ciò che meritava? Ha ricevuto ciò che meritava. Perché, infatti, nasconde il suo talento nel terreno? La riposta ce la dà egli stesso:“Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra:ecco ciò che è tuo”.

Per paura. Ecco la motivazione…

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Amore… la possibilità del NO (Mt 21,28-32)

Vigna - Galloro (RM) settembre 2011Un amore reale
secerne la possibilità di una rivolta.
Può proporre solo il Si o il NO.
Tutto sommato,
un buon padre è colui che da al figlio
la possibilità di rispondergli NO.
certo, non è l’amore a produrre il NO
(il figlio lo ha scoperto da solo),
ma lo rende possibile.
Si noterà questa specie di misteriosa simpatia
che il Cristo sembra avere avuto
nei riguardi dei ribelli.
La loro condotta
gli sembrava dovuta a un malinteso,
un malinteso che non poteva durare
e, soprattutto, che in seguito
si sarebbe dimostrato benefico.
Il figlio schiavo
non ha alcuna possibilità
di riconoscere l’amore del padre;
il figlio ribelle, più tardi,
ha la possibilità di scoprirlo.
A.Maillot, Le parabole di Gesù oggi