Posts Tagged ‘immigrazione

29
Mag
13

Francesco incontra Francesco. Una chiacchierata tra vecchi amici!

Incontro di mons Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, con Papa Francesco in occasione della visita ad limina dei Vescovi della Sicilia.

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A guardarla è un po’ bruttina quella scatola azzurra che, don Giuseppe Calandra, segretario del nostro arcivescovo, custodisce gelosamente.
Non se ne stacca un momento neanche nell’attimo in cui i fotografi ufficiali dell’incontro scattano la fotografia che per sempre ricorderà, a chi vi è ritratto, questo momento della loro vita.
Prima che si sieda a discutere con gli altri vescovi il Santo Padre riceve dalle mani del nostro arcivescovo quella scatola di legno, squadrata e semplice, che al suo interno accoglie una croce e la scritta “fede, speranza e carità per ricominciare dalle macerie di cui questa croce è simbolo e segno. A Papa Francesco dal cuore del Mediterraneo con affetto”. Francesco incontra Francesco2
È il dono che la comunità ecclesiale di Lampedusa insieme a tutta la chiesa agrigentina ha voluto che, il nostro arcivescovo, portasse al santo Padre.
Una croce realizzata con il legno dei barconi dei migranti che giungono sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore dopo avere attraversato quel mare Mediterraneo che per alcuni è diventato la loro tomba.
“spero la conservi – ci ha detto mons. Montenegro – se non altro ha capito il significato di questo gesto”.

“È stata una chiacchierata tra vecchi amici!”

Francesco incontra Francesco. Una” chiacchierata tra vecchi amici!””

Si può riassumere con queste parole pronunciate da mons. Francesco Montenegro, alla trasmissione Carta Vetrata di Radio diocesana Concordia (guarda il video), il clima dell’incontro tra i vescovi della Sicilia con Papa Francesco.
Suddivisi in due gruppi, Sicilia orientale e Sicilia occidentale, i presuli siciliani si sono recati in Vaticano per la visita ad limina in programma lunedì 20 maggio.
Ma cos’è la visita ad limina? Con l’espressione visita ad limina (ad limina apostolorum) si indica l’incontro che, ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo hanno in Vaticano con il Papa per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di vista religioso, sociale e culturale, quali siano i nodi maggiormente problematici dal punto di vista pastorale e culturale e come interviene la Chiesa “particolare” su questi problemi.
Se il gruppo dei vescovi della Sicilia orientale è stato accolto nel palazzo apostolico diversamente è accaduto per il gruppo dei vescovi della Sicilia occidentale, i quali, come ha raccontato lo stesso mons. Montenegro, sono stati accolti nello studio del Papa nella sua attuale residenza, la Domus Sanctae Marthae.

Un emozionato mons. Montenegro, e chi non lo sarebbe al suo posto, ha raccontato di come Papa Francesco abbia “voluto sapere delle nostre diocesi, ci ha fatto qualche domanda, gli abbiamo presentato le nostre singole realtà religiose, sociali e lui si è dimostrato molto interessato. Assieme a mons. Mogavero (vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, ndr) – ha proseguito mons. Montenegro – abbiamo parlato della situazione dell’immigrazione e il santo Padre è rimasto molto colpito dalle notizie che gli abbiamo comunicato”.

Marilisa Della Monica, in  L’amico del Popolo, 27 maggio 2013

26
Mar
13

Don Stefano, Papa Francesco e Lampedusa: oasi di speranza

Padre Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa scrive a Papa Francesco

A Lampedusa, cuore del mediterraneo: accoglienza e condivisione, sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’Umanità.

Don-Stefano-Nastasi-AgOggiAll’inizio del suo Ministero Petrino, mi permetta di porgerLe il gioioso benvenuto a nome della comunità che vive a Lampedusa, estremo lembo d’Italia e d’Europa, geograficamente distante da Roma e dalle altre capitali europee, solo di recente resa nota a livello internazionale dai media e dai loro operatori per essersi fatta Samaritano dell’umanità.

Il nostro incontro con l’universo migratorio proveniente da Sud, specialmente dal continente Africano, ha creato grandi dinamismi, ha generato sorpresa e inevitabilmente scompigli e sconvolgimenti.

Santità,
questa Isola, per disposizione creaturale, è il Cuore del Mediterraneo, un naturale crocevia di popoli, ed è abitata da una comunità capace di farsi carico di gesti ascrivibili all’esercizio premuroso dell’incontro con l’altro. Accoglienza e condivisione, sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’Umanità.
Di certo, per coloro che continuano ad usare i parametri delle loro usurate carte geografiche, la nostra è una realtà molto piccola, tuttavia ha dato prova di sapersi dilatare quando la storia, gravida di angoscia e di speranza, l’ha interpellata.
In questa terra che è appena uno scoglio, d’Africa o d’Italia non importa perché la terra è tutta del Signore, per le vicende che abbiamo vissuto ci è parso si riflettesse il “Cielo”.
Ai migranti arrivati su queste sponde, la nostra piccola terra bianca è apparsa spesso l’agognata oasi di speranza, sognata lungo l’amara e silenziosa traversata del mare; altrettanto spesso, una porta di pietà per coloro i quali il mare Nostrum è divenuto monstrum, mondo deserto, luogo di orribili paure, tomba anziché grembo.
immigrati_lampedura_p_stefanoPer molti di loro, solo la bussola del cuore è stata la stella polare nelle fatiche della traversata. Le lacrime che solcano i volti di quante e quanti vengono recuperati dal mare, raccontano di sole e di sale, brividi di freddo e fame, ed evocano, nello stesso tempo, nostalgie per paesaggi e popoli lontani, lasciati – temporaneamente, credono- ma non abbandonati. La ricerca di un destino migliore per sé e per i figli che verranno, la fuga da una persecuzione che calpesta la dignità dell’animo, prima ancora che del corpo, e annulla le libertà del cuore custodite nel tempo, non sono che alcune delle forze che li hanno spinti all’intrapresa.
Ora per gli approdati quelle stesse lacrime fecondano la storia che, ambigua, si apre dinanzi a loro, dischiusa dalla complicità di una mano amica, da un abbraccio fraterno o semplicemente da coloro che nell’oscurità della notte si sono fatti luce perché il passo non tornasse ad inciampare.
Le lacrime dei migranti che, attraversano questa terra, impastate alle nostre, mi rimandano ad altre lacrime, quelle custodite tra le mura della stanza che, prima tra tutte, ha conosciuto il volto del nuovo Vescovo di Roma.

1127526_081001505-93b2a68d-ac45-4214-9d7c-d6fdee2f3991_thumbMi piace pensare che le lacrime dei suoi occhi, sgorgate nel momento dell’“elezione”, incrocino le lacrime di ogni uomo e di ogni donna che si trascina negli angoli della terra, tra le miserie della storia e la fatica di ogni giorno. Forse anche le sue lacrime, Santità, sono in parte quelle di chi, figlio di migranti in una terra lontana, ritorna nella culla delle sue origini.
Le sue lacrime, non sono solo sue, sono anche le nostre; sono le lacrime di chi, vivendo su quest’isola, si misura con la corsa quotidiana nella dimensione dell’essere ultimi geograficamente, ma primi nella solidarietà, nella condivisione con chi, povero tra poveri, vive l’estremo disagio del niente o del tutto ormai perduto: la Patria (terra), la Famiglia, la Dignità, il Nome.
Il Suo invito ad essere Chiesa povera, di poveri, piuttosto che per i poveri, ci provoca ad un nuovo stile di vita laddove il Vangelo si fa Vita e la Parola si incarna ogni volta che ci si lascia coinvolgere nell’esperienza dell’incontro.
A noi lampedusani è toccata la caparra di ciò che è scritto profeticamente nel Cuore del Padre, reso esplicitamente nelle parole di Paolo, l’apostolo delle genti (un campione per i suoi tempi, in fatto di migrazione: naufrago più volte, in preda ai terrori del mare, alle arsure del deserto, ai tranelli dei malintenzionati che da sempre sguazzano nei lazzi delle tratte umane), che non poche volte ci hanno sostenuto: “noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi” (Rm 1,15). Questa parola per noi si è fatta sacramento d’incontro di popoli e culture che nel viaggio della vita sono approdati su queste coste.

Santità,lampedusa_accoglie_migranti
questa comunità, ultimo lembo d’Europa e porta prima per il suo ingresso da sud, Le manifesta la vicinanza nella preghiera e la condivisione nella passione per il servizio evangelico all’uomo contemporaneo.
Siamo frontiera senza frontiere, grembo che genera speranza, uomini fragili che vivono il mare con i suoi rischi, ma al contempo, discepoli del Cristo che desiderano testimoniare l’amore e le sue fatiche.
Crediamo, nel solco del compianto vescovo don Tonino Bello e del nostro vescovo don Franco, che “a chi ci mostra il segno del potere occorre mostrare il potere dei segni”. Allora sì, la primavera del mondo, la nostra primavera arriverà, anzi, è già iniziata.

Santità,
questa comunità, mentre Le augura un buon cammino, Le chiede con semplicità di essere accompagnata dalla preghiera del suo cuore, per continuare ad avere il coraggio di “camminare”, “edificare”, “confessare”, nella condivisione fraterna della gioia e del dolore dell’uomo che incontra lungo il suo incedere.
E la invita a farsi pellegrino in questo santuario del creato, dove per migliaia di migranti, senza patria e senza nome, è rinata la speranza del domani nella certezza amica dell’oggi.
Santità il cuore del Mediterraneo La attende.

(P. Stefano Nastasi)
da L’amico del popolo, 26 marzo 2013

11
Gen
13

Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza

13 Gennaio 2013: 99a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Riflessioni, proposte e un concorso per promuovere la convivenza, l’inclusione, il rispetto per l’altro: in una parola, la "multiculturalità". Interviste a: Giancarlo Perego di Migrantes e a Gian Paolo Frigotto autore del libro: "Il mio braccio sopra il tuo".

La Giornata Immigrazione e scuola Immigrazione e preghiera Concorso per le scuole "Il mio braccio sopra il tuo
Si celebra il prossimo 13 gennaio la 99a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Un’occasione di condivisione, ma anche di riflessione su un tema particolarmente delicato, soprattutto in un periodo come questo, di grave crisi economica e sociale, in cui ancor più l’immigrato diventa bersaglio ideale.
Come ricorda Benedetto XVI, “Il diritto della persona ad emigrare … è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti” (Messaggio per la Giornata dal Migrante e del Rifugiato, Città del Vaticano, 12 ottobre 2012).

Un diritto che però si concretizza quasi sempre in un vero e proprio “calvario” senza fine: una fuga da realtà inaccettabili verso un nuovo contesto dove l’integrazione risulta essere spesso un muro invalicabile. 

 

Le Paoline, da sempre impegnate nella promozione di una cultura della condivisione, dell’integrazione e del rispetto, proprio in questi mesi si stanno occupando in modo particolarmente assiduo del tema immigrazione, cercando di tracciare, attraverso pubblicazioni mirate, un percorso di crescita verso questo modello di cultura.
Punto di partenza, il volume Siamo tutti migranti, di Vittorio De Luca, pubblicato lo scorso maggio. Un testo che, partendo dai dati oggettivi e dalle statistiche più aggiornate, cerca di dare un contributo alla riflessione sul tema, ribadendo due concetti fondamentali: da una parte, la migrazione (come dice il titolo stesso del libro) è una caratteristica fisiologica del genere umano; dall’altro, l’immigrazione in Italia non è un peso ma una risorsa. L’unica strada da percorrere è dunque quella dell’accettazione e dell’inclusione.
In Italia, i minori figli di immigrati sono quasi un milione. Di questi, più di settecentomila vanno a scuola e rappresentano ormai quasi l’8% della popolazione scolastica (una percentuale ancora più alta, se si considerano solo la scuola materna e quella primaria). E’ dunque sempre più il luogo ideale, e senz’altro l’ambito prioritario, in cui promuovere il valore dell’inclusione ed evitare che, al contrario, diventi terreno fertile di derive xenofobe e razziste.
A tal proposito, è uscito a nel 2012 il libro “Il mio braccio sopra il tuo”, testo teatrale per bambini di Pier Paolo Frigotto, accompagnato dalle originali illustrazioni di Francesca Vignaga. Il libro ha una forte valenza pratica, sia perché utilizza uno strumento particolarmente efficace come il teatro, sia perché è collegato ad un concorso creativo promosso da Soleterre – strategie di pace ONLUS (VEDI SCHEDA CONCORSO). Un modo ancora più coinvolgente ed efficace per trasmettere ai più piccoli il senso e il valore dell’accoglienza e del rispetto dell’altro.
Da ricordare poi che, sempre in ambito scolastico, è da poco uscito Feste del mondo, l’ultimo titolo della collana Amici vicini e lontani di Dolores Olioso, progetto didattico per la scuola dell’infanzia e i primi anni della scuola primaria, finalizzato a promuovere attraverso la musica, la drammatizzazione e diverse proposte operative il valore positivo della multiculturalità.
>>> Leggi l’intervista a Pier Paolo Frigotto (autore del libro: "Il mio braccio sopra il tuo")
Dei quattro milioni e mezzo di stranieri presenti in Italia, più della metà sono cristiani. A loro si rivolgono due libricini di preghiere bilingue, in uscita a settembre: Padre nuestro y otras oraciones, in italiano e spagnolo, dedicato alle comunità latinoamericane; Ama namin at iba pang mga panalangin, in italiano e tagalog, rivolto alla numerosa comunità filippina residente in Italia. I libricini sono introdotti da una lettera di mons. Giancarlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, che illustra bene come la preghiera abbia la forza di tenere uniti gli immigrati ai loro Paesi e ai loro cari lontani, creando al tempo stesso avvicinamento e comunione con le persone con cui vivono in questo momento. “Nella preghiera – scrive mons. Perego – si riscopre l’unità, la fraternità e ogni distanza è colmata, ogni diffidenza superata”.
 
>>>  Leggi l’intervista a Giancarlo Perego (di Migrantes)

 
Un concorso per le scuole e altre aggregazioni per aiutare i bambini a capire che le differenze possono essere un’occasione di crescita e di miglioramento invece che un limite e una difficoltà. È questo lo scopo del concorso “Il mio braccio sopra il tuo” per l’inclusione scolastica e sociale dei bambini stranieri, con disabilità, diversità e svantaggio organizzato da Soleterre in collaborazione con Paoline Editoriale Libri e il patrocinio di Ministero della Cooperazione Internazionale, del Miur e della Fondazione della Conferenza Episcopale Italiana Migrantes.
Il concorso, a cui possono partecipare i bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni, prevede la messa in scena del testo teatrale “Il mio braccio sopra il tuo” e la realizzazione di un video della rappresentazione realizzata. Un apposita giuria valuterà i lavori realizzati: il gruppo primo classificato riceverà in premio una biblioteca per ragazzi di 200 volumi.
 
Per partecipare al concorso è necessario:
– inviare una copia (DVD) del video della rappresentazione realizzata
– scaricare, compilare ed inviare tutti i documenti necessari (vedi sotto) 
– acquisire il consenso dei genitori per i minori coinvolti.
Il materiale relativo al concorso dovrà essere inviato in busta chiusa (con la dicitura Concorso "Il mio braccio sopra il tuo”) entro e non oltre l’11 maggio 2013 alla segreteria del concorso presso: 
Soleterre – strategie di Pace Onlus
Via Montale 19/21 – 20090 Opera (Milano)
>>>  scarica il pdf del Bando del concorso e del regolamento e liberatoria
 
27
Nov
12

Sagnet: ”La mia lotta contro la nuova schiavitù”

“Quando partii per l’Italia immaginavo che la mia nuova vita sarebbe stata pulita e semplice come le nuvole che vedevo scorrere sotto l’aereo. Ma ero molto lontano dalla verità.”

yvan sagnet - ama il tuo sognoYVAN SAGNET
“AMA IL TUO SOGNO

Vita e rivolta nella terra dell’oro rosso

In questo libro c’è la storia vera di Yvan Sagnet, la storia di un ventenne che sogna verità e giustizia e lotta per ottenerla.

Yvan Sagnet arriva in Italia per studiare nel 2007.

Ha sempre sognato il nostro paese per via del calcio, la moda, il design. Aveva cinque anni quando i leoni del Camerun sorpresero gli appassionati ai mondiali italiani del 1990; ed è allora che Yvan conosce cos’è l’Italia, e lo fa attraverso con lo sguardo trasognato d’un bambino che ammira i calciatori si chiamano Baggio, Vialli, Maldini. Yvan studia la lingua, gli usi e i costumi italiani, si appassiona alla storia, la politica e la società, finché realizza il suo sogno di vivere in Italia superando l’esame di lingua e vincendo una borsa di studio al Politecnico di Torino. Non un caso, la città della sua Juventus, la squadra che tifa sin da bambino. Yvan fatica ad ambientarsi nel freddo nord, ma alla fine riesce a trovare un equilibrio, lavora in un supermercato e si appassiona alla politica italiana. Durante l’estate del 2011 per guadagnarsi da vivere e mantenersi gli studi raggiungerà Nardò in Puglia. Nella masseria salentina di Boncuri si raccolgono i braccianti agricoli per la stagione del pomodoro. Lì Yvan scopre il mondo dei caporali che chiedono ai braccianti i documenti originali per lavorare nei campi di pomodoro, li ricattano e li fanno lavorare sino a sedici ore al giorno sotto il sole senza una paga adeguata. Yvan conosce lo sfruttamento, i diritti calpestati, il dover lottare per avere un materasso, pagare per farsi trasportare in un pronto soccorso. Fino a quando un giorno i caporali chiedono di intensificare il lavoro, ma Yvan e altri braccianti non ci stanno e organizzano il primo grande sciopero autonomo di braccianti stranieri in Italia. La rivolta avrà eco nazionale e Yvan, poco più che ventenne comincerà una lotta di libertà e giustizia che ancora oggi persegue. In Ama il tuo sogno, Yvan Sagnet racconta quel “sogno” italiano diventato realtà solo per un istante, ma anche la voglia e il coraggio per cambiare il lavoro e la rivolta per i propri diritti, la sete di verità e il valore della parola dignità.

Nella Masseria Boncuri di Nardò, oltre mille chilometri da Torino, Yvan Sagnet vivrà nell’estate del 2011 la più importante stagione della sua vita.

Yvan Sagnet (4 aprile 1985) è nato a Douala in Camerun e vive tra Roma e Torino dove studia Ingegneria al Politecnico. Dopo la rivolta di Boncuri lavora per il sindacato dei Braccianti Agricoli della Cgil-Flai.

da Rainews, 2 novembre 2012

INTERVISTA

Intervista a Yvan Sagnet, leader della prima rivolta dei braccianti stranieri nelle campagne pugliesi

Da allora però la vita di Yvan è in serio pericolo. Alcune inchieste giornaliste, infatti, hanno svelato l’esistenza di un piano che prevede la sua uccisione. Noi de La Perfetta letizia lo abbiamo intervistato e cogliamo l’occasione per dimostrargli tutto il nostro sostegno perché non si senta solo in questa difficile battaglia.

D- Con la sua protesta è riuscito a fare quello che solo pochi italiani hanno avuto il coraggio di tentare. Ha intuito fin da subito a cosa sarebbe andato incontro o solo in un secondo momento ha percepito il pericolo di schierarsi contro un sistema mafioso così fortemente radicato nel territorio italiano?
R- Inizialmente io non ero al corrente di quali interessi si potessero nascondere sui guadagni del nostro lavoro, non avrei mai potuto immaginare che si trattasse di criminalità organizzata. Una volta entrato nel sistema ho intuito dei rapporti che c’erano fra gli imprenditori e la mafia. Noi braccianti eravamo talmente sfruttati che abbiamo sentito il dovere di reagire e ribellarci.

D- La battaglia che ha intrapreso a Nardò l’ha resa un vero eroe, ma ora lei sta pagando il suo coraggio con la paura costante di essere vittima di chi la sta minacciando di morte. Dove trova il coraggio per proseguire nel suo impegno e chi lo sostiene in questa difficile e rischiosa impresa?
R- Quando qualcuno inizia una battaglia è in qualche modo consapevole dei rischi a cui va incontro perché si sa che c’è sempre un prezzo da pagare… e io lo sto pagando. Per ora non ho nessun tipo di tutela, ma mi auguro fortemente che le autorità o qualcuno di competenza possa avvertire l’urgenza di offrirmi una forma di protezione.

D- Roberto Saviano, durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio “Che tempo che fa”, l’ha candidata come futuro sindaco di Castel Volturno suscitando una serie di polemiche, anche fortemente razziste, nei confronti del noto giornalista campano. Cosa pensa della vicenda?
R- Penso che sia stata una forte provocazione ma io ribadisco che sono arrivato in Italia per diventare un ingegnere, non ho intenzione di fare politica. I fascisti purtroppo ci sono sempre stati e sono pronti ad attaccare, ma non mi sento intimorito dalle loro offese.

D- Uno dei suoi sogni è che i figli di stranieri nati in Italia possano ottenere la cittadinanza italiana, ma le scelte fortemente razziste da parte di alcuni leader politici sembra non lasciare speranze… Secondo lei non occorre una vera rivoluzione culturale perché queste battaglie abbiano successo?
R- L’Italia è ancora molto arretrata sulla questione. Tutti gli altri Paesi stanno facendo il possibile per integrare i figli di persone straniere. Sono state approvate delle riforme che favoriscono l’inserimento come sta accadendo in Francia, Germania, Inghilterra e anche negli Stati Uniti. Affinchè si ottenga questo diritto occorre la consapevolezza da parte di tutta la popolazione oltre che della classe politica. Se tutti contribuiscono sarà più facile lottare insieme per gli stessi obiettivi. È importante capire che gli stranieri ci sono ovunque, anche negli Stati più poveri dell’Africa e ci saranno sempre. La nostra presenza deve rappresentare la forza di un Paese, non la debolezza.

D- Il calcio è stato uno dei motivi per cui si è innamorato dell’Italia. Crede che sarà sempre costretto a soccombere davanti alle solite squadre (mafia e imprenditori corrotti) che usano mezzi illeciti oppure può sperare che a vincere siano finalmente coloro che puntano solo sulle proprie forze, proprio come sta facendo lei?
R- Si tratta di un problema che deve essere risolto perché la mafia è presente a tutti i livelli e ovunque. Ormai l’Italia è nelle loro mani. L’impegno dei giovani e delle associazioni può contribuire a svegliare le coscienze sulla gravità di questo fenomeno così diffuso.

Leggi il resto: laperfettaletizia.com

25
Ott
12

Una "strana storia" di razzismo

Vi è mai successa una storia simile? Comincio la mia giornata interrogandomi ancora oggi, era giusto così? Quella sera sono uscita dal lavoro tardi. Erano le ore 20.30 e non avevo ancora fatto la spesa per la cena a casa, e anche per il giorno dopo, che si supponeva essere un’altra giornata piena.)

foto Antonio Tomeo e Dante Farricella Studioieffe ModenaEntro nel primo centro commerciale che incrocio sulla mia strada, in fretta e furia, lista della spesa in mano, prendo giusto le cose urgenti e mi avvio alla cassa. Mentre sono in fila per pagare, sento una voce dietro le mie spalle (alla cassa vicina) che chiede alla cassiera: "Signora, mi dica come si chiama: nome e cognome perché mi servono". A questo punto si ferma la fila. La cassiera chiede nervosamente alla ragazza perché vuole i suoi dati. "Lei ha offeso senza motivo due persone nere mentre stavano pagando" – dice la ragazza che chiamerò Michela. "Cosa c’entri tu, e non vedi che sto lavorando? Mi fai perdere tempo!" – sempre più nervosa la cassiera, che chiamerò Sig.ra Maria. "Lei ha offeso due persone nere che non hanno reagito, non so per quale motivo. Ero dietro di loro e la cosa mi ha dato molto fastidio. Non ho avuto il coraggio di reagire neanch’io in quel momento, ma quando sono arrivata sulla porta d’uscita, mi vergognavo talmente tanto della situazione che ho deciso di tornare indietro e denunciare ciò che ha fatto", il tono di voce di Michela diventa sempre più alto.

Immaginatevi, alle ore 20.30, tutti di fretta. La scena comincia ad attirare l’attenzione dei curiosi. A tutte le casse aperte, sono l’unica nera. Sento gli sguardi delle persone passare dal luogo della discussione a me. Avete presente quando volete passare inosservata? Era impossibile. Nessuno dei presenti ha assistito alla scena del razzismo che denuncia Michela. I commenti delle persone in fila sono questi: "esagerata", "questa è un esibizionista", "cosa saranno due tre cose dette così", "anche se fosse, non è poi così grave", "chi sa cosa hanno fatto questi ragazzi", "se non hanno reagito forse perché avevano fatto qualcosa di storto"…

Insomma, sento di tutto di più dietro di me. Come si fa ad intervenire quando di fronte hai solo la parola della ragazza e quella della cassiera? Poco dopo, vediamo arrivare la guardia giurata per proteggere la cassiera con una fila bloccata, la gente in tilt perché hanno tutti fretta. Quella ragazza è riuscita a fermare la folla ponendo un problema di razzismo che succede spesso sotto i nostri occhi. Le due vittime non c’erano più e non conoscevano neanche Michela. Chissà se parlavano italiano, se volevano rispondere con l’indifferenza, se avevano paura perché privi di documenti… insomma tanti perché, ma le due persone erano ormai via. In tutto il supermercato si sente solo la voce di Michela, una giovane di poco più di 20 anni che continua ad urlare ad ogni commento/ domanda della sig.ra Maria: "Lei ha offeso due persone nere, lei ha offeso due persone nere, lei ha offeso due persone nere". "Signorina sta disturbando la gente. Poi intralcia il lavoro della cassiera", parla con una voce imponente la guardia giurata. "Michela non sente più nessuno ed urla: "La sig.ra va denunciata. Ha offeso due persone senza motivo perché nere. Non vado via da quì senza i dati della sig.ra" continua a ripetere.

Mentre molti sguardi mi fissano, io fisso Michela che ha le lacrime agli occhi, sull’orlo di una crisi nervosa per capire cosa l’abbia spinto a tanto. Lei è sola contro tutti! Le guardie sono diventate tre. Michela viene portata via, con la minaccia di accompagnarla al primo posto di polizia perché disturba la quiete pubblica! La signora continua il suo lavoro sotto l’occhio protettore della guardia. Anch’io, con le buste della spesa, arrivata alla porta d’uscita, come Michela, mi sono sentita in colpa.

Era giusto tutto ciò? Oggi ho deciso di raccontare questa "strana storia". Il fatto è che Michela era sola contro tutti. Sarei tornata indietro per protestare contro il comportamento delle guardie nei confronti di Michela, ma il supermercato stava chiudendo. Sembrava la catena di Sant’Antonio. Il silenzio uccide, urlavo nella mia testa!! Chissà cosa avesse di magico quella porta d’uscita! Quale sarebbe stata la vostra reazione?

Cécile Kyenge Kashetu (nella foto), da Cambonifem, 24 ottobre 2012

16
Set
12

Immigrazione, convivenza, inclusione

“Il mio braccio sopra il tuo”

Riflessioni, proposte e un concorso per promuovere la convivenza, l’inclusione, il rispetto per l’altro: in una parola, la "multiculturalità". Interviste a: Giancarlo Perego di Migrantes e a Gian Paolo Frigotto autore del libro: "Il mio braccio sopra il tuo".

Riflessione Immigrazione e scuola Immigrazione e preghiera Concorso per le scuole "Il mio braccio sopra il tuo Intervista a Pier Paolo Frigotto Intervista a Giancarlo Perego

Riflessione

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Fondazione Migrantes, gli stranieri in Italia rappresentano oggi il 7,5% della popolazione complessiva. Nel nostro Paese, il fenomeno immigrazione è sempre stato un tema particolarmente delicato, ma lo è ancor di più in questo periodo di profonda crisi globale. La difficoltà di trovare o mantenere il lavoro e la diminuzione dei servizi dello Stato sociale fanno sì che aumenti la percezione negativa dello “straniero”. Nel pensiero di molti, l’immigrato è quello che ruba il lavoro, che non rispetta le regole, che si prende una fetta troppo consistente dei servizi sociali (case, scuola, sanità ecc.). Insomma, l’immigrato è la perfetta vittima sacrificale, un bersaglio ideale contro cui scagliare i pugni di una giustificata ma malriposta rabbia.

Le Paoline, da sempre impegnate nella promozione di una cultura della condivisione, dell’integrazione e del rispetto, proprio in questi mesi si stanno occupando in modo particolarmente assiduo del tema immigrazione, cercando di tracciare, attraverso pubblicazioni mirate, un percorso di crescita verso questo modello di cultura.

Punto di partenza, il volume Siamo tutti migranti, di Vittorio De Luca, pubblicato lo scorso maggio. Un testo che, partendo dai dati oggettivi e dalle statistiche più aggiornate, cerca di dare un contributo alla riflessione sul tema, ribadendo due concetti fondamentali: da una parte, la migrazione (come dice il titolo stesso del libro) è una caratteristica fisiologica del genere umano; dall’altro, l’immigrazione in Italia non è un peso ma una risorsa. L’unica strada da percorrere è dunque quella dell’accettazione e dell’inclusione.

Ma come raggiungere questo traguardo e far sì che non rimanga solo una buona intenzione? Due appaiono i “luoghi” prioritari da presidiare e stimolare, che sono anche ambiti privilegiati della produzione Paoline: la scuola e la preghiera. La scuola perché i bambini sono senz’altro il terreno più fertile dove seminare e far crescere la cultura dell’inclusione; la preghiera perché può essere luogo di unità e di condivisione per eccellenza, soprattutto in considerazione di quell’Anno della Fede, indetto da papa Benedetto XVI, che si aprirà l’11 ottobre prossimo…

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17
Mar
12

In memoria di Yaguine e Fodè

Una tragedia che fece piangere il mondo

Un film per ricordare i due ragazzi della Guinea morti mentre portavano a mano una lettera a Bruxelles affinché l’Europa facesse studiare loro e tutti i giovani africani.

valle-mano, in famigliacristiana.it, 17 marzo 2012«Un viaggio doloroso e folle sperando di riuscire ad arrivare in un’Europa che non è quella che loro immaginano». Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, spiega l’importanza del film Il sole dentro che ripercorre la storia di Yaguine e Fodé, i due ragazzini guineani di 14 e 15 anni trovati morti il 2 agosto 1999 nel carrello di un aereo appena atterrato a Bruxelles. Con loro i due adolescenti portavano una lettera scritta a nome di tutti i bambini e i ragazzi africani e indirizzata «Alle loro Eccellenze i membri e responsabili dell’Europa».
«Oggi quella lettera arriva qui», dice il presidente della Camera Gianfranco Finisottolineando che l’aver proposto la proiezione dell’anteprima del film a Montecitorio dice della volontà di prendere sul serio l’invito dei ragazzi. «Più che di parole, dice Fini, «c’è bisogno di segni e di testimonianze. Proiettiamo qui questa pellicola perché le istituzioni possano diventare il racconto di questi segni e di queste testimonianze».
Yaguine Koita e Fodè Tounkara si erano imbarcati da Conakri, capitale della Guinea, uno dei Paesi più poveri dell’Africa centrale, come clandestini diretti in Belgio. «Se vedete che ci sacrifichiamo e che mettiamo a rischio la nostra vita», scrivevano nella lettera, «è perché in Africa si soffre troppo. Noi abbiamo la guerra, le malattie, la mancanza di cibo. In Africa e in Guinea in particolare abbiamo carenza di educazione e di istruzione. Nonostante ciò noi vogliamo studiare e vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi, in Africa. È per questo che noi, i bambini e i giovani africani, vi chiediamo di creare una grande organizzazione efficace per l’Africa, che ci permetta di progredire».
La storia dei due ragazzi si intreccia con quella di altri due adolescenti che, dieci anni dopo compiono il viaggio inverso, dall’Europa all’Africa. Un viaggio della speranza in nome di un Africa che vuol ripartire investendo sul futuro dei propri figli.

Girato tra Bari, la Tunisia e la Guinea, Il sole dentro, regia di Paolo Bianchini, racconta due storie parallele: quella dei due ragazzi della Guinea, Yaguine e Fodè, morti nel tentativo di recapitare personalmente a Bruxelles la lettera con la quale chiedevano ai grandi della terra diportare in Africa scuola, cibo e cure, e quella di Thabo e Rocco, 13 e 12 anni, africano il primo, barese il secondo. Finiti nelle mani di procuratori di squadre di calcio intenzionati a portare dall’Africa o dalle cittadine povere il maggior numero di bambini nella speranza di trovare un campione e poi abbandonati per strada dopo qualche tempo, Tahbo e Rocco rappresentano lo sfruttamento silenzioso dei minorenni, in particolare africani.

Si calcola che in Europa siano attualmente 22mila i ragazzi africani in totale abbandono che non sanno come tornare nella loro terra o si vergognano a farlo perché si ritengono un fallimento. Il film sovrappone le due storie. E mentre Yaguine e Fodé viaggiano verso la morte, Thabo e Rocco ripercorrono a piedi la strada verso N’Dola, il villaggio africano dove, si scoprirà, Chiara (interpretata da Angela Finocchiaro) ha messo in piedi un piccolo sogno. Mister Pasta e fagioli, come viene chiamata dai suoi ragazzi, è la stessa donna che dieci anni prima ha trovato i corpi dei due ragazzini nel carrello dell’areo.

valle2, in famigliacristiana.it, 17 marzo 2012Da quel giorno il suo scopo è quello di lottare per lo sviluppo dell’Africa. Una scuola, un campo di calcio, una partita giocata proprio in ricordo dei due guineani alla presenza dei loro genitori (interpretati nel film dai genitori veri dei due ragazzi morti). Thabo e Rocco, per tornare in Africa percorrono in senso opposto uno dei tanti «sentieri delle scarpe» tracciati in anni e anni da tanti uomini e donne in fuga dalle guerre, dalle malattie, dalla fame.

Il film, prodotto da Paola Rota per Alveare cinema in collaborazione con Rai Cinema e Apulia Film Commission, con il patrocinio di Unicef, Figc, Comunità di Sant’Egidio e Save the Children, ha nel cast Angela Finocchiaro, Francesco Salvi, Diego Bianchi, Gaetano Fresa, Fallou Cama. Giobbe Covatta partecipa a titolo «amichevole».

Annachiara Valle, in famgliacristiana.it, 17 marzo 2012




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