Posts Tagged ‘misericordia

11
Set
16

“Si alzò e tornò da suo Padre” Lc 15,20

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“MI ALZERÒ, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. SI ALZÒ e tornò da suo padre
“. (Lc 15,18-20)

Decidere di Alzarsi… Il pensiero diviene azione!
Un Padre che non aspetta altro.
Braccia che accolgono e perdonano!

16
Set
13

La gioia di Dio è perdonare! di Papa Francesco

Le tre parabole della misericordia, Lc 15,1-32

Solo l’amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia.
Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio! Gesù è tutto misericordia.

prodigal-798893Il capitolo 15 del Vangelo di Luca, contiene le tre parabole della misericordia: quella della pecora smarrita, quella della moneta perduta, e poi la più lunga di tutte le parabole, tipica di san Luca, quella del padre e dei due figli, il figlio “prodigo” e il figlio, che si crede “giusto”, che si crede santo. Tutte e tre queste parabole parlano della gioia di Dio.

Dio è gioioso. Interessante questo: Dio è gioioso! E qual è la gioia di Dio?
La gioia di Dio è perdonare, la gioia di Dio è perdonare!
E’ la gioia di un pastore che ritrova la sua pecorella;
la gioia di una donna che ritrova la sua moneta;
è la gioia di un padre che riaccoglie a casa il figlio che si era perduto, era come morto ed è tornato in vita, è tornato a casa.
Qui c’è tutto il Vangelo!
Qui! Qui c’è tutto il Vangelo, c’è tutto il Cristianesimo!
Ma guardate che non è sentimento, non è “buonismo”!
Al contrario, la misericordia è la vera forza che può salvare l’uomo e il mondo dal “cancro” che è il peccato, il male morale, il male spirituale.
Solo l’amore riempie i vuoti,
le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia.
Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio!

Gesù è tutto misericordia,
Gesù è tutto amore: è Dio fatto uomo.
Ognuno di noi, ognuno di noi, è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto.
Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai.
E’ un padre paziente, ci aspetta sempre! 
Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele.
E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore.
E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna.
E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono.

Il pericolo qual è?
E’ che noi presumiamo di essere giusti, e giudichiamo gli altri. Giudichiamo anche Dio, perché pensiamo che dovrebbe castigare i peccatori, condannarli a morte, invece di perdonare. Allora sì che rischiamo di rimanere fuori dalla casa del Padre! Come quel fratello maggiore della parabola, che invece di essere contento perché suo fratello è tornato, si arrabbia con il padre che lo ha accolto e fa festa.
Se nel nostro cuore non c’è la misericordia, la gioia del perdono, non siamo in comunione con Dio, anche se osserviamo tutti i precetti, perché è l’amore che salva, non la sola pratica dei precetti.
E’ l’amore per Dio e per il prossimo che dà compimento a tutti i comandamenti.
E questo è l’amore di Dio, la sua gioia: perdonare.
Ci aspetta sempre! Forse qualcuno nel suo cuore ha qualcosa di pesante:
“Ma, ho fatto questo, ho fatto quello …”.
Lui ti aspetta! Lui è padre: sempre ci aspetta!

Se noi viviamo secondo la legge “occhio per occhio, dente per dente”, mai usciamo dalla spirale del male. Il Maligno è furbo, e ci illude che con la nostra giustizia umana possiamo salvarci e salvare il mondo.
In realtà, solo la giustizia di Dio ci può salvare!
E la giustizia di Dio si è rivelata nella Croce: la Croce è il giudizio di Dio su tutti noi e su questo mondo.

Ma come ci giudica Dio?
Dando la vita per noi! Ecco l’atto supremo di giustizia che ha sconfitto una volta per tutte il Principe di questo mondo; e questo atto supremo di giustizia è proprio anche l’atto supremo di misericordia.
Gesù ci chiama tutti a seguire questa strada:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).
Io vi chiedo una cosa, adesso. In silenzio, tutti, pensiamo… ognuno pensi ad una persona con la quale non stiamo bene, con la quale ci siamo arrabbiati, alla quale non vogliamo bene.
Pensiamo a quella persona e in silenzio, in questo momento, preghiamo per questa persona e diventiamo misericordiosi con questa persona. [silenzio di preghiera].

Invochiamo ora l’intercessione di Maria, Madre della Misericordia.

Papa Francesco, da  Angelus del 15 settembre 2013

13
Set
13

Il Padre misericordioso e il terzo figlio tra le righe (Lc 15, 1-32)

24a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Il Padre misericordioso. Parabola tanto scontata eppure sempre nuova, capace di scuotere le coscienze “addormentate”. Oggi siamo invitati a soffermarci sul “terzo figlio”. Sì, il terzo figlio! Quello che non compare nelle righe, ma tra le righe è presentissimo.

Letture: Es 32, 7-11. 13-14; Sal 50; 1 Tm 1, 12-17; Lc 15, 1-32

padre_misericordioso_marnotratnyLa parabola del padre misericordioso (smettiamola di chiamarla “del figlio prodigo”, perché il protagonista è il padre con il quale il racconto inizia e finisce, ed è chiaramente colui che muove tutta la vicenda) è talmente conosciuta e talmente bella che rischia di diventare un brano poetico per la nostra ammirazione. Non può e non deve essere così, perché il vangelo non è per l’ammirazione, ma per la nostra conversione.

Questa parabola, poi, proprio per essere tanto bella e tanto conosciuta, può finire nel cestino della assuefazione, del “questa la so”, dentro al quale perde ogni capacità di farci riflettere e di scuoterci. Cerchiamo di evitare questo rischio, leggendola in profondità, puntando la nostra attenzione e la nostra riflessione sul terzo figlio.
“Il terzo figlio? Ma i figli non sono soltanto due?”.
Sì, il terzo figlio! Quello che non compare nelle righe, ma tra le righe è presentissimo.

Il terzo figlio, di età non ben definita – potrebbe essere più giovane o più grande del primo, e anche più giovane o più grande del maggiore, quindi praticamente di qualsiasi età (l’età di ciascuno di noi!)-, non ha mai chiesto al padre di andare via di casa con la sua parte di eredità. Prendere una decisione così drastica e coraggiosa non fa per lui. Sarebbe rischiosa, e non gli va di rischiare. Lui si accontenta di qualche fughetta ogni tanto, senza farsi accorgere, tornando a casa di nascosto, come se non fosse successo niente. Ogni tanto gli capita di sperperare qualcosa delle sue sostanze in modo poco accorto e qualche volta poco dignitoso. Però, mai niente di tanto grave. 

Il terzo figlio non è nemmeno come il maggiore. Anche lui di età non ben definita – potrebbe essere più giovane o più grande del primo, e anche più giovane o più grande del maggiore, quindi praticamente di qualsiasi età (l’età di ciascuno di noi!) -. Il terzo figlio non si sente un servo del padre come il secondo, ma nemmeno lui ha confidenza filiale: tante idee del padre e altrettante suoi desideri gli sembrano esagerati, e perciò, quando può pensa e fa come gli pare. Però, mai niente di tanto grave. Non ha il coraggio di chiedere capretti o altro per fare festa con gli amici – potrebbe dirgli di no e ci rimarrebbe male -, e allora, appena possibile, si arrangia come può. Di nascosto. Però, mai niente di tanto grave.

Cosa pensa il terzo figlio del fratello giovane ritornato a casa? …
Cosa ne pensa il terzo figlio del secondo, del maggiore?…

»»» vai al testo completo

Il Padre misericordioso–Parabole per bambini
26
Ago
13

Varcare la porta della fede, di Papa Francesco (Lc 13,22-30)

Gesù ci dice che c’è una porta che ci fa entrare nella famiglia di Dio, nel calore della casa di Dio, della comunione con Lui. Questa porta è Gesù stesso (cfr Gv 10,9).

narrow door 2Gesù è la porta.
Lui è il passaggio per la salvezza.
Lui ci conduce al Padre.
E la porta che è Gesù non è mai chiusa,
questa porta non è mai chiusa,
è aperta sempre e a tutti, senza distinzione,
senza esclusioni, senza privilegi.
Perché, sapete, Gesù non esclude nessuno.
Qualcuno di voi forse potrà dirmi:
“Ma, Padre, sicuramente io sono escluso, perché sono un gran peccatore:
ho fatto cose brutte, ne ho fatte tante, nella vita”.
No, non sei escluso!
Precisamente per questo sei il preferito,
perché Gesù preferisce il peccatore,
sempre, per perdonarlo, per amarlo.
Gesù ti sta aspettando per abbracciarti, per perdonarti.
Non avere paura: Lui ti aspetta.
Animati, fatti coraggio per entrare per la sua porta.

enciclica_papa_francesco_01_150_paroleTutti sono invitati a varcare questa porta,
a varcare la porta della fede, ad entrare nella sua vita,
e a farlo entrare nella nostra vita,
perché Lui la trasformi, la rinnovi, le doni gioia piena e duratura.

Al giorno d’oggi passiamo davanti a tante porte
che invitano ad entrare promettendo una felicità
che poi noi ci accorgiamo che dura un istante soltanto,
che si esaurisce in se stessa e non ha futuro.
Ma io vi domando:
noi per quale porta vogliamo entrare?
E chi vogliamo far entrare per la porta della nostra vita?
Vorrei dire con forza:
non abbiamo paura di varcare la porta della fede in Gesù,
di lasciarlo entrare sempre di più nella nostra vita,
di uscire dai nostri egoismi, dalle nostre chiusure,
dalle nostre indifferenze verso gli altri.
Perché Gesù illumina la nostra vita
con una luce che non si spegne più.
Non è un fuoco d’artificio, non è un flash!
No, è una luce tranquilla che dura sempre e ci da pace.
Così è la luce che incontriamo se entriamo per la porta di Gesù.

Roma, 03-04-2013.
L'Udienza Generale del mercoledì presieduta da Sua Santita' Papa Francesco alla presenza di una delegazione di giovani della diocesi di Milano accompagnati dai Cardinali Angelo Scola e Dionigi Tettamanzi.Certo quella di Gesù è una porta stretta,
non perché sia una sala di tortura.
No, non per quello!
Ma perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui,
di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza,
del suo perdono, del suo amore,
di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia
e farci rinnovare da Lui.

Papa Francesco, Angelus, 25 agosto 2013

07
Giu
13

La bontà del Signore è per sempre

X Domenica – Tempo ordinario – Anno C

Quando il dolore colpisce, viene spontaneo pensare che Dio si stia dimenticando di noi. Dobbiamo reagire a questo sentimento con la certezza che Egli ha “compassione” anche di noi.

Letture: 1Re 17,17-24; Sal 29; Gal 1,11-19; Lc 7,11-17

papa_francesco_bambini_gemelliSia al tempo di Elia che in quello di Gesù, le vedove erano le persone più povere e indifese della terra, senza nessun appoggio e senza nessuna misericordia, abbandonate a ogni sopruso e umiliazione. Sia al tempo di Elia, che in quello di Gesù, che ai nostri giorni, il dolore di una madre per la morte di un figlio è il più grande che si può incontrare, praticamente il simbolo di ogni dolore che colpisce la nostra esistenza.
I due racconti dei ragazzi di Sarepta e di Nain restituiti alla vita ci vengono proclamati, perciò, per assicurarci che la misericordia di Dio è presente anche là dove la condizione umana sperimenta la profondità dell’abbandono e del dolore.

Di fronte a questo messaggio, però, la nostra reazione istintiva, anche se spesso tenuta dolorosamente nascosta, non è la lode e il ringraziamento per la misericordia di Dio, ma la delusione, lo scetticismo e addirittura la protesta: “Perché questa misericordia di Dio non si manifesta anche oggi?”. Infatti anche oggi, se la condizione delle vedove socialmente non è più la stessa di un tempo, il dolore di tante madri che perdono i figli per incidenti stradali, per malattie precoci e crudeli, per scelte di vita sbagliate è lo stesso di sempre. E allora, come mai accanto a queste donne non ci sono uomini di Dio a far tornare la vita nel corpo, e non arriva Gesù con i discepoli a fermare la bara per dire: «Ragazzo, dico a te, àlzati!», e spingere la folla a glorificare Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo»?  

Di fronte a questa domanda, da affrontare con coraggio, la risposta della fede è una sola: credere che Dio ci sta vicino anche quando ci sembra noncurante e assente. I miracoli di Gesù sono un “segno” di ciò che avviene sempre anche se noi non riusciamo a vedere e verificare. Gesù ha “compassione” – un sentimento non lamentoso e superficiale ma sconvolgente. Luca lo utilizza tre volte: in questo brano, nelle parabole del buon samaritano e del padre misericordioso – delle madri (è vedendo la madre, non la bara del ragazzo che viene preso da “grande compassione”) e di chiunque è nel dolore anche oggi. papa_francesco_bambini_gemelli 2Certo, noi vorremmo che anche oggi la sua compassione si manifestasse restituendo i figli alla vita. Non è così, e non potrebbe essere così. Ma la misericordia di Dio sta lì, anche se non la sentiamo.

Chi ci assicura che è così? Soltanto la nostra capacità di affidarci alla Parola e alla testimonianza di Gesù. Anche egli ha chiesto a Dio di essere scampato dalla morte come i due ragazzi, come la figlia di Giàiro, come il suo amico Lazzaro…

>>> vai al testo completo

02
Apr
13

Papa Francesco. Quando è il Maestro a servire le donne…

Il Papa che ci lava i piedi. Quando è il Maestro a servire le donne. Cosa significa

Il gesto di Papa Francesco è non rivoluzionario, ma biblico (Dorotee Mack, pastora valdese)…
Si è inginocchiato ai suoi piedi in un gesto potente di restituzione (suor Giuliana Galli, sociologa)

di Paola Pica, in Corriere.it

È l’unica scena che non abbiamo visto in foto, né in video, nemmeno di scorcio, nemmeno un dettaglio, una lacrima, una scarpetta, una caraffa d’acqua. Che sollievo la protezione nostra, spettatori impreparati, e loro, fanciulle rinchiuse in un carcere minorile. E poi suor Giuliana mica ha bisogno dello streaming per sapere com’è andata la prima assoluta di una femmina, anzi due, alla lavanda dei piedi di un Papa:

«Lui l’ha guardata negli occhi, le ha sorriso, l’ha accarezzata, si è inginocchiato ai suoi piedi in un gesto potente di restituzione».

Restituzione?

«Si, il Papa ha rovesciato quella scena del Vangelo dove una donna, della quale si dice sia una peccatrice, qualche giorno prima di Pasqua lava con le lacrime e asciuga con i suoi lunghi capelli i piedi di Gesù».

Ecco, per Giuliana Galli, religiosa e sociologa, una vita tra gli ultimi del Cottolengo di Torino, questa volta, nel mezzo di una stagione ancora tanto faticosa e violenta per una metà del cielo «è il Maestro a servire» le donne. Le donne tutte. Quelle stesse donne che nel Vangelo riconoscono il Risorto e si gettano ai suoi piedi. Le peccatrici accolte «senza se e senza ma». Le samaritane.

«Chi si aspettava che un Papa lavasse i piedi a una bambina musulmana?».

La domanda di suor Giuliana rimbalza nel salotto milanese di Noemi e Gheula, due donne ebree ortodosse, madre e figlia. Attendono insieme il tramonto e l’arrivo di Shabbat parlando di Francesco, di quell’ atto senza precedenti avvenuto il giorno prima a Casal del Marmo, il carcere minorile di Roma. E di quella «tenerezza», un termine femminile, un sostantivo materno e paterno, una parola calpestata, raccolta e un bel giorno riaffermata in mondovisione con tanto virile coraggio. «Quanto ci piace questo Papa» concordano.

Noemi saluta «l’amicizia mostrata dal nuovo Vescovo di Roma agli ebrei» e si augura «che lo lascino fare perché prevede – non sarà affatto facile la sua vita da Papa. Ci saranno molte sfide e molte prove, tra cui quella di restare semplice». Gheula Canaruto Nemni, 41 anni e sette figli tra i tre e 21 anni, laurea in economia in Bocconi, è autrice di «Non si può avere tutto», un romanzo sulle discese ardite e le risalite di una donna milanese con bambini da crescere, lavoro da rincorrere, Sabati da celebrare (alla fine c’è la fa, pare). «Francesco mi ricorda molto la figura del rabbino, che non si isola, non siede sul trono, sta con il suo popolo e non ha paura di “sporcarsi” le mani. Al rabbino – spiega Gheula – tocca, per esempio, di esaminare indumenti intimi femminili per capire se il ciclo é completamente finito e dunque marito e moglie possono congiungersi. Lavando i piedi alle donne non ti stai sporcando, ti stai elevando. È il farsi piccolo per tornare grande, come fa la luna, l’ astro che simboleggia il popolo ebraico».

Silvia Landra é la direttrice generale della Casa della Carità, struttura affidata a don Virginio Colmegna dall’allora cardinale di Milano Carlo Maria Martini, già grande sponsor di Bergoglio al conclave che elesse Ratzinger e vide il gesuita argentino arrivare secondo. In questa grande casa trovano riparo, affetto, cibo, vestiti, letti puliti 150 persone ogni giorno. «Uomini, ma ci sono anche le donne, spesso con loro bambini, di ogni religione e provenienza» racconta Landra, che è anche una psichiatra e si occupa tra le altre cose di detenzione femminile. «I simboli sono potenti. A Pasqua, proprio quando la Chiesa concentra tutti i suoi simboli più alti, il Papa ci parla di un Amore che contempla tutti. Non importa se siamo donne o uomini, bambini o anziani, cristiane o musulmane: l’importante è che non manchiamo».

Sono davvero tanti i f ari accesi da Francesco con un solo gesto. Forse più fuori che dentro la Chiesa si legge un segnale di apertura di Bergoglio al sacerdozio femminile. Le ragazze presenti alla lavanda dei piedi insieme ad altri dieci ragazzi, in quel momento, erano due dei 12 Apostoli. Per suor Giuliana «pur essendoci anche nella Chiesa, come nella società, una corretta richiesta di riconoscimento del ruolo delle donne che danno un contributo fondamentale e straordinario…

>>> vai all’articolo completo, in corriere.it

17
Mar
13

Dio mai si stanca di perdonarci, mai! (Gv 8,1-11)

Primo Angelus di Papa Francesco , 17 marzo 2013

fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi?

Papa_B_angelus_fi--400x300Fratelli e sorelle, buongiorno!

Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo.

In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera (cfr Gv 8,1-11), che Gesù salva dalla condanna a morte. Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla conversione. “Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!” (v. 11). Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi?
Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. “Grande è la misericordia del Signore”, dice il Salmo.

In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto.
E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza …

Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve. E’ bello, quello della misericordia!
Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E’ venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: “Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole confessarsi?”. “Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. E lei mi ha detto: “Tutti abbiamo peccati …”. “Ma forse il Signore non li perdona …”. “Il Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. “Ma come lo sa, lei, signora?”. “Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una voglia di domandarle: “Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”, perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio.

papa_francesco_accarezza_fedeleNon dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai!
“Eh, padre, qual è il problema?”. Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo.

Adesso tutti insieme preghiamo l’Angelus: [preghiera dell’Angelus]

 

Angelus_Benedetto-XVI-620x392Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini. Grazie della vostra accoglienza e delle vostre preghiere.
Pregate per me, ve lo chiedo.
Rinnovo il mio abbraccio ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, e lo estendo a tutti voi, che venite da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi attraverso i mezzi di comunicazione.
Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo. C

he il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca. Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono.

Buona domenica e buon pranzo!

da vatican.it, 17 marzo 2013




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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