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09
Set
14

L’ulivo – Simboli biblici

L’ulivo è uno dei sette prodotti della terra promessa ed è simbolo di una condizione di vita ricca di benessere, fecondità, benedizione; in particolare, i suoi rami sono simbolo di pace

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L’albero dell’ulivo, tipico delle culture del Vicino Oriente, nella Bibbia è simbolo di pace, fecondità, benessere, benedizione. La prima citazione dell’ulivo nella Bibbia appare alla fine del racconto del diluvio quando la colomba porta a Noè, come segno di pace, un ramoscello di olivo (cfr. Gen 8,9): Dio si era riconciliato con l’umanità peccatrice e tutta la terra, rigenerata dal perdono e nella pace, tornava a fiorire.  

L’ulivo è uno dei sette prodotti  simbolo della ricchezza  della terra promessa: «II Signore tuo Dio sta per farti entrare in un paese fertile, paese di frumento, di orzo e di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele» (Dt 8,8; 2 Re 18,32). L’ulivo è un bene che va condiviso con i poveri: «Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornerai indietro a ripassare i rami: saranno per il forestiero, per l’orfano e per la vedova» (Dt 24, 20).

Nei libri profetici – in particolare Geremia -  l’ulivo è simbolo dell’identità di Israele:  «Ulivo verde, maestoso, era il nome che il Signore ti aveva imposto» (Ger 11,16). Il profeta Osea descrive la fertilità e la gioia della sposa infedele, ricondotta da Dio alla fedeltà, nei simboli dei germogli di ulivo: « Metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano» (Os 14,6a-7). La bellezza dell’olivo significa benessere e fecondità. .

Nel periodo postesilico l’ulivo diviene segno di speranza. II profeta Zaccaria vede un candelabro d’oro con in cima  un recipiente con sette lucerne e sette beccucci per le lucerne. Due ulivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra  (cfr. Zc 4,1a-3). I due ulivi rappresentano il re Zorobabele di stirpe davidica e Giosuè, sommo sacerdote. Questi personaggi  definiti «figli dell’olivo» simboleggiano il sommo sacerdozio (Giosuè) e la regalità (Zorobabele): la comunità postesilica vive una nuova speranza. Il sacerdozio, infatti, media il perdono rendendo possibile l’accesso a Dio e la regalità davidica ricostruisce il Tempio dove Dio si rende presente e il popolo gli presta il culto dovuto.

I salmi presentano i credenti come ulivo verdeggiante

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16
Apr
14

Papa Giovanni XXIII: TUTTO il MONDO è la mia FAMIGLIA

Giovanni XXIII Santo

Il 27 aprile 2014 Giovanni XXIII, il “papa buono”, viene proclamato santo: è un’occasione per riscoprire la grandezza della sua figura e del suo messaggio, attraverso le sue stesse parole, che esprimono l’intenso amore che ha provato per tutta l’umanità

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Il 25 novembre 1881, a Sotto il Monte (BG), nasce Angelo Roncalli, in una famiglia semplice, numerosa, ricca di fede e di umanità. Nessuno può immaginare che questo bambino, dall’intelligenza vivace e il carattere mite, diventerà un giorno il papa Giovanni XXIII, il pontefice noto in tutto il mondo per la sua bontà e per aver impresso una svolta storica nella Chiesa, con l’indizione del Concilio Vaticano II.

In pochi anni, dall’ottobre 1958, quando è stato eletto al soglio pontificio, a giugno 1963, quando torna nella casa del Padre, Giovanni XXIII mette in opera una serie di gesti, messaggi, documenti e iniziative indeite, che avviano una profonda riforma pastorale e una grande apertura verso la società.

Un profeta di pace

Acquista così la stima e la fiducia di innumerevoli persone, anche di altre fedi o appartenenze, grazie specialmente al suo contatto immediato, familiare, con la gente, la sua sensibilità ecumenica e il suo impegno a favore della pace, in un momento di drammatiche difficoltà internazionali. Interviene, infatti, nella crisi tra Stati Uniti e Unione Sovietica, sollecitando una soluzione positiva e scrive l’enciclica Pacem in terris, indirizzata, per la prima volta, non solo ai cattolici, ma a tutti gli “uomini di buona volontà”.  La sua fama di santità, soprattutto a livello popolare, ha preceduto di gran lunga la canonizzazione, con cui papa Francesco, il 27 aprile 2014 lo propone alla venerazione di tutti i fedeli. 

In cerca di ciò che unisce

Egli stesso ha tracciato il proprio identikit, nella sua prima omelia in San Marco, nel 1953, appena nominato patriarca di Venezia, dopo una lunga brillante attività diplomatica:

“Vi voglio parlare con la massima schiettezza di cuore e di parola.
Mi avete aspettato ansiosamente:
vi hanno detto e scritto di me cose
che sorpassano di gran lunga i miei meriti.

Mi presento umilmente io stesso
come ogni altro uomo che vive quaggiù:
con la grazia di una buona salute fisica, con un po’ di buon senso
da farmi vedere presto e chiaro nelle cose…

A servizio di tutti

Papa Giovanni è stato consapevole che il servizio affidatogli da Dio, a favore di una Chiesa sparsa in tutto il mondo, e in un’epoca ricca di grandi trasformazioni, esigeva tutta la sua dedizione. Per questo nel suo testamento spirituale afferma di aver rinunciato ad ogni legame, per poter avere un cuore aperto ad accogliere ogni persona e situazione…

“Da quando il Signore mi ha voluto,
miserabile qual sono,
a questo grande servizio,
non mi sento più come appartenente
a qualcosa di particolare nella vita:
famiglia, patria, terrena, nazione,
orientamenti particolari in materia di studi,
di progetti, anche se buoni.

Ora più che mai non mi riconosco
che indegno e umile
“servo di Dio e servo dei servi di Dio”

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14
Mar
14

Il volto dei padri. FESTA del PAPA’

I volti della pace

Il primo luogo dove si impara a fare la guerra oppure la pace è la famiglia: i padri hanno un ruolo fondamentale nell’educare i figli a riconoscere il limite e incanalare l’aggressività, a rispettare le regole del vivere comune e a costruire rapporti sani

Intervista a Francesco Belletti sulla famiglia

Diceva don Tonino Bello che nel disegno di Dio, il genere umano è destinato a riprodurre sulla terra il mistero trinitario: essere, cioè, un insieme di più persone, uguali e distinte, che vivono così intensamente la comunione da formare un solo uomo, l’Uomo nuovo Gesù Cristo.
La famiglia ha così il compito di camminare nella storia come icona della Trinità, come parabola di comunione, come laboratorio di pace.

Tuttavia, nel nostro contesto sociale, la famiglie vivono grandi difficoltà e in particolare sembra in crisi il ruolo dei padri e il loro compito educativo, che  invece è fondamentale per uno sviluppo armonico del senso di identità, alterità e reciprocità all’interno delle relazioni primarie.

Per questo molte organizzazioni che si occupano di studi sulla famiglia, come il CISF o di interventi a favore della famiglia, come il Presidente del Forum delle associazioni famigliari,  offrono percorsi di riflessione sul tema della paternità.

Le dimensioni della paternità

Non si può evitare la domanda radicale sulla paternità, che ha due inevitabili dimensioni: una «orizzontale», umana, che si declina soprattutto nell’essere ricordo della «ferita», della inevitabile separazione tra madre e figlio; l’altra «verticale», che rimanda ad una Paternità più radicale, e afferma la dimensione creaturale dell’uomo, figlio di un Padre che dona la vita(continua)

 

Crisi di autorità o di senso del limite?

La funzione radicale della paternità sembra essere quindi, in un certo senso, quella di limitare la tentazione dell’onnipotenza dell’essere umano. Come si frappone tra madre e figlio, interrompendo la tentazione dell’onnipotenza materna, ansiosa di soddisfare tutti i bisogni del figlio, così si relaziona al figlio, da padre, ricordando la finitezza… (continua)

 

04_volto_papa_pace_paoline_2014Preghiamo per le famiglie

Eccoci, Signore, davanti a te,
come famiglia.
Prima di tutto ti chiediamo perdono:
per le violenze che si consumano
all’interno delle nostre famiglie,
per le arroganze e gli abusi di potere
che coltiviamo nei nostri rapporti,
per le disparità tra uomo e donna,
che feriscono gravemente
l’uguaglianza e la comunione,
per le ingiustizie contro i poveri,
le emarginazioni razziali,
la difesa dei privilegi dei popoli ricchi,
per il mantenimento degli schemi
che distribuiscono gli uomini
in categorie egemoni
e categorie subalterne… (continua)

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21
Feb
14

Il vero coraggio è la nonviolenza (Mt 5,38-48)

7a Domenica – Tempo Ordinario – Anno A

Di fronte a una società rissosa e aggressiva, Gesù chiede ai suoi discepoli di intraprendere la difficile via di vincere il male con il bene

liturgia_nonviolenza_VII-domenica_TO_annoA“Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra”. Con questa proposta il discorso delle contrapposizione raggiunge il suo livello più alto e tanto alternativo alla “sapienza del mondo” (direbbe san Paolo) da sembrare impossibile. Non per niente, la frase clou, “porgi l’altra guancia”, è servita e serve ancora da spunto per barzellette e film comici, come di Bud Spencer e Terence Hill.

Gesù, però, non è tipo da barzellette. Cerchiamo, perciò, di prendere sul serio le sue parole,  cercando, prima di tutto, di capirle bene. Con il “porgi l’altra guancia”, Gesù non invita i suoi discepoli alla rinuncia dei propri diritti e della propria dignità, o alla resa di fronte alla prepotenza e alla violenza. Se così fosse, il “beati quelli che hanno fame e sete della giustizia”, e ancor più il “beati i perseguitati per la giustizia” non avrebbero alcun senso. Il suo non è un invito alla rassegnazione, alla remissività, né tanto meno alla vigliaccheria, come testimonia la sua vita tutt’altro che rassegnata, remissiva, vigliacca. Le sue parole non sono un invito a subire, ma a reagire con il coraggio più genuino: la nonviolenza. D’altra parte Gesù stesso ha avuto modo spiegare con i fatti il senso delle sue parole, quando, percosso nel sinedrio in una guancia, non subì passivamente, e non disse al soldato: “Colpiscimi anche dall’altra parte”, ma: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,23).

Gesù reagì e come, rischiando altre percosse, ma con la nonviolenza. Che non è passività e paura, ma vero coraggio e l’unica reazione che serve veramente. Gli uomini e le donne veramente forti sono quelli che hanno ottenuto con la nonviolenza quello che con la violenza non è stato mai raggiunto: Francesco d’Assisi, Gandhi, Luter King, Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, Rigoberta Menchú Tum… Gesù non dice: “Arrendetevi ai vostri nemici; lasciate perdere chi vi odia, altrimenti chissà cosa vi può capitare…”, ma: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Inviti che non hanno niente a che fare con la passività e la rassegnazione.

Coloro che pensano che i cristiani devono essere rassegnati, vigliacchi, bonaccioni, cambino idea. Basta conoscere Gesù, che non aveva niente del rassegnato, del vigliacco, del bonaccione

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06
Dic
13

Nelson Mandela e il sogno della libertà

Il 5 dicembre 2013 è morto Nelson Mandela, leader del movimento sudafricano contro la segregazione razziale, primo presidente sudafricano ad essere eletto dopo la fine dell’apartheid nel suo Paese e premio Nobel per la pace nel 1993.

Nelson Rolihlahla Mandela nasce nel villaggio di Qunu (Mvezo) il 18 luglio 1918, nella famiglia reale dei Thembu, una tribù di etnia Xhosa, che viveva in una fertile valle del Capo Orientale (Sudafrica). Fin da giovane si ribella alle leggi della propria tribù, fuggendo a Johannesburg, insieme al cugino, per non sottomettersi al matrimonio combinato per loro dalla famiglia.

Difendere la libertà e la dignità di tutti

La ricerca della libertà e la lotta contro ogni forma di oppressione e di discriminazione, da qualunque parte provengano, diventano la sua ragione di vita. Nella capitale prende visione delle durissime condizioni della popolazione nera, e si impegna politicamente per combattere contro le leggi della segregazione razziale in vigore nel suo paese. Studia legge e apre uno studio da avvocato per offrire assistenza legale alle persone di colore, in primo nel suo genere.

Anche nel carcere duro

Ben presto Mandela diviene presidente della Lega Giovanile dell’ANC (African National Congress), in un momento particolarmente difficile della storia del Sudafrica, caratterizzato dall’insurrezione della popolazione di colore contro il sistema dell’apartheid e la conseguente repressione da parte del Governo. Benché il suo impegno iniziale si ispirati alla protesta non-violenta, egli subisce arresti, vessazioni e processi infamanti; dopo l’acuirsi dello scontro sociale e la messa al bando dell’ANC partecipa alla lotta armata. Condannato all’ergastolo, vive 26 anni di detenzione nella prigione disumana di Robben Island, da dove viene rilasciato nel 1990, grazie alle pressioni di una campagna internazionale. Nonostante le condizioni della sua lunga detenzione, Mandela esce da questa drammatica esperienza senza desiderio di vendetta, anzi con una capacità di compassione e di perdono che sarà la chiave di volta per aiutare il suo paese a superere la crisi.

 

Si avvera un sogno

Ripreso, infatti, il suo impegno politico in una stagione nuova del Sudafrica, Nelson Mandela, nel giro di pochi anni, viene eletto Presidente…

 

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04
Dic
13

Saper osare la Pace. Il volto dei poveri

I volti della pace

Nell’inferno delle baraccopoli sorte alle periferie delle grandi città, dove milioni di poveri vivono esposti ad ogni genere di violenza, gruppi di volontari portano con coraggio un messaggio di speranza e di dignità

 

Il volto dei poveri

Costruire la pace suppone coltivare la giustizia e alimentare la speranza, promuovendo itinerari di educazione ai valori che aiutino le persone a prendere coscienza di sé e a sviluppare le proprie potenzialità affrontare le sfide della vita. Come ha fatto in Kenia, nella tremenda baraccopoli di Korogocho, il missionario laico Gino Filippini, membro delloSVI (Servizio Volontario Internazionale) di Brescia, attraverso il progetto Education for life (Educazione per la vita). Coinvolgendo i giovani con attività formative, con cambiamenti comportamentali e modelli di vita, Filippini ha dato loro qualcosa di ben più prezioso di un sussidio: li ha equipaggiandoti con strumenti per progredire, stimolati a imparare un lavoro, ad avere fiducia in se stessi e nel futuro. Ha insegnato loro a sognare.

Saper osare la pace

“ Penso che anche oggi, in un mondo stretto in una spirale di violenza, a volte non è facile capire, né essere capiti riguardo alle scelte da fare. C’è chi fa la guerra dicendo che lo fa per costruire la pace. E c’è chi promuove la pace con mezzi non violenti ed è visto come un seminatore di discordie. In effetti tutti si dichiarano per la pace, ma le scelte operative, quelle sono discutibili e a volte incomprensibili o addirittura contraddittorie. Anche perché c’è pace e pace. C’è la pax romana di chi impone con la forza la “sua” pace ed elimina drasticamente ogni resistenza. E c’è la pace di chi è stanco di essere schiacciato e non accetta una pace senza libertà.

Per la gente di Korogocho, ostaggio della paura oltre che dei banditi, si tratta di osare la pace. Occorre passare da una società dove pochi si impongono con la forza a una comunità che si scrolla di dosso la paura, si ribella alla violenza e si batte per affermare la forza del diritto. Occorre coraggio, unità, determinazione….

Dal libro: Africa, sognare oltre l’emergenza. Gino Filippini quarant’anni a fianco degli ultimi, Paoline

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08
Set
13

I nemici da combattere per la PACE (Papa Francesco)

Angelus dell’8 settembre 2013

L’impegno continua: andiamo avanti con la preghiera e con opere di pace!
Vi invito a continuare a pregare perché cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida.

angelus Papa francesco… Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dell’amore e del servizio.

Per spiegare questa esigenza, Gesù usa due parabole: quella della torre da costruire e quella del re che va alla guerra. Questa seconda parabola dice così: «Quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere la pace» (Lc 14,31-32). Qui Gesù non vuole affrontare il tema della guerra, è solo una parabola. Però, in questo momento in cui stiamo fortemente pregando per la pace, questa Parola del Signore ci tocca sul vivo, e in sostanza ci dice:
c’è una guerra più profonda che dobbiamo combattere, tutti!
E’ la decisione forte e coraggiosa di rinunciare al male e alle sue seduzioni
e di scegliere il bene, pronti a pagare di persona:

ecco il seguire Cristo, ecco il prendere la propria croce!
Questa guerra profonda contro il male! A che serve fare guerre, tante guerre, se tu non sei capace di fare questa guerra profonda contro il male? Non serve a niente! Non va… Questo comporta, tra l’altro, questa guerra contro il male comporta

dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve;
dire no alla violenza in tutte le sue forme;
dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale.

Ce n’è tanto! Ce n’è tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale?
Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune

Dopo l’Angelus

pilgrims_romeVorrei ringraziare tutti coloro che, in diversi modi, hanno aderito alla veglia di preghiera e digiuno di ieri sera. Ringrazio tante persone che hanno unito l’offerta delle loro sofferenze.
Ringrazio le autorità civili, come pure i membri di altre comunità cristiane o di altre religioni, e uomini e donne di buona volontà che hanno vissuto, in questa circostanza, momenti di preghiera, di digiuno, di riflessione.

 

Ma l’impegno continua: andiamo avanti con la preghiera e con opere di pace!
Vi invito a continuare a pregare perché cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida.
Preghiamo anche per gli altri Paesi del Medio Oriente, particolarmente per il Libano, perché trovi la desiderata stabilità e continui ad essere modello di convivenza; per l’Iraq, perché la violenza settaria lasci il passo alla riconciliazione; e per il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi, perché progredisca con decisione e coraggio. E preghiamo per l’Egitto, affinché tutti gli Egiziani, musulmani e cristiani, si impegnino a costruire insieme la società per il bene dell’intera popolazione. La ricerca della pace è lunga, e richiede pazienza e perseveranza! Andiamo avanti con la preghiera!




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