Posts Tagged ‘parola di Dio

30
Ago
13

Carlo Maria Martini. L’uomo della Parola, il testimone della fede

"La Tua Parola è lampada ai miei passi"

Carlo Maria Martini, nasce a Torino nel 1927 e muore a Gallarate (MI) il 31 agosto 2012. Una vita a servizio della Chiesa, dell’uomo… della PAROLA, un maestro della fede. Vescovo di Milano per oltre 22 anni, diviene punto di riferimento per credenti e non credenti. Un breve profilo, alcune testimonianze e l’intervista a P. Schiavone tracciano la figura di questo "grande" della Chiesa e non solo.

Carlo Maria Martini Carlo Maria Martini Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Il mendicante con la porpora

Così Ferruccio De Bortoli, con una felicissima intuizione, ha definito il Card. Carlo M. Martini sul Corriere della sera di oggi, sabato 1 settembre, all’indo-mani della sua morte.

Insigne biblista e esegeta, rettore della Pontificia Università Gregoriana, il 29 dicembre 1979 viene nominato arcivescovo di Milano da Giovanni Paolo II e il 10 febbraio 1980 fa il suo ingresso nella diocesi ambrosiana, una delle più grandi del mondo. E proprio nella guida pastorale di una diocesi tanto com-plessa, Carlo Maria Martini realizza una mirabile sintesi tra lo studioso, l’appassionato della Parola e il Pastore illuminato, coraggioso, capace di parlare a tutti, credenti e non credenti, cercatori di senso e di valori, con una partecipazione emotiva e affettiva che pochi si sarebbero aspettati da questo severo studioso.

 

Carlo Maria Martini pastore della Diocesi di Milano

Quale teologia ha ispirato l’insegnamento spirituale e pastorale del Card. Carlo Maria Martini?
Quale metodo teologico lo ha sorretto?
Quale immagine di Dio, dell’uomo e della Chiesa ne risulta?
Che ruolo ha avuto la visione del futuro nel suo pensiero?
In un volume pubblicato dalle Paoline nel 2005 dal titolo “Carlo Maria Martini, custode del Mistero nel cuore della storia”, l’autore, Damiano Modena, ripercorre gli anni del servizio pastorale di Carlo Maria Martini (1979 – 2002) e si interroga su questo periodo intenso e fecondo, in cui la diocesi ambrosiana, sotto la sua guida, diventa un punto di riferimento per credenti, pensatori, politici…

 

Oggi dicono di Lui

Libertà interiore e ascolto profondo della Parola

«Come sono contento della libertà interiore che Dio ti ha dato!».
È questa la prima cosa che credo di aver appreso da Lui, a conferma di una scelta di fondo che sentivo fondamentale per il mio essere cristiano e prete: cercare di piacere a Dio solo….

Il Suo ascolto dell’altro nasceva dall’ascolto profondo e innamorato della Parola di Dio: ecco l’altro grande insegnamento che ho ricevuto da Lui…. (Bruno Forte, Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2012)

La sua esperienza a servizio di ogni uomo

“Io non ho la fede nell’oltremondo e non la cerco. Lui lo sapeva e non ha mai fatto nulla per convertirmi.
Non era questa la sua pastoralità, almeno con me. (Eugenio Scalfari,Repubblica, 1 settembre 2012)

La coscienza, “un muscolo” da allenare

“E interrogano la nostra coscienza, un “muscolo”, diceva Martini, che va allenato. Nel suo libro Le età della vita , il cardinale ricordava un proverbio indiano che divide la nostra esistenza in quattro parti… (Ferruccio De Bartoli, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Da Gesuita a Pastore a cercatore della verità
“Ci lascia un grande uomo. Carlo Maria Martini è stato una figura ricca e complessa, che ha parlato al cuore del mondo e non solo alla comunità dei cristiani… (Pier Luigi Bersani, Rainews24, 1 settembre 2012)

 

 

Quella luce che ho visto in Lui

“Serberò per sempre la memoria, l’impronta e l’emozione degli incontri con il cardinale Martini, delle conversazioni con lui sull’educazione dei giovani, sui difficili momenti più volte vissuti dall’Italia negli ultimi trent’anni… Sull’Europa, soprattutto. Un tema che Martini ha sempre coltivato con passione, spesso in modo profetico… (Mario Monti, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Un gesuita parla del gesuita Martini

uomo del dialogo, della fede, della speranza della carità.
Eleonora La Rocca fsp, ha intervistato p. Pietro Schiavone sj, vice Rettore della Chiesa del Gesù di Roma e autore del libro “Il discernimento. Teoria e prassi” Paoline.

Emerge una figura di gesuita, di studioso, di vescovo testimone di una fede profonda, capace di coniugare Parola di Dio e cammino degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio attualizzati nell’oggi della storia.

Così come emerge il suo rapporto con i laici, il rispetto delle coscienze, la promozione dell’uomo, la capacità di dialogo con i non credenti, e altro ancora di questo "gigante della Chiesa" e non solo, come lo ha definito p. Schiavone.

p_intervista_schiavone_testimonianza_martini_2012

 

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22
Ago
13

Rinfranchiamo le mani inerti e le ginocchia fiacche – Lc 13,22-30

21a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Siamo tentati, come tutti, di cercare sempre la via del tutto e subito, senza sforzo; Gesù però ci avverte che alla vera vita si arriva per la “porta stretta”, con l’impegno e la fatica

Certo che Gesù è davvero strano! Meglio: certo che Gesù è davvero diverso!

Immaginiamolo ai nostri tempi, magari durante una campagna elettorale, o in uno dei tanti stucchevoli talkshow dove i politici vantano la loro merce. Spiazzerebbe tutti. Perché gli altri – tutti senza eccezione di colore e di posizione – inviterebbero a “entrare per la porta larga”: “Venite con me, che diminuirò le tasse, che farò calare i prezzi, che aumenterò i posti di lavoro, che toglierò le buche dalle strade, che…”.

Poi arriverebbe il turno di Gesù, e: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. Lo prenderebbero per pazzo, e, ridendo sotto i baffi, lo lascerebbero parlare sicuri che i loro voti sarebbero al sicuro.

Succederebbe proprio così. La cosa più preoccupante, però, non sarebbe l’ironia dei “concorrenti”, ma la probabile adesione fiduciosa e calorosa a coloro che promettono la porta larga anche da parte di coloro che si ritengono cristiani. Abbiamo qualche dubbio in proposito? Guardiamo a ciò che è accaduto da ormai tanti anni a questa parte e che accade ancora. Siamo andati dietro in massa (e perciò in questa massa dovevano esserci anche i “cristiani”) a tutti coloro che promettevano la porta larga, cioè il “tutto, subito, facile”.  E non soltanto per quanto riguarda la politica, ma in tutti gli ambiti, cominciando dalla famiglia, per seguire con la scuola, per continuare negli altri settori della vita personale e sociale.

Le conseguenze le stiamo vedendo e subendo.

Domanda: “Perché questa difficoltà ad ascoltare l’invito di vivere secondo il criterio della porta stretta, se conosciamo le conseguenze della porta larga?”.

La risposta va cercata sotto l’albero del bene e del male, che non sta confinato alle origini della nostra storia, ma è sempre sopra la nostra testa, davanti ai nostri occhi, ai quali, come a quelli di Adamo ed Eva, il suo frutto sembra “buono da mangiare, gradevole agli occhi, e desiderabile per acquistare saggezza” (Gen 3,6).

Oggi, come all’inizio, come sempre, e forse anche di più, il serpente, sotto vari travestimenti anche estremamente furbi, invita a scegliere la porta larga, ottenendo un indice di ascolto altissimo, per cui, anche non volendo, finiamo nostro malgrado per esserne catturati, o quanto meno influenzati. Pensiamo alla pubblicità che ci bombarda: è facilissimo togliere lo sporco, il sudore, rimanere giovani, eliminare il colesterolo, avere successo, fabbricare un figlio, eliminare la sofferenza, salire le scale… Tutto è facile, facilissimo. Tutto si può ottenere subito e senza sforzo.

Il bene, invece è sempre porta stretta. Perché il bene è solidarietà, gratuità, giustizia, pace, non violenza, perdono, misericordia, sobrietà. E’: “Va’ e fa’ anche tu come il samaritano”, “Amatevi come io vi ho amato”, “Beati i poveri in spirito, beati i miti, beati gli affamati e gli assetati di giustizia…”.

Altra domanda: “ma dove sta questa porta stretta, davanti alla quale si creerà una ressa come davanti agli stati di calcio e ai concerti rock?”.

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10
Giu
13

Lettera agli Efesini – Conoscere la Bibbia

La lettera agli Efesini è una lettera "circolare" a tutti i credenti, per confermarli nei valori e negli impegni della vita nuova offerta da Cristo, superando la tentazione del sincretismo religioso.

Paolo si presenta come prigioniero, ma di Cristo (3,1; 4,1). La sua prigionia sociale è conseguenza della sua scelta radicale per Gesù che l’ha conquistato e inviato ad annunziarlo a tutti (Fil 3,12). La lettera agli Efesini – deutero paolina – ha molte somiglianze con quella ai Colossesi. Come questa manifesta una seria preoccupazione per la mentalità sincretista, che dilagava e disorientava i cristiani del primo secolo d.C. verso i valori non cristiani, ma, diversamente da quella ai Colossesi, tratta questo problema in modo più pacato e con ulteriori approfondimenti teologici.
Più che una lettera indirizzata a una comunità concreta, la lettera agli Efesini è una ‘circolare’ o ‘lettera enciclica’, inviata – come dice il testo – a tutti i credenti: “ a tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo” (cfr. 6,24). L’ articolazione dei contenuti è chiara: tra la presentazione (1,1-2) e i saluti finali (6,21-24) vi è il corpo della lettera, introdotto, a sua volta, da una solenne benedizione iniziale (1,3-14). Questa benedizione, che ha la forma di un testo liturgico, mentre riprende i temi della benedizione (berakah) ebraica (1,3-14) annuncia che in Cristo la benedizione divina è finalmente compiuta. Si sono realizzati la volontà divina di salvezza, la figliolanza adottiva in Gesù e il mistero della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. 
Alla preghiera di benedizione segue la prima parte della lettera (1,15-3,21) che descrive la rivelazione del mistero di Dio in Cristo e della Chiesa sua presenza concreta nella storia, sacramento di unità, luogo di unione tra giudei e pagani, ma anche dell’intera umanità (1,15-3,21). Gesù è definito ‘nostra pace’ (2,14) perché la pace non è assenza esteriore di guerra, ma il frutto della relazione con Lui che distrugge l’inimicizia e riconcilia i diversi e i nemici. Dio è presentato Padre di tutti (4,6); non solo misericordioso, ma ricco di misericordia che ci ama con grande amore (2,4). I verbi, tutti al tempo indicativo, suscitano un atteggiamento di contemplazione e stupore dinanzi alla salvezza realizzata. 
La seconda parte (4,1-6,20), con i verbi all’imperativo, indica le caratteristiche della vita nuova del cristiano.

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23
Mag
13

Conosci la Bibbia? Entra nel significato di: parole, gesti, nomi…!

Chiavi di accesso

La rubrica Conoscere la Bibbia ti offre la possibilità di approfondire temi ed elementi di questo testo fondamentale, proponendo non solo informazioni a carattere generale, ma anche “chiavi” di accesso e  di lettura. Se ti chiedi, per esempio: Che cosa significa la parola Bibbia? Puoi clikkare sulla sezione Il Nome e scoprire che:

“Il significato della parola Bibbia proviene dalla parola greca biblos, la corteccia interna del papiro; sembra anche che il vocabolo biblos derivi da Biblos, città fenicia vicina all’attuale Beirut (Libano), dove si produceva il papiro. Biblios è la pianta di papiro su cui si scriveva. Da qui l’altro termine: Biblion che significa libro, o meglio, libriccino. Nella chiesa greca, dall’epoca di Giovanni Crisostomo (407), per indicare la Bibbia si cominciò a usare l’espressione “ta Biblìa”, “i libri” al plurale. Dalla lingua greca il termine passò immutato alla lingua latina con il solo cambio d’accento e nel Medioevo il termine assunse un significato singolare: “Bibbia”. La Bibbia è una collezione di libri, divisa in due blocchi: Antico e Nuovo Testamento. In tutto comprende 73 volumi, 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento…”

Se vuoi conoscere in sintesi il contenuto dei singoli testi, puoi esplorare I Libri della Bibbia, se invece ti interessano aspetti come i personaggi, le feste, i simboli biblici, puoi andare alle rispettive sezioni e trovare materiali di interesse su questi temi.

Ricorda però che la Bibbia non è un libro come gli altri, è un testo assolutamente speciale, in quanto:

– parte dalla vita e dalla storia concreta di un popolo, memore nella fede delle opere di Dio, narrate con parole umane;

– viaggia nel tempo e nel mondo in forma di testo scritto, letto, proclamato, e giunge a noi come parola di Dio che si rivela in Cristo Gesù, ci chiama e salva;

-interpella la nostra adesione e ci riempie di gioia, affinchè anche noi diventiamo testimoni e annunciatori del mistero di grazia che trasmette.

Prima c’è la vita, dopo il Libro

I libri della Bibbia per gli Ebrei e per i Cristiani sono considerati i LIBRI in assoluto, i LIBRI per eccellenza. L’Ebraismo (per l’Antico Testamento), e il Cristianesimo (per il Nuovo Testamento) considerano la Bibbia il testo fondamentale della loro fede. Pur possedendo questo testo sacro, non si definiscono, però, religioni del Libro, ma della Parola. Alle origini della loro fede non c’è il libro sacro, ma Dio che parla attendendo la risposta. La Bibbia, in quanto raccolta di libri, non è al principio della vita di fede del popolo; al principio c’è la storia di Dio con il suo popolo. La Bibbia è la storia di un popolo credente che, spiegata e interpretata alla luce della fede, si fa memoria scritta, Scrittura.

I libri biblici dunque sono la “memoria di fede” d’Israele come popolo di Dio e della prima chiesa. Noi crediamo che alla formazione della Bibbia abbiano collaborato Dio e l’uomo; è ispirata da Dio ed è anche frutto della fatica umana, in quanto lettura paziente che persone credenti hanno fatto della storia alla luce della fede.

La Bibbia è la parola di Dio

L’Antico Testamento afferma di contenere la parola di Dio scritta. Questa Parola non può essere distrutta (Ger 36) e si deve mangiare (Ez 2,3-11). I credenti dell’Antico Testamento sanno di possedere una Parola che viene proclamata, scritta e letta. Attraverso la lettura della Legge, Israele verifica la sua fede, l’approfondisce, l’attualizza nel presente. Nel Giudaismo, cioè dopo il ritorno dall’esilio babilonese, (cfr. Ne 8,1-15; 9,33-36) Israele si raduna attorno alla Parola scritta e proclamata. I profeti dicono con certezza: «Così parla il Signore», oppure: «Mi venne la Parola del Signore». Nei libri sapienziali la riflessione sulla vita è in stretto rapporto con il Dio della storia e della salvezza. La sapienza da arte del buon vivere si identifica alla Torah (Sir 24,22; Bar 4,1), alla parola dei profeti (Sap 9,17), alla parola di Dio.

Il Nuovo Testamento, con l’espressione: «Così è scritto», «È stato scritto» afferma che le Scritture antiche sono parola di Dio. Gli scritti del Nuovo Testamento non solo non annullano quelli dell’Antico Testamento, ma le completano, partecipando della stessa autorità. Nei Vangeli Gesù dice: «È stato detto, ma io vi dico». Tra la parola di Dio e Gesù vi è identità. Gesù stesso rivolgendosi alla gente che lo segue dice: «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato » (Gv 7,16). In un’altra occasione Pietro dirà: «Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio!» (Gv 6,67). Gli scritti degli apostoli testimoniano la convinzione che anche la predicazione apostolica è parola di Dio. Questa Parola, grazie, alla loro predicazione, cresce e si diffonde”.

da: Conoscere la Bibbia. La parola di Dio, Schede bibliche di Filippa Castronovo, in Fatti di Dio, percorso di fede con i ragazzi, Paoline Editoriale Audiovisivi 2013

La PAROLA è GIOIA

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13
Mag
13

Pentecoste: vento, fioco, respiro, parola, luce, danza…

Proposta di celebrazione della Pentecoste incentrata sui simboli del fuoco e del vento, con cui la Scrittura ci parla dello Spirito Santo e del suo modo di agire nella nostra vita.

Proponiamo una preghiera comunitaria, ispirata al testo Il respiro della terra”, (Paoline), che presenta alcune celebrazioni scaturite da un ciclo di incontri della Fraternità della Trasfigurazione nella Basilica di Sant’ Andrea a Vercelli, come invito a “pregare con il creato”. Lo Spirito viene contemplato e invocato nei simboli del vento e del fuoco che caratterizzano la liturgia della Pentecoste.

Preghiamo con il creato
Prima Parte: il vento e il fuoco

Canto: Antifona di Taizé: Veni Sancte Spiritus
inframmezzata dalla lettura dei versi in italiano della Sequenza allo Spirito Santo

Veni Sancte Spiritus, Tui amoris ignem accende.
Veni Sancte Spiritus, Veni Sancte Spiritus

In ascolto della Parola

Si susseguono tre lettori con un breve spazio di silenzio tra una lettura e l’altra

Dal libro dell’Esodo (Es 13,1-4)

Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!".

Dal primo libro dei Re (1 Re 19,9-14a)

Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita". Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Dal libro del Profeta Geremia (Ger 20,9)

Mi dicevo: "Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!".
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

Breve spazio di silenzio

Meditazione
La nostra esperienza del vento richiama l’idea del movimento, del dinamismo, della forza. Il vento soffia, sposta, solleva, scompiglia i capelli, fa cadere le foglie dagli alberi. Esso non è, però, soltanto un simbolo di energia, ma evoca in noi altri tipi di sensazioni: il vento è ristoro nella calura, accarezza le fronde, fa cantare il mare. Anche la Scrittura conosce questa duplice dimensione del vento come segno della presenza di Dio, ma anche della sua azione potente a favore degli uomini.

Israele, in fuga dall’Egitto, sperimenta l’aiuto di JHWH che, durante la notte, risospinge il mare con un forte vento d’Oriente e lo rende asciutto, permettendo così al popolo di fuggire (cfr. Es 14,21-22). Ed è sempre il vento che rivela la presenza del Dio trascendente, una presenza ora forte e dirompente, altre volte silenziosa e impercettibile.

Dio è il totalmente altro e il vento dice bene la sua inafferrabilità, l’impossibilità di poterlo incasellare nei nostri ristretti schemi mentali. Così dirà Gesù a Nicodemo: « Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va » (Gv 3,8).
Il nostro Dio è Padre, ma è anche Dio e dunque inaccessibile; per questo può manifestarsi con la forza di un « vento bruciante » (Sal 11,6) o con il « sussurro di una brezza leggera » (1Re 19,12), come a Elia sull’Oreb.

Proprio perché inafferrabile, irraggiungibile, Dio non può che manifestare la sua presenza nei modi più diversi. Tutti gli elementi naturali contengono, infatti, una traccia del suo mistero, benché nessuno di essi possa rivelarlo in pienezza.

Così, accanto al vento, anche il fuoco è stato per Dio un modo per rendersi accessibile e rivelare qualcosa di se stesso. Mentre sta pascolando il gregge del suocero, Mosè vede una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto, che arde ma non si consuma (cfr. Es 3,1-4). È il segno della presenza di un Dio che è calore, un Dio personale che lo invita, proprio per mezzo del fuoco, a entrare in relazione con lui e gli propone di coinvolgersi in «un’avventura» umanamente impensabile: far uscire il popolo dall’Egitto per liberarlo dalla schiavitù. Il Dio di Israele è dunque un Dio ardente, un Dio che ama così intensamente da lasciar accendere il fuoco della sua ira quando il popolo si allontana da lui (cfr. Ger 4,4), un Dio che seduce presentandosi al cuore del profeta come un fuoco rovente e incontenibile (cfr. Ger 20,9), un Dio che raffina col fuoco il cuore e la mente di colui che ama (cfr. Sal 25), per conformare al suo amore pensieri e desideri.

Breve spazio di silenzio

Contempliamo lo Spirito Creatore
Seconda parte: il respiro e il linguaggio

Canto: Vieni Spirito di Dio, di F. Buttazzo – D. Scarpa, Paoline Audiovisivi

Guida: Il fuoco e il vento sono anche i simboli che la Scrittura utilizza per parlarci non solo di Dio in senso ampio, ma più precisamente dello Spirito Santo. Così gli Atti degli Apostoli (At 2,1-3) ci descrivono il giorno di Pentecoste caratterizzato dalla presenza di un vento che si abbatte impetuoso sui fratelli radunati insieme, mentre delle lingue, come di fuoco, si dividono e si posano su ciascuno di loro.

In ascolto della Parola

Si susseguono tre lettori con un breve spazio di silenzio tra una lettura e l’altra

Dagli atti degli Apostoli (At 2,1-4)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rom 8, 14-16)

Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: "Abbà! Padre!". Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,30-33)
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro.

Breve spazio di silenzio

Meditazione

Lo Spirito Santo è certo la più inafferrabile delle Persone della Santissima Trinità, talmente inafferrabile da non avere nemmeno un nome capace di definirlo; nello stesso tempo è forza, energia, alito di vita. È colui che anima la creazione fin dalle origini, aleggiando sulle acque di una terra informe e deserta (Gen 1,2), e trasforma la creatura in una persona, fatta a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26)…

 

Celebriamo la vita nuova in noi
Terza parte: la luce e la danza

Guida: Lo Spirito è vento e fuoco, gioia e bellezza e così vogliamo celebrarlo in questa sera. Per questo motivo ora ci recheremo in processione sul sagrato della chiesa, accompagnando il nostro camminare con il canto. Ognuno di noi porterà la candela, che gli è stata consegnata all’ingresso. Il cero è il simbolo di Gesù, ma la sua fiamma ci richiama l’ardore dello Spirito. Ci disponiamo ora in fila lungo la navata centrale e seguiamo il cero pasquale che uscirà per primo davanti a tutti. Arrivati sul sagrato, ci disporremo in cerchio, cercando di mantenere un clima di preghiera.

CANTO: Vieni Spirito di Dio di F. Buttazzo – D. Scarpa nel cd Vieni soffio di Dio, Paoline Audiovisivi

Processione

Guida: La nostra ritualità un po’ rigida non ci ha insegnato a lodare Dio con il corpo. La Scrittura è tuttavia ricca di episodi e di inviti, dove il linguaggio del corpo, soprattutto la danza, esprime la tensione dell’uomo verso Dio e il grido della sua lode….

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17
Apr
13

Le parole del Vangelo, di Madeleine Delbrél

La parola del Vangelo - foto di Eleonora LrIl Vangelo è il libro della vita del Signore.
È fatto per diventare il libro della nostra vita.
Non è fatto per essere compreso,
ma per accostarvisi come alla soglia del mistero.
Non è fatto per essere letto,
ma per essere accolto dentro di noi.
Ciascuna delle sue parole è spirito e vita.
Agili e libere,
esse non attendono altro
che il desiderio profondo della nostra anima
per fondersi con lei.
Vive,
sono come il lievito iniziale
che attaccherà la nostra pasta
e la farà fermentare in uno stile di vita nuovo. [.. . ]
Le parole del Vangelo ci plasmano,
ci trasformano, ci assimilano a sé.
Le parole del Vangelo sono miracolose.
Se non ci trasformano,
è perché non chiediamo loro di trasformarci.
Ma in ogni frase di Gesù
e in ciascuno dei suoi esempi pemane
la virtù folgorante che guariva, purificava, risuscitava.
A condizione
di stare di fronte a lui
come il paralitico o il centurione:
agire immediatamente con assoluta obbedienza.
Madeleine Delbrél

26
Mar
13

Il “Lucernario”. Veglia del sabato sera

Proponiamo uno schema di “lucernario” ovvero una preghiera del sabato sera in preparazione alla domenica, giorno del Signore. Questo rito, tradizionalmente celebrato al tramonto o nella notte, significa l’incontro di fede con il Cristo vera luce.

Presentazione

La liturgia vigiliare per il giorno del Signore dovrebbe segnare la vita delle comunità cristiane, almeno in alcuni Tempi forti dell’Anno liturgico. L’atteggiamento vigilante è tipico della Chiesa che attende il suo Signore-Sposo per le nozze eterne. L’attesa settimanale dell’«ottavo giorno», aspettando il giorno della risurrezione, è segno e anticipo dell’incontro definitivo con Gesù risorto.

Introduzione

G. Iniziamo la nostra «veglia della luce» in attesa gioiosa del Signore, luce senza tramonto. Questa veglia è denominata anche lucernario, dall’uso, nella Chiesa primitiva, di accendere le lucerne per tale celebrazione che si svolgeva di notte. Il terminelucernario è carico di tutta la simbologia cristiana della luce. Noi aspettiamo, infatti, e celebriamo Gesù risorto, nostra luce e luce del mondo, Colui che ci conduce dalla tenebre alla luce, dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita.

Lucernario

Inno a Cristo

C. Carissimi, al tramonto del sole, lodiamo il Signore e invochiamo la venuta di Cristo, sole che sorge dall’alto, perché ci doni la grazia della luce eterna. A ogni due strofe cantiamo:

T. O luce radiosa, eterno splendore del Padre, Cristo, Signore immortale!

1L. Giunti al tramonto del sole, e vista la luce della sera, lodiamo il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo Dio.
2L. Si innalzi la lode a tutta la Trinità, dalla creazione, da ogni essere vivente e da ogni persona.
T. O luce radiosa, eterno splendore del Padre, Cristo, Signore immortale!
1L. È giusto che tutte le creature ti lodino in ogni tempo, Figlio di Dio che doni la vita: l’universo ti dà gloria.
2L. Noi ti cantiamo, Gesù, generato da Maria: tu, che sei la luce vera, hai assunto la nostra carne.
T. O luce radiosa, eterno splendore del Padre, Cristo, Signore immortale!
1L. Manda il tuo Spirito nei nostri cuori e invocheremo il Padre; venga la sua grazia come rugiada e sigillo dei doni celesti.
2L. Noi ti cantiamo, Cristo risorto, che hai vinto le tenebre del sepolcro; stella del mattino che precede l’aurora e rischiara la notte come il giorno.
T. O luce radiosa, eterno splendore del Padre, Cristo, Signore immortale!
1L. Resta con noi, Signore, perché il giorno già volge al declino; illumina i nostri occhi e ti riconosceremo guida sicura nel nostro cammino.
2L. La nostra preghiera, Signore, si levi come incenso; le nostre mani alzate, davanti a te, come sacrificio della sera.
T. O luce radiosa, eterno splendore del Padre, Cristo, Signore immortale!

Antico inno della Chiesa di oriente

Proclamazione della Parola

G. La Pasqua di Cristo, «il suo passaggio» da questo mondo al Padre, dalle tenebre del sepolcro alla luce della risurrezione, è il fondamento della fede della Chiesa, la fonte della sua lode, il motivo del suo stupore sempre nuovo. Fin dalle origini, la Chiesa ha attinto la sua forza vitale dalla celebrazione della Pasqua di Cristo, facendo memoria ogni settimana della sua morte e risurrezione nel «giorno del Signore», cioè la domenica. Gli evangelisti, sottolineando che Cristo è risuscitato «il primo giorno della settimana» (Mt 28,1; Mc 16,2-9; Lc 24,1; Gv 20,1-19), giorno della creazione della luce (Gn 1,3-5), proclamano che egli è la luce del mondo e la sua risurrezione dà inizio alla creazione nuova. Giovanni precisa, inoltre, che «otto giorni dopo» la prima apparizione Gesù si fermò in mezzo ai discepoli (20,26), testimoniando, così, che fu il Signore stesso a inaugurare il ritmo settimanale della domenica.

Canto: Ascolterò la tua Parola (A.M. Galliano – D. Semprini, Parla Signore, Paoline)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23.26)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati".

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo".

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!".

Contemplazione dell’Icona

Preghiera davanti dell’Icona

L. Dolce è la luce del sole
che brilla ai nostri occhi,
ma ancor più dolce è la vista
della tua immagine, o Cristo:
una illumina i nostri sensi,
l’altra i nostri spiriti.

Nel tuo passaggio sulla terra, Verbo di Dio,
hai scacciato con la tua parola ogni malattia;
ma, risalito verso il trono del Padre,
tu guarisci con l’impronta del tuo volto
i nostri mali.

T. O, Cristo, vera luce che illumina e santifica
ogni uomo che viene nel mondo,
risplenda su di noi la luce del tuo volto,
affinché in essa vediamo la luce inaccessibile,
e dirigi i nostri passi nella via dei tuoi precetti,
per le preghiere della tua Madre purissima
e di tutti i santi. Amen.

Chiesa di oriente

Verso la domenica, giorno del Signore

G. Dal giorno dell’apparizione di Gesù la comunità cristiana non ha mai cessato di riunirsi attorno a Cristo risorto ogni domenica, «giorno del Signore» come lo definisce il libro dell’Apocalisse (1,10). I padri della Chiesa hanno evidenziato che la domenica, primo giorno della settimana, è anche l’ottavo giorno, il giorno nuovo senza tramonto, il giorno dell’eternità di Dio, che segna l’inizio del mondo nuovo inaugurato da Cristo, primogenito dei morti. Alla sera del sabato, le antiche comunità cristiane vegliavano, aspettando il giorno della risurrezione come segno, anticipo dell’incontro definitivo nella luce con il Signore risorto che è venuto, che viene e che verrà. E noi che vegliamo con la stessa speranza, rendiamo lode a tutta la Trinità, per il dono della «luce gioiosa» che è Gesù.

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Testo tratto da Catechisti Parrocchiali n. 4, Aprile 2013




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