Posts Tagged ‘speranza

10
Feb
14

chiamatelo LETTO della VITA – Preghiera del donatore

Preghiera di un malato terminale che sceglie di far nascere dalla sua morte la vita, donando gli organi.

 

Chiamatelo LETTO della VITA. Preghiera del donatore

 

Verrà il giorno in cui il mio corpo
giacerà su un lenzuolo bianco,
rincalzato con cura sotto i quattro angoli
di un materasso di ospedale.
A un certo momento un medico dichiarerà
che il mio cervello ha cessato di funzionare
e che la mia vita si è fermata a tutti gli effetti.

Allora non chiamate quel letto il mio letto di morte,
chiamatelo il letto della vita
e lasciate che tutte le parti del mio corpo
vengano utilizzate,
perché altri possano vivere meglio.

Date i miei occhi
a un uomo che non ha mai visto un’aurora,
il viso di un bambino, e l’amore negli occhi di una donna.

Date il mio cuore
a una persona che per esso ha patito infinite sofferenze.

Date i miei reni
a chi è legato a una macchina per sopravvivere.

Se dovete seppellire qualcosa,
seppellite i miei difetti, le mie debolezze
e tutti i pregiudizi contro i miei simili.

Se volete ricordarvi di me,
fatelo con una buona azione,
con una parola di conforto
per qualcuno che ha bisogno di voi.

Se farete tutto ciò, vivrò per sempre!

dal libro
La notte può attendere.
Lettere e storie di speranza nelle stanze della malattia terminale
,
Elena Miglioli
Paoline

22
Gen
14

La follia della speranza

La speranza è il bene che si spende di più
e si esaurisce di meno.
Octave Feuillet

Speranza-illuminata-dalla-Presenza - foto-Eleonora-LrDal momento in cui si comincia a sperare,
si accetta il rischio di rimanere delusi.
Di vedersi contraddetti dalla realtà.
In questo senso,
il realista fingerà di preferire di non sperare nulla
per non rimanere deluso.
E il cinico arriverà fino a dire,
quando il tempo è bello,
che non può durare.

Si tratta di sapere di chi si vuole essere alleati:
della gioia profonda, fragile ma indimenticabile;
oppure della cupa soddisfazione, fredda e sterile.

La vita dà troppo in abbondanza
perché cerchiamo di trattenere
la nostra generosità,
e forse è peccato
voler riporre la propria speranza
in un luogo sicuro.
Sì, nel nostro mondo la speranza è una follia.
Ma è una follia santa.
Che vale più della saggezza deleteria
di coloro che vorrebbero farne
un pezzo da museo
e non un impegno vivo.
E poi, proprio come altri grandi sentimenti,
la speranza si consuma soltanto se non la si usa!

François Garagnon, Il cuore dei giorni, Paoline

05
Nov
13

Preghiera per le vittime di Lampedusa (2 novembre 2013)

Riflessione di mons Francesco Montenegro

Veglia di preghiera per le vittime del mare ad un mese dal naufragio di Lampedusa (3 ottobre 2013). Riflessione di mons. Francesco Montenegro durante la veglia di preghiera del 2 novembre 2013 nella Chiesa San Pio X di Agrigento

Mons Francesco Montenegro, Riflessione del 2 novembre 2013
13
Set
13

Pellegrini in bicicletta: 1.280 chilometri di fede e speranza

di Pensiero Solidale

Andrea, Elena e tanti altri, persone speciali, capaci di non arrendersi alle difficoltà della vita, all’handicap fisico,  capaci di superare le barriere della disabilità… Adesso si apprestano ad  affrontare un’impresa non da poco: un pellegrinaggio di 1.280 chilometri in bicicletta, da Pistoia a Lourdes. Partenza il 14 settembre.

Fonte foto: Unitalsi

di Gianluca Testa *

Andrea ha solo tredici anni, Elena ne ha quarantadue. I medici dissero che Andrea non era compatibile con la vita. Superate le crisi, insieme ai genitori ha iniziato a fare cose ‘normali’. Elena oggi lavora in Comune e ha un bel sorriso contagioso. Entrambi sono persone speciali. Entrambi supereranno le barriere della disabilità affrontando un’impresa non da poco: un pellegrinaggio di 1.280 chilometri in bicicletta, da Pistoia a Lourdes. Proprio nell’anno delle celebrazioni per i 110 anni dell’Unitalsi. 

La partenza è in programma il 14 settembre. Seguiranno dodici tappe di cento chilometri ciascuna. La buona notizia va oltre questa straordinaria avventura. Perché Andrea ed Elena non saranno soli. Con loro ci sarà un’altra dozzina di ciclisti. Pardon, ci saranno fedeli con la passione per la bicicletta. Andrea avrà a fianco suo padre Claudio, con cui un anno fa – sempre in bici – ha raggiunto Roma ed è stato ricevuto in Campidoglio. A pedalare accanto a Elena ci sarà invece sua madre. Insieme a loro ecco i cicloamatori della Oscar Romero di Pistoia e, perché no?, anche i membri del gruppo ‘Gli Amici di Andrea’. E per ogni giorno che passa ci sono nuove adesioni. Come la coppia (lei ha una mano amputata) che ha deciso di compiere il pellegrinaggio in sella a un tandem.

“Continuavamo a ripetere che se fosse stato sano avremmo fatto questa o quella cosa, ma lui non era sano. E tutto ci sembrava impossibile da realizzare” racconta Federica Bresci, madre di Andrea e presidente dell’Unitalsi di Pistoia. “Abbiamo pregato molto. E Dio ha lasciato che nostro figlio superasse tutte le crisi e le difficoltà che la sua fragilità fisica gli poneva. Dunque perché non fare delle belle girate in bicicletta visto che il babbo ha una passione per il ciclismo?”.

Fonte foto: UnitalsiCosì è stato, così sarà. A promuovere l’idea dei pellegrini in bicicletta sono stati proprio i soci del circolo Oscar Romero. Che ben prima di proporre la meta di Lourdes hanno raggiunto – sempre pedalando – molti santuari italiani. L’avventura, che costerà complessivamente circa 20mila euro (utili a coprire le spese), in questo anno così importante per l’associazione è stata patrocinata dall’Unitalsi nazionale. Ma l’obiettivo è di andare ‘oltre’. Oltre le barriere e gli steccati, oltre i preconcetti, oltre la speranza. In questo contesto sono state lanciate anche due campagne di comunicazione e raccolta fondi. E’ infatti possibile ‘adottare’ un chilometro con una semplice donazione o offrire ospitalità in una delle dodici tappe previste. Per saperne di più e per seguire il racconto dell’inedito pellegrinaggio è stato creato il sito pellegriniinbicicletta.it.

Fonte foto: Unitalsi

“Per i nostri centodieci anni avevamo intenzione di andare a Lourdes. Ma questa esperienza renderà tutto molto più… speciale” spiega Marzia Tanini dell’Unitalsi. “L’idea del pellegrinaggio in bicicletta ha preso corpo. E ora siamo emozionatissimi. Vorremmo trasmettere il concetto che è possibile andare in bicicletta e fare attività sportiva anche se non si pedala. E’ sufficiente che ci sia qualcuno che ti accompagna. Anche se storicamente il pellegrino è colui che si sposta a piedi, beh, noi siamo andati oltre. La bicicletta è diventata un mezzo di inclusione, capace di unire lo sport all’idea di accessibilità. Questa è la nostra vera dimensione”.

Centro Nazionale per il Volontariato, da buonenotizie.corriere.it, 13 settembre 2013

30
Ago
13

Carlo Maria Martini. L’uomo della Parola, il testimone della fede

"La Tua Parola è lampada ai miei passi"

Carlo Maria Martini, nasce a Torino nel 1927 e muore a Gallarate (MI) il 31 agosto 2012. Una vita a servizio della Chiesa, dell’uomo… della PAROLA, un maestro della fede. Vescovo di Milano per oltre 22 anni, diviene punto di riferimento per credenti e non credenti. Un breve profilo, alcune testimonianze e l’intervista a P. Schiavone tracciano la figura di questo "grande" della Chiesa e non solo.

Carlo Maria Martini Carlo Maria Martini Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Il mendicante con la porpora

Così Ferruccio De Bortoli, con una felicissima intuizione, ha definito il Card. Carlo M. Martini sul Corriere della sera di oggi, sabato 1 settembre, all’indo-mani della sua morte.

Insigne biblista e esegeta, rettore della Pontificia Università Gregoriana, il 29 dicembre 1979 viene nominato arcivescovo di Milano da Giovanni Paolo II e il 10 febbraio 1980 fa il suo ingresso nella diocesi ambrosiana, una delle più grandi del mondo. E proprio nella guida pastorale di una diocesi tanto com-plessa, Carlo Maria Martini realizza una mirabile sintesi tra lo studioso, l’appassionato della Parola e il Pastore illuminato, coraggioso, capace di parlare a tutti, credenti e non credenti, cercatori di senso e di valori, con una partecipazione emotiva e affettiva che pochi si sarebbero aspettati da questo severo studioso.

 

Carlo Maria Martini pastore della Diocesi di Milano

Quale teologia ha ispirato l’insegnamento spirituale e pastorale del Card. Carlo Maria Martini?
Quale metodo teologico lo ha sorretto?
Quale immagine di Dio, dell’uomo e della Chiesa ne risulta?
Che ruolo ha avuto la visione del futuro nel suo pensiero?
In un volume pubblicato dalle Paoline nel 2005 dal titolo “Carlo Maria Martini, custode del Mistero nel cuore della storia”, l’autore, Damiano Modena, ripercorre gli anni del servizio pastorale di Carlo Maria Martini (1979 – 2002) e si interroga su questo periodo intenso e fecondo, in cui la diocesi ambrosiana, sotto la sua guida, diventa un punto di riferimento per credenti, pensatori, politici…

 

Oggi dicono di Lui

Libertà interiore e ascolto profondo della Parola

«Come sono contento della libertà interiore che Dio ti ha dato!».
È questa la prima cosa che credo di aver appreso da Lui, a conferma di una scelta di fondo che sentivo fondamentale per il mio essere cristiano e prete: cercare di piacere a Dio solo….

Il Suo ascolto dell’altro nasceva dall’ascolto profondo e innamorato della Parola di Dio: ecco l’altro grande insegnamento che ho ricevuto da Lui…. (Bruno Forte, Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2012)

La sua esperienza a servizio di ogni uomo

“Io non ho la fede nell’oltremondo e non la cerco. Lui lo sapeva e non ha mai fatto nulla per convertirmi.
Non era questa la sua pastoralità, almeno con me. (Eugenio Scalfari,Repubblica, 1 settembre 2012)

La coscienza, “un muscolo” da allenare

“E interrogano la nostra coscienza, un “muscolo”, diceva Martini, che va allenato. Nel suo libro Le età della vita , il cardinale ricordava un proverbio indiano che divide la nostra esistenza in quattro parti… (Ferruccio De Bartoli, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Da Gesuita a Pastore a cercatore della verità
“Ci lascia un grande uomo. Carlo Maria Martini è stato una figura ricca e complessa, che ha parlato al cuore del mondo e non solo alla comunità dei cristiani… (Pier Luigi Bersani, Rainews24, 1 settembre 2012)

 

 

Quella luce che ho visto in Lui

“Serberò per sempre la memoria, l’impronta e l’emozione degli incontri con il cardinale Martini, delle conversazioni con lui sull’educazione dei giovani, sui difficili momenti più volte vissuti dall’Italia negli ultimi trent’anni… Sull’Europa, soprattutto. Un tema che Martini ha sempre coltivato con passione, spesso in modo profetico… (Mario Monti, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Un gesuita parla del gesuita Martini

uomo del dialogo, della fede, della speranza della carità.
Eleonora La Rocca fsp, ha intervistato p. Pietro Schiavone sj, vice Rettore della Chiesa del Gesù di Roma e autore del libro “Il discernimento. Teoria e prassi” Paoline.

Emerge una figura di gesuita, di studioso, di vescovo testimone di una fede profonda, capace di coniugare Parola di Dio e cammino degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio attualizzati nell’oggi della storia.

Così come emerge il suo rapporto con i laici, il rispetto delle coscienze, la promozione dell’uomo, la capacità di dialogo con i non credenti, e altro ancora di questo "gigante della Chiesa" e non solo, come lo ha definito p. Schiavone.

p_intervista_schiavone_testimonianza_martini_2012

 

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06
Mag
13

L’ottimismo: cugino di primo grado della speranza!

«Quando tutto va bene,
l’ottimismo è un lusso;
quando tutto va male è una necessità ».
Bertrand de Jouvenel

come-essere-feliciÈ del tutto naturale essere gioiosi e vivaci
quando le circostanze sono favorevoli:
come potrebbe una situazione positiva
generare un atteggiamento diverso?
Vi sono però circostanze nelle quali
tutto porta ad affliggerci a ragione.
Chi oserebbe rimproverare
a qualcuno di essere triste
in circostanze sfortunate?
Eppure è proprio nel bel mezzo della tormenta
che sarebbe opportuno aggrapparsi all’ottimismo,
come ci si aggrappa a un salvagente.
Se non ci fosse rischieremmo di affondare,
sì affondare nel pessimismo.

Beniamino__speranza_gL’ottimismo è sempre un guizzo,
la messa in campo di un’energia vitale,
un riflesso del vigore dell’anima.
Ed è proprio nelle avversità
che se ne possono scoprire
le preziose risorse:
cugino di primo grado della speranza,
l’ottimismo ci permette nel contempo
di sdrammatizzare, positivizzare e
restare forti quando tutto va male.
Come diceva molto giustamente il filosofo Alain:
«Il pessimismo
è questione di umore;
l’ottimismo di volontà».

da F. Garagnon, Terapia per l’anima, Paoline

26
Mar
13

Don Stefano, Papa Francesco e Lampedusa: oasi di speranza

Padre Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa scrive a Papa Francesco

A Lampedusa, cuore del mediterraneo: accoglienza e condivisione, sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’Umanità.

Don-Stefano-Nastasi-AgOggiAll’inizio del suo Ministero Petrino, mi permetta di porgerLe il gioioso benvenuto a nome della comunità che vive a Lampedusa, estremo lembo d’Italia e d’Europa, geograficamente distante da Roma e dalle altre capitali europee, solo di recente resa nota a livello internazionale dai media e dai loro operatori per essersi fatta Samaritano dell’umanità.

Il nostro incontro con l’universo migratorio proveniente da Sud, specialmente dal continente Africano, ha creato grandi dinamismi, ha generato sorpresa e inevitabilmente scompigli e sconvolgimenti.

Santità,
questa Isola, per disposizione creaturale, è il Cuore del Mediterraneo, un naturale crocevia di popoli, ed è abitata da una comunità capace di farsi carico di gesti ascrivibili all’esercizio premuroso dell’incontro con l’altro. Accoglienza e condivisione, sono divenuti i nostri segni di profezia evangelica e, speriamo, semi di bene per la futura storia dell’Umanità.
Di certo, per coloro che continuano ad usare i parametri delle loro usurate carte geografiche, la nostra è una realtà molto piccola, tuttavia ha dato prova di sapersi dilatare quando la storia, gravida di angoscia e di speranza, l’ha interpellata.
In questa terra che è appena uno scoglio, d’Africa o d’Italia non importa perché la terra è tutta del Signore, per le vicende che abbiamo vissuto ci è parso si riflettesse il “Cielo”.
Ai migranti arrivati su queste sponde, la nostra piccola terra bianca è apparsa spesso l’agognata oasi di speranza, sognata lungo l’amara e silenziosa traversata del mare; altrettanto spesso, una porta di pietà per coloro i quali il mare Nostrum è divenuto monstrum, mondo deserto, luogo di orribili paure, tomba anziché grembo.
immigrati_lampedura_p_stefanoPer molti di loro, solo la bussola del cuore è stata la stella polare nelle fatiche della traversata. Le lacrime che solcano i volti di quante e quanti vengono recuperati dal mare, raccontano di sole e di sale, brividi di freddo e fame, ed evocano, nello stesso tempo, nostalgie per paesaggi e popoli lontani, lasciati – temporaneamente, credono- ma non abbandonati. La ricerca di un destino migliore per sé e per i figli che verranno, la fuga da una persecuzione che calpesta la dignità dell’animo, prima ancora che del corpo, e annulla le libertà del cuore custodite nel tempo, non sono che alcune delle forze che li hanno spinti all’intrapresa.
Ora per gli approdati quelle stesse lacrime fecondano la storia che, ambigua, si apre dinanzi a loro, dischiusa dalla complicità di una mano amica, da un abbraccio fraterno o semplicemente da coloro che nell’oscurità della notte si sono fatti luce perché il passo non tornasse ad inciampare.
Le lacrime dei migranti che, attraversano questa terra, impastate alle nostre, mi rimandano ad altre lacrime, quelle custodite tra le mura della stanza che, prima tra tutte, ha conosciuto il volto del nuovo Vescovo di Roma.

1127526_081001505-93b2a68d-ac45-4214-9d7c-d6fdee2f3991_thumbMi piace pensare che le lacrime dei suoi occhi, sgorgate nel momento dell’“elezione”, incrocino le lacrime di ogni uomo e di ogni donna che si trascina negli angoli della terra, tra le miserie della storia e la fatica di ogni giorno. Forse anche le sue lacrime, Santità, sono in parte quelle di chi, figlio di migranti in una terra lontana, ritorna nella culla delle sue origini.
Le sue lacrime, non sono solo sue, sono anche le nostre; sono le lacrime di chi, vivendo su quest’isola, si misura con la corsa quotidiana nella dimensione dell’essere ultimi geograficamente, ma primi nella solidarietà, nella condivisione con chi, povero tra poveri, vive l’estremo disagio del niente o del tutto ormai perduto: la Patria (terra), la Famiglia, la Dignità, il Nome.
Il Suo invito ad essere Chiesa povera, di poveri, piuttosto che per i poveri, ci provoca ad un nuovo stile di vita laddove il Vangelo si fa Vita e la Parola si incarna ogni volta che ci si lascia coinvolgere nell’esperienza dell’incontro.
A noi lampedusani è toccata la caparra di ciò che è scritto profeticamente nel Cuore del Padre, reso esplicitamente nelle parole di Paolo, l’apostolo delle genti (un campione per i suoi tempi, in fatto di migrazione: naufrago più volte, in preda ai terrori del mare, alle arsure del deserto, ai tranelli dei malintenzionati che da sempre sguazzano nei lazzi delle tratte umane), che non poche volte ci hanno sostenuto: “noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi” (Rm 1,15). Questa parola per noi si è fatta sacramento d’incontro di popoli e culture che nel viaggio della vita sono approdati su queste coste.

Santità,lampedusa_accoglie_migranti
questa comunità, ultimo lembo d’Europa e porta prima per il suo ingresso da sud, Le manifesta la vicinanza nella preghiera e la condivisione nella passione per il servizio evangelico all’uomo contemporaneo.
Siamo frontiera senza frontiere, grembo che genera speranza, uomini fragili che vivono il mare con i suoi rischi, ma al contempo, discepoli del Cristo che desiderano testimoniare l’amore e le sue fatiche.
Crediamo, nel solco del compianto vescovo don Tonino Bello e del nostro vescovo don Franco, che “a chi ci mostra il segno del potere occorre mostrare il potere dei segni”. Allora sì, la primavera del mondo, la nostra primavera arriverà, anzi, è già iniziata.

Santità,
questa comunità, mentre Le augura un buon cammino, Le chiede con semplicità di essere accompagnata dalla preghiera del suo cuore, per continuare ad avere il coraggio di “camminare”, “edificare”, “confessare”, nella condivisione fraterna della gioia e del dolore dell’uomo che incontra lungo il suo incedere.
E la invita a farsi pellegrino in questo santuario del creato, dove per migliaia di migranti, senza patria e senza nome, è rinata la speranza del domani nella certezza amica dell’oggi.
Santità il cuore del Mediterraneo La attende.

(P. Stefano Nastasi)
da L’amico del popolo, 26 marzo 2013




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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