Pentecoste: vento, fioco, respiro, parola, luce, danza…

Proposta di celebrazione della Pentecoste incentrata sui simboli del fuoco e del vento, con cui la Scrittura ci parla dello Spirito Santo e del suo modo di agire nella nostra vita.

Proponiamo una preghiera comunitaria, ispirata al testo Il respiro della terra”, (Paoline), che presenta alcune celebrazioni scaturite da un ciclo di incontri della Fraternità della Trasfigurazione nella Basilica di Sant’ Andrea a Vercelli, come invito a “pregare con il creato”. Lo Spirito viene contemplato e invocato nei simboli del vento e del fuoco che caratterizzano la liturgia della Pentecoste.

Preghiamo con il creato
Prima Parte: il vento e il fuoco

Canto: Antifona di Taizé: Veni Sancte Spiritus
inframmezzata dalla lettura dei versi in italiano della Sequenza allo Spirito Santo

Veni Sancte Spiritus, Tui amoris ignem accende.
Veni Sancte Spiritus, Veni Sancte Spiritus

In ascolto della Parola

Si susseguono tre lettori con un breve spazio di silenzio tra una lettura e l’altra

Dal libro dell’Esodo (Es 13,1-4)

Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!".

Dal primo libro dei Re (1 Re 19,9-14a)

Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita". Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Dal libro del Profeta Geremia (Ger 20,9)

Mi dicevo: "Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!".
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

Breve spazio di silenzio

Meditazione
La nostra esperienza del vento richiama l’idea del movimento, del dinamismo, della forza. Il vento soffia, sposta, solleva, scompiglia i capelli, fa cadere le foglie dagli alberi. Esso non è, però, soltanto un simbolo di energia, ma evoca in noi altri tipi di sensazioni: il vento è ristoro nella calura, accarezza le fronde, fa cantare il mare. Anche la Scrittura conosce questa duplice dimensione del vento come segno della presenza di Dio, ma anche della sua azione potente a favore degli uomini.

Israele, in fuga dall’Egitto, sperimenta l’aiuto di JHWH che, durante la notte, risospinge il mare con un forte vento d’Oriente e lo rende asciutto, permettendo così al popolo di fuggire (cfr. Es 14,21-22). Ed è sempre il vento che rivela la presenza del Dio trascendente, una presenza ora forte e dirompente, altre volte silenziosa e impercettibile.

Dio è il totalmente altro e il vento dice bene la sua inafferrabilità, l’impossibilità di poterlo incasellare nei nostri ristretti schemi mentali. Così dirà Gesù a Nicodemo: « Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va » (Gv 3,8).
Il nostro Dio è Padre, ma è anche Dio e dunque inaccessibile; per questo può manifestarsi con la forza di un « vento bruciante » (Sal 11,6) o con il « sussurro di una brezza leggera » (1Re 19,12), come a Elia sull’Oreb.

Proprio perché inafferrabile, irraggiungibile, Dio non può che manifestare la sua presenza nei modi più diversi. Tutti gli elementi naturali contengono, infatti, una traccia del suo mistero, benché nessuno di essi possa rivelarlo in pienezza.

Così, accanto al vento, anche il fuoco è stato per Dio un modo per rendersi accessibile e rivelare qualcosa di se stesso. Mentre sta pascolando il gregge del suocero, Mosè vede una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto, che arde ma non si consuma (cfr. Es 3,1-4). È il segno della presenza di un Dio che è calore, un Dio personale che lo invita, proprio per mezzo del fuoco, a entrare in relazione con lui e gli propone di coinvolgersi in «un’avventura» umanamente impensabile: far uscire il popolo dall’Egitto per liberarlo dalla schiavitù. Il Dio di Israele è dunque un Dio ardente, un Dio che ama così intensamente da lasciar accendere il fuoco della sua ira quando il popolo si allontana da lui (cfr. Ger 4,4), un Dio che seduce presentandosi al cuore del profeta come un fuoco rovente e incontenibile (cfr. Ger 20,9), un Dio che raffina col fuoco il cuore e la mente di colui che ama (cfr. Sal 25), per conformare al suo amore pensieri e desideri.

Breve spazio di silenzio

Contempliamo lo Spirito Creatore
Seconda parte: il respiro e il linguaggio

Canto: Vieni Spirito di Dio, di F. Buttazzo – D. Scarpa, Paoline Audiovisivi

Guida: Il fuoco e il vento sono anche i simboli che la Scrittura utilizza per parlarci non solo di Dio in senso ampio, ma più precisamente dello Spirito Santo. Così gli Atti degli Apostoli (At 2,1-3) ci descrivono il giorno di Pentecoste caratterizzato dalla presenza di un vento che si abbatte impetuoso sui fratelli radunati insieme, mentre delle lingue, come di fuoco, si dividono e si posano su ciascuno di loro.

In ascolto della Parola

Si susseguono tre lettori con un breve spazio di silenzio tra una lettura e l’altra

Dagli atti degli Apostoli (At 2,1-4)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rom 8, 14-16)

Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: "Abbà! Padre!". Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,30-33)
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro.

Breve spazio di silenzio

Meditazione

Lo Spirito Santo è certo la più inafferrabile delle Persone della Santissima Trinità, talmente inafferrabile da non avere nemmeno un nome capace di definirlo; nello stesso tempo è forza, energia, alito di vita. È colui che anima la creazione fin dalle origini, aleggiando sulle acque di una terra informe e deserta (Gen 1,2), e trasforma la creatura in una persona, fatta a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26)…

 

Celebriamo la vita nuova in noi
Terza parte: la luce e la danza

Guida: Lo Spirito è vento e fuoco, gioia e bellezza e così vogliamo celebrarlo in questa sera. Per questo motivo ora ci recheremo in processione sul sagrato della chiesa, accompagnando il nostro camminare con il canto. Ognuno di noi porterà la candela, che gli è stata consegnata all’ingresso. Il cero è il simbolo di Gesù, ma la sua fiamma ci richiama l’ardore dello Spirito. Ci disponiamo ora in fila lungo la navata centrale e seguiamo il cero pasquale che uscirà per primo davanti a tutti. Arrivati sul sagrato, ci disporremo in cerchio, cercando di mantenere un clima di preghiera.

CANTO: Vieni Spirito di Dio di F. Buttazzo – D. Scarpa nel cd Vieni soffio di Dio, Paoline Audiovisivi

Processione

Guida: La nostra ritualità un po’ rigida non ci ha insegnato a lodare Dio con il corpo. La Scrittura è tuttavia ricca di episodi e di inviti, dove il linguaggio del corpo, soprattutto la danza, esprime la tensione dell’uomo verso Dio e il grido della sua lode….

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Canto: Vieni Spirito di Dio

Un canto di invocazione allo Spirito Santo, visualizzato con immagini e simboli della sua azione, quali: il fuoco, il vento, l’acqua, la colomba, la luce.
Può essere utilizzato per preghiere e celebrazioni, sia nel Tempo Pasquale che in altre occasioni durante l’anno. (Realizzazione del video di Pina Riccieri fsp)
Il canto è tratto dal Cd di F. Buttazzo — D. Scarpa nel “Vieni soffio di Dio”, Paoline Audiovisivi
http://libreria-online.paoline.it/schedaProdotto.aspx?idp=8019118021472

Puoi trovare la veglia di preghiera alla pagina del sito PAOLINE
http://www.paoline.it/Idee-per-pregare/PREGHIERE-Allo-SPIRITO/articoloRubrica_arb1763.aspx

Vivere nello SPIRITO, pregando il CREDO con le ICONE

Lo splendore della fede 2 – Introduzione

Un percorso di preghiera /contemplazione degli articoli del Credo accompagnati dalle icone ispirate ai misteri della Risurrezione, Ascensione del Signore Gesù, Pentecoste, per gustare la vita nuova nello Spirito, a gloria del Padre.

Presentazione

Credere… è bello! Vivere nello Spirito di Cristo… è splendido! E’ questo il filo conduttore della rubrica che propone un percorso a tappe, nella preghiera-contemplazione dei misteri della nostra fede, sintetizzati nel “Credo” e raffigurati da iconografi antichi o contemporanei.

Dal Creatore alla nuova creazione

Nella prima parte di questo percorso, le tappe contemplative sono state distribuite nello scorrere della Quaresima, tempo privilegiato fin dalle origini del cristianesimo per riscoprire la vita battesimale, per ricevere e trasmettere a nostra volta il professione della fede. L’itinerario, inaugurato dalle icone del Battesimo e della Trasfigurazione, ha abbracciato l’inizio del Simbolo apostolico, da: Credo in Dio, Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, fino al compimento del mistero di Cristo nella sua Pasqua: … e il terzo giorno risuscitò.

Dal Risorto alla vita trinitaria

Il percorso di questa seconda parte, invece, abbraccerà gli articoli del Credo che vanno dalla glorificazione del Signore Risorto alla fede nella vita eterna, accompagnati dalle icone che celebrano la comunità dei credenti rinati come Figli nel Figlio amato e come membra del suo corpo che è la Chiesa. L’itinerario si snoderà da: Credo che salì al cielo fino a Credo la resurrezione della carne e la vita eterna. Queste tappe saranno distribuite nel Tempo Pasquale, fino alla Pentecoste e con un’aggiunta collegata alla festa della SS.ma Trinità.

Le icone e i testi proposti per commentarle sono ripresi principalmente dai volumi di Antonio Bongiorno, “La bellezza della fede. Meditare il Credo con le icone” e “Lo splendore dell’icona nelle feste liturgiche”, da “Splendore del Padre. Inni a Cristo nel primo millennio della Chiesa” e da altre pubblicazioni di Paoline Editoriale Libri.

Seconda parte

Vivere nello SPIRITO, pregando il CREDO con le ICONE

1. Credo… nello splendore della vita nello Spirito
2. Credo… che salì al cielo, alla destra di Dio
3. Credo… nello Spirito Santo
4. Credo… la Santa Chiesa cattolica
5. Credo… la Comunione dei Santi
6. Credo… la remissione dei peccati
7. Credo… la resurrezione della carne
8. Credo… la vita eterna

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Spiritualità dell’amore, di Paolo VI

Resta per chi vuol vivere con la Chiesa e della Chiesa il grande mistero della sua animazione per virtù dello Spirito Santo…
Paolo VI
 

 

Resta per chi vuol vivere con la Chiesa
e della Chiesa
il grande mistero della sua animazione
per virtù dello Spirito Santo;
animazione che il Concilio
ha enormemente magnificato,
e che obbliga noi a valutarlo
là dov’esso è presente e operante:
nella preghiera, nella meditazione,
nella considerazione della presenza
di Cristo in noi,
nell’apprezzamento supremo della carità, il grande e primo carisma,
nella gelosa custodia dello stato di grazia.
La grazia è la comunione della vita divina in noi.
Perché se ne parla ora così poco?
Perché tanti non sembrano farne caso,
più solleciti a ingannare se stessi
sulla liceità d’ogni proibita esperienza
e a cancellare in se stessi il senso del peccato,
che non a difendere nella propria coscienza
la testimonianza interiore del Paraclito?
A questa spiritualità vi esortiamo, figli carissimi;
non è spiritualità puramente soggettiva,
non è preclusiva della sensibilità degli altrui bisogni,
non è inibizione alla vita culturale ed esteriore
in tutte le sue esigenze;
è la spiritualità dell’amore, ch’è Dio,
a cui Cristo ci ha iniziati,
e che lo Spirito Santo riempie
con i suoi sette doni della maturità cristiana.

Paolo VI, Udienza generale, 26 marzo 1969
da Il credo del popolo di Dio. Paolo VI, maestro e testimone, Paoline 2012

Nel deserto per allenarci (Lc 4,1-13)

1a Domenica di Quaresima – Anno C

La Quaresima é un tempo per lasciarci guidare dallo Spirito a superare le tentazioni che insidiano la nostra vita quotidiana

Ritorna la Quaresima.

Come tutto ciò che ritorna, la Quaresima può essere vissuta come un’esperienza abitudinaria, perciò scarica, senza più stimoli, limitata a riti stanchi e ripetitivi, oppure come una nuova e stimolante tappa di crescita.

La nostra Quaresima sarà vera ed efficace se sarà accolta come nuova, come una preziosa occasione per crescere come credenti e come persone. Questa è la strada da percorrere, perché la vita come la storia – e il gesto imprevedibile di Benedetto XVI ce lo ha dimostrato in modo inequivocabile – sono sempre nuove, e perciò da affrontare e vivere sempre in modo nuovo.

Ma una Quaresima “nuova” non è facile, non viene da sola. Oggi questo tempo liturgico – come gli altri – non ha più il supporto della società, ormai completamente desacralizzata. Nella vita di ogni giorno, tutto continuerà come prima, con un più o meno lungo prolungamento delle manifestazioni carnevalesche, impedite dal maltempo. Per il resto, i ritmi personali e familiari, gli orari di lavoro, le proposte di divertimento… saranno le stesse di sempre, senza più nemmeno il richiamo del pesce al venerdì, perché ormai mangiare pesce è sinonimo di ricchezza e abbondanza, non di rinuncia.

Lasciamoci guidare nel deserto

Preso atto di questa situazione, senza la quale gli inviti alla conversione e i nostri propositi “penitenziali” finirebbero inevitabilmente nel regno della retorica, prepariamoci anche noi, come Gesù, a lasciarci guidare “dallo Spirito nel deserto”. 
A questo punto è doverosa un’altra precisazione. E’ lo Spirito, che dopo il battesimo al Giordano lo aveva riempito (“pieno di Spirito Santo”), a condurre Gesù nel deserto. Questa esperienza del deserto, perciò, non è una “penitenza” nel senso comune del termine, cioè una punizione, perché questa non è in dotazione allo Spirito, che non dispensa punizioni ma doni. Doni difficili e faticosi da vivere, ma comunque doni, opportunità. Per capirci, possiamo pensare al “ritiro” degli atleti, cioè a un periodo di allenamenti particolarmente impegnativi, necessari per raggiungere la forma e affrontare la gara in condizioni ideali.

Gesù viene condotto nel deserto per allenarsi a superare le tentazioni che il diavolo gli avrebbe messo davanti ogni giorno e in ogni ambiente fino al “momento fissato”, quello dello scontro decisivo: la croce.

Via perciò una visione triste, piagnucolosa, persino un po’ lugubre della Quaresima. Non siamo chiamati a fare penitenze per autopunirci, per colpevolizzarci, per scontare debiti, ma per allenarci a crescere come credenti e come persone; per compiere un salto di qualità nella nostra fede e nella nostra vita. Lasciamoci guidare, perciò, dallo Spirito nel deserto con il cuore contento.

Nel deserto…

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Credere in Gesù significa seguirlo

3a Domenica – Tempo ordinario anno C

Nella sinagoga del suo villaggio natale, Nazaret, Gesù ha il coraggio di rivelarsi come l’inviato di Dio, pieno di Spirito Santo. E noi, suoi discepoli, come ci presentiamo nei nostri ambienti quotidiani?

Letture: Ne 8,2-4.5-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12,12-30;
Lc 1,1-4; 4,14-21

20130125-215734.jpgL’evangelista Luca si premura di attestare di aver fatto ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di avere scritto un resoconto ordinato. Questa precisazione, più di tante argomentazioni complicate, ci ricorda una verità che persino molti praticanti non tengono nel debito conto: il vangelo non è un libro di filosofia e nemmeno di teologia, ma una storia; e Gesù non è un pensatore o un predicatore inventato per diffondere un messaggio, ma un personaggio storico. Questa affermazione non è un optional, ma una verità di fede tanto importante da meritare a Ponzio Pilato, come prova di storicità, l’onore di essere inserito nel Credo, la professione di fede dei cristiani.

La storicità di Gesù è fondamentale perché stabilisce che credere in lui non significa accettare le sue idee religiose e morali, ma diventare suoi discepoli, cioè vivere come lui è vissuto. Come uomo concreto e vero Gesù ha incontrato situazioni, persone, autorità, istituzioni; si è relazionato con loro; le ha affrontate; ha polemizzato; è intervenuto con coraggio, lealtà, sincerità, generosità… Chi crede in lui deve seguirlo anche nella sua umanità. Purtroppo questa convinzione non è molto presente nel popolo cristiano, a volte nemmeno in quello più fervoroso, perché troppo spesso e per troppo tempo l’imitazione di Gesù è stata intesa in senso non esistenziale, ma devozionale. Da qui lo scandalo di cristiani molto pii e devoti, ma scadenti in umanità, perché poco onesti, poco coraggiosi, poco leali, poco generosi.

Veniamo a Gesù che si presenta a Nazaret, ben consapevole che “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. Chiunque altro al posto suo non avrebbe scelto la sinagoga di Nazaret per proclamare: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Pensiamoci! Gesù è vissuto a Nazaret per trent’anni come tutti i suoi compaesani, in una vita quotidiana semplice, operosa, buona. Poi, un bel giorno, preceduto dalla fama diffusa in tutta la regione si presenta ai suoi compaesani come colui che incarna le parole di Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me…”. Il minimo che si poteva aspettare non poteva che essere un bel: “Ma vallo a dire a chi non ti conosce! A noi non ci incanti”. E infatti…

Vivere in Cristo e con Cristo, significa per i suoi discepoli comportarsi come Gesù, andare a Nazaret, cioè lì dove viviamo concretamente, dove i familiari, gli amici, i colleghi conoscono tutto di noi, e lì (non dentro la chiesa o la sacrestia) trovare il coraggio di proclamare: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Sì, perché anche se il paragone con Gesù ci spaventa, battezzati in lui, condividiamo la sua missione.

Oggi più che mai, in una società fortemente scristianizzata, frastornata tra proposte di ogni tipo, a noi cristiani serve il coraggio di Nazaret, cioè testimoniare che nella quotidianità si può vivere ed è bello vivere come Gesù, con Gesù. Certamente con il “pianto” del popolo di Neemia, per la consapevolezza che la nostra vita non sarà mai adeguata alla Parola che ci è data, ma anche con la “gioia” per la forza che la stessa Parola ci dà per scriverla nella nostra vita, cioè a Nazaret, in mezzo a quelli che ci conoscono deboli, fragili, normali come loro.
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L’uomo moderno e la vita interiore, di Paolo VI

DSC02019L’uomo moderno,
diremo con una similitudine
d’un filosofo di questo tempo,
è uscito di casa e
ha perduto la chiave per rientrarvi;
è «fuori di sé».
Che così non sia del cristiano!
Ricordiamo le ripetute parole
dell’insegnamento apostolico,
che ci richiama a considerare l’uomo
che sta al di dentro,
l’uomo interiore,
l’uomo nascosto nel cuore;
sapendo che dobbiamo essere fortemente
corroborati mediante lo Spirito di Cristo
nell’uomo interiore perché
«Cristo abita mediante la fede nei nostri cuori» (Ef 3,17).
Questa valutazione della vita interiore
è di somma importanza perché
è impossibile che il piano divino
del¬la nostra vocazione alla partecipazione
alla vita divina mediante la grazia,
e della nostra missione alla diffusione
del regno di Dio fra i nostri fratelli,
si compia senza questa
nostra prima personale accoglienza dello Spirito,
che ci fa cristiani, che è appunto la vita interiore (…).   

Sapete quale delicata e perenne pedagogia
dobbiamo applicare a noi stessi
per concentrare nel silenzio esteriore e interiore
la nostra meditazione,
e per acquistare qualche capacità
di preghiera e di colloquio con la misteriosa presenza di Dio;
sapete quale sen¬so del sacro è dentro di noi,
templi come siamo dello Spirito Santo,
senso del sacro che dobbiamo coltiva¬re
verso noi stessi per essere, come ora si dice, autentici;
autentici cristiani e promotori del regno di Dio.
Paolo VI, Il Credo del popolo di Dio, Paoline 2012

IL CREDO DEL POPOLO DI DIO
Paolo VI maestro e testimone

Paoline 2012

L’insegnamento di Paolo VI e la sua testimonianza di vita sono il commento più appropriato e la migliore spiegazione del testo del Credo…