Posts Tagged ‘testimonianze

07
Feb
14

Sale e luce del mondo? (Mt 5,13-16)

5a Domenica – Tempo Ordinario – Anno A

E’ facile scaricare sugli “altri” la colpa della corruzione dilagante, ma se tutti i credenti prendessero sul serio l’invito di Gesù a brillare per coerenza e a “insaporire” di onestà la vita sociale, certamente il nostro mondo sarebbe migliore

Letture: Is 58,7-10; Sal 111; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16

“Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo”, dichiara Gesù, dopo avere proclamato con le Beatitudini come devono vivere i suoi discepoli per essere beati. Come far brillare questa luce? Come non far diventare inutile il sale? La riposta non è difficile da trovare. La conosceva molto bene già Isaia: “Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce”.

Se questa luce non illumina, se questo sale non dà sapore, non c’è scampo: vuol dire che non sono state prese sul serio le altre parole del profeta: “Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?”, né quelle anche più sintetiche e lapidarie che Gesù pone a conclusione del suo discorso programmatico della montagna: Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21).

Noi siamo quelli del “Signore, Signore” oppure quelli del “siete sale e luce del mondo?”. Serve una riflessione molto seria e sincera, per una risposta altrettanto seria e sincera. Per riflettere e rispondere, non arrampichiamoci sugli specchi dei ragionamenti. Guardiamo la realtà. Proprio in questi giorni, l’Unione Europea ha pubblicato da Bruxelles i risultati di un’inchiesta secondo la quale l’Italia è il paese dove il tasso di corruzione è il più alto e preoccupante tra tutti i paesi europei: agli ultimi posti in Europa, fatta eccezione soltanto della Bulgaria e della Grecia, e allo stesso livello della Romania; tra gli ultimi nel mondo. Peggio di Arabia Saudita, Ghana e Cuba!

Come spiegare questa situazione?  Non possiamo cavarcela, scaricando la colpa sui politici e sulla delinquenza organizzata, perché questa specie di oscuro cancro è ramificato in tutta la vita sociale, come afferma uno degli autori della ricerca: "È necessario rendere evidenti non solo cifre e numeri con molti zeri (n.d.r. cioè le grandi ruberie e i grandi scandali), ma anche i più piccoli, e fastidiosi, disagi causati dalla corruzione: le ore perse in coda nel traffico per lavori in corso che non finiscono mai, le interminabili attese per un esame sanitario, le inarrivabili cattedre universitarie occupate dalle stesse famiglie, i percorsi di carriera lavorativa basati sulle giuste conoscenze invece che sulle migliori competenze".

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30
Ago
13

Carlo Maria Martini. L’uomo della Parola, il testimone della fede

"La Tua Parola è lampada ai miei passi"

Carlo Maria Martini, nasce a Torino nel 1927 e muore a Gallarate (MI) il 31 agosto 2012. Una vita a servizio della Chiesa, dell’uomo… della PAROLA, un maestro della fede. Vescovo di Milano per oltre 22 anni, diviene punto di riferimento per credenti e non credenti. Un breve profilo, alcune testimonianze e l’intervista a P. Schiavone tracciano la figura di questo "grande" della Chiesa e non solo.

Carlo Maria Martini Carlo Maria Martini Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Il mendicante con la porpora

Così Ferruccio De Bortoli, con una felicissima intuizione, ha definito il Card. Carlo M. Martini sul Corriere della sera di oggi, sabato 1 settembre, all’indo-mani della sua morte.

Insigne biblista e esegeta, rettore della Pontificia Università Gregoriana, il 29 dicembre 1979 viene nominato arcivescovo di Milano da Giovanni Paolo II e il 10 febbraio 1980 fa il suo ingresso nella diocesi ambrosiana, una delle più grandi del mondo. E proprio nella guida pastorale di una diocesi tanto com-plessa, Carlo Maria Martini realizza una mirabile sintesi tra lo studioso, l’appassionato della Parola e il Pastore illuminato, coraggioso, capace di parlare a tutti, credenti e non credenti, cercatori di senso e di valori, con una partecipazione emotiva e affettiva che pochi si sarebbero aspettati da questo severo studioso.

 

Carlo Maria Martini pastore della Diocesi di Milano

Quale teologia ha ispirato l’insegnamento spirituale e pastorale del Card. Carlo Maria Martini?
Quale metodo teologico lo ha sorretto?
Quale immagine di Dio, dell’uomo e della Chiesa ne risulta?
Che ruolo ha avuto la visione del futuro nel suo pensiero?
In un volume pubblicato dalle Paoline nel 2005 dal titolo “Carlo Maria Martini, custode del Mistero nel cuore della storia”, l’autore, Damiano Modena, ripercorre gli anni del servizio pastorale di Carlo Maria Martini (1979 – 2002) e si interroga su questo periodo intenso e fecondo, in cui la diocesi ambrosiana, sotto la sua guida, diventa un punto di riferimento per credenti, pensatori, politici…

 

Oggi dicono di Lui

Libertà interiore e ascolto profondo della Parola

«Come sono contento della libertà interiore che Dio ti ha dato!».
È questa la prima cosa che credo di aver appreso da Lui, a conferma di una scelta di fondo che sentivo fondamentale per il mio essere cristiano e prete: cercare di piacere a Dio solo….

Il Suo ascolto dell’altro nasceva dall’ascolto profondo e innamorato della Parola di Dio: ecco l’altro grande insegnamento che ho ricevuto da Lui…. (Bruno Forte, Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2012)

La sua esperienza a servizio di ogni uomo

“Io non ho la fede nell’oltremondo e non la cerco. Lui lo sapeva e non ha mai fatto nulla per convertirmi.
Non era questa la sua pastoralità, almeno con me. (Eugenio Scalfari,Repubblica, 1 settembre 2012)

La coscienza, “un muscolo” da allenare

“E interrogano la nostra coscienza, un “muscolo”, diceva Martini, che va allenato. Nel suo libro Le età della vita , il cardinale ricordava un proverbio indiano che divide la nostra esistenza in quattro parti… (Ferruccio De Bartoli, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Da Gesuita a Pastore a cercatore della verità
“Ci lascia un grande uomo. Carlo Maria Martini è stato una figura ricca e complessa, che ha parlato al cuore del mondo e non solo alla comunità dei cristiani… (Pier Luigi Bersani, Rainews24, 1 settembre 2012)

 

 

Quella luce che ho visto in Lui

“Serberò per sempre la memoria, l’impronta e l’emozione degli incontri con il cardinale Martini, delle conversazioni con lui sull’educazione dei giovani, sui difficili momenti più volte vissuti dall’Italia negli ultimi trent’anni… Sull’Europa, soprattutto. Un tema che Martini ha sempre coltivato con passione, spesso in modo profetico… (Mario Monti, Corriere della sera, 1 settembre 2012)

Intervista a p. Pietro Schiavone sj

Un gesuita parla del gesuita Martini

uomo del dialogo, della fede, della speranza della carità.
Eleonora La Rocca fsp, ha intervistato p. Pietro Schiavone sj, vice Rettore della Chiesa del Gesù di Roma e autore del libro “Il discernimento. Teoria e prassi” Paoline.

Emerge una figura di gesuita, di studioso, di vescovo testimone di una fede profonda, capace di coniugare Parola di Dio e cammino degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio attualizzati nell’oggi della storia.

Così come emerge il suo rapporto con i laici, il rispetto delle coscienze, la promozione dell’uomo, la capacità di dialogo con i non credenti, e altro ancora di questo "gigante della Chiesa" e non solo, come lo ha definito p. Schiavone.

p_intervista_schiavone_testimonianza_martini_2012

 

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22
Mag
13

04. Il coraggio vince la paura, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Una vita come la tua

A 20 anni dalla strage di Capaci e di via D’Amelio (1992 – 2012), dove morirono i giudici Falcone e Borsellino con le rispettive scorte, alcuni loro pensieri per non dimenticare il sacrificio della loro vita nella lotta alla mafia.

Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992) magistrato italiano, è stato assassinato dalla mafia, insieme ad altri 5 agenti di scorta, 57 giorni dopo la strage di Capaci dove morì l’amico e collega Giovanni Falcone. Nonostante sapesse di essere la prossima vittima di Cosa Nostra, non si fermò, andò avanti e non smise mai di credere nello Stato e nella giustizia.

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)
è stato un magistrato italiano. Assassinato dalla mafia, insieme alla moglie e ad alcuni uomini della scorta, è considerato un eroe italiano, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e collega.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due giudici siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta infatti che quando erano ancora adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e che fra i loro compagni di gioco c’erano probabilmente anche alcuni ragazzi che in futuro dovevano diventare uomini di "Cosa Nostra".

 

p_04_borsellino_falcone_vita_come_tua_paoline_2012

Falcone
L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno,
È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Ecco il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!

Borsellino
È normale che esiste la paura, in ogni uomo.
L’importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura,
altrimenti diventa un ostacolo
che impedisce di andare avanti.

Falcone
Si muore generalmente perché si è soli
o perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Si muore spesso perché non si dispone di alleanza,
perché si è privi di sostengo.

Borsellino
La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere
nella nostra terra bellissima e disgraziata,
non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione,
ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti
e specialmente le giovani generazioni,
le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà
che fa rifiutare il puzzo del compresso morale, dell’indifferenza,
della contiguità e quindi della complicità.

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20
Mar
13

papa Francesco semplice ma concreto: le Paoline Buenos Aires

«Bergoglio è una persona profondamente umana, di grande fede e preghiera. Un pastore che punta all’essenziale e al concreto, e si sforza di attuare ogni forma di "integrazione". Non si perde in chiacchiere: da un orecchio ascolta la parola di Dio e dall’altro le necessità della gente, soprattutto degli ultimi. Penso sia un dono speciale per tutta l’umanità». (suor Anna Maria Killing, superiora provinciale delle Figlie di San Paolo di Buenos Aires)

 

foto_bergoglio_paulinas_01_2942368Buenos Aires, Argentina
In pochi giorni Papa Bergoglio ha conquistato la Chiesa e il mondo. Semplici e decisi, infatti, i suoi primi gesti pubblici: ha saldato personalmente il conto della struttura che lo ha ospitato prima del Conclave, si è rifiutato di utilizzare la vettura di ordinanza, ha pregato la Madonna a Santa Maria Maggiore, nelle celebrazioni ufficiali ha preferito togliersi la mitria da solo e parlare spesso a braccio, aggirando molte rigide formalità previste dal protocollo. Segnali inequivocabili che hanno rapito il cuore di tutti, delineando i tratti di un uomo fuori dal comune.

«Non potrebbe non essere così», commenta entusiasta suor Anna Maria Killing, superiora provinciale delle Figlie di San Paolo di Buenos Aires. «Bergoglio è una persona profondamente umana, di grande fede e preghiera. Un pastore che punta all’essenziale e al concreto, e si sforza di attuare ogni forma di "integrazione". Non si perde in chiacchiere: da un orecchio ascolta la parola di Dio e dall’altro le necessità della gente, soprattutto degli ultimi. Penso sia un dono speciale per tutta l’umanità».

La religiosa e quasi tutte le sorelle della comunità paolina locale hanno conosciuto il Papa personalmente. Suor Franca Orizio, una delle poche italiane missionarie in Argentina, ci aiuta a tradurre le loro commosse testimonianze: «Vederlo vestito di bianco ci ha davvero sorpreso e riempito di gioia. Ma, allo stesso tempo, ci ha fatto capire la grande responsabilità che si è caricato sulle spalle».

Non si fa fatica a cogliere nei loro occhi una luce particolare. I verbosi racconti di ciascuna si intrecciano abilmente come in un grande romanzo, si fondono nel tempo e creano atmosfere nuove: «Qui a Buenos Aires, papa Francesco è noto per la sua grande umiltà. È solito prendere i mezzi pubblici, come l’autobus e la metropolitana, per spostarsi da un luogo all’altro, senza farsi troppi problemi. Scrive o risponde personalmente agli auguri di Natale e Pasqua. E poi, con tutte le persone che lo avvicinano si mostra sempre molto affabile, sincero, accogliente e pieno di fiducia».

«In situazioni difficili, calcate da un’acuta sofferenza», prosegue un’altra sorella, «come, per esempio, il devastante incendio che nel 2004 distrusse la discoteca Cromañon togliendo la vita a oltre 200 giovani, Bergoglio ha voluto accompagnare i parenti passo dopo passo in questo doloroso cammino».

«Di sera», aggiunge suor Anna Maria, «era solito uscire dalla curia per incontrare le persone che dormono "sulla strada" e così aiutare i  gruppi di appoggio a dar da mangiare a queste persone». Altri episodi accomunano più da vicino la vita del nuovo pontefice a quella delle religiose, chiamate dal Beato Giacomo Alberione ad annunciare il Vangelo con i più celeri mezzi della comunicazione: «Grazie a Bergoglio abbiamo ricevuto l’imprimatur per la nostra serie di catechismi. In più occasioni ha anche accolto le nostre richieste di aiuto per la diffusione del Vangelo. E una volta ci disse: "Voi non fate rumore, però lavorate"».

In un’altra circostanza, durante un incontro con tutte le religiose argentine, si rivolse loro con queste parole: «Non siate topi di sacrestia, uscite, andate fuori, la dove c’è ingiustizia…».

Un ricordo estremamente toccante, infine, è custodito nella memoria dell’esplosiva suor Giuliana. È una cara amica delle Figlie di San Paolo di Buenos Aires, svolge il suo apostolato in una mensa dei poveri e in più di un’occasione ha preparato i pasti del Papa: «Durante la Settimana Santa di qualche anno fa, ero di turno alla mensa dei poveri», spiega la religiosa. «Mancava poco all’inizio del pranzo, quando ad un certo punto vedemmo arrivare il cardinale Bergoglio. Prima di avviare il pasto, compì un gesto eccezionale: lavò i piedi di tutti gli ospiti della mensa. Erano davvero tanti. Ma lui non batté ciglio, lasciandoci di stucco».

Simone Bruno, da famigliacristiana.it, 20 marzo 2013

26
Feb
13

19. La terra è dono, di Dorothy Stang

Una vita come la tua

 

Usa ogni giorno per portare GIOIA alla nostra TERRA.
E’ un dono di Dio il vivere in modo sempre più intenso come parti del nostro universo cosmico.

 

p_19_doroty_stang_creato_vita_come_tua_paoline_2013

Noi siamo qui su questa terra
solo per alcune decadi.
Usa ogni giorno per portare gioia
e non dolore
alla nostra terra
così ricolma di situazioni angosciose.
Come le piante muoiono e ritornano in vita
così anche noi ogni giorno facciamo riposare
quanto abbiamo fatto durante la giornata
per tornare da capo al sorgere del sole.
 
Dobbiamo aiutare la gente
a tornare a una relazione con la Madre Terra
che sia tenera e gentile.
 
E’ un dono di Dio
il vivere in modo sempre più intenso…

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06
Feb
13

Vivere da vivi, immersi nell’amore. Testimonianze

Silvana Morelli, Rita Coruzzi

Due donne colpite da handicap fisici, dalla cui testimonianza traspare la forza della fede cristiana.

Silvana Morelli

silvana-morelliSilvana abita a Genova.
A 20 anni, quando stava per sposarsi, fu colpita da sclerosi a placche, che la immobilizzò.
Dopo un periodo buio, aiutata dal coraggio della madre, trova nella fede la forza per diffondere gioia attorno a sé.
Dice: «Importante è vivere la vita da vivi…
Ai lati della bocca abbiamo due elastici che quando sono tesi ci fanno sorridere, ma quando si allentano, le labbra scendono verso il basso e assumiamo un’espressione di tristezza.
Un luogo dove rimettono a posto questi elastici è Lourdes.
Quando sono in preghiera davanti alla grotta con gli occhi chiusi e sprofondata in me stessa, vedo transitare nel mio pensiero coloro che mi hanno affidato le loro pene e speranze.
Sto accanto ai bambini sani e ammalati, ascolto le sofferenze dei genitori e le faccio mie.
Lourdes ricarico le pile e mi ossigeno, porto via, come da Fatima, una riserva di felicità che mi fa vivere con letizia gli altri 365 giorni in carrozzella…
La mia vita è come quei biscotti della pubblicità che immersi nella tazza, fanno traboccare il latte. Io sono talmente immersa nell’amore che l’amore esce fuori, si rovescia».

Rita Coruzzi

rita-coruzziRita nel libro, Un volo di farfalla, ha scritto:
«Se il Signore bussasse alla mia porta e mi offrisse di camminare, ma dovessi in cambio rinunciare a quanto ho imparato stando in carrozzina, rifiuterei lo scambio, sentendomi grata che lui abbia scelto me».
È questo lo spirito che anima Rita, affetta da tetraparesi dall’età di 10 anni, dopo un intervento chirurgico. Il messaggio, che la giovane grida, è la gioia di chi ha ritrovato la fede durante un viaggio a Lourdes.
Rita scrive: «Mi ero sempre sentita scartata nella mia città, dalla gente, da quando sono rimasta in carrozzina in modo permanente.
A Lourdes ho incontrato persone non solo disponibili ad aiutarmi, ma anche felici di farlo…
Alla Vergine ho detto:
Si può sapere cosa vuoi da me?”.
La risposta è arrivata nel mio cuore:
“Testimonia quanto può essere bella la vita, anche in condizioni di sofferenza, se vissuta, con Cristo vicino. Abbassa lo sguardo e lo vedi, abbassa lo sguardo che lo vedi”.
Allora io ho abbassato lo sguardo e ho capito.
Mi sono resa conto che Gesù era sulla carrozzina.
Ed io, per quattro anni, ero stata sulle sue ginocchia e non vedevo lui».

da Dossier Ragazzi&dintorni, Catechisti Parrocchiali 2, 2012

22
Gen
13

27 gennaio Giornata della Memoria. Hindi, una storia di speranza

Giornata della memoria

“La mia storia deve essere raccontata per voi e per i vostri figli. Quello che ho vissuto è successo realmente. A-7666 è, e sempre sarà, una parte integrante di me. Lo porto con orgoglio: io sono soprav­vissuta!” (La ragazza di Sighet, di Hindi Rothbart e P’nenah Goldstein, Paoline 2012).

Video: Pagine scelte da "La Ragazza di Sighet"

Non scrollare le spalle. Mai più!

Abbiamo la fortuna di essere stati invitati da Hindi a raccoglierci attorno alla sua stufa, dove lei ci racconterà i tratti marcati e crudi della sua esistenza. Ascoltarla sarà un piacere, oltre che un dovere. Perché ci regalerà, da testimone, pagine non troppo lontane, ma in procinto di cadere nei meandri dimenticati della vergogna. E allora resteremo attenti, con gli occhi sgranati e lo sguardo fisso, anche quando la stufa incomincerà a surriscaldarsi emettendo un fumo nero e fastidioso, anche quando Hindi solleverà la manica mostrando il numero del male tatuato sul suo braccio dagli aguzzini: A-7666.

Quando il racconto sarà finito noi saremo più ricchi, e Hindi si sentirà forse sollevata da un peso che non è possibile portare da soli. E quando ci accingeremo ad abbandonare la stanza, Hindi non sarà sola, ma saprà di avere tutti noi più vicini: le cose andarono a finire in quella maniera perché il mondo civile scrollò le spalle di fronte al fumo che si alzava dai camini dei forni crematori. Era un mondo in guerra e quindi le impellenze erano molte e contingenti. Oggi il mondo è in relativa pace e nostro dovere di uomini civili è quello di non scrollare le spalle. Mai più! Grazie, Hindi (dalla Prefazione di Marco Buticchi, scrittore).

Hindi con la famiglia e alcuni amiciAi miei nipoti

Solo per l’amore profondo che nutro verso di voi e verso i vostri figli, quelli che verranno in futuro, ho deciso di rivivere gli orrori della mia gioventù. Le mie esperienze saranno difficili da leggere e difficile sarà per voi immedesimarvi in me. Sì, quegli eventi mi hanno insegnato molto sulla vita. Attraverso le mie sofferenze ho imparato il significato della parola “tolleranza”, della parola “compassione”, ho percepito la potenza che risiede in ognuno di noi in quanto individui e la straordinaria importanza della famiglia nella nostra vita. Ho realizzato che la felicità è solo uno stato mentale transitorio e che Dio ci ha dato gli strumenti per usufruirne qualunque sia la condizione in cui ci troviamo.

La mamma di Hindi con la sorella ReluUltima settimana di aprile 1944 – Sighet, Ungheria

Due ghetti vengono preparati nel giro di una notte. Hanno messo del filo spinato tutto intorno. Ci dicono che abbiamo meno di ventiquattro ore per lasciare le nostre case. Diecimila ebrei vengono costretti a convergere in una dozzina di stradine nel quartiere ebraico di Sighet

Aspettiamo di lasciare casa nostra. Mi siedo accanto alla mamma: il suo braccio destro mi stringe forte; l’altro braccio stringe Relu.

«Il motivo per cui sta succedendo questo, ragazze, è perché i tedeschi stanno per essere sconfitti. Sono preoccupati, ma noi non dobbiamo esserlo».

«Non lo siamo». La mamma ci bacia diverse volte, e non è una cosa comune.

«Spero che voi ragazze non pensiate che siccome non vi chiamo Tzika (letteralmente «coniglietto», è un vezzeggiativo che si usa con i figli, come fosse «tesoro mio») come zia Regina chiama sua figlia Sarí, allora io non vi voglia altrettanto bene».

«No, mamma».
«Vi voglio bene. Siete le mie ragazze». Prende un pettine dalla borsa e inizia a pettinarci. Questo è il modo in cui la mamma ci dispensa le sue emozioni terapeutiche. E poi in questo modo noi non possiamo vedere le sue lacrime (pag. 88).

Il viaggio di Hindi 15 maggio 1944-2 luglio1945Auschwitz, Polonia – Giugno 1944

Sono servite tre settimane per prendere familiarità con i lavori nel campo. Sappiamo che le nostre vite valgono meno del fango che pestiamo ogni giorno marciando. E qui le cose cambiano in un istante…

Io sono una Häftling, una detenuta. Il mio unico crimine è essere ebrea.

>>> continua

LA RAGAZZA DI SIGHET
Da Auschwitz alla California: una storia di speranza

Paoline 2012

Con la sua storia, Hindi trasmette speranza e grande forza di ricominciare da zero, tutte le volte che lo si desidera veramente.




La bella notizia

Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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