Posts Tagged ‘vocazione

27
Giu
13

Tutti a Rio a costo zero! gMG 2013

Dedicato a chi vivrà la GMG dal web

Come vivere la GMG 2013 se non si può andare in Brasile? Facile! Seguendo sul web l’itinerario Tutti a Rio a costo zero! è possibile accogliere l’invito rivolto dal Papa a tutti i giovani, vivendolo in prima persona  e sperimentando una nuova modalità di evangelizzazione.

Tutti a Rio a costo zero!

è un pacchetto speciale: dà la possibilità a tutti di arrivare a Rio, di prepararsi a quell’evento di grazia, di viverne la missionarietà che propone.

Vangelo, testimonianze, preghiera, riflessioni, catechesi, dirette streaming dal Brasile, tutto questo in un unico grande progetto che vede coinvolti un gruppo di giovani italiani e brasiliani, laici impegnati nell’evangelizzazione attraverso le nuove tecnologie, alcune suore Figlie di San Paolo dall’Italia e una suora Apostolina dal Brasile: tutti accomunati dalla stessa fede, dalla passione per la comunicazione e da un’irrefrenabile voglia di far correre il Vangelo nel web.

Tre tappe

per preparare il cuore e iniziare a coinvolgere i nostri amici:

Mandati perché amati

in cammino con Maria Maddalena

Chiamati ad annunciare

in cammino con Paolo

Sostenuti dallo Spirito

in cammino con Giovanni, Pietro e Tommaso

Il nostro è un continuo andare, come il tema stesso della Giornata Mondiale ci invita a fare (“Andate e fate discepoli tutti i popoli” Mt 28,19): siamo chiamati a muoverci da queste pagine ai social network, per arrivare alla nostra vita quotidiana e ravvivare la gioia di un incontro unico con Gesù Cristo.

Tutti a Rio!

i link, gli appuntamenti, gli eventi, i consigli per vivere con noi, dal web, Rio 2013

Vi aspettiamo on line!!!
>>>
per saperne di più

>>>  suor Mariangela Tassielli

19
Apr
13

Pecore, Pastore e i Paolo e Barnaba che scarseggino Gv 10,27-30

4a Domenica di Pasqua – Anno C

Nella liturgia di questa domenica, dove Cristo si presenta come il Buon Pastore, siamo invitati a riscoprire la vita come vocazione ad ascoltarlo, seguirlo, annunciarlo ad altri, pieni di gioia e di Spirito Santo.

Letture: At 13,14.43-52; Sal 99; Ap 7,9.14b-17; Gv 10,27-30

pastore con il suo greggeIn questa domenica del Buon Pastore, dal 1964 Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni per volontà di Paolo VI, sarà difficile uscire da due stimoli, uno freschissimo: l’invito di papa Francesco: “Siate pastori con l’odore delle pecore”; l’altro tradizionale: l’esortazione accorata a pregare per le vocazioni sacerdotali e religiose.
Cerchiamo di inquadrarli alla luce della parola di Dio, che la domenica proclama, per non farli essere citazioni retoriche, ma un invito alla conversione.
La vocazione è conoscere la sua voce e seguirlo. Non per andare o in seminario o in convento, ma nella la vita: in casa, in ufficio, in fabbrica, al bar, per strada…, e in ogni stato di vita: da giovani, da fidanzati, da sposati, da single, da preti, da suore, da monaci, da laici consacrati… 
Preti, monaci, suore che non vivono ascoltando la sua voce, cioè seguendo il comandamento dell’amore specificato dalle Beatitudini, non hanno vocazione.
La vocazione non è una questione di preti e di suore. Ormai lo sappiamo. Ma questa verità non è ancora entrata, di fatto, nelle convinzioni del popolo cristiano, anche perché può essere fatta riaffiorare dal fatto che in tante occasioni il problema vocazionale viene ridotto ad accorati inviti a reperire preti, perché “sono tante le parrocchie scoperte”, perché “se continua così tra non molti anni non potrete più avere la messa, né trovare un confessore”…
La verità è che senza un popolo cristiano pecore sue, che viva la vita come vocazione, ascoltando la sua voce e seguendolo, saranno sempre meno coloro che accetteranno di seguirlo come preti o suore. Le vocazioni specifiche fioriscono nelle comunità cristiane dove la vita è vissuta come vocazione. “Noi siamo suo popolo e gregge del suo pascolo”, ci fa pregare il salmo. Noi. Tutti noi, siamo suo gregge. Il pastore è uno solo: Gesù. Chi pretende di essere pastore delle sue pecore senza essere sua pecora è un estraneo, o, peggio, un ladro e un brigante.

paolo e barnabaPer avere “l’odore delle pecore” i pastori devono essere per primi sue pecore. Ciò vuol dire che l’affermazione di Gesù ci richiama all’urgenza che il popolo cristiano diventi sempre di più un popolo di sue pecore, dove non ci sono i pastori che comandano e il gregge che obbedisce, ma tutte pecore che condividono a livelli diversi il compito della pastoralità, che si realizza nel collaborare insieme a “diffondere la parola in tutta la regione”, e nel testimoniarla “pieni di gioia e di Spirito santo”.
L’urgenza di oggi non è che possano venire a mancare le messe e sacramenti (come si sentirà sicuramente ripetere in questa giornata), ma che scarseggino i Paolo e Barnaba

 

>>> vai al testo completo

16
Apr
13

Gesù, amico dei giovani

O Signore, Dio dell’amore e sempre giovane, fa’ che «non ci vergogniamo del Vangelo».
Donaci di essere comunicatori disinibiti e forti della bellezza di essere cristiani; fa’ che la nostra vita gridi la più bella notizia del mondo

«Dopo tre giorni trovarono (Gesù) nel tempio,
seduto in mezzo ai maestri mentre
li ascoltava e li interrogava.
E tutti… erano pieni di stupore
per la sua intelligenza e le sue risposte» (Lc 2,46-47).

DSC02899Gesù, amico dei giovani,
tu hai vissuto gli anni ardenti
della tua giovinezza,
la stagione dei progetti,
«occupato nelle cose del Padre»,
immerso nei giorni intensi della vita.

Apri o Signore, la nostra mente,
alla scuola della tua Parola,
per una ricerca appassionata di verità
che illumina di senso e di luce
il percorso affascinante e impervio
del nostro tempo.

Apri il nostro cuore
all’ascolto della tua Parola,
per avvertire l’ardore
di un amore vero e più forte
verso tutti coloro che tu ci fai
incontrare sulla nostra strada:
soprattutto verso i nostri amici
smarriti e confusi nel buio
del loro mondo interiore.

Apri i nostri occhi
perché sappiamo discernere
i segni del tempo che ci doni
e le attese espresse o nascoste
dell’uomo di questo millennio,
già stanco nel disincanto
delle speranze deluse.

Apri le nostre mani, perché
forti della tua grazia
diventiamo operai della tua pace,
donne e uomini delle cose concrete
al servizio del Regno
nel cuore di questa storia.

O Gesù, amico dei giovani,
liberaci dal fascino ambiguo
degli idoli muti, che promettono gioia
e seminano tristezza e noia
sui ruderi dei nostri sogni;
liberaci dalla ricorrente tentazione
delle basse quote, di un sentire diffuso
che genera scontento e disagio.

DSC05164O Signore, Dio dell’amore
e sempre giovane, fa’ che
«non ci vergogniamo del Vangelo».
Donaci di essere comunicatori
disinibiti e forti della bellezza
di essere cristiani;
fa’ che la nostra vita gridi
la più bella notizia del mondo:
che Tu sei la nostra vita,
il nostro volto, la nostra felicità,
il nostro destino.
Enrico Masseroni, Ti benedico, Signore. Preghiere alla scuola della Parola, Paoline

24
Feb
13

Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, Angelus di Benedetto XVI

24 febbraio 2013 Ultimo Angelus di Papa Benedetto XVI

Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze.

benedetto XVI - angelus 24 febbraipo 2013Cari fratelli e sorelle!

Grazie per il vostro affetto!

Oggi, seconda domenica di Quaresima, abbiamo un Vangelo particolarmente bello, quello della Trasfigurazione del Signore. L’evangelista Luca pone in particolare risalto il fatto che Gesù si trasfigurò mentre pregava: la sua è un’esperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta di ritiro spirituale che Gesù vive su un alto monte in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre discepoli sempre presenti nei momenti della manifestazione divina del Maestro (Lc 5,10; 8,51; 9,28). Il Signore, che poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione (9,22), offre ai discepoli un anticipo della sua gloria. E anche nella Trasfigurazione, come nel battesimo, risuona la voce del Padre celeste: «Questi è il figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» (9,35). La presenza poi di Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dell’antica Alleanza, è quanto mai significativa: tutta la storia dell’Alleanza è orientata a Lui, il Cristo, che compie un nuovo «esodo» (9,31), non verso la terra promessa come al tempo di Mosè, ma verso il Cielo. L’intervento di Pietro: «Maestro, è bello per noi essere qui» (9,33) rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica. Commenta sant’Agostino: «[Pietro]…sul monte…aveva Cristo come cibo dell’anima. Perché avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lassù era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perciò una santa condotta?» (Discorso 78,3: PL 38,491).

benedetto XVI - in preghieraMeditando questo brano del Vangelo, possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto, il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione. «L’esistenza cristiana – ho scritto nel Messaggio per questa Quaresima – consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio» (n. 3).

benedetto XVI - in montagnaCari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa.

 


benedetto XVI - ultimo angelus 24 febbraipo 2013Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Grazie! Ringraziamo il Signore per un po’ di sole che ci dona!

[…]

Rivolgo infine un cordiale saluto a voi tutti di lingua italiana. Io so che sono presenti molte diocesi, rappresentanti di parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni, come pure tanti giovani, anziani e famiglie. Vi ringrazio per l’affetto e per la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo momento particolare per la mia persona e per la Chiesa. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie! In preghiera siamo sempre vicini. Grazie a voi tutti

14
Dic
12

La vita che vale la pena vivere!

Vita buona è…

Sono moltissimi i giovani partecipanti all’invito del COPERCOM a lanciare nel web videomessaggi di speranza sul tema La vita è buona…: leggi la testimonianza di Veronica e “mettiti in gioco” anche tu!

Video La vita buona... secondo Veronica

Mi capita di pensare che, anche le persone semplici, normali, giovani possono fare e dire, senza pretese, ma con grandi ideali, qualcosa che lasci un piccolo segno positivo nella storia.

A volte le occasioni si presentano e, a volte, possiamo decidere di sfruttarle e di offrirle ad altri, perché quel segno positivo diventi sempre più grande.

Questo è quello che mi ha spinto a prendere parte alla campagna del Copercom “La vita è buona…”.

Sì, credo che esista una vita buona, che valga la pena di essere vissuta!

L’iniziativa mi ha coinvolto da subito: giovani, come me, che con i loro linguaggi e attraverso Internet si scambiano, finalmente, racconti di belle esperienze.

Scrive Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom: “Il Paese ha tanto bisogno di vita buona, vero pilastro del bene comune, e perciò speriamo che questa nostra iniziativa incontri il gradimento e la partecipazione di tanti giovani”.

Per me, Veronica, novizia delle Figlie di San Paolo, la Vita Buona è mettermi in gioco tutti i giorni, in ogni circostanza, per vivere e comunicare la Buona Notizia del Vangelo…

>>> vai al testo completo

01
Nov
12

Le Beatitudini: passare dall’avere per se all’essere per gli altri… (Mt 5, 3-11)

I Santi sono uomini felici

CA0028Ciò che stupisce nel brano di Matteo (Mt 5, 3-11) è che la proclamazione della felicità non riguarda, in parecchi casi di queste beatitudini, opzioni fondamentali (come potrebbero essere «non uccidere», «non rubare», «onora il padre e la madre»); riguarda piuttosto situazioni ed atteggiamenti che comunemente non sono considerati di felicità e di benessere.
Anzi, le beatitudini che ci colpiscono di più non sono quelle che, in certo senso, sono ovvie:
beati gli operatori di pace, beati i puri di cuore,
ma sono invece quelle che si esprimono con un bruciante contrasto:
beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli affamati.

Dietro alle beatitudini, perciò,
si nasconde un misterioso capovolgimento antropologico
che consiste nel passare dall’avere all’essere, anzi dall’essere al dare,
dall’avere per sé all’essere per gli altri.
Cogliendo la dinamica di questo guado fondamentale per l’uomo,
noi raggiungiamo il segreto di Dio che è insieme il vero segreto dell’uomo:
donarsi, essere per un altro.
I Santi sono uomini felici, sono uomini che hanno trovato il loro vero centro,
uomini che hanno operato la conversione dall’avere all’essere e dall’essere al dare:
per questo sono stati e sono felici.
Celebrando la loro festa siamo invitati a partecipare, nella fede,
alla loro esperienza di letizia e di gioia.
Un critico contemporaneo, commentando una riedizione di antiche e celebri vite di Santi
(tra cui quella di Antonio, di Ambrogio, di Agostino)
dice che la prima qualità che si segnala nella vita dei santi è una forma di grande e ilare felicità,
di sereno e totale abbandono, di serena e totale fiducia nel disegno che la vita,
scendendo dalle mani di Dio, compone sui sentieri e sulle strade dell’uomo.
La santità, quest’unica forma possibile al mondo di vincere la tristezza,
ci viene presentata non come sogno irraggiungibile ma come la méta realistica
a cui ogni uomo è chiamato per mezzo del Battesimo.
La santità è la nostra chiamata, è una chiamata che riguarda ciascuno di noi,
come ha affermato il Concilio Vaticano II:
«uno è il popolo eletto di Dio, comune è la dignità dei membri,
comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione»,
cioè la chiamata di tutti noi alla santità.
Cardinale Carlo Maria martini

31
Ott
12

Una cultura di santità… quella delle strade, di C. M. Martini

festa-dei-santiOggi più che mai il mondo ha bisogno
di una «cultura di santità».
Il Concilio, sottolineando
la vocazione universale alla santità,
ha detto parole in qualche modo nuove.
Ha detto che «tutti i fedeli,
di qualsiasi stato o grado,
sono chiamati alla pienezza della vita cristiana
e alla perfezione della carità». 
E’ questa generazione di santità
che il Concilio si augura:
una santità che si possa, per così dire,
trovare per le strade,
che si possa incontrare sull’autobus,
nella metropolitana, nella fabbrica,
nell’ufficio, nella famiglia,
una santità che esce dalle chiese
per entrare nella realtà della vita di ogni giorno.
Sarà necessariamente una santità
non clamorosa, non conclamata,
ma una santità luminosa e trasparente,
capace di lasciare intuire il volto di Cristo
in cui traspare la gloria di Dio.
Attraverso la presenza discreta, umile,
ma decisa e coraggiosa
di questa generazione di santità,
si rinnoverà il prodigio del sale della terra,
capace di conservare la vita e la speranza di vita
per un mondo che si sente inevitabilmente
avviato verso una cultura di morte.
Dice ancora il Concilio,
«da questa santità così universale e diffusa
è promosso anche nella società terrena un tenore di vita più umana».
Se pensiamo alla vita dei Santi che più conosciamo,
noi li vediamo appunto come il Vangelo di oggi ce li descrive:
poveri in spirito, miti, assetati di giustizia,
misericordiosi, puri di cuore,
perseguitati a causa del Vangelo,
e proprio per questo tutti quanti
operatori di pace.
Francesco, Caterina da Siena,
Ambrogio, Carlo. Vincenzo de’ Paoli
non hanno forse fatto la storia del tempo in cui sono vissuti?
Non hanno forse i fatto crescere attorno a loro
il senso e la ricerca della vera pace?
Non hanno rinnovato essi il mondo con la loro carità?
Cardinale Carlo Maria Martini




Festa dell’accoglienza: il granello di senape

Inizio anno catechistico-pastorale

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